<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313</id><updated>2012-02-02T09:34:53.124+01:00</updated><category term='Faces'/><category term='John Fogerty'/><category term='Alex Chilton'/><category term='Traffic'/><category term='Curtis Mayfield'/><category term='Eric Clapton'/><category term='Willy DeVille'/><category term='Del Lords'/><category term='E Street Band'/><category term='John Martyn'/><category term='Marvin Gaye'/><category term='Ryan Bingham'/><category term='Graziano Romani'/><category term='lyrics'/><category term='USA'/><category term='Fleet Foxes'/><category term='Lowell George'/><category term='Gabe Dixon Band'/><category term='Clarence Clemons'/><category term='storie'/><category term='Paul Weller'/><category term='classifiche'/><category term='Little Feat'/><category term='Mandolin Brothers'/><category term='Rolling Stones'/><category term='Narcao'/><category term='Grateful Dead'/><category term='Tim Hardin'/><category term='Nick Drake'/><category term='Dave Matthews Band'/><category term='John Hiatt'/><category term='Mauro Zambellini'/><category term='Laura Nyro'/><category term='Bob Seger'/><category term='blues'/><category term='Tom Waits'/><category term='James Maddock'/><category term='Grayson Capps'/><category term='Soul'/><category term='Black Crowes'/><category term='Ian Hunter'/><category term='scalette'/><category term='Ronnie Wood'/><category term='Daniele Tenca'/><category term='libri'/><category term='Wilco'/><category term='Mink DeVille'/><category term='JJ Grey + Mofro'/><category term='Blasters'/><category term='Gregg Allman'/><category term='Lou Reed'/><category term='vecchi tempi'/><category term='Big Star'/><category term='Steve Winwood'/><category term='Bruce Springsteen'/><category term='Radio'/><category term='concerti'/><category term='Cheap Wine'/><category term='Willie Nile'/><category term='Dirk Hamilton'/><category term='Gov&apos;t Mule'/><category term='Steve Wynn'/><category term='Peter Wolf'/><category term='Lucinda Williams'/><category term='Tim Buckley'/><category term='Van Morrison'/><category term='Tom Petty'/><category term='Coen'/><category term='Lyle Lovett'/><category term='Southside Johnny'/><category term='No Nukes'/><category term='Warren Haynes'/><category term='Jimi Hendrix'/><category term='Social Distortion'/><category term='Derek and the Dominos'/><category term='New Orleans'/><category term='recensioni'/><category term='Woodstock'/><category term='Allman Brothers Band'/><category term='Italia'/><category term='vino'/><title type='text'>Zambo's Place</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>126</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7936556428445613610</id><published>2012-01-30T19:35:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T19:37:46.826+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='James Maddock'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>James Maddock Band all'Una e Trentacinque circa di Cantù</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-WjLnAwRvy6Q/TybiFYvPHOI/AAAAAAAAAVk/6xjI5MtJHAM/s1600/P1250524.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://1.bp.blogspot.com/-WjLnAwRvy6Q/TybiFYvPHOI/AAAAAAAAAVk/6xjI5MtJHAM/s400/P1250524.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Serata calda anzi caldissima all' &lt;i&gt;Una e 35 circa&lt;/i&gt; di Cantù, uno dei pochi club rimasti a fare questo tipo di spettacoli, per il ritorno di &lt;b&gt;&lt;i&gt;James Maddock&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, questa volta con tutta la band. Un po' di mesi fa il simpatico James si era esibito col solo aiuto del mandolinista &lt;i&gt;David Immergluck&lt;/i&gt; (John Hiatt, Cracker, Counting Crows) ed aveva incantato per come aveva tenuto la scena sciorinando una voce&amp;nbsp; degna di un Rod Stewart giovanile ed un senso della melodia fuori dal comune. Con il supporto di tutta la band, la stessa&amp;nbsp; del favoloso &lt;i&gt;Live at Rockwood Music Hall&lt;/i&gt;, la festa è stata totale e le sue magnifiche canzoni hanno brillato in tutta la loro bellezza trasmettendo dolcezza, gioia, sentimento, coinvolgendo la platea in uno di quei miracoli che solo il rock riesce a fare, quando non sei più solo coi tuoi problemi e i tuoi pensieri ma fai parte di una collettività che vibra all'unisono sulle corde di un condiviso coinvolgimento emotivo. Non è una sintonia che si crea ad ogni concerto ma James Maddock è riuscito nel miracolo grazie a canzoni dal feeling irresistibile, costruite con la mano del sapiente artigiano, ricche di mood e dinamica, che crescono piano e piano e si sviluppano come delle ballate rock che alla fine ti lasciano estasiato e senza fiato. Grazie anche ad una voce che fonde un senso della melodia in cui si ritrovano le atmosfere del &lt;i&gt;Van Morrison&lt;/i&gt; meno accademico ed una facilità nel comunicare da songwriter di razza. James Maddock ha sensibilità&amp;nbsp; e talento, cose difficili da trovare in un colpo solo eppure è uno che naviga nei piani bassi del rock perché snobbato, ignorato dai media e dall'industria discografica. Proprio qui sta il bello, artisti come lui sfuggono ad ogni calcolo di marketing e allora i pochi a godere del suo gesto e del suo talento sono quel&amp;nbsp; piccolo, inossidabile, mondo sotterraneo del rock n'roll, come lui ai margini perché non visibile, disperso, non un target di mercato se si eccettuano le sparute vendite di certi dischi più che altro confinate alla nicchia dell'importazione e delle piccole etichette. Un mondo che&amp;nbsp; non ha simboli, segni di riconoscimento, divise e quant'altro, non è una tribù del rock ma solo gente che per una sera butta all'aria la propria normalità e si sente coinvolta in un atto meraviglioso che gli rallegra la vita meglio di una scopata.&amp;nbsp; Certo questo mondo non è cretino e ha orecchie pulite e raffinate perché l'eroe potrà essere sconosciuto a media e business ma non è uno qualsiasi, è uno che canta da Dio e ha canzoni che artisti di serie A neanche si sognano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hRjoYn1obGo/Tybien9lRvI/AAAAAAAAAVs/f_Ge8dZwK5o/s1600/P1250571.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://1.bp.blogspot.com/-hRjoYn1obGo/Tybien9lRvI/AAAAAAAAAVs/f_Ge8dZwK5o/s400/P1250571.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;James Maddock&lt;/i&gt; è uno che ha la melodia nel sangue e la voce roca al punto giusto, evoca una stagione gloriosa di songwriters newyorchesi e urbani, quella dei primi Willie Nile, Steve Forbert, Dirk Hamilton, senza essere un clone e pare un regalo degli anni settanta a questi bui anni di crisi per come intreccia canzone d'autore con soul bianco e rock delle backstreets. La sua band è brava e commovente, il bassista &lt;i&gt;Drew Mortali&lt;/i&gt; potrebbe essere per faccia da schiaffi e taglio di capelli il fratello di Jesse Malin, tiene il tempo con impegno, beve whiskey ed in qualche canzone fa il verso a Maddock.&amp;nbsp; &lt;i&gt;David Immergluck&lt;/i&gt;, il più noto della cricca, nella baraonda elettrica del piccolo Una e 35 circa si sente poco ma il suo mandolino c'è e spruzza aromi roots, il batterista &lt;i&gt;Chris Farr&lt;/i&gt; è il tipico della porta accanto ma è diligente e preciso nel drumming, il chitarrista &lt;i&gt;John Shannon&lt;/i&gt; sta dietro a tutti, quasi non si vede&amp;nbsp; ma poi al momento buono la sua Telecaster morde un ruvido rock metropolitano cresciuto ad ascolti di &lt;i&gt;Because The Night&lt;/i&gt;, il pianista &lt;i&gt;Oli Rockberger&lt;/i&gt; all'inizio fa fatica a sintonizzare le sue tastiere ma quando ha finalmente trovato i toni giusti parte in quinta e non si ferma più. Diventa magistrale, dirompente,&amp;nbsp; un folletto sui tasti che non smette un attimo di divertire e divertirsi, prende la melodia della canzone creata da Maddock e la trascina lontano in posti dove non oseresti credere che un tipo così giovane e qualunque, con la t-shirt sbiadita da cento lavaggi, il berretto da marinaio sulla crapa pelata e la faccia da kayakista del Vermont potesse portarla. E' il Lavezzi (quello del Napoli non Mario)&amp;nbsp; della band, imprevedibile, vulcanico, pindarico, fantasioso, l'uomo giusto al fianco di Maddock, alla sua chitarra acustica, alla voce arrochita dai club e dal whiskey, alla sua armonica intrisa di Dylan e Springsteen. &lt;br /&gt;Il set è eccezionale, Maddock si butta dentro la canzone fino al cuore, sorride, parla col pubblico, si piega con la chitarra come un rocker, sussurra e si impenna, tiene la scena per due ore e 50 minuti come un Boss di provincia, la band gli va dietro, sottolinea i momenti più intimisti e melodici ma poi si scatena in un rock n'roll&amp;nbsp; duro e romantico, classico e sanguigno,&amp;nbsp; che in diverse tracce fa venire in mente i Counting Crows. La gente è in visibilio, si muove, applaude, canta, grida, non perchè sia generosa ma perchè profondamente conquistata da uno show che è un vero mercoledì da leoni. Ci sono tutte le canzoni del live, da &lt;i&gt;Chance&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Never Ending&lt;/i&gt;, da &lt;i&gt;Stars Align&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Fragile&lt;/i&gt;, da &lt;i&gt;When The Sun's Out&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Hollow Love&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Dumbed Down&lt;/i&gt; ripresa e cantata da tutto il pubblico, fino ad una ispiratissima &lt;i&gt;Sunrise On Avenue C&lt;/i&gt; esibita a due col solo Immergluck. Oltre a queste un pò di canzoni dell'ultimo album &lt;i&gt;Wake Up and Dream&lt;/i&gt; tra cui &lt;i&gt;Beautiful Now&lt;/i&gt; scritta con Mike Scott, la splendida &lt;i&gt;Stella's Driving&lt;/i&gt;&amp;nbsp; e &lt;i&gt;Living A Lie&lt;/i&gt;, conferma di uno scrivere che continua ad essere ispirato e lirico.&amp;nbsp; Grande show, grande serata, grande Maddock. Peccato che la Brianza è quella che è e tornare a casa è peggio che attraversare Città del Messico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; 25 gennaio 2012&lt;br /&gt;foto di Elena Barusco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7936556428445613610?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7936556428445613610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7936556428445613610&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7936556428445613610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7936556428445613610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2012/01/james-maddock-band-alluna-e.html' title='James Maddock Band all&apos;Una e Trentacinque circa di Cantù'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-WjLnAwRvy6Q/TybiFYvPHOI/AAAAAAAAAVk/6xjI5MtJHAM/s72-c/P1250524.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8200504238803785810</id><published>2012-01-19T13:45:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T13:45:35.357+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Cesare Carugi &gt; Here's To The Road</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-a3vfrKCUKXw/TxgQT1vaw1I/AAAAAAAAAVc/eGhWOzg-ztI/s1600/Cesare+Carugi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="319" src="http://2.bp.blogspot.com/-a3vfrKCUKXw/TxgQT1vaw1I/AAAAAAAAAVc/eGhWOzg-ztI/s320/Cesare+Carugi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Forse quello che sbrigativamente si può definire cantautorato rock americano non ha creato un "genere" tra i consumatori di vinile e cd in Italia, come potrebbe esserlo l'heavy-metal, il rockabilly, la psichedelia, il beat, il dark e via dicendo, stando a quello che si vede nelle fiere del vinile dove certi dischi valgono meno di una cicca ma sicuramente ha indotto tanti a prendere in mano una chitarra e a scrivere delle canzoni immaginando di essere su una strada del grande nulla americano. Springsteen prima di tutti ma anche Petty, Mellencamp, Steve Earle, John Prine, Willie Nile, Jackson Browne, Ryan Adams hanno contribuito a far nascere una piccola scena di songwriters rock italiani che cantano in italiano con l'America, quella giusta dei dreamers and losers and ramblers and gamblers, nel cuore,&amp;nbsp; sognando di diventare dei local hero pronti a scaldare qualche serata tra amici o qualche pub di provincia. Dura è la vita per simili personaggi perché la cara Italia in termini di musica di qualità concede veramente poco e se non si cresce con il mito di Amici o X Factor in testa il limbo è il massimo che ci si può aspettare. Ciò non toglie che in giro ci sia gente che valga tutti gli Amici, gli X Factor e i Sanremo messi assieme, gente umile che con sentimento ed onestà insegue il proprio sogno personale. I nomi si sprecano e non starò qui ad elencarli ma &lt;b&gt;&lt;i&gt;Cesare Carugi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cantautore di Cecina già autore di un Ep di sei brani, è un altro di questa lista. Il suo primo full album, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Here's To The Road&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, è un disco che si apprezza fin dalla copertina. Foto in bianco/nero, booklet curato nei dettagli, testi allegati, una veste grafica che fa subito venire in mente John Prine o James McMurtry o Freedy Johnston, i riferimenti saltano subito all'occhio e compongono&amp;nbsp; la cartografia del disco, resi ancora più espliciti da una indicazione stradale che cita l'Illinois e Chicago. Ma la novità è che pur essendo un lavoro di derivazione &lt;i&gt;Here's To The Road&lt;/i&gt; non è un disco di copiature ed imitazioni. Cesare Carugi ci sa fare con la scrittura delle canzoni, ha personalità e&amp;nbsp; mette insieme una serie di titoli evocativi &lt;i&gt;(Too Leave Montgomery, London Rain, Blue Dress, Goodbye Graceland, Caroline, Dakota Lights &amp;amp; The Man Who Shot John Lennon, Cumberland)&lt;/i&gt; che non sentono il bisogno di scimmiottare chicchessia. Canzoni che abitano la terra che sta tra il folk, il rock, il blues ed il country, cantate senza troppa enfasi e circostanza, più che altro interessate a raccontare piccole storie di viaggi, di amori, di letture, di vita, come fosse un diario personale reso pubblico durante una serata particolare. La voce di Carugi è calda e trasmette un senso di tranquillità anche quando è alle prese col rock n'roll , le melodie sono convincenti, le canzoni non sono ripetitive, sono varie nelle soluzioni strumentali adottate, &lt;i&gt;Too Late To Leave Montgomery&lt;/i&gt; ha un armonica dylaniana ed una steel guitar che fa molto Ryan Adams versione Jacksonville City Nights,&amp;nbsp; &lt;i&gt;London Rain&lt;/i&gt; sa di Mike Scott e di grigiore autunnale, &lt;i&gt;Blue Dress&lt;/i&gt; è ombrosa, lenta e southern, &lt;i&gt;Caroline&lt;/i&gt; è dolce e malinconica&amp;nbsp; impreziosita dal violino di Fulvio A.T Renzi, &lt;i&gt;Death and Taxes&lt;/i&gt; è un bel titolo per una storia che sembra presa da un racconto di Cormac McCarthy, &lt;i&gt;32 Springs&lt;/i&gt; profuma di west-coast, &lt;i&gt;Cumberland&lt;/i&gt; è una tenue folk-song,&amp;nbsp; &lt;i&gt;Every Rain Comes To Wash It All Clean&lt;/i&gt; è un bel rock da suonare dal vivo.&lt;br /&gt;Cesare Carugi oltre alla voce ci mette le chitarre, acustiche ed elettriche, con lui sono Lele Bianchi alla batteria, Leonardo Ceccanti alla elettrica, Matteo Barsacchi al basso, preziosi aiuti vengono da Massimilano La Rocca in Cumberland, Daniele Tenca in Every Rain Comes To Wash It All Clean e Michael McDermott in Dakota Lights. Scritto e prodotto in proprio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; GENNAIO 2012 &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8200504238803785810?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8200504238803785810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8200504238803785810&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8200504238803785810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8200504238803785810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2012/01/cesare-carugi-heres-to-road.html' title='Cesare Carugi &gt; Here&apos;s To The Road'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-a3vfrKCUKXw/TxgQT1vaw1I/AAAAAAAAAVc/eGhWOzg-ztI/s72-c/Cesare+Carugi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7946404686097407686</id><published>2012-01-16T15:28:00.004+01:00</published><updated>2012-01-16T15:28:24.419+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tom Petty'/><title type='text'>Tom Petty &amp; the Heartbreakers &gt; Kiss My Amps (Reprise)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NKB7Dq_-zVU/TxQzgW6c3uI/AAAAAAAAAVM/9ySnRTkmh-M/s1600/Tom+Petty+Kiss+My+Amps.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-NKB7Dq_-zVU/TxQzgW6c3uI/AAAAAAAAAVM/9ySnRTkmh-M/s320/Tom+Petty+Kiss+My+Amps.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Titolo e copertina bellissime per questo long playing in vinile pubblicato in esclusiva per l'ultimo record store day. In rete costa una fortuna ma in qualche negozio italiano ben fornito è possibile portaselo a casa con meno di 30 euro, non una beneficenza ma un prezzo accessibile contro i 50 e passa dollari dei vari negozi on line. E' un disco bellissimo, dura solo 37 minuti ma sono minuti di grandissimo rock n'roll perché non sentivo suonare &lt;i&gt;Tom Petty&lt;/i&gt; con gli &lt;i&gt;Heartbreakers&lt;/i&gt; in questo modo da tanto tempo, almeno per quanto ci offrono cd, dvd e lp. Sono quattro tracce sulla A side e tre sulla B side provenienti da vari show americani : Auburn, Edmonton, Raleigh, Philadelphia e Mansfield, tutti titoli facenti parti del criticato &lt;i&gt;Mojo&lt;/i&gt; del 2010 più l'inedito &lt;i&gt;Sweet William&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Mojo&lt;/i&gt; è un disco contraddittorio, quando uscì ebbe diverse critiche negative e altrettante positive, i detrattori gli&amp;nbsp; imputavano di&amp;nbsp; essere povero nella scrittura delle canzoni, di non avere&amp;nbsp; canzoni della statura dei classici del passato, la realtà è che era un disco concepito per essere suonato dal vivo, un disco diverso dagli altri di Tom Petty perché più incentrato sul suono della band che sul songwriting. Le canzoni non erano per nulla brutte, anzi, e questo &lt;b&gt;&lt;i&gt;Kiss My Amps&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; lo dimostra perché se fossero state tali anche dal vivo avrebbero mostrato la loro mediocrità o al massimo sarebbero risultate del tutto routinarie ed invece fanno una grande impressione per come il seminole e la sua band possono sbizzarrirsi in lungo ed in largo in un sound di puro ed esaltante rock n'roll. Quando vennero scritte e registrate per &lt;i&gt;Mojo&lt;/i&gt; avevano già nel dna quel carattere libero e selvaggio che si sarebbe tradotto dal vivo nella celebrazione di una delle più grandi rock n'roll band in circolazione, gli Heartbreakers. Sciabolate di chitarra e flash visionari ed estatici come in &lt;i&gt;First Flash Of Freedom&lt;/i&gt;, nervose galoppate ritmiche come in &lt;i&gt;Sweet William&lt;/i&gt;, singhiozzi di elettrico e sporco blues in Jefferson &lt;i&gt;Jericho Blues&lt;/i&gt;, acido psycho rock in &lt;i&gt;Takin' My Time&lt;/i&gt;, continui cambi di marcia e poi chitarra a palla in &lt;i&gt;I Should Have Known It&lt;/i&gt;, un brano che non sfigurerebbe in un live dei Led Zeppelin con Mike Campbell scatenato come non mai, e poi ancora l'irresistibile groove di &lt;i&gt;Running Man's Bible&lt;/i&gt;, sintesi in sei minuti di cosa sia una band quando jamma ed infine la melodia prima e i pesi lordi poi di &lt;i&gt;Good Enough&lt;/i&gt;, ovvero la dolcezza senza zucchero e i muscoli senza anabolizzanti.&amp;nbsp; &lt;i&gt;Kiss My Amps&lt;/i&gt; è il glossario indispensabile di una rock n'roll band presa in un momento di grande attitudine ed energia, una band coi controcoglioni, roba che è ormai difficile trovare e sentire, una band che suona con urgenza, sporcizia, classe e padronanza, una band ed un leader immensi, una band che vogliamo vedere così a Lucca il 29 giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp; GENNAIO 2012&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-D9FEbsjeAH8/TxQzmSwpgDI/AAAAAAAAAVU/6NBaFHlURFE/s1600/LP.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="279" src="http://3.bp.blogspot.com/-D9FEbsjeAH8/TxQzmSwpgDI/AAAAAAAAAVU/6NBaFHlURFE/s320/LP.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7946404686097407686?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7946404686097407686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7946404686097407686&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7946404686097407686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7946404686097407686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2012/01/tom-petty-heartbreakers-kiss-my-amps.html' title='Tom Petty &amp; the Heartbreakers &gt; Kiss My Amps (Reprise)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NKB7Dq_-zVU/TxQzgW6c3uI/AAAAAAAAAVM/9ySnRTkmh-M/s72-c/Tom+Petty+Kiss+My+Amps.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-1419542084904700831</id><published>2012-01-01T00:01:00.000+01:00</published><updated>2012-01-01T00:01:06.865+01:00</updated><title type='text'>il mio best del 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-5Lnm81PzksI/Tvyw0USFc6I/AAAAAAAAAVE/7bw5oqe6JfU/s1600/Blessed+1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-5Lnm81PzksI/Tvyw0USFc6I/AAAAAAAAAVE/7bw5oqe6JfU/s320/Blessed+1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A mio modesto parere non è stato un grande anno sia per la musica che per i film. Poche novità di rilievo, pochi dischi realmente emozionanti, pochi film da ricordare. Non sono un cinefilo ma il cinema rimane uno dei miei svaghi preferiti, non sono abbonato a Sky e la Tv pubblica in fatto di film fa pena per cui amo sempre uscire di casa ed infilarmi nel buio di una sala cinematografica, sia essa una multisala o semplicemente un cinema di paese resistito al tempo e alle speculazioni ma da qualche anno a questa parte noto che i film per cui valga la pena mettersi in movimento e spendere soldi sono sempre di meno. Sono piuttosto selettivo e vedo con una certa riluttanza (limite mio) sia l'attuale produzione italiana (non tutta ma quasi) sia il cinema iraniano o bengalese o turco o di qualche altro paese emergente, sono tradizionalista e continuo a nutrire una predilezione per i film americani indipendenti o di secondo livello (i B movie tanto per intenderci) che ormai sono rari come il panda perché nelle sale spopolano i film dai budget spropositati, kolossal da effetti speciali e in 3D insopportabili tagliati per un pubblico giovanile che va al cinema per mangiarsi i pop corn. Non ricordo tutti i film che ho visto in questo 2011 ma alcuni mi sono rimasti in mente perchè mi hanno soddisfatto e fatto pensare, come il rifacimento di &lt;i&gt;Il Grinta&lt;/i&gt; (è nel blog) dei fratelli Coen e il noir minimale e notturno di &lt;i&gt;Drive&lt;/i&gt; del regista Nicolas Winding Refn, Palma d'oro per la miglior regia al Festival di Cannes del 2011. &lt;br /&gt;E' un film che definirei rock per il ritmo e l'ambientazione, duro e crudo ma con squarci di autentica poesia urbana, realistico fino al midollo ed impreziosito da una fotografia satura di suggestioni notturne. Un road-noir-movie come non se ne vedeva da tempo, tratto dall'omonimo libro di James Sallis (Giano Editore). Pollice alto anche per il poetico e tollerante &lt;i&gt;Miracolo a Le Havre&lt;/i&gt; (nel blog) del finlandese Aki Kaurismaki e divertimento assicurato nel fine e romantico &lt;i&gt;Midnight In Paris&lt;/i&gt; di Woody Allen, un film delizioso che contiene alcune delle migliori battute dell'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la musica e più specificatamente il rock noto che la mia soglia di gradimento si è abbassata ovvero sono sempre meno i dischi all'altezza del costo d'acquisto. You-tube e il downloading permettono di non prendere più troppe cantonate acquistando dischi magari strombazzati da critici e giornali che poi si rivelano poca cosa e faticano a rimanere nel lettore più di qualche giorno. Sono rimasto ancorato all'antico sistema di misura, un disco è valido se gira tante volte nel lettore, ci rimane settimane se non addirittura mesi. Quest'anno mi sono imposto di ripristinare la gloriosa, formativa e parsimoniosa pratica giovanile di sentire e risentire i dischi numerose volte esplorandoli a fondo come si faceva una volta coi vinili, consumandoli ed imparando le canzoni. Ad una certa età non è facile, la memoria non è più quella di un tempo, la vista si è fatta precaria e ho smesso di ricordare bene i titoli dei brani da quando i CD hanno rimpiazzato i vinili, anche le emozioni si sono raffreddate, raramente si sobbalza come a 30/40 anni, per non dire di 20 anni ma quella è una età in cui si è sovraesposti a qualsiasi eccitazione e non fa testo, nel migliore dei casi oggi riesco a prendermi una cottarella che lascia un dolce sapore di gioventù ma è difficile vivere quella incontrollabile passione che rendeva un disco un genere di prima necessità come l'aria, l'acqua e il vino. Di hot stuff oggi se ne sente poca, è dura trovarli, io non ho smesso di cercare perchè sono un tossicodipendente del rock ma a parte &lt;i&gt;&lt;b&gt;Blessed&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (nel blog) di Lucinda Williams e &lt;b&gt;&lt;i&gt;The Whole Love&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (nel blog) di Wilco, due dischi della madonna, quest'anno la scimmia l'ho sedata più con le ristampe perché se confronto la produzione musicale del 2011 con quella di venti o trentanni fa (per non andare ancora più indietro) il bilancio è impietoso e mi viene da pensare che non siano tanto le mie emozioni raffreddate dall'età ma la qualità della musica di oggi ad essere in caduta. Conosco poco il mondo del rock alternativo e dell'indie-rock per formulare giudizi in merito, per cui mi limito ai territori da me conosciuti del classic rock, del roots rock, del rock-blues e dei generi limitrofi ma compilare quest'anno una lista di dieci dischi imperdibili è stata opera ardua. Tenendo conto delle difficoltà economiche che angustiano il pubblico rock che non è propriamente quello del lusso, per cui spendere 20 euro per un disco solo carino si traduce in un giramento di coglioni per cui è bene essere oculati e ponderati. &lt;br /&gt;Come scrivevo sopra, le ristampe sono state un valido aiuto per far fronte alla crisi, certo le edizioni Deluxe costano un sacco (come i concerti, un vero salasso) ma ci sono i double Cd per le classi medio-basse che evitano di andare in default, una delle parole dell'anno. Le ristampe hanno avuto una funzione consolatoria nella mediocrità delle novità, alcune sono arrivate al momento giusto come ad esempio la monumentale ristampa (non la prima però) di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Layla&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (nel blog) di Derek and The Dominoes rimpolpata di un bonus disc. L'impressione è che si continuano a mungere sempre i soliti, un pò come fanno i governi con le manovre economiche, ovvero gli stessi che avevano comprato il vinile originario e poi la prima stampa in Cd e poi la ristampa rimasterizzata sono adesso gli acquirenti della nuova edizione Deluxe. Il mercato si amplia di pochissimo, se venite a casa mia ci trovate quattro copie di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dei Rolling Stones e nell'appartamento del mio vicino, che ascolta anche lui la musica, neanche una. &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt; (nel blog) comunque è stata una ottima operazione, meglio di quella effettuata con &lt;i&gt;Exile&lt;/i&gt; perchè il cd aggiunto è un vero disco con canzoni di primo taglio e non una collection di out-takes raccogliticce e ripulite. Altra grande riedizione è &lt;b&gt;&lt;i&gt;Quadrophenia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; degli Who un disco che ho apprezzato più adesso che quando uscì agli inizi degli anni '70, riguardatevi anche il film omonimo di Franc Roddam e avrete uno spaccato dell'Inghilterra dei primi sixties eloquente.&lt;br /&gt;La vecchia odiosa Inghilterra ha portato delizie alle mie orecchie quest'anno. Eric Clapton è inglese, così come lo sono gli Stones e gli Who e anche i Kinks che hanno goduto delle ristampe di due loro classici imperdibili, &lt;i&gt;Face To Face&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Something Else&lt;/i&gt;, entrambi in versione double cd e pure inglesi sono i Caravan omaggiati della nuova versione expanded di &lt;i&gt;In The Land of Grey and Pink&lt;/i&gt;, piccolo gioiello del Canterbury Sound in equilibrio tra rock, pop, jazz, folk pastorale e quieto progressive.&lt;br /&gt;Ma queste sono ristampe ed è lungi da me voler essere passatista. Sono dischi che si conoscevano già e nella maggior parte dei casi già vissuti. Continuo a ritenere un disco una sorta di piccolo sogno individuale dove immergersi dimenticando per un'oretta tutto il resto, le brutture e i problemi che ci circondano, perdersi in un mondo a nostra misura dove noi siamo gli unici padroni delle nostre emozioni e delle nostre visioni. Quando questo “viaggio interiore” nel disco e nella musica diventa condivisione collettiva beh allora salta fuori il disco che cambia l'orizzonte emotivo e il sentire di una tribù di uomini, come fu &lt;i&gt;Darkness&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Four Way Streets&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Joshua Tree&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;London Calling&lt;/i&gt; per fare qualche esempio e allora l'evento assume un impatto quasi sociale creando miti e mitologie. Da diversi anni non ci sono dischi di rock che hanno avuto questo potere (forse i &lt;i&gt;Radiohead&lt;/i&gt; lo sono stati per il pubblico dell'indie-rock), oggi i dischi sono più che altro un prodotto culturale che offrono la possibilità di una sana e consapevole gioia individuale che aumenta il nostro livello conoscitivo e nel migliore dei casi emotivo. Quest'anno qualche disco “minore” ha avuto il pregio di far scattare il quid emotivo: &lt;b&gt;&lt;i&gt;Israel Nash Gripka&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; col suo 2011 &lt;i&gt;Barn Doors Spring Tour Live In Holland&lt;/i&gt; (nel blog) ha portato sul palco un agro e melodico rock chitarristico in odore di Neil Young mentre &lt;i&gt;&lt;b&gt;James Maddock &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;con &lt;i&gt;Live at Rockwood Music Hall&lt;/i&gt; (nel blog) ha evocato la spumeggiante energia di un club newyorchese era &lt;i&gt;The Wild , the Innocent and the E Street Shuffle&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Calore e versatilità nell'ultimo disco di &lt;i&gt;&lt;b&gt;Grayson Capps&lt;/b&gt;, The Lost Cause Minstrels&lt;/i&gt;, (nel blog) un cocktail di umori e sapori deep-south con una forte dose di pymiento New Orleans. Eccellente il disco &lt;i&gt;The King Is Dead&lt;/i&gt; dei &lt;b&gt;&lt;i&gt;Decemberists&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, la maggiore novità tra le nuove band americane nel rinverdire una tradizione di rock mischiato a country e folk e riproporlo con una veste accattivante, fresca ed originale, meno derivativa rispetto a quegli assemblatori di cose altrui che sono i &lt;i&gt;Fleet Foxes&lt;/i&gt; del 2011. Quello dei &lt;i&gt;Decemberists&lt;/i&gt; è uno dei dischi dell'anno. Molto bello anche il disco debutto di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jonathan Wilson&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; finora conosciuto come polistrumentista e produttore (Costello, Fleet Foxes, Robbie Robertson) il quale è un po' il rappresentante dell'attuale scena musicale del Laurel Canyon di L.A, tra gli anni sessanta e settanta bucolica residenza di tutti i più noti songwriter e musicisti della southern California, valle immortalata da Joni Mitchell in uno dei suoi più riusciti dischi. &lt;i&gt;Gentle Spirit&lt;/i&gt;, questo il titolo dell'album di Wilson, è un lavoro dall'animo gentile, ispirato ed incantato, con splendide ballate dai colori cristallini, l'aria meditabonda del troubadour ed un pò di acide svisate elettriche tanto per rimanere nel tema della West-Coast psichica. Consigliato. Non sono certo di primo pelo ma neanche dinosuar rock i &lt;b&gt;&lt;i&gt;Counting Crows&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che confermano di avere un cantante ed un frontman eccezionale e di essere una band solida ed adulta che dal vivo sa il fatto suo unendo rock e ballate in modo fantastico. Il loro &lt;i&gt;August and Everything Live At Town Hall&lt;/i&gt; (nel blog) riproposizione dal vivo del loro primo album è uno di quei dischi che si appiccicano addosso e rimanagono nel lettore Cd giorni e giorni fino a ritrovarvi a cantare, se riuscite, i ritornelli di canzoni come &lt;i&gt;Omaha, Mr.Jones, Rain King&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Di bande rigorosamente rock n'roll ne sono rimaste poche, i &lt;b&gt;&lt;i&gt;Social Distortion&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sono una di queste. Con &lt;i&gt;Hard Times and Nursery Rhymes&lt;/i&gt; (nel blog) la band di Mike Ness ribadisce il suo credo: testi sociali improntati alla nuova depressione economica con l'uso di figure provevienti dal gangstersimo rurale degli anni venti e sotto della polvere da sparo pronta ad esplodere non appena gli strumenti e la voce di Ness danno inizio alle loro rime fatte di blues, rockabilly, rock n'roll e country trattate come fossero i Clash a suonarle. Inni di rivolta.&lt;br /&gt;Tra i veterans of America, &lt;b&gt;&lt;i&gt;John Hiatt&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; stabilisce che invecchiare non sempre è un male. &lt;i&gt;The Open Road&lt;/i&gt; lo scorso anno aveva mostrato una verve roots-rock ritrovata ed ispirata, &lt;i&gt;Dirty Jeans and Mudslide Hymns&lt;/i&gt; (nel blog) pur contando su un produttore, Kevin Shirley, più adatto ad un sound mainstream elargisce un pugno di canzoni davvero belle, forse migliori per varietà a quelle del precedente disco, più compatto ed uniforme. La voce di Hiatt è diventata strepitosa, come strepitosa è quella di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Warren Haynes&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che non tradisce mai e anche senza i Muli realizza un album di solidissimo soul-blues qual è &lt;i&gt;Man In Motion&lt;/i&gt; (nel blog), un disco che mette insieme la storie del blues e del soul sudista intrecciando Memphis, la Stax, le Gibson, Otis Redding, il funk, le ballads ed il jazz. Veterani sono anche &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gregg Allman&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;i&gt;Lou Reed&lt;/i&gt;, seppure di diversa origine e natura.&lt;br /&gt;Il primo, acciaccato da seri problemi di salute, ha regalato nel 2011 una intima versione down-home del suo background bluesistico. &lt;i&gt;Low Country Blues&lt;/i&gt; (nel blog) prodotto da T-Bone Burnett è uno di quegli album che si apprezzano ascoltandoli a fondo, magari soli e nella notte, cogliendone sfumature, il suono caldo del contrabbasso, i dettagli delle chitarre, la voce profonda e sofferente. &lt;i&gt;&lt;b&gt;Lou Reed&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; invece con il supporto dei truci &lt;i&gt;Metallica&lt;/i&gt; ha realizzato un doppio cd titanico nella lunghezza e brutale nei suoni, un disco ostico, difficile, impegnativo, un disco che parla di morte, di sesso, di sofferenza e di violenza. Un disco coraggioso, da tenere lontano dalla portata dei bambini, un disco che non si ascolta in ogni momento ma che è una opera d'arte per come tratta temi che riguardano the dark side of the life. Se si ha il tempo e la voglia di ascoltarlo a fondo risuona di una bellezza cupa e imponente, come una cattedrale gotica che emana una luce sinistra e malata. &lt;i&gt;Lulu&lt;/i&gt; ha precedenti nella dissoluzione umana raccontata in &lt;i&gt;Berlin&lt;/i&gt; ma le chitarre evocano &lt;i&gt;Rock n'Roll Animal &lt;/i&gt;ed il rumore lordo dei Metallica fa venire in mente una versione aggiornata di &lt;i&gt;Metal Machine Music&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Un po' di tempo fa tutti parlavano bene di &lt;i&gt;Tom Waits&lt;/i&gt; e male di &lt;i&gt;Ryan Adams&lt;/i&gt;. Del primo si trovavano lodi anche sull'Osservatore Romano, per non dire dei giornali di tendenza, nelle riviste a-la page, nei circoli intellettuali e nelle riviste specializzate. Nessuno poteva obiettare che quando rumoreggiava troppo alla fine si ripeteva e stancava, no, bisognava accettare anche rutti e rantoli. Oggi è caduto un po' in disgrazia, non è più così trendy, lo conoscono in troppi, è quasi di massa e orrore sta ritornando normale, ovvero ricorda troppo da vicino il bohemienne del Tropicana, quello che suonava il blues con l'whiskey e le Lucky Strike. Ecco perchè &lt;i&gt;Bad As Me&lt;/i&gt; è stato trattato con sufficienza ed invece è il suo disco migliore dai tempi di &lt;i&gt;Mule Variations&lt;/i&gt;, nel senso che accanto a quel rumorismo da officina che continua a battere impietoso, seppure in dose molto minore, sono ricomparse quelle splendide e struggenti e umide ballate al neon che ricordano il Tom Waits della prima era, quello che sembrava uscito dalle pagine di On the Road di Kerouac, il Tom Waits antecedente a &lt;i&gt;Swordfishtrombones&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Sentitevi &lt;i&gt;Talkin at The Same Time, Kiss Me, Last Leaf, New Year's Eve&lt;/i&gt; e poi ditemi se il vecchio Tom non si è fatto prendere dai ricordi ed è andato a recuperare &lt;i&gt;Small Change&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Foreign Affairs&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Discorso inverso per &lt;i&gt;&lt;b&gt;Ryan Adams&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Quando fece &lt;i&gt;Cold Roses&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Cardinology&lt;/i&gt; in pochi se lo filavano, adesso che il suo disco è stato prodotto da Glyn Johns (uno dei più grandi produttori del rock) in analogico e ci suonano Norah Jones e Benmont Tench tutti a sperticarsi di lodi. Era successa la stessa cosa lo scorso anno col disco di John Mellencamp, No Better Than This, registrato da T-Bone Burnett negli studi della Sun di Memphis e nell'hotel di San Antonio dove aveva registrato Robert Johnson, lodi a non finire, stellette a destra e manca. Come il disco di Mellencamp anche &lt;i&gt;Ashes and Fire&lt;/i&gt; di Ryan Adams non è un disco brutto ma è valutato più per il contorno che per la sostanza, le canzoni difatti suonano tutte uguali, lui canta con la stessa cadenza dalla prima nota all'ultima, una malinconia crepuscolare che, nonostante il vintage sound ineccepibile e politically correct, ad un certo punto più che stringerti il cuore ti stringe le palle e ti fa venire voglia di gridare basta. Che dire, più fumo che arrosto, come direbbe mia madre. &lt;br /&gt;Rimane da dire dei concerti, un anno fortunato a mio parere perchè &lt;i&gt;Warren Haynes&lt;/i&gt; (nel blog) a Genova con la sua band è apparso un gigante come cantante, chitarrista e bandleader illuminando la lanterna con una sontuosa versione dell'album &lt;i&gt;Man In Motion&lt;/i&gt;. Pochi giorni prima, sempre a Luglio, i &lt;i&gt;Black Crowes&lt;/i&gt; (nel blog) a Vigevano mi avevano fatto rivivere la febbricitante eccitazione rock n'roll di uno show degli Stones degli anni '70. Roba forte insomma, incendiaria, nonostante i soli 90 minuti di un concerto che sarebbe dovuto durare il doppio. Splendido per musica e ambientazione il concerto di Eric Clapton con Steve Winwood e band visto alla Royal Albert Hall (nel blog) alla fine di maggio. Show superbo, acustica perfetta, location da favola, signorile e comoda, insomma uno di quegli eventi di cui uno si ricorda per una vita intera. Come mi ricorderò per una vita intera il concerto milanese (nel blog) di &lt;i&gt;Paul McCartney&lt;/i&gt; a fine novembre, uno che non ho mai avuto tanto in simpatia ma si è dimostrato di una professionalità e di una bravura oltre ogni aspettativa dandomi emozioni che non pensavo di provare. Come dire anche gli stoniani hanno un cuore.&lt;br /&gt;Poi ci sono stati tanti concerti minori solo di nome (Israel Nash Gripka, James Maddock, Red Wine Serenaders, Arianna Antinori, Gnola&amp;amp;Jimmy Ragazzon, Angelo "Leadbelly" Rossi, Cheap Wine, Rusties) e festival (Ameno Blues, Narcao Blues) che hanno contribuito a tenere calde le mie passioni musicali, a rendere migliore questo 2011 e a dare speranza per il prossimo anno, un anno che si annuncia con un evento a lungo aspettato: Tom Petty &amp;amp; The Heartbreakers in concerto in Italia.&lt;br /&gt;Purtroppo negli ultimi giorni di questo 2011, proprio a ridosso di Natale se ne è andato un amico che tanto ha fatto per la musica di qualità in Italia, &lt;i&gt;Carlo Carlini&lt;/i&gt; ci ha fatto conoscere la parte migliore e poetica dell'America portandoci songwriter, rocker e bluesman che avevamo sentito nei dischi ma mai immaginato di poterli vedere e applaudire sotto casa. Grazie ancora Carlo. &lt;br /&gt;E per tutti Voi lettori e amici Buon Anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI DICEMBRE 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-1419542084904700831?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/1419542084904700831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=1419542084904700831&amp;isPopup=true' title='36 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/1419542084904700831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/1419542084904700831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2012/01/il-mio-best-del-2011.html' title='il mio best del 2011'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5Lnm81PzksI/Tvyw0USFc6I/AAAAAAAAAVE/7bw5oqe6JfU/s72-c/Blessed+1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>36</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7326926101847041705</id><published>2011-12-24T09:58:00.000+01:00</published><updated>2011-12-24T09:58:00.019+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Warren Haynes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gov&apos;t Mule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>Warren Haynes presents The Benefit Concert vol. 4 (Evil Teen 2CD)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FWUd923JryU/TvLyAORiBcI/AAAAAAAAAU4/vYfbaUNRFmc/s1600/Warren-Haynes--The-Benefit-Concert.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-FWUd923JryU/TvLyAORiBcI/AAAAAAAAAU4/vYfbaUNRFmc/s320/Warren-Haynes--The-Benefit-Concert.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;E' abitudine di Warren Haynes organizzare nel periodo natalizio un &lt;i&gt;Benefit Concert&lt;/i&gt; i cui proventi vanno ad &lt;i&gt;Habitat for Humanity&lt;/i&gt;, una organizzazione no-profit impegnata nella costruzione di abitazioni per i senza casa. I concerti avvengono ad &lt;i&gt;Asheville&lt;/i&gt; la città natale di Haynes nel Nord Carolina e vedono ogni anno la partecipazione di nomi noti e meno noti della musica southern e del rock-blues americano in generale. Sono già usciti diversi Cd e Dvd che testimoniano di questo avvenimento, questo &lt;b&gt;&lt;i&gt;The Benefit Concert vol. 4&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è la cronaca dell'edizione del 2002 ed è una edizione di lusso perchè le forze in campo sono straordinarie. Innanzitutto &lt;i&gt;Warren Haynes&lt;/i&gt; che suona un pò dappertutto, coi &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gov't Mule&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; nella drammatica, esaltante, commovente versione di &lt;i&gt;Worried Down With Blues&lt;/i&gt;, il più bel blues da dieci anni a questa parte originariamente presentato su &lt;i&gt;The Deep End &lt;/i&gt;un anno prima di questo concerto, in una jazzatissima e jammata &lt;i&gt;Sco-Mule&lt;/i&gt; altro lascito di quel fantastico disco e altro highlights di questo show e nella lunga resa di &lt;i&gt;Simple Man&lt;/i&gt; dei &lt;i&gt;Lynyrd Skynyrd&lt;/i&gt;, un pezzo che non ha bisogno di presentazioni, dove i Muli sono raggiunti sul palco da &lt;i&gt;Artymus Pyle&lt;/i&gt; degli Skynyds alla batteria, &lt;i&gt;Audley Freed&lt;/i&gt; dei Black Crowes alla chitarra, &lt;i&gt;Dave Schools&lt;/i&gt; degli Widespread Panic al basso, dal chitarrista Mike Barnes nativo di Asheville con esperienze negli Allman e nei Crowes e dall'organista &lt;i&gt;Rob Barraco&lt;/i&gt;, l'unico forse a lasciarsi andare un pò troppo in una band che suona col tocco del divino. Ma Warren è a tutto campo, vero regista della partita. &lt;br /&gt;Già nell'iniziale &lt;i&gt;Carolina In My Mind&lt;/i&gt; di James Taylor la sua chitarra accompagna il violino di &lt;i&gt;Don Lewis&lt;/i&gt; in quello che è un sentito omaggio acustico allo stato della Carolina del Nord e alla città natale di Haynes. È solo un accenno di quello che farà Haynes nel corso del concerto perché immediatamente dopo la scena è presa dai &lt;b&gt;&lt;i&gt;Sons of Ralph&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, altra band locale formata dal mandolinista Ralph Lewis e dai figli Don (violino e mandolino) e Marty (chitarra) specializzata in bluegrass music. Due brani a base di appalachian mountain music e country e poi è la volta di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jerry Joseph&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, leader dei Jackmormons e cantautore che si esibisce solista in una delle sue canzoni più note, &lt;i&gt;The Kind of Place &lt;/i&gt;e poi aiutato da Robert Randolph col dobro, Dave Schools col basso e Matt Abts alla batteria si lancia in una bluesata &lt;i&gt;Climb To Safety&lt;/i&gt;. La temperatura si innalza quando entra in scena &lt;b&gt;&lt;i&gt;Robert Randolph&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; con la sua &lt;i&gt;Family Band&lt;/i&gt;. Torrenziale e forse un po' eccessiva, &lt;i&gt;Looking Out My Window&lt;/i&gt; è un soul-funk che frana verso il più chiassoso Sly Stone e dà la misura dell'orgia sonora creata dalla famiglia di Randolph mentre &lt;i&gt;Shake Your Hips&lt;/i&gt; gioca per dieci minuti come fa il gatto col topo attorno all'ossessivo riff di &lt;i&gt;La Grange&lt;/i&gt; aprendo delle fulminee schermaglie con la pedal steel di Randolph, la chitarra di Haynes e le dilaganti tastiere di John Girty e Denny Louis. Il tutto al servizio della delirante voce di Randolph che predica il suo sabba di black music totale. &lt;br /&gt;Cambio di scenario con i &lt;b&gt;&lt;i&gt;Moe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, la groove band debitrice dei Dead. Non misconoscono le loro origini e difatti legano in medley l'acida &lt;i&gt;Dark Star&lt;/i&gt; di Garcia con la visionaria e spaziale &lt;i&gt;Mexico&lt;/i&gt;, frutto del loro songwriting prima di dilatarsi negli effluvi narcotizzanti di &lt;i&gt;Opium&lt;/i&gt; e rievocare i suoni della California psichedelica, aiutati da "maestro" Haynes che qui non sa che pesci pigliare tra Duane Allman e Jerry Garcia. Basta l'arrivo di &lt;b&gt;&lt;i&gt;John Hiatt&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; perchè si ritorni coi piedi per terra. Tre canzoni, una più bella dell'altra, una sequenza da brivido, prima &lt;i&gt;Ride Along&lt;/i&gt;, poi &lt;i&gt;Tiki Bar Is Open&lt;/i&gt; impreziosita dal sassofono di Jon Smith e trasformata in un flessuoso blues/R&amp;amp;B ed infine una sincopata e jammata &lt;i&gt;Memphis On The Meantime&lt;/i&gt; da far accapponare la pelle con Haynes con la slide a dar man forte ai &lt;i&gt;Goners&lt;/i&gt;. La voce di Hiatt è un concentrato di negritudine, Landreth è un treno, il ritmo una droga. Ancora &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dead&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dopo John Hiatt nella versione di &lt;i&gt;Bob Weir and Friends&lt;/i&gt; una delle tante band in cui suona Haynes. Il cantante e chitarrista dei Grateful Dead si cimenta in alcuni classici del gruppo di Garcia, &lt;i&gt;Shakedown Street&lt;/i&gt; mai troppo amata da chi scrive, una lisergica e stroboscopica medley di &lt;i&gt;Truckin&lt;/i&gt;' e &lt;i&gt;The Other One&lt;/i&gt; preparano il terreno per il finale esplosivo dei Muli che con &lt;i&gt;Worried Down The Blues, Sco-Mule&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Simple Man&lt;/i&gt; mandano i paradiso quanti ancora non erano saliti a bordo. È un doppio Cd e costa meno di un singolo. Opera di beneficenza a prezzi cheap. Alla portata di tutti, true democracy. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Disc 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Carolina In My Mind (Haynes, Warren / Lewis, Don [Guitar])&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;2&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; One (Haynes, Warren)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;3&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; One One One (Haynes, Warren / Sons of Ralph)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;4&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nine Pound Hammer (Haynes, Warren / Sons of Ralph)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;5&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; The Kind of Place (Joseph, Jerry)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;6&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Climb To Safety (Joseph, Jerry / Schools, Dave)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;7&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; The Times They Are a Changin' (Kinney, Kevn / Haynes, Warren)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;8&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Squeeze (Randolph, Robert &amp;amp; the Family Band [1])&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;9&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Looking Out My Window (Randolph, Robert &amp;amp; the Family Band [1])&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;10&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Shake Your Hips (Haynes, Warren / Louis, Danny)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;11&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dark Star Jam &amp;gt; Mexico (moe. [1])&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;12&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Opium (Haynes, Warren / moe. [1])&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;13&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; The Weight (Weir, Bob / Haynes, Warren)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disc 2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ride Along (Hiatt, John &amp;amp; the Goners)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;2&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Drive South (Hiatt, John &amp;amp; the Goners)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;3&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tiki Bar is Open (Hiatt, John &amp;amp; the Goners)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;4&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Memphis In the Meantime (Haynes, Warren / Hiatt, John &amp;amp; the Goners)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;5&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Shakedown Street (Weir, Bob)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;6&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Truckin' (Weir, Bob / DJ Logic)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;7&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; The Other One (Weir, Bob / DJ Logic)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;8&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Worried Down the Blues (Rzab, Greg / Gov't Mule)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;9&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sco-Mule (Rzab, Greg / Gov't Mule)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;10&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Don't Stop On the Grass, Sam (Schools, Dave / Gov't Mule)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;11&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Simple Man (Pyle, Artimus / Freed, Audley)&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7326926101847041705?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7326926101847041705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7326926101847041705&amp;isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7326926101847041705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7326926101847041705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/12/warren-haynes-presents-benefit-concert.html' title='Warren Haynes presents The Benefit Concert vol. 4 (Evil Teen 2CD)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-FWUd923JryU/TvLyAORiBcI/AAAAAAAAAU4/vYfbaUNRFmc/s72-c/Warren-Haynes--The-Benefit-Concert.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-2410013402064506130</id><published>2011-12-19T16:01:00.001+01:00</published><updated>2011-12-19T16:01:34.653+01:00</updated><title type='text'>Miracolo a Le Havre (di Aki Kaurismaki)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YzdNvO754Uk/Tu9RxRcXiUI/AAAAAAAAAUs/gBV7emiV7Eg/s1600/miracolo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-YzdNvO754Uk/Tu9RxRcXiUI/AAAAAAAAAUs/gBV7emiV7Eg/s320/miracolo.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L'antidoto ai cinepanettoni e alle banalità che girano sugli schermi nel periodo natalizio è questo bel film di Aki Kaurismaki, l'indimenticabile inventore dell'esilarante &lt;i&gt;Leningrad Cowboys Go America&lt;/i&gt; adesso alle prese con un film di vago sapore civile dove intolleranza e paura sono sconfitte dalla lieve mano di un regista capace di trasformare in ottimismo una storia di neo-realismo dei giorni nostri. Marcel Marx, ex scrittore e bohemienne, si è ritirato in una sorta di esilio nella città portuale di Le Havre dove vive in una modesta abitazione con la moglie amata Arletty che si scoprirà gravemente malata e verrà ricoverata in ospedale e con una cagnolina, Laika. Pratica il poco redditizio mestiere del lustrascarpe e stringe un genuino rapporto d' amicizia con gli abitanti del quartiere proletario dove abita, in particolare col fruttivendolo, la panettiera ed una barista che gli offre volentieri un bicchiere di vino senza risparmiarsi qualche severa osservazioni sulla sua condotta. Abbandonata ogni velleità letteraria, Marcel vive felicemente dividendosi tra il suo bar preferito, il lavoro e la moglie Arletty, quando all'improvviso il destino mette sulla sua strada un piccolo profugo arrivato dall'Africa. Marcel vuole aiutare il ragazzo, braccato dalla polizia di frontiera, nonostante la mancanza di soldi e le preoccupazioni personali e farlo arrivare a Londra dalla madre.&amp;nbsp; Contro di lui lavora la ottusa macchina dello stato occidentale rappresentata da un vicino spione e dalla polizia che lentamente stringe il cerchio attorno al ragazzino del Gabon. Con lui c'è la solidarietà proletaria degli umili, più un commissario di polizia disincantato, dall'apparenza cinica, disposto a seguire le ragioni del cuore e della razionalità umana. Con lui è anche Roberto Piazza alias Little Bob, eroe in pensione della Le Havre rock, che si offre volontario con la sua band per un&amp;nbsp; concerto i cui proventi serviranno per la fuga del giovane africano. &lt;br /&gt;Il finlandese Aki Kaurismaki compie un piccolo miracolo: in trasferta in Francia, con un cast di volti noti del cinema polar francese imbastisce una fiaba moderna con un vago sapore retrò che non guasta ad insaporire e a colorare lo squallore e l'indifferenza di oggi. Kaurismaki non rinunciai ai suoi temi più cari, il mondo che rappresenta è quello del proletariato e con l'aiuto di una fotografia (Timo Salminen) curata e dal gusto antico&amp;nbsp; realizza un film in cui la malinconia profonda e la stanchezza del vivere si aprono verso un ottimismo poco comune oggi. La sua&amp;nbsp; denuncia sociale si stempera in un messaggio positivo di riscatto e speranza, in un mondo in cui prevale il cinismo e la paura sapere che qualcuno pensa, senza lacrime e facile romanticismo, che si possa cambiare un destino è già un passo in vanati. Da vedere assolutamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-2410013402064506130?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/2410013402064506130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=2410013402064506130&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2410013402064506130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2410013402064506130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/12/miracolo-le-havre-di-aki-kaurismaki.html' title='Miracolo a Le Havre (di Aki Kaurismaki)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YzdNvO754Uk/Tu9RxRcXiUI/AAAAAAAAAUs/gBV7emiV7Eg/s72-c/miracolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8104490915906768890</id><published>2011-12-06T12:01:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T12:17:30.096+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Rai Stereonotte</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3uWp_sk1hI4/Tt35t9zthBI/AAAAAAAAAUk/vOnRBgJU81U/s1600/zambo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="237" src="http://3.bp.blogspot.com/-3uWp_sk1hI4/Tt35t9zthBI/AAAAAAAAAUk/vOnRBgJU81U/s320/zambo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Mi è sempre piaciuta la radio fin dagli albori delle radio libere. A metà degli anni settanta fui conduttore di una fortunata trasmissione musicale, &lt;i&gt;Scatola Calda&lt;/i&gt;, a Radio Varese, l’unica radio libera dell’occidente occupato così strillava il suo logo inventato dal sottoscritto e divenuto titolo di un libro, una radio politicamente scorretta (negli anni novanta fu confiscata dalla nascente Lega Lombarda) e con un palinsesto musicale in cui anche il più innocuo e sbarazzino Aperitivo in musica per casalinghe e pensionati aveva come sigla una kilometrica &lt;i&gt;Rock n’Roll&lt;/i&gt; di Lou Reed. Musicalmente parlando era molto più anticonformista (già nel 1976 era di casa Patti Smith) delle più titolate ed urbane &lt;i&gt;Canale 96&lt;/i&gt; di Milano e &lt;i&gt;Radio Alice&lt;/i&gt; di Bologna ma si sa alla provincia non sempre vengono riconosciuti i suoi meriti. Ci stetti un paio di anni a &lt;i&gt;Radio Varese&lt;/i&gt; fino a quando non fu “normalizzata” dalla sinistra ufficiale (fino allora era stata una Radio autonoma e di movimento), bivaccai qualche tempo, tra la fine dei settanta e l’inizio della decade successiva in qualche radio commerciale e poi finii a condurre settimanalmente un programma di deciso orientamento rock a &lt;i&gt;Radio Popolare&lt;/i&gt;, radio che frequento tuttora. Proprio la “militanza” a Radio Popolare oltre alla mia attività giornalistica nel Mucchio Selvaggio mi valsero l’arruolamento nel team rotante di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Rai Stereonotte&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; messo in piedi dal direttore Pierluigi Tabasso. Devo ringraziare Massimo Cotto (tipo con cui non ho mai legato granchè ma anche lui del Mucchio), già a Rai Stereonotte da qualche edizione, per avermi introdotto a Tabasso, il quale oltre a stimare il la mia collaborazione con Radio Popolare condivideva con me la passione per la nautica. Assieme a Cotto ero in quegli anni tra il 1988 ed il 1990 l’unico conduttore extra-romano ovvero gli unici che arrivavano dalla profonda provincia del nord (lui Asti ed io Varese), cosa che strideva con la romanità della Rai e suscitava sguardi “compassionevoli” da parte dei rinomati conduttori dell’urbe piuttosto freddi al primo approccio verso i milanesi, anche se&amp;nbsp; in realtà ero un insegnante di una scuola media in una piccola cittadina (Somma Lombardo) della provincia di Varese. Per me fu il classico fulmine a cielo sereno, lasciare per qualche tempo colleghi, bidelli, libri e ragazzi vittime del teorema di Euclide&amp;nbsp; e catapultarsi nella Capitale facendo il lavoro più bello del mondo o almeno quello che si era sempre sognato dalla prima volta che si era acquistato un disco: trasmettere la musica di cui eri appassionato nella scenografia misteriosa ed intrigante della notte e nella migliore trasmissione di musica a livello nazionale, quella che l’ Italia ascoltava con lo stesso trasporto di quando io da ragazzo nottetempo ascoltavo Radio Luxembourg cercando di non farmi accorgere dai miei genitori. &lt;br /&gt;Un bel colpo di fortuna, sebbene alle spalle ci fossero anni di ascolti, di letture, di recensioni e soprattutto un capitale speso in dischi ma lavorare 1/6 del tempo che trascorrevo a scuola senza tutta la fatica e l’impegno che comportava e guadagnare 1/3 di più con un lavoro che era uno sballo beh questo chiamatelo come volete ma rimane un colpo di culo. Certo lavoravo di notte, dormivo male, non ero a casa, la fidanzata era lontana, ero in una città che non conoscevo, mangiavo e bevevo in modo disordinato ma chissenefrega, questo, mi dicevo &lt;i&gt;“è il rock n’roll”&lt;/i&gt;. Proprio solo non ero perché la redazione del Mucchio Selvaggio, giornale di cui ero redattore, era ed è a Roma per cui diversi amici che mi invitavano a cena e andavo con loro al cinema e&amp;nbsp; ai concerti c’erano e altri me ne feci di cui ancora adesso ho un buon ricordo.&lt;br /&gt;Il mio impatto con Roma fu traumatico. Arrivai in questo residence sulla Camilluccia che avevo prenotato via telefono senza vederlo e sapere come fosse (internet era di là da venire) dopo aver fatto un lungo viaggio di 600 km con la mia Renault 5 bianca carica di vestiti, lenzuola, libri, giornali, dischi, stereo, casse, pentole, posate e piatti perché come extra-romano dovevo portarmi tutto il vivibile e l’usabile e sarei stato lontano da casa 4 mesi, salvo sporadici ritorni di 48 ore in treno. Mi sembrava di essere un militare ma la nazione che servivo era quella del rock n’roll anzi di &lt;i&gt;Rai Stereonotte&lt;/i&gt;. La sera che arrivai in quello che più che un residence sembrava un bunker di cemento sottointerrato squallido e tetro dove Dario Argento avrebbe potuto ambientare un suo horror&amp;nbsp; fu triste. Era una sera di metà ottobre&amp;nbsp; cupa e piovosa, scaricai stanco il materiale sotto una pioggerellina fastidiosa più adatta al Varesotto che a Roma, piazzai lo stereo e misi un disco di &lt;i&gt;Lloyd Cole and The Commotions&lt;/i&gt; per stare in tema con l’atmosfera uggiosa e umida e seduto su una sedia provai un profondo senso di malinconia pensando casa, i miei amori, gli amici e quelle piccole certezze borghesi che all’improvviso racchiudevano un calore che non avevo mai avvertito prima e mi sembravano una sorte di isola felice rispetto alla solitudine e al freddo del momento. Faceva veramente freddo in quel bunker, anche nei mesi successivi la cosa che soffrii di più fu il freddo tanto che ancora oggi quando mi dicono che Roma ha un clima tiepido tutto l’anno li guardo stralunati e non oso contraddirli. Presi coraggio e aprii l’armadio per deporre camicie, pantaloni, mutande e golf&amp;nbsp; ma in un cassetto ci trovai un topo morto da qualche tempo. Rimasi di merda, avvisai il portiere che infastidito perché era l’ora di cena mi sbarazzò con paletta e giornale dell’intruso e così dopo quell’incontro decisi di aspettare il giorno dopo per inquadrare meglio la mia nuova avventura. Il giorno dopo c’era il sole e Pierluigi Tabasso si rivelò una persona squisita e comprensiva, sapeva che venire da fuori non era come essere &lt;i&gt;de roma&lt;/i&gt; , in primis perché non conoscevi “l’azienda Rai” e le sue dinamiche non semplici, era tutto nuovo e gli altri ti vedevano quasi come un intruso. In verità non sono mai riuscito a fraternizzare molto con gli altri conduttori tranne con Carboni e Cestoni nonostante dividessi le notti insieme ma a parte la settimanale riunione di redazione con il direttore il resto funzionava un po’ come a scuola ovvero l’insegnante entra nelle sue ore nelle sue classi e con gli altri insegnanti ci parla durante il Collegio dei Docenti o nella pausa caffè, se ti piace il caffè. Così era a Rai Stereonotte, ognuno aveva la sua fascia oraria che cambiava di giorno in giorno, arrivava coi suoi dischi quando l’altro finiva, un saluto, due parole e poi via solo nello studio, quando arrivava il successivo, se non era l’ultimo segmento, un altro saluto e due altre parole e così via. Parlavo più coi tecnici, in particolare con Sergio Spaccini, capello brizzolato e battuta facile da playboy de noantri. &lt;br /&gt;Il problema per me che venivo da lontano erano i dischi. In quattro mesi te ne occorrevano tanti, dovevi portarti i vinili da lontano e con l’auto, lo spazio era quello che era e non potevi traslocare tutta la tua discografia. E’ uno dei problemi che più ho sofferto, quando trasmetti per un’ora e mezzo a notte per quattro mesi hai bisogno di una valanga di dischi, diversi e intercambiabili, chi abita in loco può permettersi di spaziare in lungo ed in largo perché ha a disposizione la discoteca di casa. Fate conto che l’archivio Rai non offriva quella specializzazione&amp;nbsp; ad personam per cui eri stato ingaggiato per cui dovevo fare salti mortali per rinnovare il mio bagaglio discografico, tenevo buoni rapporti con le case discografiche in genere generose con chi conduceva Rai Steronotte, poi facevo qualche ricambio quando tornavo a casa in treno con un valigione che pesava più di me, compravo qualcosa di nuovo a Roma e poi c’era Max Stefani, il direttore del Mucchio, che ogni tanto mi prestava dei dischi. Ma la faccenda era complessa, cosa per cui mi rimane il dubbio di non aver dato il meglio di me stesso nella programmazione di quelle notti proprio per questo, invidiavo i romani e non capivo quando dicevano della pesantezza di quel lavoro. A me sembrava il paradiso, ero abituato a svegliarmi ogni mattina alle sette ed entrare in classe alle otto davanti ad una massa di ragazzi che non aveva il minimo desiderio di starmi ad ascoltare di algebra e geometria per&amp;nbsp; quattro/cinque ore, lavorare a Rai Stereonotte era come essere in vacanza, nessun bambino che ti rompe le balle, nessun genitore pedante, niente presidi con l’orologio puntato. Una manna, solo rock n’roll, da solo in una stanza come &lt;i&gt;Donald Fagen&lt;/i&gt; in &lt;i&gt;The Nightfly&lt;/i&gt;, coi tecnici che ad un tuo cenno sospendono per un attimo la lettura di Trotto Sportsman&amp;nbsp; e fanno partire il disco dopo che tu lo avevi presentato e ci avevi raccontato una storia sopra sapendo che chi stava dall’altra parte della radio era pronto a sognare con la tua musica, le tue parole, le tue suggestioni. &lt;br /&gt;Le prime due fasce orarie erano quelle che preferivo, quella tra le 12.30 e l’una e trenta e la seguente fino alle 3. Nella prima potevi sciorinare tutto il rock che volevi perché la notte non era ancora calata completamente e allora ero stringato nelle intro e pimpante coi ritmi. Mettevo senza paura di infastidire gli &lt;i&gt;Stones&lt;/i&gt;, i &lt;i&gt;Green On Red&lt;/i&gt;, i &lt;i&gt;Replacements, Springsteen, Southside Johnny, David Johansen&lt;/i&gt;, i &lt;i&gt;Dream Syndicate&lt;/i&gt;, i &lt;i&gt;Blasters&lt;/i&gt; e tutta quella roba lì. Facevo parte del Mucchio Selvaggio e quella era la musica di quella rivista, il suo biglietto da visita. Altri conduttori erano più soft e soul per non dire “confidenziali”, usavano la voce in maniera e suadente, io, che non avevo una voce così vellutata e calda, cercavo di centrare il bersaglio portando gli ascoltatori sulle strade d’America facendoli sognare come in un road movie. Informavo e spargevo suggestioni stradaiole come il dj nero del film Punto Zero. Mi ricordo una trasmissione in primo segmento, una cosa molto particolare&amp;nbsp; sul rock in U.R.S.S che piacque molto al direttore Tabasso. L’avevo messa insieme coi dischi che mi aveva portato dall’Unione Sovietica un mio amico che li aveva acquistati al mercato nero. Gruppi locali che imitavano con molta innocenza e qualche ingenuità i gruppi inglesi e americani di beat e rock. Tutta roba sconosciuta, assolutamente “proibita” in patria, magari con un relativo valore artistico ma unica nel suo genere e per la prima volta trasmessa in una radio dell’occidente. Una trasmissione che mi riuscì bene in seconda fascia oraria fu a proposito di connessioni tra voodoo e musica. Ci stava a pennello con la notte, misi insieme la lettura di passi di un libro di Cornell Woolrich&amp;nbsp; con schegge estrapolate dal film &lt;i&gt;Angel Heart&lt;/i&gt;&amp;nbsp; di Alan Parker supportando il tutto con brani di &lt;i&gt;Dr.John, John Campbell, Willy De Ville&lt;/i&gt;&amp;nbsp; e musica di New Orleans. Fu una trasmissione intrigante e paurosa. Nelle altre fasce orarie era bene essere più&amp;nbsp; soffici e riposanti&amp;nbsp; per cui mi venivano di aiuto cantautori e cantautrici, &lt;i&gt;Tom Waits, Joni Mitchell, Ricky Lee Jones&lt;/i&gt; per fare qualche nome e poi il blues e qualche jazz morbido che serviva ad accompagnare dolcemente gli ascoltatori nel sonno o fare quieta compagnia a chi lavorava e viveva in quegli orari. Ci scrivevano molti carcerati che non riuscivano a dormire e trovavano consolazione nelle nostre voci, nelle nostre parole, nella nostra musica. Nell’ultimo segmento, quella tra le 4 e trenta e le 5.45 la storia cambiava ulteriormente. Lì bisognava sottolineare con delicatezza il risveglio di chi si preparava ad andare a lavorare di prima mattina. Era una fascia ascoltata da operai dei primi turni o&amp;nbsp; quelli dei servizi di pulizia che prima che gli uffici e le banche aprissero avevano già fatto il loro lavoro. Era un pubblico diverso da quello del resto della notte per cui selezionavo diversa musica italiana, anche se non sono mai stato uno specialista del genere. Sceglievo tra i dischi di &lt;i&gt;Paolo Conte&lt;/i&gt;, qualcosa del primo &lt;i&gt;Zucchero&lt;/i&gt; perché sapeva di R&amp;amp;B, la &lt;i&gt;Mina&lt;/i&gt; delle origini, il &lt;i&gt;Celentano&lt;/i&gt; prima del Mondo in Mi Settima, &lt;i&gt;Lucio Battisti&lt;/i&gt;, qualcosa del beat e qualche cantautore degli anni ’70 in odore di rivoluzione. Ci mettevo tra un brano e l’altro dei piccoli frammenti parlati sul tempo, sui colori dell’alba, sul brulicare della città che si sveglia, su qualche notizia curiosa e divertente, sui treni pieni di pendolari e studenti che si apprestano ad affrontare la giornata. Cercavo di far compagnia a chi stava lavandosi i denti o facendo colazione in casa raccontando qualcosa che non fosse specifico della musica ma relativo alla vita di tutti i giorni mettendoci un po’ di humour e qualche flash non stereotipato. &lt;br /&gt;Mitico fu poi il collegamento la notte del capodanno 1990 con Dublino dove in concerto si esibivano gli &lt;i&gt;U2&lt;/i&gt;. Fu una notte speciale sotto tutti i punti di vista, non era mai capitata una cosa simile in una radio italiana. Fui orgoglioso di parteciparvi, Carboni era a Dublino con la staff tecnico, Cotto ed io in studio a Roma.&lt;br /&gt;Per me non era sempre semplice tirare le 4.30 per l’ultima tranche di Stereonotte, raramente dormivo prima perché avevo paura di non svegliarmi al momento giusto quindi cercavo di occupare la serata tenendomi sveglio come potevo.&amp;nbsp; Capitava di andare a cena con amici, stavo con loro a chiacchierare e sentire musica ma poi verso mezzanotte tutti si ritiravano e andavano a dormire, quindi mi ritrovavo solo, attraversavo la città in macchina, tornavo al residence sulla Camilluccia, se non lo avevo ancora fatto preparavo la trasmissione poi mi mettevo a leggere qualcosa ascoltando la radio e gli altri conduttori e se l’ora non era ancora arrivata facevo un giro in Via Veneto dove c’erano dei chioschi di giornali aperti tutta la notte per comprare&amp;nbsp; qualche rivista o la prima edizione del quotidiano.&lt;br /&gt;La notte romana era per me un incanto. Andavo a dormire dopo la trasmissione per&amp;nbsp; cui se finivo alle tre o alle quattro e mezzo mi capitava di girare in macchina quando gli altri dormivano. Vivevo al contrario, non avevo problemi col rinomato intasato traffico romano, vedevo una Roma bellissima nel silenzio e nella solitudine della notte. Mi ricordo il senso di pace ed estasi quando passavo per&amp;nbsp; San Pietro completamente vuota e silenziosa, con la sola volante della Polizia che ogni tanto faceva un giro di controllo oppure farsi il lungoTevere senza un intoppo e assaporare un cappuccino caldo all’alba in un baretto dalle parti di Piazza Argentina. Conoscevo perché me li avevano indicati i miei amici romani&amp;nbsp; un sottobosco di bar e piccoli locali dove andare per un caffè, una birra o un whiskey aperti tutta la notte e frequentati da una fauna di nottambuli, balordi, insonni e prostitute. Era molto romantico o almeno io lo vivevo così, mi sembrava di essere proiettato in &lt;i&gt;The Heart of Saturday Night &lt;/i&gt;di Tom Waits, cogliere la notte coi suoi segreti, i suoi perdenti, i suoi sogni. Ogni tanto mi capitava di assistere a qualche rissa o imbattersi in qualche tossico che non stava in piedi ma vedevo le cose con sufficiente distacco da viverle come in un film così da portarmi le impressioni e quelle visioni notturne appresso quando varcavo la soglia di Via Po ed entravo nello studio di StaiReonotte con i miei dischi. Quelle impressioni e quelle visioni scivolavano tra una canzone e l’altra così che non rimanevano solo mie ma arrivavano a quel popolo della notte che aveva come amico/a insostituibile la radio.&lt;br /&gt;Rai Stereonotte, uno dei più bei periodi della mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; OTTOBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8104490915906768890?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8104490915906768890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8104490915906768890&amp;isPopup=true' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8104490915906768890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8104490915906768890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/12/rai-stereonotte.html' title='Rai Stereonotte'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3uWp_sk1hI4/Tt35t9zthBI/AAAAAAAAAUk/vOnRBgJU81U/s72-c/zambo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-2546830510586701928</id><published>2011-11-29T08:56:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T09:00:32.688+01:00</updated><title type='text'>Paul McCartney On The Run Milano 27.11.11</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ZlgwF877Bf8/TtSQ_bY9ijI/AAAAAAAAAUc/NrER72EORHc/s1600/Abbey+Road.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-ZlgwF877Bf8/TtSQ_bY9ijI/AAAAAAAAAUc/NrER72EORHc/s400/Abbey+Road.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Chi mi legge o semplicemente mi conosce sa che sono un irriducibile rollingstoniano e non mi sono mai sperticato in lodi verso i Beatles ma la vita non sarebbe così interessante se le sorprese ad un certo punto non scombussolassero il certo ed il prevedibile tanto da portarmi ad affermare che uno dei concerti migliori a cui ho assistito in questo 2011 è stato quello di Paul McCartney a Milano domenica 27 novembre. Un concerto memorabile, per me inaspettato a cui ho assistito grazie al favore di un amica che mi ha offerto un biglietto deluxe nel primo anello numerato del Forum di Assago. Pubblico numeroso, festoso e caldo e tanti giovani hanno fatto da corollario ad uno show sontuoso dove pop, rock, Beatles, canzoni, flash psichedelici e ballate hanno immortalato un musicista e cantante e showman divertente, gioioso, spiritoso, professionale e trascinante al tempo stesso, un grande artista. Paul McCartney sul palco mi è parso un gigante, splendido cantante in possesso di una voce ancora fresca pur irrobustita dal tempo e dall’esperienza, versatile nelle interpretazioni sia che fossero le arcinote canzoni dei Beatles sia che fosse il bizzarro e leggero pop degli Wings, sia che fossero degli sketch creati con la chitarra acustica (un mini set all’interno dello show) sia che le splendide immagini che scorrevano sullo schermo alle spalle della band facessero da scenografia ad una musica che fluttuava tra ricordi di un passato diventato storia di tutti, fantasie psichedeliche, lampi di genio e graffi di puro rock n’roll. &lt;br /&gt;Il quartetto che ha assecondato Macca in questo On The Run tour, una band con lui da diverso tempo, si è rivelato un gagliardo combo all’insegna di un rock senza fronzoli, con due chitarristi (Brian Ray e Rusty Anderson) capaci di mordere e creare un sound a tratti spudoratamente chitarristico, un bravissimo batterista (l’imponente Abe Laboriel Jr.) ed un tastierista che ha fatto il suo dovere, musicisti in grado di offrire a Macca la soluzione giusta a seconda del pezzo. Lui, il baronetto, giacca stretta e stivaletti alla Beatles, poi in elegante camicia bianca sormontata da strette bretelle, ha sfoggiato il suo inconfondibile basso Hofner Ignition ma ha anche imbracciato chitarre elettriche, acustiche, l’ukulele nell’intro di una toccante e commovente Something dedicata all’amico scomparso George Harrison e si è seduto al piano per accompagnare alcune delle memorabili melodie che hanno segnato parte della musica moderna.&lt;br /&gt;Pimpante, allegro, in perfetta forma, McCartney è parso un ragazzino per come ha condotto lo show e si è dato al pubblico alternando brani dei Wings &lt;i&gt;(Junior’s Farm,Jet, Let Me Roll It&lt;/i&gt; contenente una citazione di &lt;i&gt;Foxy Lady&lt;/i&gt; di Hendrix, &lt;i&gt;Mrs Vandebielt&lt;/i&gt;, la strepitosa &lt;i&gt;Band On The Run&lt;/i&gt; ed una infuocata &lt;i&gt;Live and Let Die&lt;/i&gt; bombardata da fiammate che hanno trasformato il palco in un campo di battaglia), scampoli dei suoi dischi solisti e quell’incommensurabile patrimonio musicale che è il songbook dei Beatles. E sono stati proprio questi i pezzi ad accendere lo show ed il pubblico, senza mai suonare troppo nostalgici. Belli i momenti più dolci, malinconici e contemplativi come &lt;i&gt;All My Loving, The Long and Winding Road&lt;/i&gt; arricchita di immagini di scenari dell’ovest americano, &lt;i&gt;Eleanor Rigby, Yesterday, The Night Before, Something, Let It Be&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Hey Jude&lt;/i&gt; queste due ultime accompagnate dal canto di tutto il Forum, sia nel siparietto socio-politico di Blackbird o nella scanzonata e frivola &lt;i&gt;Ob-La-Di,Ob-La-Da&lt;/i&gt; una canzone che ho sempre detestato, sia nei pezzi di più stretta parentela rock come una esaltante versione di &lt;i&gt;Drive My Car&lt;/i&gt; , nelle sferzanti &lt;i&gt;Helter Skelter&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Back In The Ussr&lt;/i&gt; e nelle divertenti e scoppiettanti &lt;i&gt;Day Tripper, Paperback Writer&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Get Back&lt;/i&gt; usate nel primo dei due encore dello show. Paul McCartney non ha dimenticato il compagno John, a lui è andata &lt;i&gt;Here Today&lt;/i&gt; e poi dal fardello di Lennon ha estratto &lt;i&gt;All You Need Is Love&lt;/i&gt; appiccicandola a &lt;i&gt;She loves You&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Give Peace A Change&lt;/i&gt; ad una strepitosa &lt;i&gt;A Day In The Life&lt;/i&gt;, altro momento topico dello show. La magica notte era cominciata con &lt;i&gt;Hello, Goodbye&lt;/i&gt;, primo dei trentacinque brani esibiti per una durata complessiva di quasi tre ore di musica senza interruzioni. Il finale lo si è avuto con la medley di &lt;i&gt;Golden Slumbers/Carry The Weight/The End&lt;/i&gt; direttamente presa da Abbey Road. Prima della fine anche un numero squisitamente rollingstoniano, una versione di &lt;i&gt;I’ve Got a Feeling&lt;/i&gt; capace di resuscitare anche i morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un concerto come se ne vedono pochi. Parola di un rollingstoniano e non mi sono bevuto il cervello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI NOVEMBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-2546830510586701928?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/2546830510586701928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=2546830510586701928&amp;isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2546830510586701928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2546830510586701928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/11/paul-mccartney-on-run-milano-271111.html' title='Paul McCartney On The Run Milano 27.11.11'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ZlgwF877Bf8/TtSQ_bY9ijI/AAAAAAAAAUc/NrER72EORHc/s72-c/Abbey+Road.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4564207386526193934</id><published>2011-11-19T13:19:00.001+01:00</published><updated>2011-11-19T13:20:34.110+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Anti SOcial Network</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-aHN3JtkoIaE/Tsee2XTdnaI/AAAAAAAAAUU/3lN5Fe1-EqI/s1600/Schermata+11-2455885+alle+13.13.57.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="246" src="http://4.bp.blogspot.com/-aHN3JtkoIaE/Tsee2XTdnaI/AAAAAAAAAUU/3lN5Fe1-EqI/s320/Schermata+11-2455885+alle+13.13.57.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sono successe un po' di cose contemporaneamente che hanno scombussolato le mie comunicazioni. Poco prima che il mio computer morisse definitivamente, pace all'anima sua&amp;nbsp; era ancora giovane poverino, e i miei collegamenti con internet divenissero sporadici e casuali, l'amico &lt;i&gt;Blue&lt;/i&gt; che è veramente un rocker come non ce ne sono più mi ha invitato ad entrare in Fbook perchè è lì che passa tutto. Impegnato col mio computer morente e rabbioso contro la tecnologia non ci ho fatto molto caso e gli ho dato l'ok.&amp;nbsp; Morale, mi sono trovato dentro Facebook con una valanga di e-mail di gente mai vista che mi chiedeva l'amicizia e la condivisione di pareri,gusti,emozioni, una cosa che mi ha fatto immensamente piacere perchè non sapevo di avere così tanti amici in giro per l'Italia. Tutto questo accadeva mentre il mio computer mi lasciava entrare in rete un giorno si e cinque no ed io avevoa finalmente capito che quel Fbook che distrattamente avevo letto in una e-mail di Blue era FaceBook. Ci voleva poco a capirlo ma ero nel centro di una bufera senza controllo. Naturale trovarmi sommerso da una montagna di lettere , nomi che non conoscevo e confondevo, persone che mi facevano i complimenti per essere finalmente in Facebook, mie foto che giravano in rete allegramente. E questo è il punto. Ringrazio tutti quelli che mi hanno chiesto l'amicizia, tutti quelli a cui l'ho data e quelli che non ho fatto in tempo a darla visto i problemi di tempo e computer ma per uno come me che ha fatto della riservatezza uno dei cardini del proprio stile di vita, uno che è cresciuto nel mito di detective silenziosi e appartati e di fuorilegge solitari e fuori dal mucchio, uno che è più anarcoindividualista che democratico, l'essere in un social network è un po' una contraddizione e in tutta sincerità personalmente un fastidio perchè è un lavoro di comunicazione&amp;nbsp; che non riesco a svolgere con la dovuta attenzione e tempestività. Aggiungete che oltre ad anarcoindividualista sono anche pigro quindi per il momento non sono pronto a questa experience. Rispetto chi è in Facebook e constato ancora una volta la mia incapacità sociale, conosco i miei peccati e so di essere politicamente scorretto ma mi è sempre piaciuto di più il fuorilegge rispetto allo sceriffo. Ringrazio tutti e mi scuso. Ci vediamo in &lt;b&gt;&lt;i&gt;zambo's place&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4564207386526193934?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4564207386526193934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4564207386526193934&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4564207386526193934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4564207386526193934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/11/anti-social-network.html' title='Anti SOcial Network'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-aHN3JtkoIaE/Tsee2XTdnaI/AAAAAAAAAUU/3lN5Fe1-EqI/s72-c/Schermata+11-2455885+alle+13.13.57.png' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5225365551083219609</id><published>2011-11-14T22:26:00.001+01:00</published><updated>2011-11-14T22:33:10.199+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Daniele Tenca &gt; Live For The Working Class (Route 61)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-KTxWlWB8AjE/TsGI7MIlzaI/AAAAAAAAAUM/B-h1WLaa5Ww/s1600/Tenca+Live.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="288" src="http://3.bp.blogspot.com/-KTxWlWB8AjE/TsGI7MIlzaI/AAAAAAAAAUM/B-h1WLaa5Ww/s320/Tenca+Live.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando meno te lo aspetti, in un momento di crisi del mercato discografico c'è chi azzarda a creare una piccola etichetta discografica. Coraggiosi non c'è che dire, che la fortuna sia dalla loro parte. L'etichetta si chiama &lt;i&gt;&lt;b&gt;Route 61&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; e questo basta per capire che il terreno su cui si muovono è il rock e la musica americana. &lt;i&gt;Americana- Made In Italy&lt;/i&gt; strilla il loro logo e difatti le prime pubblicazioni riguardano italiani e non solo che contaminano la musica americana, in particolare il roots-rock con il folk, il bluegrass e la musica irlandese. Date ad un ascolto a &lt;i&gt;Fathers and Sons&lt;/i&gt; del duo &lt;i&gt;Donald &amp;amp; Jen McNeill &lt;/i&gt;supportati dai bravi connazionali &lt;i&gt;Lowlands&lt;/i&gt;, una delle più originali formazioni italiane nel campo di americana. E poi &lt;i&gt;Among The Stream&lt;/i&gt; dei &lt;i&gt;Mardi Gras&lt;/i&gt; una formazione di musicisti romani con una cantante irlandese che espandono americana nelle terre celtiche e regalano una splendida versione di &lt;i&gt;Land of Hope and Dreams&lt;/i&gt; di Bruce Springsteen. &lt;br /&gt;Lo stesso Springsteen risuona inconfondibile nel nuovo lavoro di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Daniele Tenca&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; altro affiliato Route 61. Si intitolava &lt;i&gt;Blues For The Working Class&lt;/i&gt; il disco debutto di&amp;nbsp; Tenca come solista, un anomalo disco, per il mercato italiano, che parlava di lavoro, fabbriche e classe operaia in un contesto sonoro che non nascondeva i riferimenti a Springsteen e a certo blue collar rock della East Coast americana. Un disco con ottimi testi e buona musica in cui il blues era solo una delle componenti del suono di Tenca. Il disco aveva il nobile intento di sostenere con le vendite l’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi sul Lavoro, problema quanto mai attuale considerato l’increscioso proliferare di incidenti e morti sul lavoro oggi. &lt;br /&gt;Daniele Tenca ha pensato bene di portare quel disco dal vivo e così è nato &lt;i&gt;&lt;b&gt;Live For The Working Class&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, dodici brani, la maggior parte suoi ed un pugno di cover tra cui le springsteeniane &lt;i&gt;Johnny 99, Red Headed Woman&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Factory&lt;/i&gt;, un traditional &lt;i&gt;(John Henry)&lt;/i&gt; ed un blues dell’italoamericano Andy J.Forest, &lt;i&gt;Breach In The Levee&lt;/i&gt;. Con lui c’è una band che suona con l’abilità e la determinazione di una provata rock n’roll band americana, una band solida e ben amalgamata che conta sull’ottimo lavoro di chitarre di Leo Ghiringhelli e Heggy Vezzano, sulla sezione ritmica di Pablo Leoni e Luca Tonani e sullo splendido apporto dell’Hammond di Cristiano Arcioni. Da parte sua Tenca ci mette la voce, la chitarra e l’acustica nello stile di quei songwriter che alternano rabbia e poesia in canzoni il cui cuore batte dall’altra parte della strada, dalla parte di chi lotta e di chi spera in un domani migliore. E’ il rock della classe operaia che qui si materializza in titoli come &lt;i&gt;Cold Comfort, Flowers at The Gates, The Mills Are Closing Down, He’s Working, My Work No Longer Fits For You&lt;/i&gt; che evocano i paesaggi di &lt;i&gt;Youngstown&lt;/i&gt; ed hanno come focus la deindustrializzazione, la perdita del lavoro e della dignità. la disoccupazione, le ingiustizie sociali e l’ impoverimento di massa. Il tema è quanto mai all’ordine del giorno e Tenca pur ergendosi come un moderno ed elettrico John Henry, non ricorre ai sermoni, agli slogan e alle facili conclusioni ma usa per il suo elettro-sindacalismo il rock n’roll sporcandolo di blues e di ballate di ruggine e polvere. Il sound è quello che potete trovare in un disco di Bruce,&amp;nbsp; di Mellencamp,&amp;nbsp; di Willie Nile&amp;nbsp; di Joe Grushecky per cui siete avvisati. Non è la prima volta che in Italia sentiamo roba simile, furono i &lt;i&gt;Rocking Chairs&lt;/i&gt; ad inaugurare una stirpe ancora seguita e applaudita oggi, Tenca è uno degli ultimi iscritti a questa lista ma proprio per questo ha metabolizzato le esperienze passate in un rock che non delude, per onestà ed efficacia. Il disco è stato registrato nel dicembre del 2010 al Amigdala Theatre di Trezzo D’Adda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5225365551083219609?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5225365551083219609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5225365551083219609&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5225365551083219609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5225365551083219609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/11/daniele-tenca-live-for-working-class.html' title='Daniele Tenca &gt; Live For The Working Class (Route 61)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-KTxWlWB8AjE/TsGI7MIlzaI/AAAAAAAAAUM/B-h1WLaa5Ww/s72-c/Tenca+Live.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6595475554540292900</id><published>2011-11-03T08:50:00.000+01:00</published><updated>2011-11-03T08:50:13.637+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rolling Stones'/><title type='text'>Some Girls</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-oAVU11yLLoQ/TrJFa4gmdnI/AAAAAAAAAUE/qaRFqOdQeKI/s1600/Some+Girls.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-oAVU11yLLoQ/TrJFa4gmdnI/AAAAAAAAAUE/qaRFqOdQeKI/s320/Some+Girls.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il 21 novembre la Universal pubblicherà la ristampa deluxe di &lt;i&gt;&lt;b&gt;Some Girls&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; il più venduto disco dei &lt;i&gt;&lt;b&gt;Rolling Stones&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; datato 1978. Se le ristampe di lusso di &lt;i&gt;Exile On Main Street&lt;/i&gt; hanno dovuto aspettare 38 anni, per &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt; il tempo si è ridotto a 33. Sono state pubblicate a poco più di un anno di distanza l’una dall’altra ma per &lt;i&gt;Exile&lt;/i&gt; la presentazione era in pompa magna mentre per &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt; si è scelto una operazione più sbrigativa. Pubblicate una di seguito all’altra senza tenere conto della reale cronologia discografica (ci sono altri tre album tra loro) i due dischi costituiscono un continuum di qualità all’insegna del miglior rock n’roll targato Stones. &lt;br /&gt;In mezzo ai due dischi menzionati ci sono altri album e canzoni altrettanto famose &lt;i&gt;(Angie, Star Star, It’s Only Rock n’ Roll, If You Can’t Rock Me, Fingerprint File)&lt;/i&gt; che sono state per lungo tempo nelle scalette dei concerti e &lt;i&gt;Black and Blue&lt;/i&gt; nel 1976 dimostrava che gli Stones stavano già mangiando i frutti “esotici” del reggae e dei ritmi centroamericani ancora prima che Londra li importasse e Bob Marley diventasse una star ma raccontare col senno di poi i Rolling Stones al meglio della loro discografia significa saltare da &lt;i&gt;Exile&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt; by passando i tre dischi di mezzo. &lt;br /&gt;Continuare ad essere la più grande rock n’ roll band del pianeta con due dischi ed una dipendenza da eroina (Keith Richards) da gestire mentre il resto (progressive, art-rock, glam e punk) nasceva, diventava famoso, faceva tendenza e moda, riempiva i giornali, vendeva milioni di dischi e poi sfioriva. Altro che le abilità bancarie del principe Rupert Loewenstein il loro manager finaziario, ci vuole un solido patto col diavolo da intimidire lo stesso Robert Johnson e soprattutto una fortuna sfacciata per continuare a rimanere al top come hanno fatto i Rolling Stones in quegli anni. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt; viene offerto (si fa per dire) in più formati, c’è la solita Super DeLuxe Edition per patiti con 2 CD, vinile, DVD di 30 minuti, singolo &lt;i&gt;(Beast Of Burden/When The Whip Comes Down)&lt;/i&gt; e libro di Anthony DeCurtis e c’è la normale versione a due CD per i comuni mortali. Il primo CD prevede la versione rimasterizzata dell’originale &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt;, un disco che ancora oggi brilla per freschezza ed energia, un ritorno ai canoni del loro rock n’roll tinto di blues e ballate dopo un periodo di appannamento con in più una sferzata di rabbia punk &lt;i&gt;(Lies, Respactable, When The Whip Comes Down)&lt;/i&gt; e di malizia disco &lt;i&gt;(Miss You)&lt;/i&gt; tanto per dimostrare che potevano cavalcare indifferentemente le due mode del momento con la maestria dei primi della classe.&lt;br /&gt;Il secondo CD che è la vera novità dell’operazione suona finalmente come un disco vero e proprio, quasi fosse un nuovo album e non la solita raccolta di out-takes, come era successp per &lt;i&gt;Exile On Main Street&lt;/i&gt;. Qui c’è una logica ed un senso diverso, c’è una sequenza equilibrata di rock n’roll, blues e ballate e perfino il consueto pezzo cantato da Keith Richards che compongono la dinamica di un vero e proprio album. Il materiale è eccellente, i brani (ad eccezione della conclusiva take di Petrol Blues ) finiti e rifiniti, la qualità audio sorprendente tanto da far sorgere il dubbio che sia stato fatto un recente restyling . In definitiva non ci sono delle canzoni “perse e ritrovate” e qualche prototipo rammendato al meglio, no, qui c’è un altro album degli Stones, un prequel o un sequel di &lt;i&gt;Some Girls&lt;/i&gt;, che se fosse uscito al tempo avrebbe costituito il collante ideale con Tattoo You, alla faccia di Emotional Rescue.&lt;br /&gt;Il disco nuovo si apre con &lt;i&gt;Claudine&lt;/i&gt;, brano che è circolato nei bootleg, registrato nel marzo del 1978 negli studi Pathè-Marconi di Parigi. Trattasi di uno scorrevole rock n’roll con un ritmo vagamente honky-tonk dove Jagger canta senza urlare e le chitarre fanno il resto. Trae spunto dalla storia di Claudine Longet una cantante francese che sposò Andy Williams nel 1961. Divorziarono nel 1975. Un anno dopo avrebbe ucciso il suo amante ad Aspen in Colorado. Il suo avvocato, con cui si sposò nel 1986, la difese con successo e fu condannata solo per omicidio colposo. La canzone scritta da Richards su di lei fu considerata troppo esplicita al tempo per essere pubblicata. &lt;br /&gt;La seguente &lt;i&gt;So Young&lt;/i&gt; è blues/rock alla maniera delle cover che gli Stones facevano nei loro primi album. Il pianoforte (Ian Stewart ?) fa il boogie-woogie e Jagger canta da manuale ripetendo all’ossessione so young come se fosse lui il/la giovane in questione. Chitarre in spolvero e Stones come li amiamo. Non è l’unico blues del disco: &lt;i&gt;When You’re Gone&lt;/i&gt; sembra I’m a King Bee di Slim Harpo con tanto di armonica al seguito, &lt;i&gt;Keep Up Blues&lt;/i&gt; è nera come la pece, entra subito in circolo, magistrale nella sua semplicità eppure ancora moderna pur pervasa dallo spirito antico e affascinante del blues. &lt;i&gt;Petrol Blues&lt;/i&gt; è solo una take di un minuto e mezzo, chiude il disco ed è mozzata come se qualcuno avesse improvvisamente spento il Revox. E’ un demo e si sente. &lt;br /&gt;Della serie it’s only rock n’roll fanno parte &lt;i&gt;Tallahassee Lassie&lt;/i&gt; titolo di un brano di Freddie Cannon del 1959 che occhieggia spudorato a Chuck Berry e le parole dolci di &lt;i&gt;I Love You Too Much&lt;/i&gt;, suono pulito, riff di marca e batteria secca come un Martini dry. E’ routine ma di classe. Del tutto diverso &lt;i&gt;Don’t Be A Stranger,&lt;/i&gt; un mezzo-tempo col basso in evidenza, la batteria che è un fuscello, la chitarra acustica e le marimba. E’ sinuosa, calda ed emana mexican flavour, più che gli Stones sembra roba da Willy DeVille periodo latino.&lt;br /&gt;Le ballate sono una parte sostanziosa del disco con lo spirito di Gram Parsons che aleggia sopra. &lt;i&gt;Do You Think I Really Care&lt;/i&gt; cita senza mezze misure Gram Parsons e i Flying Burrito Bros mettendo in viaggio gli Stones su una freeway americana. Viene in mente Dead Flowers e le atmosfere on the road di Sticky Fingers, Jagger è superbo. Sempre lui canta in &lt;i&gt;No Spare Parts&lt;/i&gt;, ritmo lento, cuore spezzato, miele e polvere, un country-western che fa eco alla Following The River delle out-takes di Exile. &lt;br /&gt;In &lt;i&gt;You Win Again&lt;/i&gt; si aggiungono anche i violini e l’aria diventa inconfondibilmente nashvilliana. Sembra Far Away Eyes ma invece è una cover di una nota canzone di Hank Williams. La faceva Keith Richards nel disco tributo Timeless (2001), qui la canta Jagger mentre Richards fa sua &lt;i&gt;We Had It All&lt;/i&gt; pallida e lenta ballata che mischia malinconia, dolcezza, armonica e lap-steel in giusta dose. &lt;br /&gt;Dodici tracce di tre/ quattro minuti ciascuna per un totale di 42 minuti di musica eccellente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DVD&lt;br /&gt;Contemporaneamente alla ristampa di Some Girls vengono messi sul mercato il DVD + CD di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Some Girls-Live in Texas 1978&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; cronaca del concerto che i Rolling Stones tennero il 18 luglio del 1978 al Will Rogers Auditorium di Forth Worth. Fa parte del tour americano che seguì la pubblicazione dell’album, venticinque concerti in 24 città nel giro di un mese e mezzo che “insanguinarono” gli Stati Uniti toccando la East Coast, il sud, il Colorado, l’ Arizona e la California. Un tour breve ed intenso, l’ultimo degli anni settanta, sarebbero difatti ritornati on the road solo nel 1981 dopo l’uscita di &lt;i&gt;Tattoo You&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Sul palco i cinque (ma ci sono anche Ian McLagan e Ian Stewart) si presentano in modo diverso da come li avevano consacrati i leggendari tour della prima metà degli anni settanta. L’innesto di Ron Wood al posto di Mick Taylor ed il ritorno ad un “basico” rock n’roll priva lo show dei brani lunghi e rocamboleschi che erano stati l’ ossatura del &lt;i&gt;Tour of The Americas&lt;/i&gt; del ’75 e dell’ &lt;i&gt;American Tour&lt;/i&gt; del ’72. Basta con Street Fightin’ Man, Midnight Rambler, You Can’t Always Get What You Want, Gimme Shelter, Sympathy For The Devil , ridotto lo spettacolo scenografico e le divagazioni chitarristiche alla Taylor, adesso è it’s only rock n’roll, secco, adrenalinico, viscerale. I brani di Some Girls dettano i tempi dello show, Wood è un chitarrista fulmineo che trae dalla sua slide l’essenza del Delta blues, gli assoli sono veloci e concisi, il feeling tra Wood e Jagger è al massimo e quest’ultimo cavalca la moda punk vestendosi con pantaloni neri di pelle, sneakers e t-shirt con la scritta destroy. I Sex Pistols sono dietro l’angolo ma gli Stones suonano per davvero. Richards si è appena disintossicato e non ha pause, Ian McLagan è meno ridondante di Billy Preston con le tastiere, Charlie Watts e Bill Wyman non fanno una piega, sono l’ impassibile sezione ritmica di un set al fulmicotone. Il DVD è una chicca e testimonia degnamente i lavori in corso, dirige Phil Davey, ottime immagini (fate conto che la tecnologia è quella del 1978) e soprattutto una qualità audio eccellente, meglio di Ladies and Gentlemen , il video che li ritraeva nel ’72 sempre a Forth Worth. &lt;br /&gt;Se &lt;i&gt;Ladies and Gentlemen&lt;/i&gt; rimane la bibbia incontrastata degli Stones più selvaggi e pericolosi, &lt;i&gt;Some Girls-Live In Texas 1978&lt;/i&gt; offre una band che si riprende il suo passato, quel sound agro, schietto ed immediato dei concerti degli anni sessanta, un rock/R&amp;amp;B che recupera in urgenza e asciuttezza attraverso uno sferragliare chitarristico spurgato di lentezze, virtuosismi, compiacimento. Scrive Chris Welch sul Melody Maker &lt;i&gt;“Jagger ha dato tutto, dal sesso alla violenza, nello spettacolo migliore degli Stones che possa ricordare dal festival jazz di Richmond nel 1963. La sezione ritmica è nettamente migliorata e modernizzata”&lt;/i&gt;. Gli fa eco Billboard &lt;i&gt;“né sprazzi né espedienti, solo rock n’roll”&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;E cosi è. &lt;i&gt;Live In Texas 1978&lt;/i&gt; è la splendida e unica testimonianza di quei giorni e di quel tour, l’ultimo degli Stones con una parvenza di non studiata spontaneità. Mick non si è ancora convertito allo jogging e si limita ad essere la più eccitante singing bitch che i palchi rock abbiano mai ospitato, è volgare e sexy, si tocca il pacco, si tocca il culo, tarantola come Johnny Rotten, finisce lo show a torso nudo come Iggy Pop. Richards riappare da un altro mondo, l’assolo di Telecaster in Star Star è il surrogato della sua arte con la chitarra, Ron Wood giostra Gibson e chitarre metalliche con la spavalderia di un Faces e il rigore di un bluesman. &lt;br /&gt;Le canzoni sono un concentrato di rock n’roll, R&amp;amp;B, glam e blues. &lt;i&gt;Miss You&lt;/i&gt; dimentica di essere nata in discoteca e con tre chitarre in action (c’è anche quella di Jagger) diventa garagista, &lt;i&gt;Just My Immagination&lt;/i&gt; è come ti trasformo il Detroit Sound in un terribile puzzo di funky, &lt;i&gt;Shattered&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Respectable&lt;/i&gt; sono punk rock di classe sopraffina, &lt;i&gt;Happy&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Sweet Little Sixteen&lt;/i&gt; omaggiano Chuck Berry, &lt;i&gt;Honky Tonk Woman&lt;/i&gt; è da brividi, così come&lt;i&gt; Love In Vain &lt;/i&gt;dove Jagger regala una memorabile interpretazione di blues, &lt;i&gt;When The Whip Comes Down&lt;/i&gt; è la frusta dello show. Il concerto si apre con &lt;i&gt;All Down The Line&lt;/i&gt; e si chiude con &lt;i&gt;Brown Sugar&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Jumpin’ Jack Flash&lt;/i&gt;, in mezzo solo due ballate, la incommensurabile &lt;i&gt;Beast Of Burden&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Far Away Eyes&lt;/i&gt; con Jagger al piano e Wood alla lap steel. Diciassette brani, 90 minuti di puro rock n’roll, godimento assicurato. I Rolling Stones come non li avete mai più visti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; NOVEMBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6595475554540292900?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6595475554540292900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6595475554540292900&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6595475554540292900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6595475554540292900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/11/some-girls.html' title='Some Girls'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-oAVU11yLLoQ/TrJFa4gmdnI/AAAAAAAAAUE/qaRFqOdQeKI/s72-c/Some+Girls.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5875200940646905292</id><published>2011-10-21T17:50:00.002+02:00</published><updated>2011-10-21T17:50:25.816+02:00</updated><title type='text'>Johnny Winter &gt; Roots (Megaforce)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-gP1Fvn1sJh4/TqGUtvMpL8I/AAAAAAAAAT8/sqmhHEy_B_I/s1600/Roots.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="317" src="http://4.bp.blogspot.com/-gP1Fvn1sJh4/TqGUtvMpL8I/AAAAAAAAAT8/sqmhHEy_B_I/s320/Roots.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Malconcio e stanco ma ancora vivo, nel segno del blues. Johnny Winter non si arrende e dà alle stampe uno dei suoi dischi migliori da diversi anni a questa parte. Si intitola &lt;b&gt;&lt;i&gt;Roots&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; il suo nuovo disco ed il titolo spiega bene il contenuto: undici titoli che da soli possono fare la storia del blues. Sono le radici del genere e anche quelle di Winter. C’è l’amato Muddy Waters di &lt;i&gt;Got My Mojo Workin’&lt;/i&gt;, il Jimmy Reed di &lt;i&gt;Bright Lights&lt;/i&gt;, Big City, Robert Johnson di &lt;i&gt;Dust My Broom&lt;/i&gt;,&amp;nbsp; T-Bone Walker di &lt;i&gt;T-Bone Shuffle&lt;/i&gt;, l’Elmore James di &lt;i&gt;Done Somebody Wrong&lt;/i&gt;,&amp;nbsp; il classico &lt;i&gt;Honky Tonk&lt;/i&gt; di Bill Doggett ed uno dei primi successi di Bobby Blue Bland, &lt;i&gt;Further On Up The Road&lt;/i&gt; tante volte ripreso da Clapton e poi oltre al blues c’è il rock n’roll di Chuck Berry &lt;i&gt;(Maybellene)&lt;/i&gt; e Larry Williams &lt;i&gt;(Short Fat Fannie)&lt;/i&gt; e il R&amp;amp;B dei Mar-Keys &lt;i&gt;Last Night&lt;/i&gt;, lo strumentale usato nella celebre sequenza del film&amp;nbsp; Blues Brothers allorchè Jake and Elwood si sfilano di nascosto dal teatro lasciando il pubblico osannante e la polizia di stucco. &lt;br /&gt;Non sono la novità e il sottobosco del blues a contraddistinguere l’ultima fatica di Johnny Winter ma solide versioni cantate con voce ancora fresca e suonate come Dio comanda, con l’albino impegnato a fare il guitar slinger coadiuvato da una buona sezione ritmica, il basso di Scott Spray e la batteria di Vito Liuzzi e dal chitarrista Paul Nelson&amp;nbsp; e da invitati speciali presenti, a rotazione, in ogni brano. Nessuno di loro canta ma ci mettono strumenti, feeling e personalità. Il risultato è un disco di blues coi fiocchi con qualche brano memorabile e niente routine. Sugli scudi la conclusiva &lt;i&gt;Come Back Baby&lt;/i&gt; pescata da repertorio di Ray Charles, Winter canta da manuale ricreando il mood del grande artista scomparso aiutato dal trombettista Don Harris e dalla&amp;nbsp; magistrale abbinata organo/pianoforte di John Medeski e Mike Dimeo.&lt;br /&gt;Il disco è tutto tranne nostalgia, T-Bone Shuffle vede in pista Sonny Landreth&amp;nbsp; col suo inconfondibile e veloce mud-slidin’, come inconfondibile è il tocco di Warren Haynes che in Done Somebody Wrong sembra proprio imitare Duane Allman mentre il compagno di banda Derek Trucks lascia l’ impronta con una infuocata slide in &lt;i&gt;Dust My Broom&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;C’è l’armonica di John Popper in &lt;i&gt;Last Night&lt;/i&gt; e la chitarra di Vince Gill nell’omaggio a Berry di Maybellene&amp;nbsp; prima dell’entrata in scena dell’unica donna invitata, Susan Tedeschi che con voce e chitarra dà, assieme a Winter, una versione di &lt;i&gt;Bright Lights, Big City&lt;/i&gt; dall’eco soul-blues. Anche il fratello Edgar Winter è della partita, suo è il sassofono di &lt;i&gt;Honky Tonk&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Roots&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; non è certo un disco che porta linfa nuova al blues, d’altra parte il titolo parla chiaro, sono le radici del genere ma suonate con una modernità insospettabile da uno dei maestri del rock/blues americano ancora in grado di dire la sua nonostante acciacchi e menomazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp; OTTOBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5875200940646905292?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5875200940646905292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5875200940646905292&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5875200940646905292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5875200940646905292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/10/johnny-winter-roots-megaforce.html' title='Johnny Winter &gt; Roots (Megaforce)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-gP1Fvn1sJh4/TqGUtvMpL8I/AAAAAAAAAT8/sqmhHEy_B_I/s72-c/Roots.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8473451664167974975</id><published>2011-10-10T12:57:00.002+02:00</published><updated>2011-10-10T13:00:57.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wilco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eric Clapton'/><title type='text'>Clapton, Marsalis e Wilco</title><content type='html'>Due dischi tanto diversi quanto belli, quello di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Wynton Marsalis &amp;amp; Eric Clapton&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e quello di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Wilco&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Me li sono procurati entrambi nello stesso periodo e sono rimasto affascinato da entrambi anche se centrano l’uno con l’altro come cavolo a merenda. Questo potrebbe sfatare l’idea che hanno molti circa i gusti unidirezionali di qualche recensore, me compreso. Non è così, la varietà stuzzica la ricerca del bello, quindi ben vengano due dischi che sono agli antipodi, il primo classico e ancorato alle radici antiche del blues, il secondo oscillante tra sperimentazioni noise, ballate low-country&amp;nbsp; e accattivante retro-pop. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-m8jzf7oU3xQ/TpLQKAQuFYI/AAAAAAAAAT0/tmXUqWR6Qpo/s1600/Marsalis+Clapton.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-m8jzf7oU3xQ/TpLQKAQuFYI/AAAAAAAAAT0/tmXUqWR6Qpo/s320/Marsalis+Clapton.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Wynton Marsalis &amp;amp; Eric Clapton&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp; omaggiano il blues, si intitola difatti &lt;b&gt;&lt;i&gt;Play The Blues&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; il disco con una operazione che Marsalis aveva già effettuato con Willie Nelson ma con tutto il rispetto che nutro per il texano qui siamo su un altro pianeta perché la voce di Nelson sarà unica ed ineguagliabile ma la chitarra di Clapton a me ancora adesso fa venire i brividi e quando insieme ai musicisti della band di&amp;nbsp; Marsalis a cui si è aggiunto il tastierista Chris Stainton, interpreta in un modo che non avevamo mai sentito Layla beh&amp;nbsp; allora si capisce come l’unione tra manolenta e il trombettista&amp;nbsp; sia musica da paradiso. Clapton sembra essere in un momento particolarmente felice della sua vita artistica, lo testimoniano il suo ultimo disco solista (Clapton) e la recente tournee con Steve Winwood. Certo la bravura di Marsalis, trombettista eccelso e gran direttore d’orchestra, conta e come e così la presenza di musicisti che sono un monumento al jazz ma Clapton sembra ogni giorno più coinvolto in questo ritorno al passato, al vintage blues, al jazz di New Orleans, a Louis Armostrong, a W.C Handy, l’autore di Memphis Blues e St. Louis Blues uno dei primi e più grandi autori di blues prebellico. Di W.C Handy qui vengono rilette &lt;i&gt;Joe Turner’s Blues&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Careless Love&lt;/i&gt;, uno standard che Clapton canta in modo divino.&amp;nbsp; Le dieci tracce del disco comprendono&amp;nbsp; poi &lt;i&gt;Forty-Four&lt;/i&gt; di Howlin’ Wolf resa elegante dal suono della band, &lt;i&gt;Ice Cream&lt;/i&gt; che apre il concerto con un ritmo incalzante e l’alternarsi di tutti i&amp;nbsp; musicisti negli assoli ed una serie di titoli presi dai repertori di Bessie Smith, Memphis Minnie e Louis Armstrong. I singoli musicisti , e questo lo si percepisce molto bene vedendo il DVD, sono perfettamente amalgamati ed in sintonia,&amp;nbsp; suonano con un piacere immenso e sono coinvolti in un progetto che appaga prima loro stessi che gli ascoltatori. &lt;br /&gt;Tutti rigorosamente in vestito scuro con giacca e cravatta siedono ai loro posti come una vera big band di jazz creando l’atmosfera della Preservation Hall di New Orleans, magie blues intrise di jazz con Marsalis che svetta con la tromba e la band che arrangia coi fiati i vari brani sullo stile di un funerale della Crescent City.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"New Orleans è il mitico luogo di nascita del jazz, del blues, del gospel, R&amp;amp;B, e rock n’ roll ed è il posto dove&amp;nbsp; trovare una eredità comune. Abbiamo così deciso di usare la strumentazione della Creole Jazz Band di King Oliver&amp;nbsp; più il piano e le chitarre elettriche perché quella band trasformò il mondo della musica con una serie di registrazioni nel 1923". (W.Marsalis)&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è un suono elegante e raffinato come la sala in cui è stato registrato, il Jazz at Lincoln Center di New York nell’aprile di quest’anno ma è anche un suono che coinvolge, affascina, riempie di benessere. Un disco di grande gusto, con momenti eccelsi, come la già citata &lt;i&gt;Layla&lt;/i&gt;, come &lt;i&gt;Joliet Bound&lt;/i&gt; pregna di umori louisiani, come &lt;i&gt;Just A Closet Walk With Thee&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Corrina, Corrina&lt;/i&gt; dove entra in scena Taj Mahal&amp;nbsp; a chiudere questa delizia di concerto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-g_8dOZv1XQg/TpLQPd2Ju1I/AAAAAAAAAT4/YX9S7hulN8U/s1600/Wilco.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-g_8dOZv1XQg/TpLQPd2Ju1I/AAAAAAAAAT4/YX9S7hulN8U/s320/Wilco.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A tutt’ altre latitudini ci troviamo con &lt;i&gt;&lt;b&gt;The Whole Love&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;Wilco&lt;/i&gt;, il gruppo più interessante uscito negli ultimi ventanni di&amp;nbsp; rock. Con l’inserimento qualche anno fa del chitarrista Nels Cline,&amp;nbsp; Wilco ha assunto una fisionomia più sperimentale tradotta sia in studio che in concerto in una serie di frammentazioni sonore e schegge rumoriste che hanno ampliato l’orizzonte sonico del gruppo portandolo su strade ardite e innovative. Il peso di Cline è comunque bilanciato dal leader Jeff Tweedy il quale continua a dare una salda connotazione melodica alle sue canzoni, sia quando induce in un ripescaggio di certo pop all’inglese del passato sia quando si abbandona a diafane e malinconiche ballate (spesso infarcite di lap steel)&amp;nbsp; che traspongono una idea del country molto diversa dai paesaggi di americana da cui il gruppo è uscito. Il punto climax di questa amalgama è stato &lt;i&gt;Sky Blue Sky&lt;/i&gt; il disco del 2007 che sono in molti a considerare il più riuscito della&amp;nbsp; loro seconda fase artistica ma anche il seguente &lt;i&gt;Wilco (The Album)&lt;/i&gt; non ha tradito le aspettative dei tanti estimatori del gruppo di Chicago. &lt;b&gt;&lt;i&gt;The Whole Love&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp; è leggermente diverso e avvalora l’idea di una band in continua trasformazione mai venuta meno però al proprio stile che mantiene inalterato il connubio tra ricerca e melodia, tra furenti digressioni sonore urbane ed estatiche ballate da solitari spazi d’America di provincia. L’iniziale &lt;i&gt;Art of Almost&lt;/i&gt; potrebbe lasciare di stucco se qualcuno non avesse visto un recente concerto della band ma invece è la logica conseguenza del giocare di Nels Cline con loop e noise, un brano rumorista con una dissonante ascesa finale che sembra gettare il gruppo nelle mani dell’avanguardia o almeno tra i discepoli dei Sonic Youth. Ma non è così perché il resto di &lt;i&gt;The Whole Love&lt;/i&gt; è di tutt’altra pasta anche se l’indole aperta e l’attitudine eclettica portano il gruppo a sperimentare di nuovo, a cercare ulteriori soluzioni&amp;nbsp; non per inseguire chissà quale concetto astratto di avanguardia&amp;nbsp; ma per cercare nuove modalità espressive, nuovi flussi creativi. Rimangono all’interno del loro recinto rock ma non vogliono finire congelati e per questo ogni loro disco è sostanzialmente diverso dall’altro.&amp;nbsp; &lt;i&gt;The Whole Love&lt;/i&gt;&amp;nbsp; che si potrebbe definire, vedendo i disegni di copertina, dadaista,&amp;nbsp; un insieme di trovate melodiche e strumentali ricucite con una personalità eccentrica e fuori del comune, un disco che guarda alla modernità senza sbarazzarsi del passato. Ci sono forse più canzoni pop rispetto agli ultimi dischi, probabilmente perché lo stato mentale di Tweedy gli concede oggi un ottimismo ed una “solarità” che raramente abbiamo riscontrato ma poi più che un presunto pop ciò che magnifica questo disco sono una serie di ballate da pelle d’oca, in particolare &lt;i&gt;Black Moon&lt;/i&gt; e la lunghissima e conclusiva &lt;i&gt;One Sunday Morning&lt;/i&gt; che dicono di un gruppo che pur rimanendo i piedi per terra non ha perso l’abitudine per un rock sognante e visionario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; OTTOBRE 2011&amp;nbsp; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8473451664167974975?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8473451664167974975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8473451664167974975&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8473451664167974975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8473451664167974975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/10/clapton-marsalis-e-wilco.html' title='Clapton, Marsalis e Wilco'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-m8jzf7oU3xQ/TpLQKAQuFYI/AAAAAAAAAT0/tmXUqWR6Qpo/s72-c/Marsalis+Clapton.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-458422073983485987</id><published>2011-09-27T12:03:00.000+02:00</published><updated>2011-09-27T12:03:12.466+02:00</updated><title type='text'>Israel Nash Gripka &gt; 2011 Barn Doors Spring Tour, Live In Holland</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xrc3q41NLcI/ToGfPFe0JJI/AAAAAAAAATw/qUQ2Jfx7imI/s1600/Holland.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-xrc3q41NLcI/ToGfPFe0JJI/AAAAAAAAATw/qUQ2Jfx7imI/s400/Holland.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nel giro di qualche anno è passato da benemerito sconosciuto a fulgida promessa della canzone d’autore rock. Figlio di un pastore battista, Israel Nash Gripka è prima emigrato dalle scure Ozark Mountains alle luci di New York dove ha debuttato discograficamente nel 2009 con l’album &lt;b&gt;New York Town&lt;/b&gt; disco acerbo ma contenente un paio di ballate da brivido come &lt;i&gt;Evening&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Pray For Rain&lt;/i&gt;.&amp;nbsp; E’ stata però la disastrata vecchia Europa ad adottarlo pubblicandogli grazie alla piccola ed indipendente Continental olandese i suoi tre dischi tra cui questo &lt;b&gt;&lt;i&gt;2011 Barn Doors Spring Tour, Live In Holland&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;Israel Nash Gripka è un talento di razza ed il suo stile non si discosta molto da quello dei vecchi rocker della lost generation (Murphy, Nile, Forbert...) ovvero una solida base folk necessaria per scrivere ballate convincenti e romantiche che arrivano dirette al cuore ed una voce che mischia disperazione, rabbia e voglia di riscatto. La tonalità della sua voce non passa inosservata, se poi ci aggiungete la caparbietà di chi, giovane, se ne infischia dei rumori di moda e di cosa piace ai propri coetanei ma segue solo il proprio istinto e le proprie passioni beh allora avrete uno di quegli storyteller elettrici capaci di farvi perdere la testa per un po’ di tempo. &lt;br /&gt;Israel Nasha Gripka esce dal nulla della profonda provincia americana con un pugno di sogni fatti della stessa pasta di cui erano fatte le canzoni che insonorizzavano una New York di serenate al neon e di vagabondi stregati dalla luna. Non è però né un clone né un passatista Gripka,&amp;nbsp; già nella sua opera d’esordio metteva in mostra canzoni di una freschezza straordinaria, roba da far roteare le emozioni come quando la prima volta ascoltai Heartbreaker di Ryan Adams.&amp;nbsp; Adesso dopo l’esordio di &lt;i&gt;New York Town&lt;/i&gt; arriva &lt;i&gt;Live In Holland&lt;/i&gt; trasposizione dal vivo del secondo disco &lt;i&gt;Barn Doors and Concrete Floors&lt;/i&gt;’, estratto di un suo concerto olandese e consacrazione di un talento non comune, uno show schietto, sanguigno, teso&amp;nbsp; che conferma la regola principe del rock n’roll ovvero se hai una canzone che funziona e l’attitudine giusta tutto il resto sono panzane. Qui c’è quello che serve per amare un disco “minore” di rock n’roll&amp;nbsp; ovvero brani nervosi e tirati, ballate romantiche, chitarre acustiche e rasoiate elettriche, una voce che si distingue ed una sezione ritmica cattiva. Basta ascoltare l’iniziale &lt;i&gt;Fool’s Gold&lt;/i&gt;, un titolo che mi rimanda nostalgicamente al Graham Parker di Heat Treatment&amp;nbsp; per capire che &lt;i&gt;2011 Barn Doors Spring Tour, Live In Holland&lt;/i&gt; è un disco che rimarrà a lungo nel lettore e si finirà per cantarlo in macchina a squarciagola, soli o in compagnia. Le emozioni si agitano immediatamente, il battito cardiaco accelera,&amp;nbsp; l’armonica è quella di Dylan, la voce è arrabbiata e solenne, il suono è il prodotto di quarantanni di ballata elettrica urbana, dietro la chitarra acustica c’è l’assolo di chitarra tanto grezzo quanto necessario perché prove it all night&amp;nbsp; non è solo il titolo di una canzone ma una scuola di pensiero. &lt;i&gt;Antebellum&lt;/i&gt; è younghiana più di Young ma la voce è catrame che ti si appiccica addosso e le chitarre elettriche suonano come i Green On Red nei loro giorni di gloria. &lt;i&gt;Four Winds&lt;/i&gt; ha il refrain per diventare un cult,&amp;nbsp; &lt;i&gt;Sunset, Regret&lt;/i&gt;&amp;nbsp; occhieggia a Steve Earle ma ha la leggerezza della gioventù, &lt;i&gt;Evening&lt;/i&gt; è un canto folkie che si apre come fosse farina dei Mumford and Sons ma poi soggiace ai colpi di una band cresciuta nell’heartland del rock n’roll,&amp;nbsp; &lt;i&gt;Pray For Rain&lt;/i&gt; è un incanto.&amp;nbsp; L’ossatura dello show è&amp;nbsp; costituito dai brani di Barn Doors and Concrete Floors,&amp;nbsp; da lì arrivano la stoniana &lt;i&gt;Louisiana&lt;/i&gt;&amp;nbsp; e la nostalgia anni ’70 di &lt;i&gt;Baltimore&lt;/i&gt;&amp;nbsp; dove Israel Nash Gripka e i suoi punksters ovvero&amp;nbsp; il chitarrista Joey McClellan, il bassista Aaron McClellan, il batterista Josh Fleishman,&amp;nbsp; Eric Swanson(mandolino)&amp;nbsp; e l’altro chitarrista Chris Holston preparano il vibrante finale ovvero una acida e sferzante resa di &lt;i&gt;Revolution Blues&lt;/i&gt; di Neil Young, il grande vecchio che aleggia dietro ai suoni di questo giovane ribelle urbano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; SETTEMBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-458422073983485987?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/458422073983485987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=458422073983485987&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/458422073983485987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/458422073983485987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/09/israel-nash-gripka-2011-barn-doors.html' title='Israel Nash Gripka &gt; 2011 Barn Doors Spring Tour, Live In Holland'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-xrc3q41NLcI/ToGfPFe0JJI/AAAAAAAAATw/qUQ2Jfx7imI/s72-c/Holland.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-1546074653159678686</id><published>2011-09-18T18:48:00.002+02:00</published><updated>2011-09-18T18:48:32.310+02:00</updated><title type='text'>Come il Rock ci ha salvato la vita</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-iLaut1Ih_A4/TnYgzJgljWI/AAAAAAAAATs/gvzXMVL_I8Y/s1600/rock.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-iLaut1Ih_A4/TnYgzJgljWI/AAAAAAAAATs/gvzXMVL_I8Y/s400/rock.jpeg" width="282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ippogriforivista.it/pubblicazioni/biblioteca/biblioteca-04-come-il-rock-ci-ha-salvato-la-vita"&gt;&lt;i&gt;Come il rock ci ha salvato la vita&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; è un libro che si legge come un long playing, c’è il lato A ed il lato B e raccoglie una serie di scritti di autori diversi aventi come comune denominatore il grande potere consolatorio ed emotivo della musica, in particolare del rock. E’ stato ideato e curato da &lt;b&gt;Fabio Fedrigo&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Roberto Muzzin&lt;/b&gt; per la piccola e coraggiosa editrice L’Ippogrifo di Pordenone e conta sui contributi offerti dai più disparati autori:&amp;nbsp; giornalisti, musicisti, cantanti, bluesmen, cantastorie, social rocker, ristoratori anarchici, periti metal(rock)meccanici, studentesse, artigiani, storici, psicoanalisti, tutti rigorosamente poco noti ma ricchi di spirito.&lt;br /&gt;Il libro è stato realizzato nel 2010 ma l’idea viene da lontano, dalla metà degli anni ’80 quando in Italia, paese refrattario a simili fenomeni, si cominciò a formarsi un insieme di individui che ben presto diventò un popolo che non era semplicemente fruitore di musica e consumatore di dischi come lo potevano essere collezionisti e puristi maniacali del vinile ma un popolo che si&amp;nbsp; identificava emotivamente nella musica che ascoltava, in particolare il rock n’roll. Non era il gesto ribellistico e spesso ingenuo al conformismo degli anni ’50 consumato con i jeans e il ciuffo di capelli dei rockabilly e nemmeno i capelli lunghi dei beat e i fiori e le collanine degli hippies, identificazione estetica con gli artisti del sex and drugs and rock n’roll degli anni ‘60//70, no, era qualcosa di nuovo e più profondo che avrebbe costituito una piccola e sotterranea rivoluzione culturale tanto che dalla musica si passò a&amp;nbsp; collegamenti con la letteratura e con il cinema, specie quello americano crepuscolare della new-Hollywood&amp;nbsp; che non faceva apologia di american dream ma rovistava nelle pieghe di quel sogno in cerca di eroi che erano losers and loners. Qualcuno non colse, altri capirono benissimo : mai prima o perlomeno non in modo così netto e radicale era stato riconosciuto al rock un esplicito valore culturale tale da poter rispondere, non tanto o solo d’un influenza artistica, bensì di una formazione soggettiva. I testi delle canzoni avevano la loro importanza, come fossero messaggi di filosofia del vivere o poesie ma non era questo il nodo perché si potevano anche non capire le parole e come scrisse Wim Wenders &lt;i&gt;“ascoltare per anni i Rolling Stones senza sapere di cosa parlassero. La loro forza evocativa era insuperabile.”&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;Si cominciò a usare il NOI, una moltitudine di individui si riconosceva in una comunità in cui i sogni facevano da legame, contava l’emozione che si provava per un disco, un concerto, un film, ritmo e letteratura divennero nutrimento per corpo e mente. Si formava un modo di vedere il mondo, veniva a crearsi una idea della vita in cui il rock n’roll era un modo di vivere la vita, di avvicinarsi alle cose, dare un senso al diventare adulti, crearsi una realtà parallela non artificiale, salvarsi la vita con la mente e perché no, quando le corde della Fender tremavano di eccitazione, anche coi sensi. Corpo e mente, niente di meglio e di più definitivo. Il paradiso qui in terra, adesso, con una band che suona rock n’roll, un songwriter che sussurra amore e dolcezza ed un ragazzo della porta accanto che urla no surrender. &lt;br /&gt;Molti artisti vennero presi ad identificazione di questa nuova emotività collettiva, l’ascesa di Springsteen coi suoi dischi, le sue canzoni e i suoi concerti fu il simbolo, per qualche tempo, di questo rinascimento e ci furono giornali, in particolare il &lt;i&gt;Mucchio Selvaggio&lt;/i&gt; e poi qualche tempo dopo il &lt;i&gt;Buscadero&lt;/i&gt;, che fecero da catalizzatore di questo nuovo soggetto culturale con articoli appassionati nel quale chi scriveva si sentiva appartenere a questo popolo e si identificava, qualche volta a scapito della obiettività di giudizio, nelle parole e nei suoni della musica per cui scriveva. Era la consapevolezza che il rock poteva salvarci, rendere sopportabile il quotidiano e la realtà, legittimare i sogni e portare luce nella nostra esistenza. Non era fede, ma quella laica spiritualità del vivere che nel bene e nel male, nelle sconfitte (tante) e nelle vittoria (poche) ci ha mantenuto giovani dentro.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Come il Rock ci ha salvato la vita&lt;/i&gt; lo potete richiedere alla Libreria al Segno Editrice (tel.0434 520506) ed è stato presentato in via “ufficiale” il giorno 15 settembre al Festival Pordenonelegge. Erano circa duecento le persone accorse alla vivace ed informale presentazione/dibattito che ha visto coinvolti giovani (tanti) e meno giovani in un dibattito sul rock, i sogni&amp;nbsp; e le emozioni che ha spaziato dagli albori del beat ai giorni nostri. In veste di moderatori ( e di veterani di quel popolo del rock) erano presenti il fondatore del Mucchio Selvaggio &lt;i&gt;Max Stefani&lt;/i&gt;, il giornalista del Gazzettino Veneto e musicista &lt;i&gt;Gio Alajmo&lt;/i&gt;, il sottoscritto e naturalmente i due curatori Fabio Fedrigo e Roberto Muzzin, instancabili depositari di una cultura di strada diventata letteratura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-1546074653159678686?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/1546074653159678686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=1546074653159678686&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/1546074653159678686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/1546074653159678686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/09/come-il-rock-ci-ha-salvato-la-vita.html' title='Come il Rock ci ha salvato la vita'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iLaut1Ih_A4/TnYgzJgljWI/AAAAAAAAATs/gvzXMVL_I8Y/s72-c/rock.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8449004701002043668</id><published>2011-09-14T09:45:00.000+02:00</published><updated>2011-09-14T09:46:11.274+02:00</updated><title type='text'>Counting Crows &gt; August And Everything After Live At Town Hall</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-emA5mLFLgaE/TnBbdBUfy8I/AAAAAAAAATo/bBtVbPyZiVM/s1600/Live+At+Town+Hall.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-emA5mLFLgaE/TnBbdBUfy8I/AAAAAAAAATo/bBtVbPyZiVM/s400/Live+At+Town+Hall.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;E’ sempre più raro imbattersi in un live degno di tale nome forse perchè circolano in rete tanti concerti che gli artisti hanno perso la voglia di fare dei live ufficiali come una volta. Si differenziano i Counting Crows che buttano sul mercato in formato CD, DVD e Blue Rays questo sfavillante &lt;i&gt;&lt;b&gt;Live At Town Hall&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; con cui in tempi recenti hanno omaggiato il loro album d’esordio, quel &lt;i&gt;August and Everything After&lt;/i&gt; che conteneva alcune delle più belle canzoni degli anni novanta, pezzi come &lt;i&gt;Mr. Jones, Omaha&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Rain King&lt;/i&gt;. Il gruppo si è ritrovato a New York e ha eseguito per intero quel disco seguendo quasi pedissequamente la scaletta originale dell’album con la sola eccezione di unire in medley l’iniziale &lt;i&gt;Round Here&lt;/i&gt; con la strepitosa &lt;i&gt;Raining In Baltimore&lt;/i&gt;. Il risultato è un disco a dir poco eccezionale, intenso, lirico, forte, vissuto fino all’ultima nota, poetico, con un Adam Duritz che inizia parlando e finisce travolto dalla musica dei Counting Crows in una delirante versione di &lt;i&gt;A Murder of One&lt;/i&gt; dove la band dimostra contemporaneamente di essere una grande rock n’roll band e di avere qualità per competere coi grandi autori di canzoni della scuola Dylan/Springsteen/Young. Sebbene il loro disco d’esordio, &lt;i&gt;August and Everything After&lt;/i&gt;, vivesse soprattutto per il successo radiofonico di &lt;i&gt;Mr. Jones&lt;/i&gt; &amp;nbsp;questa resa dal vivo conferma la bontà dell’intero album con versioni allungate, rivisitate, jammate, pregne di quel pathos che la voce messianica di Duritz &amp;nbsp;le conferisce. Una delle dimostrazioni più evidenti è la lunga esecuzione di &lt;i&gt;Rain King&lt;/i&gt;&amp;nbsp;otto minuti di ballata rock con echi irlandesi e roots con i versi della canzone originale che si sovrappongono e si fondono ad un certo punto con una personale ripresa di &lt;i&gt;Thunder Road&lt;/i&gt; di Springsteen in quello che è uno dei momenti migliori di simbiosi tra due generazioni di rockers, un momento altamente significativo ed intenso &amp;nbsp;dove è facile farsi trasportare dall’enfasi e rabbrividire per tanta bellezza. Il rock è lungi dal morire perché Adam Duritz e i suoi Crows con questo disco affermano che non ci sono barriere di età e di genere quando le canzoni funzionano, le chitarre mordono, il piano intona la sinfonia, la ritmica pesta duro ed una voce urla rabbia e sussurra dolcezza in quella che è la nostra musica lirica, la nostra boheme, la &amp;nbsp;soundtrack di un sogno iniziato tanto tempo fa. Che siano i Counting Crows a tenere in vita questo sogno non è una novità perché la loro discografia ha messo in evidenza una qualità eccelsa sia nella scrittura delle canzoni sia nel calore e immediatezza delle loro performance (si ascolti l’ottimo &lt;i&gt;New Amsterdam&lt;/i&gt; del 2006) magari non perfette e calibrate ma in grado di trasmettere tutta l’urgenza e la poesia del rock n’ roll. Anche in questo &lt;i&gt;&lt;b&gt;Live At Town Hall&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; la loro macchina non è cromata e lucidata come una fuoriserie da museo ma un mezzo solido, potente, affidabile per far viaggiare a mille canzoni che sono cuore e sensi, sangue e lacrime, estasi e passione, luce e oscurità. Difficile dire cosa sia meglio in questo live, certo è che &lt;i&gt;Sullivan Street&lt;/i&gt; con la lunga introduzione di Adam Duritz sembra quello che faceva Springsteen nel tour del ’78, assolo di chitarra compreso e &lt;i&gt;Anna Begins&lt;/i&gt; è un talking sincopato con il divino mandolino di David Immergluck, uno dei tre chitarristi della band assieme a Dan Vickrey e David Bryson, che rivela di una band a proprio agio anche con liriche tortuose e ritmi frammentati, per non dire di una rockata e allucinata &lt;i&gt;Ghost Train&lt;/i&gt; che mette a riposo anni di REM con Charles Gillingham impazzito all’organo e Duritz che viaggia nel suo delirio &amp;nbsp;vocale e la conclusiva &amp;nbsp;&lt;i&gt;A Murder Of One&lt;/i&gt; nella quale ognuno, Duritz, Crows e pubblico, ha lasciato andare i freni verso quella che è una discesa nella più pura apoteosi del rock n’roll.&lt;br /&gt;Naturalmente ci sono anche &lt;i&gt;Omaha&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Mr. Jones&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8449004701002043668?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8449004701002043668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8449004701002043668&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8449004701002043668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8449004701002043668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/09/counting-crows-august-and-everything.html' title='Counting Crows &gt; August And Everything After Live At Town Hall'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-emA5mLFLgaE/TnBbdBUfy8I/AAAAAAAAATo/bBtVbPyZiVM/s72-c/Live+At+Town+Hall.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4722308655637242921</id><published>2011-08-30T11:22:00.000+02:00</published><updated>2011-08-30T11:22:56.761+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Red Wine Serenaders</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-kRt3x1UtIcE/Tlyr2H--vGI/AAAAAAAAATk/xUeYRhzmQx0/s1600/DOC.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://2.bp.blogspot.com/-kRt3x1UtIcE/Tlyr2H--vGI/AAAAAAAAATk/xUeYRhzmQx0/s400/DOC.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;THE RED WINE SERENADERS &amp;gt; D.O.C&amp;nbsp; (Totally Unnecessary Records)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli americani hanno gli &lt;i&gt;Old Crow Medicine Show&lt;/i&gt;, noi abbiamo i &lt;i&gt;Red Wine Serenaders&lt;/i&gt;. I primi hanno un tiro rock/punk più pronunciato ma i secondi rileggono la tradizione popolare rurale americana degli anni '20 e '30 con un amore ed una vivacità che li rende coinvolgenti e spiritosi anche quando recuperano una bacucca canzone di cowboy. Sono un caso più unico che raro alle nostre latitudini e anche l’ Europa si è accorta di loro perché suonano spesso in Francia ed in paesi limitrofi ed oggi sono la più bella realtà europea in fatto di country-blues, ragtime, hokum e jug-band music. &lt;br /&gt;Il nuovo lavoro non esce come il precedente a firma Veronica and Red Wine Serenaders ma solo col nome della band , a suggello di una maturità in termini di affiatamento e sarabanda collettiva che ormai, dopo quattro anni di lavoro, fonde in modo armonico le personalità, le complicità e i contributi individuali dei quattro musicisti coinvolti.&lt;br /&gt;Musicisti di prima scelta sia nel feeling che nella tecnica, a cominciare dalla spigliata e spiritosa front-woman, la cantante &lt;i&gt;Veronica Sbergia&lt;/i&gt; specializzata in ukulele, kazoo e washborad e poi dalla effervescente contrabbassista jazzy &lt;i&gt;Alessandra Cecala&lt;/i&gt;, anche lei cantante e dai due chitarristi oltre che cantanti, il formidabile &lt;i&gt;Max De Bernardi&lt;/i&gt; un vero maestro delle corde in grado di giostrare con brillantezza mandolino, ukulele, chitarre acustiche e resofoniche e &lt;i&gt;Mauro Ferrarese&lt;/i&gt; un montanaro appassionato di chitarre e banjo che ha l’ardore di traghettare nella old time music dei R.W.S un background di provata fede rock. &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;D.O.C&lt;/b&gt; il nuovo disco dei R.W.S è un cocktail di sonorità e feeling che portano in superficie una America rurale e profonda attraverso un crogiolo di musiche calde, coinvolgenti, evocative, misteriose e arcaiche ma ancora in grado di trasmettere emozioni se rilette ,come fanno i Serenaders, con freschezza, imprevedibilità, rispetto e quello spirito guascone che li rende adatti ad interpretare i tempi moderni. Come per esempio &lt;i&gt;It Calls That Religion&lt;/i&gt; un testo di denuncia degli anni ’30 calato in una tematica oggi più che mai attuale.. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;D.O.C&lt;/b&gt; è un piccolo disco di grande musica che diverte, accultura e racconta un pezzo di storia musicale americana con l’onestà, la bravura e la semplicità degli artigiani e l’allegria dei bevitori di vino. Tredici tracce, ognuna una storia, ognuna un contante diverso, dalla spumeggiante Veronica Sbergia alla maliziosa Alessandra Cecala, dal disincantato Mauro Ferrarese al rigoroso Max De Bernardi. Si comincia con la jug music di &lt;i&gt;On The Road Again&lt;/i&gt; e si prosegue con il divertente swing di &lt;i&gt;Just As Well Let Her Go&lt;/i&gt; e con un classico del blues quale &lt;i&gt;I’d Rather Drink Muddy Water&lt;/i&gt; dove De Bernardi mostra tutto la sua sapienza in fatto di corde acustiche. &lt;i&gt;Out on the Western Plains&lt;/i&gt; è una gustosa ed ironica rivisitazione da parte della Cecala di un brano eseguito da Leadbelly (ma lo faceva anche Rory Gallagher) e di Leadbelly c’è anche &lt;i&gt;Linin’’Track&lt;/i&gt; qui in versione lunare e country-goth degna dei primi 16 Horsepower. Non mancano le ballate come la dolce&lt;i&gt; When It’s Darkness on the Delta&lt;/i&gt; e la notturna &lt;i&gt;Lotus Blossom&lt;/i&gt; mentre l’ukulele impazza nel vecchio traditional &lt;i&gt;You Rascal You&lt;/i&gt; dove sembra di essere davanti ad una vecchia radio degli anni ’30 che trasmette canzoni da qualche WLAC di Nashville o da qualche sperduta stazione degli Appalchi . &lt;br /&gt;In &lt;i&gt;Did You Mean&lt;/i&gt; a firma Casey Bill Weldon c’è tanto sapore di Leon Redbone, &lt;i&gt;In My Girlish Days&lt;/i&gt; c’è tutta Memphis Minnie con una superba interpretazione vocale di Veronica, &lt;i&gt;8, 9 &amp;amp; 10&lt;/i&gt; è string-band music nella sue definizione più pura e &lt;i&gt;Samson &amp;amp; Delilah&lt;/i&gt; è riletta in maniera corale come sarebbe piaciuto alla Seeger Session Band.&lt;br /&gt;Old Time Music for Modern Times a denominazione di origine controllata, invecchiata in barile e pronta da bere. In alto i calici per i Red Wine Serenaders. &lt;br /&gt;Una menzione speciale per il lavoro fotografico di Marcus Tondo che oltre agli scatti si è occupato anche dell’armonica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4722308655637242921?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4722308655637242921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4722308655637242921&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4722308655637242921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4722308655637242921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/08/red-wine-serenaders.html' title='Red Wine Serenaders'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-kRt3x1UtIcE/Tlyr2H--vGI/AAAAAAAAATk/xUeYRhzmQx0/s72-c/DOC.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-9044291858687286092</id><published>2011-08-13T08:16:00.000+02:00</published><updated>2011-08-13T08:16:21.965+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Mangiafuoco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-C7BM-FBaXRw/TkYWmA_tOnI/AAAAAAAAATg/8HuUhthUuZY/s1600/brussa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-C7BM-FBaXRw/TkYWmA_tOnI/AAAAAAAAATg/8HuUhthUuZY/s400/brussa.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non voglio rubare il lavoro ad &lt;i&gt;Armadillo Bar&lt;/i&gt;, università del vino e del savoir vivre ma questa volta parlo di un vino anzi di una piccola cittadina che si chiama &lt;i&gt;Concordia Sagittaria&lt;/i&gt;, antico insediamento romano a pochi kilometri da Portogruaro. Qui ai margini della laguna a nord di Venezia ovvero nella &lt;i&gt;Louisiana d’Italia&lt;/i&gt; pulsa una qualità della vita che per me che vengo dall’intasato nord-ovest è benessere allo stato puro. Innanzitutto le città, Portogruaro in primis ma anche Concordia sono proprio belle, pulite, ben tenute, amministrate bene e tranquille, un mix di storia passata e way of life moderna, retaggio nobile e spirito efficiente che si rispecchia nei suoi abitanti o almeno nella maggior parte di essi, affabili, socievoli, spesso colti ma non spocchiosi, curiosi, goduriosi e perfino laboriosi, cosa che va sottolineata perché certe volte goduria e labor suonano come un ossimoro. Siamo all’estremo est del Veneto ai confini del Friuli ma qui la Lega non è padrona ed il suo credo oscurantista non ha attecchito più di tanto perché qui, come si può vedere la mattina della domenica, la società è divisa in due: chi va in chiesa e chi va all’osteria. È questo il bipolarismo di Concordia, non sorprende quindi che fra quelli che frequentano l’osteria ci siano anche degli eretici che hanno coniugato l’ombra de vin&amp;nbsp; coi suoni del rock n’ roll, veterani inossidabili che ho incontrato nei lontani giorni del &lt;i&gt;Mucchio Selvaggio&lt;/i&gt; ovvero metà anni ’80 e poi sono diventato amico tanto che l’amicizia oltre a durare nel tempio si è allargata a macchia d’olio ed ormai conosco più gente lì che nel luogo dove abito. In questa landa di concordia, di vino e di prelibatezze gastronomiche, in primis le eccelse ed inarrivabili &lt;i&gt;sarde in saor&lt;/i&gt;,&amp;nbsp; ad una cinquantina di km da Udine ovvero dal luogo dove il bulletto dell’Indiana si è rifiutato di suonare perché non consono alle sue esigenze di star (ed erano in tanti ad aspettarlo ora delusi ed indignati)&amp;nbsp; c’è un locale (un pub?, una pizzeria? Un ristornate? Un bar?) dove grazie alla passione di uno che si chiama &lt;i&gt;Walter Fiorin&lt;/i&gt; e ha l’unico difetto di essere juventino il rock ha trovato un posto di ristoro adeguato. Il locale si chiama &lt;b&gt;&lt;i&gt;Sacco&amp;amp;Vanzetti River Cafè&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e basterebbe il nome per capire di cosa si tratta se non ci fossero poi le tovagliette di carta zeppe di aneddoti cinematografici, letterari e musicali ma se ci andate a mangiare e bere capirete cose della vita che prima solo immaginavate e magari vi sentirete raccontare che tra quelle mura di pub un po’ irlandese e un po’ di osteria veneta oltre al soul food da laguna del cuoco Gigi, presidente della confraternita dell’aringa, hanno suonato tra gli altri i &lt;i&gt;Cheap Wine&lt;/i&gt;, gli &lt;i&gt;Wind&lt;/i&gt; in versione acustica, &lt;i&gt;Graziano Romani&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Luigi Majeron, Angelo “Leadbelly” Rossi&lt;/i&gt; e nel futuro approderanno i &lt;i&gt;Red Wine Serenaders&lt;/i&gt; e magari anche &lt;i&gt;Bruce&lt;/i&gt; che nella parete vicino al bancone è immortalato in una foto col paròn Walter. &lt;br /&gt;A Concordia Sagittaria ogni prima settimana di agosto va in onda la festa di &lt;i&gt;S.Stefano&lt;/i&gt;, una di quelle feste che si vedono solo al sud tanta gente c’è e tante luci ci sono ma per fortuna lì il tasso laico ed eno-gastronomico è di gran lunga superiore al delirio religioso delle processioni meridionali. C’è la fiera come si conviene ad una festa di origine contadina coi trattori in esposizione, tante stufe a legna in vendita, le pulitrici per casa e i tagliaerba, il miele e i prodotti naturali, le creme per dimagrire/snellire/ringiovanire/tonificare, proprio come in un medicine show del vecchio west e poi una lunga fila di posti ristoro dove si può mangiare di tutto, dal fritto misto alla trippa, dai bratwurstel della Turingia alla soppressa, dalle costine alla polenta, dalle seppioline al baccalà. Insomma una babele della gola che termina con la consueta sparata di fuochi d’artificio nell’ultima serata di festa, a cui fa seguito una sbronza di massa per quanto riguarda i giovani ed un piccolo privè&amp;nbsp; al lato della piazza dove un tale Loris Mussin presenta il suo vino biodinamico e medicinale per il corpo( a detta dello stesso quando l’influenza invernale assale basta bersene una bottiglia e coricarsi ed il mattino dopo sarà&amp;nbsp; un’altra storia, di assoluto benessere) chiamato &lt;i&gt;Mangiafuoco&lt;/i&gt;. E’ un vino Merlot che Mussin definisce garage wine perché&amp;nbsp; fatto rigorosamente e spartanamente in casa, prodotto in quantità limitata con tutti i crismi della sostenibilità eco-ambientale, non&amp;nbsp; in vendita e bevuto ad agosto alla festa di S.Stefano dopo essere stato in barrique per un anno e aver assorbito i sapori&amp;nbsp; della cantina o meglio del garage. E’ un rosso superbo, rotondo, di profumi ancestrali, profondo e avvolgente, ricorda il &lt;i&gt;Tignanello&lt;/i&gt; ma ha un carattere tipicamente nord-est, sa di bora e di quella terra che lambisce il mare ma si mischia con le acque dolci, gli acquitrini, le paludi salmastre, la campagna e la Brussa. E’ il primo grande rosso blues d’Italia, un vino che si accompagna a carni e pesci grassi come le sarde, l’anguilla, lo sgombro ed esige il sottofondo di un Bob Seger d’annata, preferibilmente Night Moves, di un John Lee Hooker,&amp;nbsp; del John Hiatt di Bring The Family, del Warren Haynes di Man In Motion, del DeVille di Miracle e di Shine di Joni Mitchell. &lt;br /&gt;Gran posto l’Italia, nonostante tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-9044291858687286092?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/9044291858687286092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=9044291858687286092&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/9044291858687286092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/9044291858687286092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/08/mangiafuoco.html' title='Mangiafuoco'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-C7BM-FBaXRw/TkYWmA_tOnI/AAAAAAAAATg/8HuUhthUuZY/s72-c/brussa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-319472028038563075</id><published>2011-08-07T16:25:00.000+02:00</published><updated>2011-08-07T16:25:53.540+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narcao'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>Narcao Blues Festival 2011</title><content type='html'>È il secondo anno consecutivo che vado a Narcao un luogo perso in mezzo al nulla del Sulcis-Iglesiente ovvero estremo sud della Sardegna che da 21 anni organizza il blues festival più a ovest d’Italia. Il luogo sa molto di west americano, montagne, arbusti, eucalipti, fichi d’india, macchie verdi che si mischiano al marrone della terra arsa dal sole, pecore, silenzi e strade vuote che vanno dritte al mare, lontano una trentina di kilometri, passando da villaggi che più che l’Italia ricordano il Messico. E’ un posto suggestivo e ci torno sempre volentieri anche perché gli appassionati volonterosi di Narcao con la loro ciurma di giovani volontari ogni anno mettono in piedi una rassegna che oltre ad essere l’evento dell’anno di quelle terre dimenticate e colpite dalla crisi è anche una festa del blues, della musica, delle sorprese e delle buone vibrazioni. Centra eccome un’organizzazione che pur professionale mantiene i crismi della passione e dell’amatoriale e stabilisce quel rapporto molto understatement che fa sì che una rassegna non sia solo una esibizione di nomi quanto mai importanti ma una occasione di festa. Venite a sentire il calore del blues strillava il manifesto della XXI edizione di Narcao Blues e così è stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-31rTMdp7bh8/Tj6egkQmojI/AAAAAAAAATM/fleo7i81_wI/s1600/danny+bryant.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-31rTMdp7bh8/Tj6egkQmojI/AAAAAAAAATM/fleo7i81_wI/s400/danny+bryant.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il festival è iniziato il 20 luglio con una serata tutta dedicata al british-blues. Sono saliti sul palco &lt;b&gt;&lt;i&gt;Danny Bryant’s Redeyeband&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e i redivivi Dr.Feelgood. Il primo, un chitarrista dal fisico imponente e dallo sguardo dolce, coadiuvato dal padre bassista e dallo zio batterista ha dato vita ad un set rauco, sanguigno e aspro dove è risuonato un blue-collar blues bilanciato tra assoli torcibudella e sofferte ballate che sembrano uscite da una città di minatori inglesi colpita dalla crisi. Blues proletario, intenso e sudato con titoli del suo repertorio, &lt;i&gt;Everytime the devil smiles, Love of Angels, Heartbreaker, Last Goodbye&lt;/i&gt; e applaudite cover come l’immancabile &lt;i&gt;Voodoo Chile&lt;/i&gt; di Hendrix e una bluesata resa di &lt;i&gt;Girl from The North Country&lt;/i&gt; di Dylan. Un set, quello di Danny Bryant che ha convinto per onestà e cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-a9bWe00m_DA/Tj6e1VIwVMI/AAAAAAAAATQ/UIXlq5IV2Zc/s1600/feelgood+3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-a9bWe00m_DA/Tj6e1VIwVMI/AAAAAAAAATQ/UIXlq5IV2Zc/s400/feelgood+3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Di tutt’altro tenore l’esibizione di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dr. Feelgood&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Li credevo dei cadaveri ed invece ho avuto una bella sorpresa. Trainati dal cantante e armonicista Robert Kane, un passato con gli Animals e soprattutto dall’irresistibile chitarrista Steve Walwyn, la vera anima del gruppo, i Dr. Feelgood hanno divertito e catturato il pubblico con un set brillante, veloce, spumeggiante dove si è respirato lo spirito degli esordi, quello spirito che ha reso &lt;i&gt;Stupidity&lt;/i&gt;&amp;nbsp; un piccolo capolavoro del pub-rock. Ritmi serrati e tiro nervoso, fulminei e lancinanti assoli di chitarra, l’armonica che soffia il fuligginoso R&amp;amp;B dei pub inglesi, velocità e sintesi, quello di Dr.Feelgood è stato uno show adrenalinico dove rock n’roll, blues e punk sono stati con la maestria dei pub-rockers di classe. Brani come &lt;i&gt;Hoochie Coochie Man, Milk and Alcohol, Back in The Night, Down by Teh Jetty, Who Do You Love, I Can Tell&lt;/i&gt; hanno mischiato passato e presente con frizzante disincanto e hanno messo in evidenza l’attitudine di chi, cinquantenne, suona come un ventenne. Magnifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-_apUjVMo1h8/Tj6fVTcLKWI/AAAAAAAAATU/EEpj99a9Rm0/s1600/randolph+2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="316" src="http://3.bp.blogspot.com/-_apUjVMo1h8/Tj6fVTcLKWI/AAAAAAAAATU/EEpj99a9Rm0/s400/randolph+2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ma non è stato il loro l’ highlights di Narcao 2011 perchè l’esibizione di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Robert Randolph and The Family Band&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ha scioccato come nessuno osava credere e i clichè del blues sono andati a farsi benedire con una musica che è pura energia jam. Prendete il blues e sparatelo su Marte, mettete Sly Stone a suonare nei Widespread Panic, resuscitate Hendrix e aggiungetelo ai North Mississippi AllStar, centrifugate Led Zeppelin e John Lee Hooker, gospel, funk e rock e lasciate liberi di suonare e improvvisare una band costituita&amp;nbsp; da tre neri, un bassista che è la quintessenza del groove, un batterista che sembra Buddy Miles e Robert Randolph, mago della sacred steel guitar e voce strappata ad una chiesa battista&amp;nbsp; e due bianchi, un chitarrista che ritma come fosse nei Talking Heads ed una corista e tastierista, Alaina Terry, che mette gusto, stacchi e sex appeal e avrete uno show sconvolgente, devastante ed unico. Tutti cantano, i tre neri ad un certo punto si scambiano ruoli e strumenti, Randolph incita il pubblico a salire sul palco e ballare, la musica viene giù come un fiume in piena, travolge, è un trance che porta il pubblico a partecipare al sabba e vivere l’estasi. &lt;br /&gt;Robert Randolph ha cominciato come cantante e musicista nelle funzioni religiose ma nella sua chiesa è entrato il diavolo. Orgiastici e pentecostali, innovativi e ancestrali, torrenziali ed ipnotici, Robert Randolph e famiglia hanno metabolizzato 70 anni di black music secondo una visione nuova e apocalittica, lasciando il pubblico senza fiato dopo una lunghissima Blues Jam dove si è sentito di tutto, compreso &lt;i&gt;Voodoo Chile, You Gotta Move&lt;/i&gt;&amp;nbsp; e &lt;i&gt;Whola Lotta Love&lt;/i&gt;. Il loro ultimo CD &lt;b&gt;&lt;i&gt;We Walk This Road&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è prodotto da T-Bone Burnett ma non centra nulla con il loro live-set perchè alcuni titoli del disco come &lt;i&gt;Traveling Shoes, Walk Don’t Walk, Back To The Wall, Dry Bones&lt;/i&gt; sono presi, dilatatati, centrifugati, stravolti, riempiti di riff, assoli, ritmi in una micidiale jam music che è una delle cose più eccitanti che mi sia capitato di sentire quest’estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-c9P3jwgYIro/Tj6f0cp0h4I/AAAAAAAAATY/wO4UYZ5UPm0/s1600/hammond+2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-c9P3jwgYIro/Tj6f0cp0h4I/AAAAAAAAATY/wO4UYZ5UPm0/s400/hammond+2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Agli antipodi il set di &lt;i&gt;&lt;b&gt;John Hammond Jr.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; la sera seguente. Qui è andato in scena un blues classico, spartano e rigoroso, con Hammond seduto sullo sgabello a deliziarci con le sue chitarre acustiche e National mentre la band, tra cui il fenomenale organista Bruce Katz, uno specialista dell’Hammond&amp;nbsp; sottolineava un sound elegante e asciutto che abbracciava Muddy Waters e Bo Diddley, Junior Wells e Walter Jacobs.&amp;nbsp; Blues, country e urban-blues e quando Hammond soffiava stridulo nell’armonica come il Dylan degli esordi un inconfondibile sentore di antico folk-blues newyorchese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bzdrIDjFaDg/Tj6gHn6EqmI/AAAAAAAAATc/La8Cao_f5WY/s1600/serenaders+1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-bzdrIDjFaDg/Tj6gHn6EqmI/AAAAAAAAATc/La8Cao_f5WY/s400/serenaders+1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Al combo italiano dei &lt;i&gt;&lt;b&gt;Red Wine Serenaders&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; è stato affidato il compito di chiudere la 21esima edizione del Narcao Blues prima del ballo collettivo finale al ritmo del funky di Sir Waldo Weathers un sopravvissuto dell’orchestra di James Brown. Con la loro fresca, pimpante e spiritosa rilettura della musica rurale americana degli anni ’20 e 30’, RWS hanno dimostrato di avere talento, gusto e feeling e di sapere aggiornare country-blues, old time e ragtime con una eleganza degna di Leon Redbone. Due donne, la spigliata e surreale cantante &lt;i&gt;Veronica Sbergia&lt;/i&gt;, abile con l’ukulele e l’washboard e la maliziosa contrabassista &lt;i&gt;Alessandra Cecala&lt;/i&gt;, magnifica quando intona lo yodel lunare di &lt;i&gt;Out on the western planes e due men&lt;/i&gt;, il maestro delle corde Max De Bernardi, eccelso con tutto quanto abbia delle corde, dalle chitarre al mandolino, dall’ ukulele al dobro e il barbuto Mauro Ferrarese (chitarre, banjo, National) uno che sembra preso di sana pianta da un ensemble bluegrass di Jerry Garcia compongono un quartetto che rilegge la tradizione americana di blues, old time music, jug band e hokum con l’atteggiamento giovane e disincantato di chi il passato non lo vuole relegare agli archivi ma farlo vivere e pulsare di nuova energia, spirito e modernità. Anche a Narcao i Red Wine Serenaders hanno colpito pubblico, organizzatori e giornalisti per il loro progetto colto e divertente al tempo stesso. Sono bravi a tenere la scena e con gli strumenti, si scambiano le voci e si amalgamano perfettamente, non sono ripetitivi ma fanno della varietà un punto di forza, sono simpatici e hanno feeling quando presentano le canzoni, regalano una lezione di musica tradizionale americana lontana dalle accademie e dalle spocchie. Non predicano ma suonano e divertono. E questo è quello che vuole il pubblico e la musica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-319472028038563075?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/319472028038563075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=319472028038563075&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/319472028038563075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/319472028038563075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/08/narcao-blues-festival-2011.html' title='Narcao Blues Festival 2011'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-31rTMdp7bh8/Tj6egkQmojI/AAAAAAAAATM/fleo7i81_wI/s72-c/danny+bryant.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8058216218800857505</id><published>2011-07-28T18:39:00.000+02:00</published><updated>2011-07-28T18:39:29.388+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Hiatt'/><title type='text'>John Hiatt &gt; Dirty Jeans And Mudslide Hymns</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-h2kGxUXYnUg/TjGQtbWTjmI/AAAAAAAAATI/ibpzu_H7joo/s1600/Hiatt+Dirty+Jeans.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="398" src="http://4.bp.blogspot.com/-h2kGxUXYnUg/TjGQtbWTjmI/AAAAAAAAATI/ibpzu_H7joo/s400/Hiatt+Dirty+Jeans.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A poco più di un anno da &lt;i&gt;The Open Road&lt;/i&gt;, un grande album, esce &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dirty Jeans and Mudslide Hymns&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, titolo e foto di copertina bellissime, un lavoro che&amp;nbsp; ricrea il mood del precedente disco anche se non arriva agli stessi livelli di eccellenza. John Hiatt è in fase creativa dal punto di vista delle canzoni e&amp;nbsp; qui ce ne sono alcune davvero buone , specie quando si tratta di mettere sotto i riflettori quell’America profonda e&amp;nbsp; piuttosto noir che sembra uscita da un romanzo di Jim Thompson e James Crumley, come capita di sentire in &lt;i&gt;Damn This Town&lt;/i&gt; e nella bella &lt;i&gt;Train To Birmingham&lt;/i&gt; ma qualcosa non funziona alla perfezione nel disco ed è una percezione sottile, difficile da definire, che viene fuori dopo ripetuti ascolti&amp;nbsp; lasciando qualche dubbio. Perché le canzoni sono belle, la voce di Hiatt&amp;nbsp; sempre più scura, più muddy, più emozionante e nessuno come lui sa cogliere con una strofa quel microcosmo d’America marginale popolato di miserie, balordi, tristezze ma eppure viva, vera, autentica e i suoni sono quelli che intrecciano il folk col rock, il country col blues in un rumore di strada&amp;nbsp; che dondola il malessere di vivere dentro uno scenario&amp;nbsp; gotico-sudista di jeans sporchi e inni di fango . Ma è l’ impercettibile imperfezione a lasciare perplessi, forse l’impressione di aver già ascoltato altre volte queste sue canzoni, come &lt;i&gt;'Til&amp;nbsp; I Get My Lovin’ Back&lt;/i&gt; come &lt;i&gt;Down Around My Place&lt;/i&gt; come &lt;i&gt;Hold On For Your Love&lt;/i&gt;, quasi una replica di altri suoi titoli passati&amp;nbsp; o forse, più probabilmente,&amp;nbsp; la produzione di Kevin Shirley, uno che ha lavorato con&amp;nbsp; Iron Maiden, Rush, Dream Theater, Joe Bonamassa, che&amp;nbsp; toglie quella&amp;nbsp; freschezza e immediatezza che contraddistingueva il precedente disco. Alcuni suoi arrangiamenti sono discutibili (&lt;i&gt;Don’t Wanna Leave You Now&lt;/i&gt; con tanto di arrangiamenti orchestrali e &lt;i&gt;When New York Had Her Heart Broke&lt;/i&gt; lavorata alla Lanois), come discutibile è il ridimensionamento del chitarrista Doug Lancio elemento decisivo nella resa rock di &lt;i&gt;The Open Road&lt;/i&gt;.&amp;nbsp; John Hiatt è comunque un cantante ed autore di classe e la classe non mente, eccovi servite quindi la pimpante &lt;i&gt;I Love That Girl&lt;/i&gt; e la splendida &lt;i&gt;All The Way Under&lt;/i&gt; una ballata tinta di country e di acustico con il raffinato lavoro di Lancio al mandolino ed un pregevole arrangiamento di fisarmonica. E poi ancora la rockata &lt;i&gt;Detroit Made&lt;/i&gt; una sorta di risposta a &lt;i&gt;Memphis On The Meantime&lt;/i&gt; , la bella &lt;i&gt;Train To Birmingham&lt;/i&gt; pregna di umori sudisti, Adios California impreziosita dalla lap steel di Russ Pahl ed evocativa dei paesaggi del sud-ovest e l’acida e younghiana &lt;i&gt;Down Around My Place&lt;/i&gt; con l’organo di Reese Wynans (Steve Ray Vaughan).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dire che di ragioni per acquistare &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dirty Jeans and Mudslide Hymns&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ce ne è più di una anche se The Open Road&amp;nbsp; aveva un altro tiro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8058216218800857505?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8058216218800857505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8058216218800857505&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8058216218800857505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8058216218800857505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/07/john-hiatt-dirty-jeans-and-mudslide.html' title='John Hiatt &gt; Dirty Jeans And Mudslide Hymns'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-h2kGxUXYnUg/TjGQtbWTjmI/AAAAAAAAATI/ibpzu_H7joo/s72-c/Hiatt+Dirty+Jeans.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-2514660972999860414</id><published>2011-07-13T12:17:00.002+02:00</published><updated>2011-07-13T12:25:07.578+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Warren Haynes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>Warren Haynes band a Genova, 11 luglio 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mSZhwc37RsY/Th1xJShvrBI/AAAAAAAAATE/8b-cMTdKGN4/s1600/genova2011.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="http://2.bp.blogspot.com/-mSZhwc37RsY/Th1xJShvrBI/AAAAAAAAATE/8b-cMTdKGN4/s400/genova2011.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ci voleva un grande concerto per smaltire la mia delusione per lo show di &lt;i&gt;&lt;a href="http://bluebottazzibeat.blogspot.com/2011/07/cougar-mellecamp-vigevano-italy.html"&gt;Mellencamp&lt;/a&gt;,&lt;/i&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;Warren Haynes&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ha oltrepassato qualsiasi aspettativa. Nella deliziosa cornice dell’Arena del Mare nel porto vecchio di Genova a poca distanza dall’Acquario con la lanterna sullo sfondo e gli enormi traghetti della Moby Line che sembravano infilarsi sul palco tanto erano vicini (ma le navi a contrario degli aerei non disturbano) Warren Haynes ha stupefatto le centinaio di presenti (una cifra ridicola per un colosso del genere, molto meno delle “esigue” ottocento prevendite per le quali il bulletto dell’Indiana ha annullato il concerto di Udine) con un set dove la musica è scivolata elegante, intensa, convincente rendendo indimenticabile una serata di mezz’estate. Uno show in cui Warren Haynes ha dato il meglio di sé come cantante e chitarrista e dove la band rigorosamente all blacks ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che quando bisogna mischiare groove, tecnica e anima i neri non sono secondi a nessuno. In scena è andato l’ultimo album di Warren Haynes, quel &lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/search/label/Gov%27t%20Mule"&gt;&lt;i&gt;Man In Motion&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; che ha spostato il baricentro della sua musica dal duro e arcigno free rock/blues dei Gov’t Mule ad un più rotondo e morbido soul/blues tinto di jazz governato dalla sua Gibson vintage color oro. Il suo è un nuovo Memphis Stax sound che nasce da Albert King e Steve Cropper&amp;nbsp; e incamera rock, blues e jazz mentre la voce si erge superba per intensità, limpidezza,&amp;nbsp; espressività. Da sempre Haynes è lodato come chitarrista ma è come cantante che oggi è diventato un colosso, entra nel cuore, strappa emozioni e arriva dove il suo maestro Gregg Allman gli ha insegnato. &lt;br /&gt;Haynes è un mostro di bravura e talento, è un extraterrestre con la chitarra ed un cantante dall’ugola straziante che proprio nella sua nuova veste di Man In Motion&amp;nbsp; trova massima espressione come soulman e come bluesman tanto da preferirlo in questa veste ai Gov’t Mule, senza naturalmente togliere nulla a quest’ultimi.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Haynes è un musicista in pace con sé stesso, gode a stare sul palco e suonare, ha l’atteggiamento del fan impegnato a deliziare sé stesso ed il suo pubblico, è instancabile, non molla un attimo, passa dall’elettrico all’acustico senza una pausa, accorda la chitarra mentre canta, si asciuga il sudore della fronte e poi riparte con un nuovo blues, non fa in tempo a concludere un pezzo che già inizia il seguente, è un uomo in movimento. Fermo sul palco come una statua è un monumento alla sacralità del rock, coinvolto in una&amp;nbsp; missione dove la musica è la ragione della sua vita. In questo tour non ha portato i musicisti che&amp;nbsp; lo hanno accompagnato nella registrazione di &lt;i&gt;Man In Motion&lt;/i&gt; ad eccezione del sassofonista Ron Holloway, bravissimo nel soffiare un mix di be bop newyorchese e di shout alla Arnett Cobb e King Curtis sopra un groove memphisiano&amp;nbsp; assolutamente irresistibile creato dalla coppia Terence Higgins, un batterista elegante e vivace, mai sopra le righe e Ron Johnson, il&amp;nbsp; piccolo bassista con barba e cappello che sembra uno che organizza combattimenti di galli in qualche localaccio di New Orleans ed invece è un maestro di efficacia, tempismo, precisione, essenzialità. Un mago delle quattro corde. Completano la band il Booker T. Jones della situazione ovvero il tastierista Nigel Hall ed una cantante (Ruthie Foster) che fa poco ma basta e avanza. Due ore e mezzo&amp;nbsp; di show senza break e cadute di tensioni, una grande dimostrazione di professionalità, feeling, amore e conoscenza. Passano uno dopo l’altro i brani del nuovo disco : lo splendido up-tempo di &lt;i&gt;River’s Gonna Rise&lt;/i&gt;, appassionata, romantica, il funky grasso di &lt;i&gt;Sick of My Shadow&lt;/i&gt;, l’eco Otis Redding di &lt;i&gt;Your Wildest Dreams&lt;/i&gt;, spettacolare soul da brividi alla schiena, la sincopata &lt;i&gt;On A Real Lonely Night&lt;/i&gt;, il Delta rivisitato alla Haynes di &lt;i&gt;Hattiesburg Hustle&lt;/i&gt; , la jazzata &lt;i&gt;A Friend To You&lt;/i&gt; dove il sassofonista mostra tutta la sua sapienza in termini di contaminazioni. Poi il palco si spoglia, rimane solo Warren con la chitarra acustica. La sua voce fende la notte, l’aria frizzante del mare si carica di magia, anche la lanterna si commuove, prima con una versione da pelle d’oca di &lt;i&gt;One&lt;/i&gt; degli U2, poi con &lt;i&gt;Spanish Castle Magic&lt;/i&gt; di Hendrix ed infine con &lt;i&gt;Gallow’s Pole&lt;/i&gt; dei Led Zeppelin. Quando riparte la band il pubblico si scioglie, &lt;i&gt;Beautifully Broken&lt;/i&gt; dei Muli è una ballad da mille e una notte e &lt;i&gt;Man In Motion&lt;/i&gt; la chiusura del cerchio prima dell’ acclamato encore di &lt;i&gt;Soulshine&lt;/i&gt; con cui Warren ringrazia la wonderful crowd.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caldo, umile, superbo. Semplicemente divino. &lt;br /&gt;Un esempio per tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; LUGLIO 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-2514660972999860414?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/2514660972999860414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=2514660972999860414&amp;isPopup=true' title='48 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2514660972999860414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2514660972999860414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/07/warren-haynes-band-genova-11-luglio.html' title='Warren Haynes band a Genova, 11 luglio 2011'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mSZhwc37RsY/Th1xJShvrBI/AAAAAAAAATE/8b-cMTdKGN4/s72-c/genova2011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>48</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7611651974307700430</id><published>2011-07-08T23:54:00.001+02:00</published><updated>2011-07-08T23:55:30.581+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Crowes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>Black Crowes a Vigevano 7 luglio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UJvrXE__a1E/Thd8frlK1aI/AAAAAAAAATA/-f8MfqVXvUA/s1600/Black+Crowes.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://3.bp.blogspot.com/-UJvrXE__a1E/Thd8frlK1aI/AAAAAAAAATA/-f8MfqVXvUA/s400/Black+Crowes.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’unica cosa stonata della serata è la durata dello show, solo un’ora e mezza per i &lt;b&gt;&lt;i&gt;Black Crowes&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;,&amp;nbsp; una delle band che ha fatto delle jam la propria cifra stilistica e quindi abituata a ben altri tempi. C’era gente che era venuta da Brescia, da Portogruaro, dalla Toscana e dalle Marche sobbarcandosi km e&amp;nbsp; soldi non per vedere il pur bravo Paolo Bonfanti che apre la serata alle 20.45 ma per vedere i Black Crowes che bisogna aspettarli fino alle 22.30 ben sapendo che a mezzanotte si chiuderanno i battenti.&lt;br /&gt;Detto questo lo show dei Black Crowes è stato assolutamente grandioso, una esaltante definizione di rock n’roll quintessenziale con urla, assoli&amp;nbsp; di chitarra, intro di pianoforte, basso che pulsa come un ossesso, lo strepitoso drumming di Steve Gorman, le fiondate R&amp;amp;B&amp;nbsp; e le ballate che si involano nel cosmo con i suoni che si dilatano e ti accompagnano su altri pianeti senza bisogno di un ticket a base di stupefacenti. Pur nella sua brevità e nella quasi assoluta mancanza di brani del repertorio recente quello di Vigevano, prima tappa europea del &lt;b&gt;&lt;i&gt;Say Goodbye to the Bad Guys Tour&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è stato un doppio concentrato di eccitazione, energia, note sanguinolenti, intensità, urgenza espressiva come poche volte capita di assistere oggi. Magari negli anni settanta queste cose erano all’ordine del giorno, oggi sono una rarità e nessuno meglio dei Black Crowes interpreta il rock come allora, in modo selvaggio, viscerale&amp;nbsp; e trasgressivo, intendendo per trasgressione non il gesto ad effetto, iconoclasta o blasfemo qualsivoglia ma il trasgredire le regole estetiche della musica mainstream&amp;nbsp; che va di moda oggi ovvero poche luci sul palco, nessun fronzolo, solo sei musicisti abbigliati come il loro pubblico con jeans, t-shirt e camice da lavoro ma in grado con le loro voci e i loro strumenti di creare un pathos sonoro ed una febbre emotiva che sono un assalto ai sensi e al cuore dello spettatore che di botto viene spedito direttamente nel nirvana del vero sentire.&lt;br /&gt;Con &lt;i&gt;Luther Dickinson&lt;/i&gt; al posto di &lt;i&gt;Marc Ford&lt;/i&gt; i&amp;nbsp; Black Crowes hanno mutato il sound ma sono rimasti la più straordinaria rock n’roll band della terra da quando i Rolling Stones se ne sono andati da Nellcote. Li ho visti negli anni novanta con Marc Ford ed erano stati concerti memorabili (Basilea nel 95 come supporter degli Stones e poi Palasesto e Palavobis), li ho visti (deludenti) ai Magazzini Generali al tempo dell’incerto By Your Side&amp;nbsp; ma con Luther&amp;nbsp; è un’altra cosa, né meglio né peggio, solo diversi perché il suono, almeno quello che si è sentito la sera del 7 luglio a Vigevano, si è fatto più aggressivo, più diretto, più memphisiano sebbene Stones e Faces siano sempre dietro le note e quando la jam monta i Dead strizzano l’occhiolino. &lt;i&gt;Luther Dickinson&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Rich Robinson&lt;/i&gt; si dividono le chitarre e anche se Rich si è infilato in alcuni assoli di grande efficacia è proprio Luther&amp;nbsp; che fa il gioco sporco, che alza il tiro, che alimenta la jam, che spinge in avanti la band in quella che in certi momenti, quando i brani si allungano e abbracciano il cosmo sembra una felice e feroce connessione tra Allman e Dead. In questi frangenti è &lt;i&gt;Chris Robinson&lt;/i&gt; con la sua voce da disperato profeta del rock n’roll ad accendere le polveri, canta, balla, urla,&amp;nbsp; poi si ritrae e lascia il campo ai due chitarristi,&amp;nbsp; li guarda passarsi la palla in un devastante gioco al rimando che porta i Crowes nei meandri di un rock psichedelico che è delizia per chi scrive e immaginazione per la mente.&lt;br /&gt;Davanti al pubblico ruvido che il rock n’roll si merita, freaks, bikers e rockers di tutte le età, le lunghe e jammate versioni di &lt;i&gt;Wiser Time&lt;/i&gt; aperta alla grande dall’assolo di piano elettrico di Adam McDougal poi sviluppatasi come una formidabile&amp;nbsp; jam di psycho soul/blues, di &lt;i&gt;Poor Eliiah/ Tribute to Johnson&lt;/i&gt; omaggio alla carovana di Delaney and Bonnie con Chris Robinson che imbraccia la chitarra e fenderizza come il Clapton di quel tour e di &lt;i&gt;Thorn In My Pride&lt;/i&gt; inizio lento e dondolante con Chris Robinson che predica la sua profana omelia rock/blues poi trasformatasi in una selvaggia danza con l’armonica che impazza sull’eco di &lt;i&gt;Midnight Rambler&lt;/i&gt;&amp;nbsp; hanno sparso nella magica notte blue del suggestivo Parco del Castello di Vigevano, finalmente una location degna di un evento musicale, le vibrazioni sante del grande rock che fa storia. &lt;br /&gt;Ci voleva gente che viene dal sud degli Stati Uniti, dal triangolo d’oro del rock, del blues e del soul per risvegliare emozioni che parevano estinte. Ci voleva un cantante, Chris Robinson, che sembra Robinson Crusoe&amp;nbsp; ma canta come Rod Stewart e si muove scodinzolando come lo Jagger dell’American&amp;nbsp; Tour del ’72 incitando la folla e la band in un rito sciamanico che si apre con le fucilate di &lt;i&gt;Sting Me&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Jealous Again&lt;/i&gt; e si chiude con le frustate di &lt;i&gt;Remedy&lt;/i&gt;&amp;nbsp; altro lascito del loro antico repertorio a delinquere. In mezzo c’è una folgorante &lt;i&gt;Soul Singing&lt;/i&gt;, la commovente invocazione di &lt;i&gt;She Talks To Angels&lt;/i&gt; dove i Crowes si ricordano delle ballate, l’urlo memphisiano di &lt;i&gt;Hard To Handle&lt;/i&gt; e due tracce del&amp;nbsp; repertorio più recente, il vago country-soul di &lt;i&gt;Good Morning Captain&lt;/i&gt; ripresa da Before The Frost e la melodica &lt;i&gt;Oh Josephine&lt;/i&gt; da Warpaint.&lt;br /&gt;Undici tracce in tutto per 90 minuti di musica, troppo poco per chi&amp;nbsp; ha aspettato dieci anni per rivederli ma sufficienti per sentire di che musica è fatto il paradiso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; LUGLIO 2011&lt;br /&gt;fotografia di Renato Cifarelli ©&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7611651974307700430?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7611651974307700430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7611651974307700430&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7611651974307700430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7611651974307700430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/07/black-crowes-vigevano-7-luglio.html' title='Black Crowes a Vigevano 7 luglio'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-UJvrXE__a1E/Thd8frlK1aI/AAAAAAAAATA/-f8MfqVXvUA/s72-c/Black+Crowes.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6497353106873432642</id><published>2011-07-07T11:32:00.000+02:00</published><updated>2011-07-07T11:32:15.774+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Arianna and The Turtle Blues</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BcjhfC_0RzI/ThV86mbdikI/AAAAAAAAAS4/LIzj1_kQ7KQ/s1600/turtles+band.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://4.bp.blogspot.com/-BcjhfC_0RzI/ThV86mbdikI/AAAAAAAAAS4/LIzj1_kQ7KQ/s400/turtles+band.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non è vero che il giardino del vicino è sempre più verde. Tradotto in termini di rock non è sempre vero che gli artisti americani e inglesi siano migliori dei nostri. In generale l’educazione musicale e la tecnica posseduta dagli anglosassoni è migliore della nostra perché il rock n’roll, il folk, il country ed il blues fanno parte del loro patrimonio culturale e già in età scolare se non addirittura prima la dimestichezza con gli strumenti, in primis la chitarra, ed il cantare le canzoni vengono quasi naturale, sono pratica diffusa, spesso tramandata dalla famiglia e da un background in cui la musica popolare ricopre un ruolo fondamentale e non è vista come vecchiume. Ci sono però delle eccezioni come in tutte le cose, mi è capitato spesso di vedere e sentire alle nostre latitudini delle autentiche mediocrità incensate solo perché venivano da Oltreoceano e godevano di quel fascino “esotico”  che accompagna chi proviene magari da una piatta landa del Texas o da un minuscolo paesino del Tennessee. Casi sporadici ma se dovessi mettere insieme tutti i cantautori o i bluesmen che mi hanno tonicizzato i muscoli mascellari attraverso gli sbadigli  in quaranta anni di frequentazione di concerti, beh, la lista sarebbe abbastanza lunga.&lt;br /&gt;Al contrario ci sono dei giovani delle nostre parti che si fanno un mazzo così e ci mettono impegno, talento e conoscenza ma solo perché non si chiamano Johnny, Greg o Emmylou sono visti con sufficienza se non  addirittura con diffidenza e spesso sono boicottati dalle riviste di settore. Ad esempio c’è una ragazza dal cognome enologicamente nobile, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antinori&lt;/span&gt;, e dal nome classico, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Arianna&lt;/span&gt;, che quando l’ho sentita per la prima volta in una piazzetta di Travedona, deep Varesotto, sono rimasto, io e i parecchi presenti, di stucco per come imitava e cantava &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Janis Joplin&lt;/span&gt; con un feeling ed uno swing da paura, mostrando amore, passione, disperazione ed onestà nelle sue interpretazioni, senza urlare, senza gigioneggiare, senza schiamazzare ma entrando nelle canzoni di Janis  con un sentimento ed una bravura vocale commoventi. Non sono il solo ad essermi accorto della bravura di Arianna perché nel 2010 lei ha vinto il premio del concorso su scala mondiale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;CHEAP THRILLS-YOU INSPIRED&lt;/span&gt; by Janis Joplin indetta dalla famiglia di Janis come miglior interprete della canzone Mercedes Benz. Per tale ragione è stata scelta dalla band originale di Janis, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Big Brother and Holding Company&lt;/span&gt; come loro cantante nella tournee europea del 2011 le cui date italiane sono riportate sotto.&lt;br /&gt;Dopo quell’occasionale incontro nella piazzetta di Travedono davanti alla birreria di Poldo, uno che serve la miglior birra alla spina del nord-ovest gestendo da solo un pub molto frequentato , ho rivisto Arianna con la sua &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Turtle Blues Band&lt;/span&gt; il 25 giugno all’ Ameno Festival Blues 2011 e le impressioni ricevute sono state ancora più positive della prima volta  perché davanti ad una platea competente e numerosa Arianna ha saputo conquistarsi la “piazza” con un set caldo, sensuale, misurato e profondo, facendo brillare in una magica notte d’estate stelle come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Move Over, Down On Me, Piece of My Heart, Turtle Blues, Call On Me, Woman Is Losers&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mercedes Benz&lt;/span&gt;, tutte del repertorio di Janis. Ma se la vicentina (nonostante il cognome toscano abita a Vicenza come i musicisti della sua giovane ed entusiasta band)  si è costruita la sua personalità su Janis Joplin ( e questo può essere un limite quando vorrà passare da tribute singer  a cantante a tutto tondo), il suo pedigree va al di là del suo mito e conosce una cultura e un gusto musicale ben più ampio che abbraccia versioni personali e originali di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Black Magic Woman&lt;/span&gt; dei Fleetwood Mac, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;White Rabbit&lt;/span&gt; dei Jefferson Airplane (da brividi), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Baby What You Want To Me&lt;/span&gt; di Etta James, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Night Time Right Time&lt;/span&gt; dei CCR, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rock n’ Roll&lt;/span&gt; dei Led Zeppelin e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Oh Darling&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Helter Skelter&lt;/span&gt; dei Beatles. Mica bruscolini. Un miracolo per una giovane cantante che all’epoca di questi pezzi non era forse neanche nata. A mio modesto parere Arianna Antinori è una promessa canora che stride nel panorama italiano femminile del rock, con la sola Mercedes Benz (per non dire di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;White Rabbit&lt;/span&gt; da far accapponare la pelle) lei si sbarazza di quattro anni (o quanti sono) di X Factor e talent show similari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8xQ3nlsBTds/ThV9B8VGPEI/AAAAAAAAAS8/Yyh5NqnQMOc/s1600/Arianna.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-8xQ3nlsBTds/ThV9B8VGPEI/AAAAAAAAAS8/Yyh5NqnQMOc/s400/Arianna.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non credete alle mie parole andate a sentirvela dal vivo, con la sua simpatica ed in crescendo Turtle Blues Band oppure con i BIG BROTHER AND HOLDING COMPANY che saranno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venerdi  29 luglio SPIAGGE SOUL FESTIVAL    RAVENNA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sabato   30 luglio  PERAROCK  ARCUGNANO (VICENZA)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lunedì    1 agosto  TRASIMENO BLUES  CITTA’ DELLA PIEVE &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Martedì   2 agosto  BLUES SOTTO LE STELLE (L’AQUILA)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6497353106873432642?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6497353106873432642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6497353106873432642&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6497353106873432642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6497353106873432642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/07/arianna-and-turtle-blues.html' title='Arianna and The Turtle Blues'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BcjhfC_0RzI/ThV86mbdikI/AAAAAAAAAS4/LIzj1_kQ7KQ/s72-c/turtles+band.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6720691731699761663</id><published>2011-06-21T12:36:00.003+02:00</published><updated>2011-06-21T12:40:43.246+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clarence Clemons'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='E Street Band'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bruce Springsteen'/><title type='text'>Clarence Clemons (January 11, 1942 - June 18, 2011)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-mllJLFvXqRI/TgB1JWzgcaI/AAAAAAAAAS0/_ayAu23xvG0/s1600/Rescue.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 316px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-mllJLFvXqRI/TgB1JWzgcaI/AAAAAAAAAS0/_ayAu23xvG0/s320/Rescue.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620621138559267234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È come se mi avessero detto che la E-Street Band non esistesse più e forse è così ma la scomparsa di Clarence Clemons segna la fine di un’epoca per loro e per noi. Ci eravamo abituati a vederlo acciaccato, zoppicante, stanco, seduto su un trono dorato in qualche momento del concerto, anche se ad onore del vero nell’ultima tournee era parso più in forma che nel passato recente, ma ci bastava vederlo lì, alla sinistra (per noi che lo vedevamo) di Bruce per credere che tutto era come prima, che la E-Street Band fosse sempre la stessa, quel sogno che a cominciare dal tour di The River aveva accompagnato i nostri anni migliori e ci aveva fatti diventare adulti pensando che in fondo fondo il paradiso poteva attendere perché qui sulla terra c’era qualcosa e qualcuno che ci faceva stare tremendamente bene e ci faceva dimenticare tutte le ingiustizie e le cattiverie del mondo. Ci bastava sentire il suo sax ogni tanto e vedere quella enorme montagna nera che quando veniva inquadrato dallo schermo mostrava un viso da fiero guerriero indiano o il presidente mancante nelle rocce di Mount Rushmore nel Sud Dakota per sentirsi in pace, per sentire il cuore allargarsi, per rabbrividire di emozione quando immancabile arrivava il sassofono di Born To Run, l’unico assolo di sax in grado di competere con un assolo di chitarra elettrica, e Jungleland si ergeva in tutta la sua sontuosa grandezza facendoci capire che anche noi plebei del rock n’roll avevamo la nostra musica lirica, la nostra opera, la nostra sinfonia, i nostri Puccini e Verdi anche se figli delle backstreets e non dalle accademie.&lt;br /&gt;Non era il più grande sassofonista del mondo Clarence Clemons ma era &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Master of Universe, The Big Kahuna, The Prince of The City, The Duke of Paducah&lt;/span&gt;, per noi semplicemente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;BIG MAN&lt;/span&gt;, l’uomo alla destra (sul palco) di Bruce che ha reso immortali alcune entrate di sax più e molto di più dei suoi più talentuosi maestri come Junior Walker e King Curtis.&lt;br /&gt;Una presenza monumentale, una montagna di uomo, il carrello elevatore che faceva rialzare in piedi Bruce dopo la sua scivolata di ginocchia sul palco, una “divinità” nera, magnetico nello sguardo, nella presenza, nell’ abbigliamento, nella bigiotteria e nelle unghie colorate, nei capelli e nel cappello, inquietante, imperioso e rassicurante al tempo stesso, la tangibile dimostrazione che con lui sul palco la E-Street Band fosse la più concreta realizzazione dell’integrazione nella musica popolare, già negli anni 70 quando non erano lontani i tempi della segregazione razziale ed il rock bianco viaggiava su strade diverse dal R&amp;amp;B nero.&lt;br /&gt;La leggenda narra che nel settembre del 1971 mentre la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bruce Springsteen Band&lt;/span&gt; stava suonando allo Student Prince in Asbury Avenue la porta si aprì ed un ombra gigantesca  entrò nel locale. Era Clarence Clemons allora sassofonista di Norman Seldin and The Joyful Noyze, un gruppo di discreto successo locale di scena al Wonder Bar pochi isolati più avanti. Chiese di poter salire sul palco e di suonare qualcosa con loro, fecero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spirit In The Night&lt;/span&gt;  ed il firmamento si illuminò. Non se ne andò più. Nacque il mito della &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;E-Street Band&lt;/span&gt; la più grande orchestra spettacolo del rock e il sax di Clarence Clemons divenne l’ inconfondibile trademark del sound di Springsteen tanto che quando capitava di imbattersi casualmente alla radio nei suoi assoli immediatamente veniva in mente la E-Street Band anche senza la voce di Bruce. Da sempre colonna portante e mascotte della band il suo contribuito non è mai venuto meno anche se nei dischi degli anni duemila il suo ruolo era stato ridimensionato ma album come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The River&lt;/span&gt;  non avrebbero potuto avere la stessa devastante carica rock/soul senza il suo lavoro.&lt;br /&gt;Se ne è andato per le complicazioni dovute ad un ictus ed una amarezza profonda è immediatamente circolata fin dalle prime ore della giornata, domenica 19 luglio, tra le migliaia di fans italiani che con e-mail e sms si sono passati sbigottiti la notizia tra amici e conoscenti sperando che la condivisione del lutto potesse in qual modo alleviare il dolore e la consapevolezza che non solo la vita di Clemons fosse volata via ma anche un pezzetto della nostra storia.&lt;br /&gt;La musica non muore, noi continueremo ad ascoltare il sax di BIG MAN e ad immaginarcelo come l’eroe buono che dà la stoccata decisiva a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt;, porta tutti a ballare in strada con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;10th Avenue Freeze Out&lt;/span&gt;,  dipinge di immenso il cielo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jungleland&lt;/span&gt; e abbraccia il mondo con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Land of Hope and Dreams&lt;/span&gt; ricordandoci quanta gioia, emozione e commozione ci ha dato.&lt;br /&gt;Riposa in pace Clarence, sarai sempre con noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI       19 GIUGNO 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6720691731699761663?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6720691731699761663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6720691731699761663&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6720691731699761663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6720691731699761663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/06/clarence-clemons-january-11-1942-june.html' title='Clarence Clemons (January 11, 1942 - June 18, 2011)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-mllJLFvXqRI/TgB1JWzgcaI/AAAAAAAAAS0/_ayAu23xvG0/s72-c/Rescue.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-404026730085831108</id><published>2011-06-20T22:01:00.002+02:00</published><updated>2011-06-20T22:05:29.239+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grayson Capps'/><title type='text'>Grayson Capps &amp; The Lost Cause Minstrels The Roayl Potato Family</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-2pAEw2nn010/Tf-n-CaKcpI/AAAAAAAAASs/tp1wenG6T-8/s1600/Grayson.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 308px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-2pAEw2nn010/Tf-n-CaKcpI/AAAAAAAAASs/tp1wenG6T-8/s320/Grayson.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620395544222003858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una canzone per Bobby Long ha portato fortuna alla famiglia Capps. Il padre Ronald Everett, romanziere, pittore e gran bevitore ha visto il suo libro diventare un film con la recitazione di John Travolta e Scarlett Johansson, il figlio Grayson si è fatto un nome nell’ambiente musicale con la canzone A Love Song For Bobby Long  e poi ha  continuato sulla stessa strada pubblicando dischi di genuino songwriting sudista. Il suo nuovo disco, il quinto della sua carriera si intitola The Lost Cause Minstrels  ed è un variegato affresco di umori e suoni del sud a contatto con un universo culturale ed umano non molto diverso da quello dei romanzi del padre. Sebbene nativo di Mobile in Alabama, Grayson Capps si è ormai saldamente legato a New Orleans e ne è rimasto stregato. La sua musica ne porta il segno, se i personaggi delle sue storie sono balordi, perditempo, sognatori, innamorati traditi e quel simpatico ricettacolo umano zeppo di perdenti e visionari che era il microcosmo di Una canzone per Bobby Long,  la sua scenografia musicale è il  riflesso di quel sottobosco di generi che circonda la città della Louisiana: le voci soul,  il blues svaccato e lazy da caldo pomeriggio del sud, sprazzi di morbido swamp-rock alla Tony Joe White, le slide aspre del Delta blues, qualche fendente di rock e i ritmi della seconda linea del Mardi Gras filtrati  attraverso lo stile del cantautore che non perde mai di vista la melodia della sua canzone. The Lost Cause Minstrels  è un ottimo disco, non solo un paio di canzoni di prestigio ma un lavoro completo da songwriter di vaglia e musicista esperto, allegro e pimpante ma anche umbratile e riflessivo. Basterebbe l’iniziale Highway 42 per capire che Grayson Capps non è uno dei tanti perché la canzone è di quelle che rimangono addosso al primo ascolto e ti prendono sia la testa che il cuore, un folk-rock urgente, costruito con la chitarra acustica e l’armonica ma svelto nel ritmo e con una coreografia di voci femminili che lo riempiono di soul, di gioia e di sole. Un inizio alla grande, immediatamente replicato da Coconut Moonshine, ancora calde voci femminili, ritmo sornione, la voce da gaglioffo di Grayson, la tromba e poi il pianoforte per un brano che ad un certo diventa uno swing grondante sudore e salute. Si balla in una balera del French Quarter guardando la luna fare capolino e quando arriva John The Dagger  gli spiriti del bayou sono lì davanti perché adesso Grayson fa il loup garou,  il ritmo è scuro e la slide è un coltello affilato.&lt;br /&gt;New Orleans è regina in The Last Cause Minstrels, ipnotica e visionaria in Chief Seattle, calda come un bourbon in  Janey’s Alley Blues di Richard “Rabbit” Brown, un lascito della antologia di Harry Smith e  nel delicato  country-blues di Annie’s Blues  che arriva dal repertorio di Taj Mahal.&lt;br /&gt;Sono l’anima blues di Grayson Capps, l’alter ego del rock fracassone e distorto di No Definitions, della sontuosa e regale Paris, France e della sarabanda festosa di Ol’ Slac, un subbuglio di ritmi e fiati da Mardi Gras che saluta la rinascita del vecchio carnevale di Mobile. Chiude Rock n’Roll  ma non pensate che sia come dice il titolo perché qui Capps lascia a casa ironia e allegria e si trasforma in una sorta di  Steve Earle che con una ballata bluesy suonata in punta di strumenti canta la malinconia  del rock n’roll.&lt;br /&gt;I nuovi compari di Grayson Capps, ora che gli Stumpknockers non ci sono più, sono il batterista John Milham, fondamentale per come si destreggia tra ritmi in levare e pestaggio rock, Corky Hughes un chitarrista di tutto rispetto,  Christian Grizzard il bassista e Chris Spies un tastierista che ha il tocco del cuoco di classe. Splendide le voci femminili. Ricordate il nome, Grayson Capps ed il titolo, Menestrelli della causa persa, una garanzia per il divertimento di quest’estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI      giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-404026730085831108?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/404026730085831108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=404026730085831108&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/404026730085831108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/404026730085831108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/06/grayson-capps-lost-cause-minstrels.html' title='Grayson Capps &amp; The Lost Cause Minstrels The Roayl Potato Family'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-2pAEw2nn010/Tf-n-CaKcpI/AAAAAAAAASs/tp1wenG6T-8/s72-c/Grayson.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4975272607744999574</id><published>2011-06-05T19:12:00.002+02:00</published><updated>2011-06-20T22:06:16.978+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Nukes'/><title type='text'>Io Voto Passa Parola</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-RpDNGdC6leA/Teu5MV9FJkI/AAAAAAAAASk/d2dOdyeSE0I/s1600/NONUKES.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 302px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-RpDNGdC6leA/Teu5MV9FJkI/AAAAAAAAASk/d2dOdyeSE0I/s320/NONUKES.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5614784982150358594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;No Nukes!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4975272607744999574?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4975272607744999574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4975272607744999574&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4975272607744999574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4975272607744999574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/06/io-voto-passa-parola.html' title='Io Voto Passa Parola'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-RpDNGdC6leA/Teu5MV9FJkI/AAAAAAAAASk/d2dOdyeSE0I/s72-c/NONUKES.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5009076213230395346</id><published>2011-06-01T18:59:00.004+02:00</published><updated>2011-06-01T21:42:02.814+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Steve Winwood'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eric Clapton'/><title type='text'>Eric Clapton and Steve Winwood at Royal Albert Hall 29 maggio 2011</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-76W1mIhegFY/TeZw-R461AI/AAAAAAAAASY/1Fv85E4hodk/s1600/01.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-76W1mIhegFY/TeZw-R461AI/AAAAAAAAASY/1Fv85E4hodk/s320/01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613298200820241410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un week-end da ricordare a lungo: un concerto bellissimo alla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Royal Albert Hall&lt;/span&gt; di Londra, la conquista della Coppa Italia nella stessa sera da parte della mia squadra del cuore e la grande scoppola subita dal duo Berlusconi-Bossi, il giorno dopo, a Milano e nel resto d’Italia. Memorabile.&lt;br /&gt;Mi limito alla musica, naturalmente. Non ero mai stato ed era un sogno: vedere un concerto nella mitica Royal Albert Hall di Londra, teatro che ha ospitato concerti leggendari e parte della storia del rock inglese. All’entrata rimango di stucco, come un teatro di simili dimensioni, elegante signorilità, bellezza e comodità possa essere adibito a spettacoli, come quelli rock, che da noi sono relegati a luoghi “plebei”, a stadi, palazzetti e piazze dove spesso si sente e si vede male, è una fatica prendere da bere e accedere ai servizi una avventura di sopravvivenza. Può sembrare il solito lamento dell’italiano che vede il giardino del vicino più verde del suo ma purtroppo è una sacrosanta verità perché in Italia il costo dei biglietti per un concerto rock “di grande richiamo” ha raggiunto prezzi da capogiro senza che il servizio sia migliorato, scadente ed inadeguato nella maggior parte dei casi. La Royal Albert Hall è una versione in grande (8000 posti) dell’antico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Globe&lt;/span&gt; di Shakespeare ovvero un palco con il parterre ed intorno a cerchio le file laterali,  due giri di palchetti ed il loggione finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-zyhpWVRA5QM/TeZw-MTpMII/AAAAAAAAASQ/oS9Jb0UAdQM/s1600/02.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 211px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-zyhpWVRA5QM/TeZw-MTpMII/AAAAAAAAASQ/oS9Jb0UAdQM/s320/02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613298199321718914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi ritrovo nella fila laterale più bassa, poco distante dal palco, pagando come per  il prossimo 22 giugno Dylan all’Alcatraz ma con il posto assegnato ed un’acustica che non è una stridente accozzaglia di onde sonore. Era dagli anni settanta che non vedevo Eric Clapton, musicista che ho sempre apprezzato e non sempre amato perché la sua discografia non è avara di cadute di gusto e quando viene in Italia spesso accompagna artisti nazionali di cui non me ne frega niente oppure si fa pagare come Frank Sinatra a Las Vegas.&lt;br /&gt;Cinque concerti alla Royal Albert Hall in compagnia di Steve Winwood sono stati una tentazione troppo forte per resistere, considerata l’economia di un volo EasyJet e la voglia di un weekend londinese. Il concerto a cui assisto è quello del 29 maggio, la sera seguente alla vittoria blaugrana in Champions, inutile aggiungere la loro festa in città ma anche la sportività del londinesi che nel pub dove ho visto la finale e bevuto parecchie birre hanno sportivamente applaudito alla fine la squadra campione.&lt;br /&gt;Ma è  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manolenta&lt;/span&gt; che mi ha portato a Londra. Un applauso prolungato lo accoglie quando entra in scena abbigliato come dovesse fare una passeggiatina serale con il cane. Camicia sportiva fuori dai pantaloni, jeans larghi e comodi , scarpe da barca, unica concessione una collana. Winwood non è molto diverso ma sembra più atletico, il tastierista (bravissimo) Chris Stainton (Joe Cocker, Bill Wyman, Pete Townshend) sembra il maggiordomo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Rocky Horror Picture Show&lt;/span&gt;, pallido, magro, capelli lunghi, dritti, ingrigiti, non ha la gobba ma è perennemente piegato su quelle tastiere magiche, sul piano elettrico e sull’Hammond che usa quando Winwood suona la chitarra. La sezione ritmica è di lusso e sta alle spalle, Willie Weeks al basso e l’immenso Steve Gadd alla batteria, due coriste nere ( Michelle John e Sharon White) aggiungono una giusta dose di gospel.&lt;br /&gt;La partenza è a due chitarre (Clapton e Winwood), due Stratocaster azzurre brillano nella notte con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Had To Cry Today &lt;/span&gt;anticipando il tema dello show ovvero un cocktail di brani di Clapton, Winwood, Blind Faith, Cream, Derek and The Dominos,  Spencer Davis Group e Traffic, più qualche blues della tradizione rivisitato a loro modo ed un sentito omaggio allo scomparso Gary Moore con la commovente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Still Got The Blues&lt;/span&gt;.  In quasi due ore me mezzo di show passano più di quarantanni di rock e british blues ai massimi livelli con sortite nel soul, nel R&amp;amp;B, nel jazz e nella psichedelia. Le chitarre cavalcano libere e selvagge, l’ Hammond e il piano evocano Memphis e portano il rock dei bianchi in una chiesa Battista, la sezione ritmica è raffinata e sostanziosa al tempo stesso, le ugole femminili sono calde e sensuali, la voce di Clapton è pigra e low down easy, quella di Winwood è un canto che viene giù da una valle lontana e inonda il tutto con un suono che è anima e sensi. L’equilibrio è perfetto, Winwood canta i Blind Faith (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Presence of The Lord&lt;/span&gt; è magnifica,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Can’t Find My Way Home&lt;/span&gt; mette i brividi) , i Traffic (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pearly Queen&lt;/span&gt; è uno degli highlights dello show, sontuosamente black, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Glad&lt;/span&gt; jazzata e progressive si innesta a medley in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Well All Right&lt;/span&gt;,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dear Mr.Fantasy&lt;/span&gt; è l’encore che manda in tripudio la Royal Albert Hall ), lo Spencer Davis Group (una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gimme Some Lovin&lt;/span&gt; che mette in piedi il parterre a ballare), Ray Charles (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Georgia On My Mind&lt;/span&gt;) ed uno scampolo del suo successo da solista ( &lt;span style="font-style: italic;"&gt;While You See A Chance&lt;/span&gt;).  Clapton si occupa del blues (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Crossroads&lt;/span&gt;  magnificamente riarrangiata con voci gospel e  lentezze southern, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hoochie Coochie Man&lt;/span&gt; è addirittura erotica, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Key To Highway&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;LowDown&lt;/span&gt;  sono il miglio pretesto affinchè manolenta esibisca quel Strat-Fender sound di cui è inventore) e a metà dello show incornicia in un siparietto acustico  una versione anomala di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Layla&lt;/span&gt; e di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;That’s No Way To Get Along&lt;/span&gt;  facendo vibrare le corde della sua chitarra come un cristallo di Boemia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-zr7rlPG8NPo/TeZw-MaNR2I/AAAAAAAAASI/RWuKjLrmmZ8/s1600/03.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 267px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-zr7rlPG8NPo/TeZw-MaNR2I/AAAAAAAAASI/RWuKjLrmmZ8/s320/03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613298199349249890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dire che il concerto è superbo è superfluo perché sia Clapton che Winwood e il resto della band sono di una classe eccezionale, concedono poco allo spettacolo in quanto a teatralità  perché lo spettacolo è nella loro musica, nelle loro stupende canzoni, nelle  loro corde, nei loro tasti, nelle voci, nei ritmi, nel suono, un suono che ti entra nella pelle, nelle vene, nel cuore e ti manda in paradiso. Che questa sera si chiama Royal Albert Hall. Prima della fine la festa raggiunge l’apice, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Voodoo Chile&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cocaine&lt;/span&gt;  celebrano un concerto sontuoso. La prima è lunga, ipnotica, carica, la seconda è sbrigativa, tagliata con un laid back leggero e scorrevole, quasi a voler ricordare che certe abitudini sono un lontano ricordo. E’ la musica che immortala Eric Clapton e Steve Winwood, due giganti che per la prima volta formalizzarono la loro partnership nel marzo del 1966 nella compilation  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;What’s Shakin&lt;/span&gt; organizzata dal produttore Joe Boyd per la Elektra. Quarantacinque anni di musica ma non li dimostrano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-zT23_00OrsI/TeZw95KXtxI/AAAAAAAAASA/HozwGlkVXow/s1600/04.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 252px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-zT23_00OrsI/TeZw95KXtxI/AAAAAAAAASA/HozwGlkVXow/s320/04.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613298194182551314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mauro Zambellini   Giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5009076213230395346?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5009076213230395346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5009076213230395346&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5009076213230395346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5009076213230395346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/06/eric-clapton-and-steve-winwood-at-royal.html' title='Eric Clapton and Steve Winwood at Royal Albert Hall 29 maggio 2011'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-76W1mIhegFY/TeZw-R461AI/AAAAAAAAASY/1Fv85E4hodk/s72-c/01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4547467428036571207</id><published>2011-05-30T17:46:00.003+02:00</published><updated>2011-05-30T17:50:12.877+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mink DeVille'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Willy DeVille'/><title type='text'>In memory of William Paul Borsey Jr. (pt. two)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-cZHymIIn4Zw/TeO8G_M5PqI/AAAAAAAAAR4/pfT8-Jhu_Ec/s1600/b1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 230px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-cZHymIIn4Zw/TeO8G_M5PqI/AAAAAAAAAR4/pfT8-Jhu_Ec/s320/b1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612536388864523938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-BgjlQyzCHyo/TeO8GtFl8-I/AAAAAAAAARw/PicPeUqAfm4/s1600/b4.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 214px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-BgjlQyzCHyo/TeO8GtFl8-I/AAAAAAAAARw/PicPeUqAfm4/s320/b4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612536384002061282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-wiKgq4loIpw/TeO8GS49OmI/AAAAAAAAARo/2a9eGePj6MA/s1600/b5.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-wiKgq4loIpw/TeO8GS49OmI/AAAAAAAAARo/2a9eGePj6MA/s320/b5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612536376969738850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mink DeVille&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Milano, Teatro Tenda, 6 giugno 1984&lt;br /&gt;fotografie di Maurizio Buratti&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4547467428036571207?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4547467428036571207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4547467428036571207&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4547467428036571207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4547467428036571207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/05/in-memory-of-william-paul-borsey-jr-pt_30.html' title='In memory of William Paul Borsey Jr. (pt. two)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cZHymIIn4Zw/TeO8G_M5PqI/AAAAAAAAAR4/pfT8-Jhu_Ec/s72-c/b1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-791865010614731101</id><published>2011-05-22T09:16:00.003+02:00</published><updated>2011-05-22T09:24:16.490+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mink DeVille'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Willy DeVille'/><title type='text'>In memory of William Paul Borsey Jr. (pt. one)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-M4kt_oDSVuY/Tdi5RsuoROI/AAAAAAAAARg/E5qn-6_6tHI/s1600/01.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 215px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-M4kt_oDSVuY/Tdi5RsuoROI/AAAAAAAAARg/E5qn-6_6tHI/s320/01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609437049605604578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-0CBiDAKsegs/Tdi5RiJ3UiI/AAAAAAAAARY/p-nsnvEiuHg/s1600/02.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 235px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-0CBiDAKsegs/Tdi5RiJ3UiI/AAAAAAAAARY/p-nsnvEiuHg/s320/02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609437046767047202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un mio amico di Somma Lombardo, città dove vivo, durante un trasloco ha rinvenuto delle splendide fotografie che fece nel lontano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;6 giugno 1984&lt;/span&gt; al &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Teatro Tenda di Milano&lt;/span&gt; durante lo show di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mink DeVille&lt;/span&gt;. Queste foto mi offrono l’occasione di rivangare una delle migliori apparizioni di Willy DeVille in terra milanese. Era la seconda volta che Willy e la sua ciurma capitavano a Milano, la prima era stato il 19 luglio del 1982 in Piazza Vetra in uno show brutalmente interrotto dalla polizia sul più bello, sulla esecuzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lipstick Traces&lt;/span&gt; a causa delle lamentele del vicinato del Ticinese infastidito dai rumori e dal numeroso pubblico vociante. In effetti la giunta socialista che aveva organizzato il concerto per farsi popolarità tra il pubblico giovanile aveva relegato Mink DeVille a tarda notte dopo una serata a base di new-wave inglese con Echo &amp;amp;The Bunnymen e Soiuxsie and The Banshees, forse il popolo del Ticinese non aveva tutti i torti ma non è che tutte le sere capita di avere Willy DeVille che suona sotto casa, forse un po’ di tolleranza non sarebbe guastata ma si sa come vanno certe cose. Probabilmente Milano stava facendo le prove per il cambiamento, passando da quella che era una delle città della Resistenza e della tolleranza alla roccaforte del berlusconismo e del leghismo intransigente. Comunque… quando Willy o meglio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mink DeVille&lt;/span&gt; perché al tempo si chiamava ancora così, tornò a Milano nel 1984 fu un concerto memorabile, uno dei migliori tenuti in Italia, soprattutto per chi ha amato il primo Mink DeVille, quello affilato e newyorchese degli esordi, solo in parte contaminato coi ritmi ispanici e New Orleans, ancora immerso in un mondo di rock n’roll alla Chuck Berry, di soul alla Ben E.King, di sporco R&amp;amp;B da bassifondi. Era il Mink De Ville della Losiada ovvero la Lower East Side di New York, una zona al tempo ancora pericolosa e off limits, frequentata da tipacci che facevano per nome Spanish Jack e da donne che si atteggiavano a belle de nuit  mai in realtà erano battone di Alphabet City come la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Venus of Avenue D&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/--OIA1JoUmco/Tdi5RYVwvyI/AAAAAAAAARQ/_JlURagdT7o/s1600/03.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 262px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/--OIA1JoUmco/Tdi5RYVwvyI/AAAAAAAAARQ/_JlURagdT7o/s320/03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609437044132593442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Al Teatro Tenda Willy è comparso sul palco con l’immancabile sigaretta ed il mazzo di rose rosse, introdotto da una versione strumentale di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Good Pork Pie Hat&lt;/span&gt; di Charlie Mingus. Poi via via tra una sigaretta accesa ed una spenta, un colpo di bacino e una strizzatina di occhi, una smorfia mortifera e una rosa per le signore della prima fila, il Salvador Dalì della Lower East Side ha cantato il meglio dei suoi cinque album passando dal Cabretta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mixed Up Shook Up Girl&lt;/span&gt; fino ad Where the Angels Fear To Tread di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Each Word’s a Beat of My Heart&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lilly’s Daddy Cadillac&lt;/span&gt; stregando i quattromila del Teatro tenda con un rock and soul pachucato di asfalto e flamenco, crudele come uno stiletto e dolce come un bacio.&lt;br /&gt;La band ha risposto alla grande, del vecchio Mink De Ville c’erano il sassofonista Louis Cortellezzi, il tastierista Kenny Margolis, un vero mattatore e il chitarrista Rick Borgia, nuovi erano il bassista e due percussionisti che un tempo suonavano negli Heart Attack di Jack Mack, gruppo R&amp;amp;B prodotto da Roy Bittan. Il pubblico, caldo e preparato come poche altre occasioni, è andato in visibilio e si è sciolto nel finale quando sono arrivate, a sorpresa, le riprese di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Save The Last Dance For Me&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spanish Harlem&lt;/span&gt;. Un trionfo, che vale la pena di rivivere con le foto di Maurizio Buratti, amico interista, springsteeniano e uomo di sinistra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-N6ZaVcKHVX8/Tdi5RbDulvI/AAAAAAAAARI/EywEcohKvz0/s1600/04.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 216px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-N6ZaVcKHVX8/Tdi5RbDulvI/AAAAAAAAARI/EywEcohKvz0/s320/04.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609437044862260978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-791865010614731101?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/791865010614731101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=791865010614731101&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/791865010614731101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/791865010614731101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/05/in-memory-of-william-paul-borsey-jr-pt.html' title='In memory of William Paul Borsey Jr. (pt. one)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-M4kt_oDSVuY/Tdi5RsuoROI/AAAAAAAAARg/E5qn-6_6tHI/s72-c/01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7418639235096192262</id><published>2011-05-05T07:55:00.004+02:00</published><updated>2011-05-11T09:29:50.471+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Little Feat'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lowell George'/><title type='text'>Those Who Died Young: Lowell George</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-ESxu_PCdLAA/TcI-pBV9VsI/AAAAAAAAAQ4/LBFKPhS95dI/s1600/Lowell%2BGeorge.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-ESxu_PCdLAA/TcI-pBV9VsI/AAAAAAAAAQ4/LBFKPhS95dI/s320/Lowell%2BGeorge.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5603109760858412738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nei primi giorni dell’agosto 1977 Lowell George  assieme al gruppo di cui era leader, i Little Feat,  registrava al Rainbow di Londra quello che è unanimemente considerato uno dei più grandi album live degli anni ’70 ovvero &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Waiting For Columbus&lt;/span&gt;. Neppure una settimana dopo quel concerto, dall’altra parte dell’oceano a Memphis moriva Elvis Presley,  il Re del rock n’roll, colui  che aveva dato inizio a tutto e grazie al quale si era arrivati a &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Columbus&lt;/span&gt; . Mi ricordo quelle date come fosse ieri. Era il 3 agosto del 1977 ed ero di passaggio a Londra sulla via di una vacanza in Irlanda, sfogliando Time Out  vidi annunciate quattro serate di fila dei Little Feat al Rainbow  Theatre. Rimasi a bocca aperta (nell’era senza internet le informazioni non erano così facilmente  disponibili) e immediatamente  in me scattò quella automatica fibrillazione per cui non devi perderti l’evento nemmeno se ci si mette di mezzo un esercito. Figuriamoci se l’ostacolo sono una fidanzata ed un paio di amici. Cercai di convincere democraticamente i miei compagni di viaggio a stravolgere i programmi della giornata per non lasciarsi sfuggire quell’occasione più unica che rara, poi all’ennesima resistenza minacciai di abbandonarli in metropolitana ed andarmene per i fatti miei tenendomi le chiavi della macchina. Alla fine si convinsero e riuscii a trascinarli al Rainbow, naturalmente sold-out, ma con uno stratagemma  che solo  la più strenua delle convinzioni riesce a farti  immaginare riuscimmo a dribblare la security ed entrare nel teatro, in platea, senza biglietto e senza posto assegnato, balzando da un posto all’altro con nonchalance per spiazzare le maschere. Fu un concerto memorabile, una di quelle esperienze indimenticabili,  perché lo show fu fantastico e perché ci registrarono quel live diventato leggenda. Ancora oggi i miei amici mi ringraziano, la fidanzata se ne è andata da un pezzo.&lt;br /&gt;Lo strepitoso concerto  del Rainbow fu poco dopo immortalato da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Waiting For Columbus&lt;/span&gt;  uscito nel 1978  quando ancora si credeva che la strada dei Little Feat  fosse lastricata di gloria e successo. Invece per un infausto gioco del destino  l’anno seguente  Lowell George allungò la lista di quelli morti  giovani, caduti nella rovinosa guerra degli anni settanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  E’ una storia degli  anni 70 quella di Lowell George col suo carico di ineluttabile fatalità , innocenza, euforia e tragedia, una di quelle storie che drammaticamente fecero la biografia di tanti rocker.  Nato il 13 aprile del 1945 sotto il segno di Hollywood grazie al padre Willard (morto quando Lowell aveva solo 10 anni) ricco pellicciaio delle star del cinema, il piccolo Lowell soffre di bulimia creativa e già in giovane età si destreggia con sassofoni,  sitar (seguirà le lezioni della Kinnara School of Indian Music aperta da Ravi Shankar a L.A), armonica e con una Fender Stratocaster che sarà una specie di appendice del suo corpo. Diventa cintura marrone di karaté frequentando la Hollywood High School  ma la sua passione è la musica, studia perfino il shakuhachi  un flauto di legno giapponese noto per la difficoltà con cui si suona. Nell’autunno del 1963 lavora presso un distributore di benzina e stazione di servizio e la sua immaginazione si inebria delle storie romantiche dei camionisti e dei lunghi viaggi sulle strade d’America, visioni che poi riverserà in due delle sue più belle composizioni, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Willin&lt;/span&gt;’ e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Truck Stop Girl&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nutre una passione sfrenata per  il bluesman Howlin’ Wolf  a cui dedicherà la lancinante versione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Forty  Four Blues/How Many More Years&lt;/span&gt; facendosi aiutare dalla chitarra di  Ry Cooder.  Nel 1965 Lowell George forma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Factory&lt;/span&gt;  il cui  batterista viene scelto con  un annuncio sul LA Free Press che strilla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“drummer wanted. Must be freaky”&lt;/span&gt;. Si presenta Richie Hayward ed il gioco è fatto. The Factory è la prima rock-band di Lowell George,  ma è nell’entourage di Frank Zappa che George trova la sua strada. Nel novembre del 1968 Frank Zappa lo ingaggia come cantante e secondo chitarrista  delle Mothers of Invention nelle registrazioni di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Weasels Ripped My Flesh&lt;/span&gt; ma quando questi ascolta per la prima volta la versione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Willin&lt;/span&gt;’ con quegli espliciti riferimenti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“all’erba, alle polveri e al vino”&lt;/span&gt; con gentilezza invita Lowell a farsi da parte, lasciare le Mothers e mettersi in proprio.  Cosa che George fa prontamente raccattando il batterista dei Factory Richie Hayward e convincendo  Bill Payne, un surfista di Santa Maria appassionato di pianoforte, ad unirsi a loro. Come bassista si prende dalle Mothers of Invention Roy Estrada e i &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Little Feat&lt;/span&gt;, nome che  allude ai piedi piccoli di George, sono belli che fatti. Li tiene a battesimo l’amico Russ Titelman, un tipo del giro di Jack Nitzsche (Rolling Stones, Willy De Ville, Phil Spector)  il quale produce nel 1971 l’album d’esordio, una collezione di stralunati e bizzarri blues che focalizzano il surrealismo  di Lowell George.&lt;br /&gt;Le stesse fotografie della copertina, quattro clochard imbacuccati con  cappotti, sciarpe e cappelli davanti ad un enorme pannello iperrealista nel mezzo della desolata periferia losangelena trasmettono una naivetè hippie che sembra figlia di un uso massiccio di marijuana e droghe psichedeliche. Nelle intenzioni il disco avrebbe dovuto essere la risposta west-coast a The Band, sofisticato e rootsy allo stesso tempo ma le canzoni di George erano così sballate e imprevedibili che il risultato fu di spiazzare critici e pubblico, un mosaico di ritmi e melodie che  si incastravano e si spezzettavano continuamente con liriche che ereditavano una stramba  mitologia della strada.&lt;br /&gt;La natura di road-album è espressa da una canzone che era un puro inno on the road, l’immensa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Willin&lt;/span&gt;’   proposta nella sua versione originaria anche se Johnny Darrell e i Seatrain l’avevano già inserita in un loro album. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Willin&lt;/span&gt;’ riapparirà nel secondo album dei Feats, &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Sailin’ Shoes&lt;/span&gt; del 1972  meglio rifinita  e con la steel guitar di Sneaky Pete al posto di Ry Cooder oltre allo splendido lavoro pianistico di Bill Payne.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sailin’ Shoes&lt;/span&gt;  è ancora naif  e rispetta la stramberia e l’immediatezza dell’album debutto anche se viene più curato nei dettagli . La copertina è un disegno di  Neon Park, l’allucinato amico-grafico che inaugura la sua galleria dell’assurdo (sarà il cartoonist ufficiale del gruppo fino alla sua morte nel 1993)  con un flash colorato di improbabili paggi seicenteschi rimiranti fette di torta dalle sembianze femminili che vanno in altalena, lumache giganti, scarpette rosse svolazzanti e alberi che hanno gli occhi. E’ un trip che “disegna” la musica di Lowell George, qui in campo con una serie di canzoni memorabili, dalla magia pop di  Easy To Slip al nervoso rock-funky  di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cold, Cold, Cold&lt;/span&gt;, dall’elegiaca atmosfera di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Trouble&lt;/span&gt; con tanto di fisarmonica all’iconoclastico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Apolitical Blues&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il folgorante rock n’roll di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Teenegae Nervous Breakdown&lt;/span&gt; e la sghemba  e acida &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Texas Rose Cafè &lt;/span&gt; completano una umorale geografia da easy rider e da bikers persi nel deserto californiano.&lt;br /&gt;Entrambi gli album, splendidi ancora oggi a quarantanni dalla loro pubblicazione, sono un vistoso flop commerciale con poco più di diecimila copie vendute. Ciò non toglie che Lowell George sia già un nome di culto nel  mondo del rock e dato che mantenere tre figli e due mogli non è cosa da poco lavora in mille progetti, come sideman nei dischi di Bonnie Raitt, Linda Ronstadt, Jackson Browne, Van Dyke Parks, Carly Simon, Harry Nilsson, John Sebastian, James Taylor, i Meters, Etta James , il jazzista Chico Hamilton e come produttore in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shakedown Street&lt;/span&gt; dei Grateful Dead.  Ma sono i Feats il suo amore e quando Roy Estrada getta la spugna per unirsi a Captain Beefheart  la band viene rivoluzionata con l’arrivo da New Orleans del bassista Kenny Gradney e del percussionista Sam Clayton mentre come secondo chitarrista viene ingaggiato Paul Barrere. Il cambio è netto, quella che era una zingaresca country-blues band da tavole calde e sognanti hippies del Mojave desert diventa una rock n’roll band  solida, potente, versatile, sulla falsariga degli Allman  con un campionario di ritmi da far paura. La band è ora un mostruoso N’awlins funk sextet e Lowell George il leader maximo che produce nel 1973 &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Dixie Chicken&lt;/span&gt;  disco che raddoppia le vendite degli album precedenti.  La pazza e utopica southern California delle prime canzoni di George incontra i ritmi e i rumori che salgono dalle paludi della Louisiana, l’ammirazione di George per Allen Toussaint  trova riscontro in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;On Your Way Down&lt;/span&gt; mentre Lafayette Railroad spinge i Feats verso sud-est.  Lowell George scala l’Himalaia : &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dixie Chicken&lt;/span&gt; è un instant classic,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Two Trains&lt;/span&gt; un gospel blues che  porta a New Orleans  gli Stones di Let It Bleed , la lenta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roll Um Easy&lt;/span&gt;  per pura slide e voce è una estatica visione di Delta,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fat Man In The Bathub&lt;/span&gt; un funky-blues colossale.&lt;br /&gt;Nel 1974 i Little Feat sono la miglior rock n’roll band americana in attività e Lowell George un autore/musicista genio e sregolatezza. La cocaina è un’amica troppo frequente nella vita dell’artista e non solo per divertimento, anche per necessità visto che il nostro  soffre di una forma di dissociazione bipolare, una sorta di schizofrenia che lo tiene sveglio per giorni e giorni e così la droga lo aiuta a placare i suoi demoni.&lt;br /&gt;Nel 1973 durante un periodo di break del gruppo George segue il tour di Linda Ronstadt e Jackson Browne e poi si rifugia con la famiglia nel Maryland  nel tentativo di sfuggire alla pressione di Los Angeles. Lì,  presso i Blue Seas Studio di Hunts Valley, insieme ai Feats registra  &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Feats Don’t Fail Me Now&lt;/span&gt; il disco che decreta il riconoscimento commerciale del gruppo. Pur assemblato con tracce già pubblicate (la medley di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cold,Cold, Cold/Tripe Face Boogie&lt;/span&gt;), prodotto per metà da Van Dyke Parks e per metà da George con una registrazione low budget il disco ottiene un successo imprevedibile e lancia nell’etere almeno due classici del songbook di George: l’immensa&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Spanish Moon&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rock n’ Roll Doctor&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Nel gennaio del 1975 la WB manda la band in Europa in tour coi Doobie Brothers ma quando ritorna negli Stati Uniti il comportamento di George è deteriorato. L’ iniziale incoraggiamento verso Bill Payne  e Paul Barrere a scrivere canzoni non si traduce in una positiva collaborazione, spesso George rifiuta di cantare il materiale degli altri e più il gruppo diventa popolare più lui si isola e si sente scontento. Si rifugia in sé stesso e l’indecisione lo porta in un tunnel autodistruttivo. Per il nuovo disco &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Time Loves A Hero&lt;/span&gt; scrive solo il macho-funky-rock &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rocket In My Pocket&lt;/span&gt; e co-scrive con Paul Barrere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Keepin’ Up With The Joneses&lt;/span&gt;, è distante dagli altri e quando per la prima volta sente lo strumentale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Day At The Dog Races&lt;/span&gt; trasale e sbotta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“cos’è questo, un pezzo degli Weather Report?”&lt;/span&gt;. Apatico e svogliato si rifiuta di suonare gli assoli del disco, solo dopo le continue esortazioni del produttore Ted Templeman si muove dalla sua camera e si presenta nello studio in pigiama a fare il suo sporco lavoro.&lt;br /&gt;La pubblicazione dell’immenso  &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Waiting For Columbus&lt;/span&gt; maschera una situazione di fatto compromessa. Nell’ultimo suo anno di vita Lowell George  lavora al nuovo disco dei Feats &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Down On The Farm)&lt;/span&gt; che vedrà la luce solo dopo la sua morte e porta a termine il suo disco solista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Thanks I’ll Eat It Here)&lt;/span&gt; un progetto ambizioso con 45 musicisti accreditati, uscito nell’aprile del 1979 dopo che i Feats si erano sciolti.&lt;br /&gt;Disco singolare  &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Thanks I’ll Eat It Here&lt;/span&gt;  vede  George alle prese con una serie di canzoni (Jimmy Webb, Allen Toussaint, Ann Peebles) di largo consumo radiofonico, con una bella cover di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Easy Money&lt;/span&gt; della emergente Ricky Lee Jones (è lui a portarla alla Warner Bros.) e con un pugno di brani originali tra cui la ripresa di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Two Trains&lt;/span&gt; dei Feats. Non c’è solo rock nel disco ma anche pop e diverse citazioni del sound di New Orleans oltre ai  riferimenti figurati (presenti nella copertina) di personaggi  quali Allen Ginsberg, Bob Dylan , Fidel Castro, Marlene Dietricht ritratti in un disegno-parodia del celebre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dejeneur sur l’herbe&lt;/span&gt; di Claude Monet.&lt;br /&gt;Lowell George il 15 giugno del 1979 parte per un tour di tre settimane assieme al chitarrista Fred Tackett.  Il 28 giugno suona a Lisner in DC,  Tackett afferma che quel giorno Lowell George telefonò a Richie Hayward, Sam Clayton e Kenny Gradney assicurandoli che una volta rientrato a Los Angeles avrebbe rimesso in pista i Feats. Dopo lo show  George e gli altri andarono ad un party a casa di qualcuno, poi verso le sette del mattino la band raggiunse il Marriott Hotel di Arlington in Virginia mentre George andò a dormire verso le otto. Ebbe problemi respiratori, la moglie Elizabeth ed il road manager Gene Vano cercarono di scuoterlo e per  un breve periodo il respiro tornò normale, poi qualcosa andò storto e Lowell George cessò di respirare.  Arrivarono i poliziotti ma non trovarono nulla di sospetto, fu diagnosticata la morte per attacco cardiaco. La moglie disse  che  erano stati  i medicinali che Lowell prendeva in combinazione mischiati con l’alcol a causare l’incidente.&lt;br /&gt;Quando si resero conto che Elizabeth George ed i figli non avevano nessuna assicurazione, Bill Payne e gli altri Feats organizzarono per sostenerli il 4 agosto del ’79 un concerto  al Forum di Los Angeles. Parteciparono 20 mila persone tra cui il Governatore della California, Linda Ronstadt, Bonnie Raitt, Jackson Browne, Emmylou Harris e Nicolette Larson. Alla fine tutti cantarono Dixie Chicken.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7418639235096192262?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7418639235096192262/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7418639235096192262&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7418639235096192262'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7418639235096192262'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/05/those-who-died-young-lowell-george.html' title='Those Who Died Young: Lowell George'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ESxu_PCdLAA/TcI-pBV9VsI/AAAAAAAAAQ4/LBFKPhS95dI/s72-c/Lowell%2BGeorge.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-3303991184570126780</id><published>2011-04-15T14:29:00.003+02:00</published><updated>2011-07-13T12:25:24.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Warren Haynes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gov&apos;t Mule'/><title type='text'>Warren Haynes &gt; Man In Motion</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QXIfJoWyWB0/Tag7B5lRIaI/AAAAAAAAAQw/AZnCZE2bzdw/s1600/Warren%2BHaynes%2BMan%2BIn%2BMotion.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595787440830882210" src="http://3.bp.blogspot.com/-QXIfJoWyWB0/Tag7B5lRIaI/AAAAAAAAAQw/AZnCZE2bzdw/s320/Warren%2BHaynes%2BMan%2BIn%2BMotion.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 320px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Warren Haynes  senza i Muli va a sviscerare quel patrimonio di soul e di blues che esisteva prima del rock quando da ragazzo rubava i dischi del fratello e si beava del gesto canoro dei vari Wilson Pickett, Aretha Franklyn, James Brown, Sam and Dave e Temptations. Un disco di R&amp;amp;B? Non propriamente perché di blues in &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Man In Motion&lt;/span&gt; ce ne è a sufficienza ma è mischiato col soul e col jazz nel modo in cui è stato manipolato da chitarristi come Albert King e Freddie King. Ecco, Man In Motion  potrebbe essere un disco di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Albert King&lt;/span&gt; per la Stax o Jammed Together del trio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Steve Cropper/Pop Staples/Albert King&lt;/span&gt; , le armonie sembrano uscite da quei dischi, gli assoli di chitarra sono tenuti a bada, niente a che vedere con la travolgente cascata di chitarre dei Muli e della Allman Band, ritmi sincopati e groove irresistibile come è tipico della scuola di Memphis, una buona dose di funky senza debordare ed un disinvolto atteggiamento jam.  Warren Haynes è un uomo in movimento e nello stesso modo in cui si è tuffato a capofitto nel reggae e nel dub adesso fa con il soul sviscerandolo in tutte le sue declinazioni, cercando di vestire i panni del soul singer ed incrociando il passato col presente, fondendo i temi sull’amore, sul desiderio e sull’abbandono, temi cari alla discografia soul, con una energia contemporanea ed un moderno modo di affrontare il rhythm and blues. A molti potrà non piacere questa svolta di Warren Haynes ma non dimenticatevi che questi non sono i Gov’t Mule e il virtuoso e titanico chitarrista riesce comunque a portare a casa un disco piacevole, fluido all’inverosimile, un melting pot di soul, jazz e blues suonato con classe e traboccante di  feeling .&lt;br /&gt;L’unica cosa che non dovete chiedere è la forza sconvolgente della sua Gibson, che qui c’è eccome ma Haynes ha preferito sostituire la classica Les Paul Standard con una serie di Gibson vintage ES 335 e ES 345 con cassa semi hollowbody per risultare ancora più rigoroso e credibile nel ricreare il sound pulito e chiaro dell’epoca pre-rock. Si è poi contornato di tre ganzi della scuola New Orleans ovvero il bassista dei Meters George Porter Jr. (adesso nei 7 Walkers), il tastierista Ivan Neville ed il batterista Raymond Webber, ha recuperato il tastierista dei Faces  Ian McLagan ed il tenorsassofonsita Ron Holloway e con i loro si è infilato negli studi di Willie Nelson ad Austin suonando insieme senza sovraincisioni le dieci lunghe tracce di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Man In Motion&lt;/span&gt;. Il risultato è un disco che trasuda Memphis da ogni angolo anche se le canzoni non sono quelle da tre minuti dei 45 giri della Stax ma hanno tutte una durata media che supera abbondantemente i cinque minuti.&lt;br /&gt;Un morbido rollio jazz-soul-blues scorre senza soluzione di continuità dall’’inizio alla fine di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Man In Motion&lt;/span&gt;  come fosse una ipnosi ritmica che cattura dolcemente i sensi  senza forzare e senza sconvolgere, che sia un maestro Warren Haynes lo dimostra in ogni campo anche quando il rock è solo all’orizzonte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-3303991184570126780?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/3303991184570126780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=3303991184570126780&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/3303991184570126780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/3303991184570126780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/04/warren-haynes-man-in-motion.html' title='Warren Haynes &gt; Man In Motion'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QXIfJoWyWB0/Tag7B5lRIaI/AAAAAAAAAQw/AZnCZE2bzdw/s72-c/Warren%2BHaynes%2BMan%2BIn%2BMotion.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5777839437286515348</id><published>2011-03-30T10:44:00.003+02:00</published><updated>2011-03-30T10:56:39.323+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='James Maddock'/><title type='text'>James Maddock &gt; Live At Rockwood Music Hall</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-ZHb4SztrsNk/TZLwBNjOlnI/AAAAAAAAAQo/dRdWQWPK49k/s1600/Maddock%2BLive.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZHb4SztrsNk/TZLwBNjOlnI/AAAAAAAAAQo/dRdWQWPK49k/s320/Maddock%2BLive.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589793991128159858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ah ma allora esistono ancora quegli animali da backstreets che cantano con l’ugola arsa dall’whiskey e dalla disperazione canzoni che sanno di vita vera, di fragilità umane, di ragazze carine che volano via, di chance buttate al vento, di albe indimenticabili non ai Caraibi ma nella Avenue C di New York che è come dire i quartieri spagnoli a Napoli o la Comasina a Milano. Si esistono e uno di questi lo sto ascoltando in questo momento, nella sera di un martedì qualsiasi mentre un aereo partito qualche km più in giù, da quella  fonte di inquinamento acustico, atmosferico e politico che è Malpensa ma che qui bisogna parlarne bene perché dà lavoro a tanti e non ti fa perdere tempo quando devi partire per l’unico viaggio all’anno in cui prendi l’aereo, ha soffocato l’ultimo gorgheggio di un pianoforte fantastico, quello di Oli Rockberger, uno che ha il nome di una birra tedesca ma  che suona come David Sancious in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Wild and The Innocent&lt;/span&gt;. Ragazzi non sto scherzando e se mi conoscete sapete che non sono avvezzo a sparate iperboliche o robe del genere, l’età mi dona la misura e faccio fatica ad emozionarmi come un tempo quindi quando qualcosa ronza energia, spontaneità, amore, freschezza e onestà me ne accorgo. Come questo James Maddock di cui so poco se non che è inglese ma vive da un casino di tempo a New York, era una promessa nel 2000 ma un matrimonio andato in fumo lo ha rigettato nel tunnel fino a quando con le forze ritrovate e la tenacia del santo in città ha pubblicato qualche anno fa &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Sunrise On Avenue C&lt;/span&gt; un titolo che avrebbe potuto sceglierlo solo Bruce Springsteen, Willie Nile, Willy DeVille e Ryan Adams ovvero tre generazioni di rock urbano della Grande Mela ai suoi massimi livelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-U8ZK1F-O8pY/TZLvr-i8aaI/AAAAAAAAAQg/MZYJPP2R7Hk/s1600/James%2BMaddock.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-U8ZK1F-O8pY/TZLvr-i8aaI/AAAAAAAAAQg/MZYJPP2R7Hk/s320/James%2BMaddock.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589793626323184034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scapigliato e scarmigliato, con i jeans e la camicia jeans, James Maddock sembra un pò lo Springsteen di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Greetings From Asbury Park&lt;/span&gt;, meno phisique du role e più sguardo bonario e i suoi amici, il pianista fantastico di cui ho già detto, il chitarrista John Shannon, il batterista Aaron Comess, il bassista Drew Mortali e il vocalist Lesile Mendelson (nessuna parentela col più famoso Mendelsson) quella gang di simpatici sciamannati che stazionavano sul retro copertina di The Wild and The Innocent. Ragazzi di strada con la faccia da proletari, sorridenti e felici per essere finiti su una copertina di dischi e avere in mano anche solo per poche ore la possibilità di cambiare il destino. Ed è quello che succede dentro le mura del Rockwood Music Hall dove loro sciorinano tutta la loro energia e fantasia suonando con impegno come fosse la Band di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rock of Ages&lt;/span&gt; una ballata dietro l’altra saltando da un ritmo che sa di R&amp;amp;B ad una suite che profuma del Van Morrison appena sbarcato in America, da una torrenziale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dumbed Down&lt;/span&gt; che sembra non finire più come una loro personale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rosalita&lt;/span&gt;  ad una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Like An Old Song&lt;/span&gt;  che richiama il Rod Stewart di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gasoline Alley&lt;/span&gt;  fino ad tenera &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sunrise On Avenue C&lt;/span&gt; che immortala &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alphabet City&lt;/span&gt; come l’ultimo luogo al mondo in cui i sognatori sono ancora una categoria nobile ed un bene per l’umanità.&lt;br /&gt;Voce arrochita, urgenza poetica, immediatezza espressiva, romanticismo da bohemienne, James Maddock sembra uscito da una ristampa di un disco degli anni settanta che non ce ne eravamo accorti ma non è l’ultimo dei mohicani solo un innocente a cui non hanno detto che oltre Avenue A il mondo è cambiato e lui vive, canta e sogna come si faceva prima che scrivessero Born To Run. Certo ci sono analogie con Ray LaMontagne altro inguaribile romantico, specie per quella voce raspa e affumicata, per la scelta di ballate che sono un flusso di coscienza e anche Jesse Malin potrebbe essere suo amico se non fosse che Maddock è più dolcemente  malinconico che rabbioso da East Village. Ma è la carica di speranza che con le sue canzoni  infonde a chi lo ascolta il dato che lascia attoniti e felici, musica antica, un po’ arrugginita con ancora tanta ingenuità e naivetè strumentale ma senza trucchi, senza enfasi, senza zuccheri. Solo voce, chitarre, una band che suona per gli amici ed un piano che è un torrente di gioia.&lt;br /&gt;Il rock n’roll come amore, spontaneità, vita e strade secondarie. Non è il futuro del rock n’ roll ma il passato che non muore. Questa sera state in casa e andate al Rockwood Music Hall. Sarete contenti come una Pasqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI       MARZO 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5777839437286515348?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5777839437286515348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5777839437286515348&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5777839437286515348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5777839437286515348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/james-maddock-live-at-rockwood-music.html' title='James Maddock &gt; Live At Rockwood Music Hall'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ZHb4SztrsNk/TZLwBNjOlnI/AAAAAAAAAQo/dRdWQWPK49k/s72-c/Maddock%2BLive.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8138856271619690631</id><published>2011-03-21T09:46:00.002+01:00</published><updated>2011-03-21T13:03:29.895+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eric Clapton'/><title type='text'>LAYLA and OTHER ASSORTED LOVE SONGS</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-FPZLM8VktpA/TYc-jBP3F8I/AAAAAAAAAQQ/reQhTpX34KI/s1600/Layla.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-FPZLM8VktpA/TYc-jBP3F8I/AAAAAAAAAQQ/reQhTpX34KI/s320/Layla.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586502634127693762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La storia insegna che dai tormenti nascono grandi opere d’arte. &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Layla&lt;/span&gt; appartiene a questa specie, uno degli album più osannati della storia del rock nasce in un contorno di ansie e conflitti interiori ma si erge luminoso a rischiarare una stagione al tramonto dove creatività, ispirazione e droghe andavano a braccetto e l’atmosfera che si respirava era di quelle che chiudono un’ era con un capolavoro.&lt;br /&gt;La reazione chimica tra Derek and The Dominos  scatenò nelle session ai Criteria Studio di Miami  tra l’agosto e l’ inizio di ottobre del 1970  una spontanea esplosione di energia che coinvolse  i musicisti in lunghe jam di soul, blues e rock dove le canzoni in sé avevano poca importanza perché quello che importava era suonare, suonare, suonare per ore e giorni interi. Era lo  zeitgeist, lo spirito del tempo ma la magia che si creò in quelle calde notti della Florida non la si trovò più, salvo rare eccezioni e nemmeno in musicisti il cui nome sui muri di Londra veniva associato a quello di Dio. Non scrivevamo per avere canzoni, scrivevamo solo per avere qualcosa da suonarci sopra. Le parole del tastierista Bobby Whitlock inquadrano &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Layla and Other Assorted Love Songs&lt;/span&gt;, un disco epocale che come sottintende il titolo traeva spunto da storie d’amore, più precisamente fu il canto d’amore appassionato e sconsolato di Eric Clapton lacerato da una tormentata storia con la moglie (Pattie Boyd) di uno dei suoi migliori amici, George Harrison. Una love story  combattuta e distruttiva fatta di fugaci incontri tra il chitarrista e Pattie Boyd nei tanti party di quei giorni smisurati ed eccitanti, una storia d’amore consumata tra il tradimento di un amico, stati depressivi, esaltazioni momentanee e sensi di colpa. Nemmeno la cara vecchia eroina riuscì ad alleviare i tormenti di “manolenta” che perso nel suo delirio di amante non corrisposto si identificò nel protagonista di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Story of Layla and Majnum&lt;/span&gt;  del poeta persiano Nizami, romantico racconto con significati metaforici  di un giovane che si innamora senza speranza della principessa-luna il cui padre la voleva maritare ad altri.&lt;br /&gt;Clapton si immedesimò in questa vicenda a tal punto da portare in scena il suo tormento con un album intitolato come il romanzo. Ma la musica non è una metafora, occorrono musicisti, strumenti, tecnici ed una comunidad che in quegli anni rivoluzionari era molto più che una trovata di marketing e di immagine.&lt;br /&gt;Gli eventi si susseguirono velocemente visto che tra lo scioglimento dei Cream e la pubblicazione di Layla passarono solo due anni. In mezzo ci sono i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blind Faith&lt;/span&gt;, il primo strombazzato supergruppo della storia del rock, e soprattutto quella carovana viaggiante di hippies che risponde al nome di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Delaney and Bonnie and Friends&lt;/span&gt;. Dura solo undici mesi il sodalizio tra Clapton, Winwood, Ginger Baker e Rich Grech perché l’ enorme potenzialità che avrebbe dovuto esprimere la fede cieca si arena sulle sabbie di un tour che invece incorona Delaney and Bonnie e i loro amici Dave Mason, Carl Radle, Jim Gordon, Bobby Whitlock, Jim Price, Bobby Keys, Rita Coolidge, gente che maneggia rock, gospel, country-soul e blues come un gambler fa con le carte da gioco.&lt;br /&gt;La stramba congrega dei Friends è una comune viaggiante, nessuna gerarchia sul palco e fuori e tanto meno nessun ordine di scuderia: si vive assieme, si suona assieme e si lascia libera l’immaginazione  improvvisando e creando una orgia di suoni e ritmi a base di soul/R&amp;amp;B con l’unica eccezione che i cantanti sono i coniugi Bramlett e i cori li fanno Bobby Whitlock e Rita Coolidge.&lt;br /&gt;Clapton  subisce il fascino di questa congrega di fuorilegge molto diversa dall’irrigidito stile dei Blind Faith,  ne viene contagiato e ne assorbe lo spirito di libertà e di camaraderie tanto che si defila dai Blind Faith e viaggia sul bus dei Friends ascoltando le loro cassette, bevendo il loro whiskey e fumando la loro erba.  Quando i Blind Faith lasciano il tour sale con loro sul palco e stanco di vestire i panni del frontman di un supergruppo diventa l’anonimo chitarrista ritmico.&lt;br /&gt;Finchè funziona il gioco è divertente ma lavorare con i coniugi Bramlett alla lunga diventa faticoso, così quando Leon Russell sparge la voce che sta cercando musicisti per il tour di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mad Dogs and Englishmen&lt;/span&gt; i Friends saltano sulla scialuppa e si aggregano al circo di Joe Cocker. Rimane sulle sue il solo Bobby Whitlock, tastierista, cantante e autore di buon mestiere che raggiunge Clapton in Inghilterra e nella magione di questi inizia a scrivere e  strimpellare insieme quello che sarà il nucleo fondativi di Layla.&lt;br /&gt;Il cerchio si chiude quando nella primavera del 1970 cala il sipario su Mad Dogs and Englishmen ed i Friends  divengono la house band di George Harrison in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;All Things Must Pass&lt;/span&gt;, il  disco prodotto da Phil Spector che indirettamente pone le basi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Derek and The Dominoes&lt;/span&gt; perché sono loro più qualche invitato a suonarlo. Alle registrazioni dell’album partecipa anche Clapton ed è qui che scatta il love affair con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pattie Boyd&lt;/span&gt; così che quel titolo, tutte le cose devono passare suona un po’ come presagio del futuro degli ex Friends e dei cambiamenti affettivi in corso.&lt;br /&gt;Per quanti riguarda la musica il concetto di Derek and The Dominos è che non ci fosse un leader e questo spiega perchè Clapton, stanco di fare la superstar,  non usi il suo nome ma opti prima per Del and The Dominos poi trasformato in Del+Eric=Derek and The Dominos, poi non ci fossero trombe, sax e ottoni vari e non ci fosse nessuna donna nella band ed ultimo che le voci tenessero un approccio tipo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sam&amp;amp;Dave&lt;/span&gt; ovvero prima canta uno,  poi l’altro e poi tutte e due insieme. Sfumata l’esperienza coi Cream e coi Blind Faith,  Clapton non voleva un’altra sommatoria di virtuosi impegnati in assoli ed individualismi ma una vera band, un insieme di musicisti amalgamati che suonavano uno per l’altro senza nessuna velleità da protagonisti. I risultati sono alla portata di tutti specie se si ascoltano le jam da cui venne fuori il disco (presenti nel triplo box della 20th Anniversary Edition), l’empatia è fenomenale, la chimica esaltante, la musica un fiume in piena di rock, blues, soul e psichedelia.  Le canzoni sono frutto del lavoro di Clapton con Whitlock e interpretazioni originali e dilatate di classici di Chuck Willis &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(It’s Too Late)&lt;/span&gt;, Big Bill Broonzy &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Key To Highway)&lt;/span&gt;, Jimmie Cox &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Nobody Knows You When You’re Down and Out)&lt;/span&gt;, Jimi Hendrix (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Little Wing&lt;/span&gt;, registrata dieci giorni prima della morte dell’autore), Billy  Myles &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Have You Ever Loved A Woman)&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Se l’obiettivo di Clapton era di enfatizzare e sublimare il suo mal d’amore il risultato è pienamente riuscito perché il disco riflette il misto di estasi e tormento, estasi per essere perdutamente innamorato, tormento per il senso di colpa nel tradire un amico. A momenti in cui la sua voce è un canto sofferto e disperato, come un gabbiano ferito che urla un torch-blues pieno di dolore si alternano momenti liberatori dove la band rolla con una leggerezza incredibile esaltando un gioco d’assieme dove basso, batteria e organo creano il tappeto per l’irresistibile interplay delle chitarre e della slide di Clapton e Duane Allman.&lt;br /&gt;Fu decisivo l’innesto nel gioco di squadra di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Duane Allman&lt;/span&gt; perché i suoi solo, alcuni con la slide, sono determinanti  a fare di questo album un monumento, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Layla&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Any Day Now&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Am Yours&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tell The Truth&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nobody Knows You When You’re Down and Out&lt;/span&gt; alla struggente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Have You Ever Loved A Woman&lt;/span&gt; dedicata a Pattie Boyd.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Duane tirò fuori il meglio di noi, anche nel songwriting perché la canzone venne fuori jammando, come ad esempio in Anyday che Eric ed io avevamo già scritto ma Duane ci aggiunse quella fantastica  slide”. (Bobby Whitlock)  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia tra i due chitarristi portò in paradiso i Dominos perché  spinse l’uno e l’altro a misurarsi coi margini estremi delle loro possibilità andando oltre i limiti che le loro tecniche consentivano ma sostanziale è il lavoro di retroguardia di Bobby Whitlock con la voce, l’organo ed il piano, vero “regista” a tutto campo. Fu Whitlock a mantenere salde le liriche dei brani e a far si che le jam si trasformassero in canzoni con una generosa dose di Memphis sound spruzzata qua e là. Carl Radle e Jim Gordon da parte loro furono una sezione ritmica non usuale e lo si sente nel modo in cui vengono usate le percussioni in Tell Bottom Blues  e come viene rivoluzionato il  boogie da strada di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Key To Highway&lt;/span&gt; di Big Bill Broonzy.&lt;br /&gt;Basilare l’apporto dietro la consolle di Tom Dowd l’uomo di fiducia della Atlantic, un produttore con un curriculum impressionante (Coltrane, Aretha Franklyn, Bobby Darin) che aveva già collaborato con Clapton nei dischi dei Cream. Tom Dowd era di casa ai Criteria Studios e durante la lavorazione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Idlewild South&lt;/span&gt; della Allman Brothers Band fu contattato dallo staff di Clapton per produrre il disco di Derek and The Dominos. Narra la leggenda che ci fu una telefonata alla fine della quale Duane Allman, lì presente, apprese da Dowd  che negli stessi studi sarebbe arrivato dall’Inghilterra uno dei suoi idoli sperando così di poter fare qualcosa insieme. E difatti,  in un momento di break nella registrazione di Idlewild South, Dowd portò Duane in sala con Clapton e lì nacque una delle leggende della rock n’roll history. L’arrivo di Duane Allman spinse i Dominos in una specie di esplorazione libera e disinibita nei suoni del blues e del soul, catalizzò un ensemble  che non era una confezione da studio ma una rock n’roll band di larghe vedute. Certo circolava un sacco di droga pesante ma tutti erano giovani e l’effetto era quello eccitante della creazione e del coinvolgimento collettivo. In un era che stava finendo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Layla&lt;/span&gt; fu contemporaneamente il canto finale e la summa del rock dell’epoca, la  fusione di un background di radici blues, R&amp;amp;B e soul che i musicisti inglesi avevano riportato a galla, con la libertà espressiva delle band psichedeliche americane che avevano mutato il modo di fruire la musica portando con le loro interminabili jam il pubblico a ballare, a gioire e a perdersi nel cosmo.&lt;br /&gt;Il ritorno a casa fu doloroso: Derek and The Dominos si sciolsero dopo un breve tour, Eric Clapton sprofondò in una pesante tossicodipendenza, Duane Allman morì l’anno dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI       FEBBRAIO   2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8138856271619690631?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8138856271619690631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8138856271619690631&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8138856271619690631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8138856271619690631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/layla-and-other-assorted-love-songs.html' title='LAYLA and OTHER ASSORTED LOVE SONGS'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-FPZLM8VktpA/TYc-jBP3F8I/AAAAAAAAAQQ/reQhTpX34KI/s72-c/Layla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-9091749092948956704</id><published>2011-03-07T12:36:00.002+01:00</published><updated>2011-03-24T13:32:19.327+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucinda Williams'/><title type='text'>Lucinda Williams part 2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-2Z6F3ts_IKc/TYs5vySILXI/AAAAAAAAAQY/Xq-1NSyNLLc/s1600/gravel%2Broad.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 285px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-2Z6F3ts_IKc/TYs5vySILXI/AAAAAAAAAQY/Xq-1NSyNLLc/s320/gravel%2Broad.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5587623255797673330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/lucinda-williams-part-1.html"&gt;continua&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUCINDA WILLIAMS si esibì per la prima volta dal vivo come folk singer a Città del Messico nel 1970 , si presentò come Cindy Williams &amp;amp; Clark Jones assieme ad un compagno di scuola che suonava il banjo. Il “turning point”della sua carriera avvenne però a New Orleans dove Lu si trovava in vacanza. Venne ingaggiata in un bar di Bourbon Street come folk singer per esibirsi tre o quattro sere la settimana, fu la fine della sua avventura scolastica e l’inizio di una faticosa carriera musicale. Da New Orleans raggiunse San Francisco dove sembrava che il mondo dovesse cambiare da un giorno all’altro ma arrivò quando la summer of love era chiusa da un pezzo e circolavano più menti bruciate dalla droga che idee. Delusa, nel 1974, si rifugiò nella più tranquilla Austin. “Era tutto magico e meraviglioso ad Austin, forse era come San Francisco negli anni sessanta ma più bluesy. Si viveva con poco, era economica e confortevole, abitavo con dei ragazzi che mi ospitavano a casa loro, bevevamo latte, mangiavamo cibi naturali, fumavamo marijuana e prendevamo funghi allucinogeni. Suonavamo per gli spiccioli all’angolo della strada e poi lavoravo come cameriera in un bar. Una band chiamata Uncle Walt’s Band mi prese sotto la propria protezione e mi diede la possibilità di aprire i concerti per loro. Avrei potuto stare lì per sempre ma poi ad Austin la scena cambiò in quello che venne chiamato cosmic cowboy sound. Andavano di moda le band e per i cantautori fu scelta obbligata trasferirsi ad Houston dove gente come Lyle Lovett, Nancy Griffith, Eric Taylor e Vince Bell stavano creando qualcosa di nuovo. Erano dei folk singers molto hippy chic e non era facile inserirsi nel loro giro. Io avevo problemi a trovare un contratto discografico perché la mia musica era più ruvida, si dibatteva tra country e rock e non era chic come la loro”.&lt;br /&gt;Nel 1978 Lu si sposta ancora e va a Jackson nel Mississippi dove registra finalmente il suo primo album per la celebre etichetta folk Smithsonian/ Folkways, Ramblin’On My Mind poi ribattezzato semplicemente Ramblin’ a cui tre anni dopo fa seguito , Happy Woman Blues.&lt;br /&gt;L’avventura di Lu sembra destinata a quell’anonimato che contraddistingue l’epopea di tanti (bravi e sfigati ) alias Dylan americani quando qualcosa succede. Dopo otto anni di false partenze e una miriade di piccole esibizioni, nel 1984, l’artista si ritrova nel posto giusto al momento giusto ovvero a Los Angeles in pieno Paisley Underground. Band come Lonesome Strangers, Rain Parade, Dream Syndicate e Rank&amp;amp;File vedono di buon occhio che una cowgirl del sud apra i loro concerti con una chitarra acustica e tanta rabbia. Il nome di Lucinda Williams comincia a fare il giro della città e della nazione e nel 1988 l’etichetta inglese di orientamento punk Rough Trade le offre l’occasione di incidere un nuovo disco. L’omonimo Lucinda Williams non fa sfracelli ma le regala “un biglietto di prima classe a Nashville” dato che Patty Loveless porta nelle top twenty delle classifiche country The Night’s Too Long e Mary Chapin Carpenter si prende un Grammy con la versione di Passionate Kisses, due canzoni di quell’album. Qualche anno più tardi Emmylou Harris “coprirà” Crescent City e Sweet Old World e il seminole rock Tom Petty offrirà una robusta rilettura di Changed The Locks, grintosa canzone sulla fine di una relazione amorosa che nella versione originale consentì alla Williams di entrare nella heavy rotation delle radio nazionali.&lt;br /&gt;Con la strada in discesa, Lu non pensa però minimamente di smussare il suo temperamento tempestoso e anticonformista e non scende a patti col mondo discografico. Troppo rock per essere country e troppo country per essere rock sceglie una indie, la Chameleon per pubblicare Sweet Old World, un disco triste e per nulla nashvilliano, con meditazioni sulla morte, sul rimpianto e la fine delle relazioni. Temi da sempre cari al suo bagaglio emotivo e culturale ma che all’inizio degli anni novanta stridevano negli induriti paesaggi del rock e nello zuccheroso mondo country. In pratica gli stessi contenuti che daranno anima a Car Wheels On A Gravel Road, apprezzati in quel disco nella loro sincerità sentimentale anche per via di un netto miglioramento a livello musicale e vocale, con canzoni di oscura bellezza che parlano di persone ordinarie che fanno cose ordinarie ma rendono questi momenti straordinari.&lt;br /&gt;L’album riceve grandi lodi dalla critica e viene premiato con un Grammy come best contemprary folk album del 1998, oggi ristampato in una elegante edizione deluxe è unanimemente riconosciuto come il capolavoro dell’artista.&lt;br /&gt;Con l’introspettivo Essence del 2001 Lu dà fondo al suo approccio lirico minimalista cercando l’ “essenza” della canzone in una semplicità melodica che lascia attoniti. Disco interiore e plumbeo, spartano nei suoni e negli arrangiamenti, Essence è permeato dagli umori profondi del sud e da una religiosità che vede Dio ed il diavolo incontrarsi sulle miserie di una sottocultura sottoproletaria che sembra uscita dalle pagine de La Bibbia ed il Fucile lucido libro di Joe Bageant che mette a nudo le miserie e la desolazione dell’America profonda.&lt;br /&gt;Decisamente più elettrico dal punto di vista del sound è invece World Without Tears del 2003, un disco in cui ancora abbondano le sue intense e crepuscolari ballate ( Ventura, Fruits of My Labor, Overtime, Minneapolis) ma in più ci sono chitarre degne dei Rolling Stones (Real Live Bleeding Fingers and Broken Guitar Strings), battute boogie alla John Lee Hooker (Atonement), distorsioni elettriche e un talking blues che suona come una recitazione da poeta della Beat generation (American Dream ) anche se sono in molti a confonderlo in un rap.&lt;br /&gt;Live @The Fillmore del 2005 è un doppio album live di quelli che si facevano negli anni 70 ovvero chitarre a palla, suoni crudi ed una voce che è rabbia e dolcezza, estasi e furore, grinta e abbandono. Spettacolare il chitarrista Doug Pettibone, un animale della sei corde capace di dare alla Williams un sound rock degno dei migliori Rolling Stones, intensa la Williams che canta come se fosse una questione di vita o di morte. Ma il viaggio della Williams non finisce sullo storico palco del Fillmore perché altre rivelazioni e emozioni sono contenute in West forse il suo disco più innovativo a livello sonoro. West nasce dalla disillusione di un amore andato a rotoli, una relazione importante finita e dal dolore per la morte della madre. Eventi cupi che l’artista metabolizza in un lavoro che qualcuno potrebbe definire catartico se non addirittura liberatorio. Ci sono armonie bucoliche, flash visionari degni del Neil Young più desertico ( Unsuffer Me), ritmi ipnotici (Wrap My Head Around That) costruiti attorno alla serpentina chitarra dell’eclettico Bill Frisell, meditabondi girovagare intorno a melodie che diventano una ossessione (Rescue), suoni rarefatti ed eterei (What If) che sembrano usciti da una produzione di Daniel Lanois , c’è Hal Willner (Costello, Lou Reed) come produttore e ci sono canzoni che sono di una malinconica bellezza senza scampo.&lt;br /&gt;Il seguente Little Honey del 2009 con il nuovo produttore Eric Liljestrand sterza verso roots-rock disincantato e libero, meno elegante rispetto al precedente lavoro ma spartano e diretto, con decise puntate hard-rocking che richiamano lo stile senza fronzoli di World Without Tears. Affiora il rumore di una band che è la quintessenza di quelle strade impolverate del sud tanto decantate dalla Williams, poco avvezza alle raffinatezze ma in sintonia con quel misto di folk, blues e rock che costituiscono le radici dell’artista : Bob Dylan e Lightin Hopkins, i Cream e i Rolling Stones, Robert Johnson e Memphis Minnie.&lt;br /&gt;Per la prima volta la Williams sembra aver lasciato da parte quelle sue ballate di oscura introspezione che l’hanno resa famosa, per rivolgersi all’esterno, ai temi delle relazioni umane e dell’amore con un ottimismo mai provato prima Come afferma la stessa autrice, Little Honey è più luminoso rispetto ad altri suoi lavori ed il suo blues qui irradia una luce diversa. Ciò non toglie che l’introspezione e le ballate siano nel dna della sua musica, basta aspettare Blessed per ritrovarli in quella che è l’opera di maggior equilibrio dell’artista, ennesima conferma di un autrice e rocker degna di sedersi a fianco di Dylan, Springsteen, Young, Petty, Mellencamp e Steve Earle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-9091749092948956704?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/9091749092948956704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=9091749092948956704&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/9091749092948956704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/9091749092948956704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/lucinda-williams-part-2.html' title='Lucinda Williams part 2'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-2Z6F3ts_IKc/TYs5vySILXI/AAAAAAAAAQY/Xq-1NSyNLLc/s72-c/gravel%2Broad.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4203578333007671815</id><published>2011-03-07T12:26:00.003+01:00</published><updated>2011-03-12T11:42:10.760+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucinda Williams'/><title type='text'>Lucinda Williams part 1</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-PbgT5WA_9gE/TXTCSvwRYPI/AAAAAAAAAQA/mX_MMzDPFoo/s1600/blessed%2B1"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-PbgT5WA_9gE/TXTCSvwRYPI/AAAAAAAAAQA/mX_MMzDPFoo/s320/blessed%2B1" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5581299465531252978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ci sono voluti trenta anni  di gavetta tra piccoli concerti nei club, spostamenti, traslochi, dischi ignorati e una tumultuosa esistenza prima che Lucinda Williams si prendesse una rivincita contro l’indifferenza e la corruzione del mondo discografico e si guadagnasse il giusto riconoscimento di un duro lavoro. Era l’estate del 1998 quando uscì &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Car Wheels On Gravel Road&lt;/span&gt; e nessuno si sarebbe aspettato che un disco così travagliato e tirato per le lunghe sarebbe diventato il suo primo disco d’oro.&lt;br /&gt;Un storia rocambolesca quella di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Car Wheels&lt;/span&gt; : la Williams, con in mano un contratto con la American Recordings, aveva cominciato a lavorare al disco in Texas col chitarrista Gurf Morlix, produttore dei suoi due precedenti album ma insoddisfatta dei risultati raggiunti aveva ritoccato le parti vocali provocando la reazione di Morlix che, sul più bello, aveva abbandonato il progetto  mettendo in crisi il rapporto professionale e l’amicizia che li legava.&lt;br /&gt;Lucinda Williams aveva allora scelto di spostarsi a Nashville  entrando in contatto con Steve Earle e il suo partner di produzione Ray Kennedy.  Con loro, già nel 1995, aveva cercato di finire il disco senza però fare i conti con la propria pignoleria.  Sembrava tutto facile ,  si era talmente innamorata del twangtrust di Earle e Kennedy che aveva  ri-registrato di nuovo tutto il disco ma poi alla fine, a lavoro pressoché completato, si aera ritrovata di nuovo insoddisfatta  e con un suono troppo prodotto.  Steve Earle dopo due settimane di registrazioni se ne era andato improvvisamente in tour senza avvisare la Williams dei tempi ristretti dei suoi impegni e tutti questi  scombussolamenti avevano attirato la curiosità dei media, mai prima di allora così interessati alla Williams.&lt;br /&gt;Di nuovo in mezzo al guado Lu non si era persa d’animo e con i nastri in mano si era trasferita a Los Angeles  in un nuovo studio dove con l’aiuto dell’E- Streeter Roy Bittan aveva sovrainciso le parti vocali in una serie di sessions al limite del paranoico e dell’ossessivo. Il disco era diventato un incubo, il produttore Rick Rubin   mixò le tracce finali ma l’album subì un nuovo ritardo a causa dei negoziati per la vendita dell’American label.  La Mercury salvò la situazione acquistando i diritti dell’album, definitivamente messo a punto a Nashville e finalmente pubblicato, dopo tante peripezie, il 30 giugno del 1998 col titolo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Car Wheels On A Gravel Road&lt;/span&gt;. Oggi quel disco è il biglietto da visita di Lucinda Williams.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucinda Williams  appartiene alla schiera degli eroi folk in grado di arrivare con una semplice canzone nella più profonda intimità dell’animo umano, una traveling troubadour  con  un viscerale attaccamento verso quello che normalmente si intende come cultura southern. Nata nel 1955 a Lake Charles in Louisiana da madre pianista e padre professore di letteratura, la vita di Lu subisce un cambiamento quando il padre, Miller Williams, oggi poeta e docente all’Università dell’Arkansas (lesse il discorso ufficiale all’inaugurazione del Presidente Clinton nel 1996) , a metà degli anni sessanta divorzia e si prende in custodia i tre figli. Con Lucinda e gli altri due marmocchi si trasferisce per lavoro prima in Messico  e poi in Sud America. Lucinda si ritrova a vivere a Città del Messico e a Santiago del Cile e poi nel giro di pochi anni passa dallo Utah a Baton Rouge, dal Mississippi a New Orleans, da Atlanta a Macon. Una instabilità geografica che avrebbe potuto lasciare evidenti segni di sradicamento, come volte capita a quei bambini sballottati in giro per il mondo per le attività lavorative del padre ma che invece a Lucinda Williams regalò una specie di gioia ed euforia per le stanze degli hotel e le case in subaffitto. Oltre a farle accettare come naturale quello spirito nomade che poi si rifletterà nelle sue canzoni, trasformandola in una acuta narratrice “da strada” attenta ai dettagli, ai luoghi e alle sfumature psicologiche.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Quell’infanzia di continui spostamenti non fu traumatica come la gente crede, a me piace l’avventura e penso che ciò derivi da quel continuo movimento che caratterizzò prima gli anni di gioventù e poi la mia esistenza. Il problema più grosso non era cambiare città o stato ma era portarsi appresso ad ogni trasloco  la mia collezione di dischi di  Donovan, Hendrix, Pentangle,  Allman Bros., Byrds, Buffalo Springfield e Cream.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precoce nello scrivere, Lu assorbe le influenze del padre scrittore e dello stimolante  clima casalingo, naturale che alla fine tutto questo mondo confluisse  in uno stile che la artista ha definito “journalistic songwriting”.&lt;br /&gt;Le influenze letterarie non avrebbero comunque da sole potuto produrre una rockeuse come è difatti la Williams se accanto a queste non ci fossero state delle vere passioni musicali. La vincita di tre Grammy nelle categorie country, folk e rock da parte della Williams è il riflesso dei diversi  amori musicali di gioventù : i vecchi bluesmen, Robert Johnson e poi Dylan, Jim Morrison, Cream, i Rolling Stones e i Byrds.&lt;br /&gt;All’inizio di carriera Lu era solita interpretare canzoni altrui spaziando in diversi ambiti musicali ma quando poi iniziò a scrivere in proprio i vari generi si amalgamarono in uno stile che non poneva differenze tra i diversi linguaggi. Uno stile che ha nella ballata il suo punto di forza e può contare su una voce dolente, sensuale e stoned,  adatta a trasmettere quel senso di abbandono un po’ fatalistico di cui le storie da deep south della Williams sono cariche.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Il disco che più di ogni altro cambiò la mia vita fu Highway 61 Revisited di Dylan. Uno studente di mio padre, un giovane poeta, lo portò in casa mia  un giorno del 1965. Sebbene fossi ancora molto giovane fu una autentica rivelazione per me, all’improvviso c’era qualcuno che metteva insieme i due mondi da cui provenivo: la tradizionale folk music dei dischi di mio padre, Lightin’Hopkins e Mississippi John Hurt e il creativo mondo della scrittura dei poeti e della letteratura.  Avevo cominciato a scrivere verso i dieci anni ma quando ne ebbi 12 e comprai la mia prima chitarra, una economica Silvertone, imparai a suonarla proprio per poter scrivere canzoni come quelle che erano contenute in quel disco.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno una volta ha detto che se si è rivoluzionari a ventanni quando si è quarantenni perlomeno si è anticonformisti. Così è stato per Lucinda Williams.  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“In gioventù ero molto inquieta e ribelle. Qualche tempo fa mio padre mi  ridiede tutte le lettere che gli scrissi quando ero ventenne, beh…. sono molto sorprendenti ed eloquenti. Ci sono fatti di cui sono ancora fiera come quando aiutai un gruppo di amici del Sds (Students for a Democratic Society) a distribuire volantini nel campus e poi fummo espulsi dalla scuola perché ci rifiutammo di recitare la Promessa di Fedeltà davanti al Preside che ci voleva punire. Fui reintegrata solo perché mio padre si appellò ad un giudice che trovò incostituzionale il provvedimento della scuola.  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Negli anni sessanta ero molto impegnata nel movimento contro la guerra. La mia famiglia è sempre stata pacifista, mio nonno era un obiettore di coscienza della prima guerra mondiale, non avrebbe potuto essere diversamente. Ricordo che nel 1969 all’età di sedici anni andai alla marcia della pace di Washington con un gruppo di studenti della Layola University di New Orleans dove  insegnava mio padre. Mi ricordo come fosse ieri di quella imponente manifestazione e anche del freddo che patii  per non essermi portata un giubbotto adatto all’inverno di Washington. Le mie idee politiche con gli anni non sono cambiate, ho gli stessi ideali di un tempo, odio la guerra e trovo che ancora oggi Masters of War sia una delle più belle canzoni scritte sull’argomento". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1-&lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/lucinda-williams-part-2.html"&gt;continua&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4203578333007671815?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4203578333007671815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4203578333007671815&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4203578333007671815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4203578333007671815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/03/lucinda-williams-part-1.html' title='Lucinda Williams part 1'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-PbgT5WA_9gE/TXTCSvwRYPI/AAAAAAAAAQA/mX_MMzDPFoo/s72-c/blessed%2B1' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7745763079089061347</id><published>2011-02-25T15:01:00.002+01:00</published><updated>2011-02-25T15:04:46.091+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucinda Williams'/><title type='text'>Lucinda Williams &gt; Blessed (Lost Highway)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-x5CT4UvyYtI/TWe2-dmlb7I/AAAAAAAAAPo/97Nigiq5hdQ/s1600/blessed.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-x5CT4UvyYtI/TWe2-dmlb7I/AAAAAAAAAPo/97Nigiq5hdQ/s320/blessed.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577627847736258482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con dieci album all’attivo Lucinda Williams si conferma la cantautrice più ispirata del rock americano degli ultimi anni, una songwriter dell’anima, una cantante del cuore ed una rockeuse dei sensi arrivata con &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Blessed&lt;/span&gt; a fondere perfettamente i due distinti aspetti della sua poetica rock, quello delle ballate malinconiche e crepuscolari, spesso scritte sull’onda di forti emozioni scatenate da lutti e perdite e quello di un rock n’ roll ruvido e liberatorio, costruito sullo stridore delle chitarre per esorcizzare ed allontanare demoni e tristezze. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blessed&lt;/span&gt; non è innovativo come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;West&lt;/span&gt;, uno dei magnifici titoli del suo catalogo e nemmeno rocknrollistico come il precedente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Little Honey&lt;/span&gt; del 2009 ma è un gioiello di equilibrio e belle canzoni, alcune tra le migliori mai scritte dalla Williams. E’ un  disco dove saggezza ed esperienza riescono a bilanciare riflessione e rabbia, istinto e ragione, requiem e speranza offrendo una cantautrice appagata affettivamente e lucida nell’affrontare le cose che la circondano. Non è un happy album &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blessed&lt;/span&gt; ma piuttosto il racconto di  dodici short stories di ordinaria e non sempre facile esistenza che portano l’ascoltatore a condividere emozioni e dubbi. Ascoltare un disco di Lucinda Williams è in genere un’esperienza intensa e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blessed&lt;/span&gt; non si discosta da ciò perché le sue canzoni non danno la possibilità di distrarsi, non ci sono pause emotive perché tutto qui suona improcrastinabile, irrimandabile anche per pochi minuti, come se la perdita di alcune strofe e note compromettesse il senso generale.&lt;br /&gt;Si comincia col brusco tempo rock di Buttercup e si capisce che l’inserimento in produzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Don Was&lt;/span&gt; a fianco del marito della Williams Tom Overby e di Eric Lilijestrand non può che migliorare il lavoro di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Little Honey&lt;/span&gt;. Così è e lo spettro dei dolori e delle vie di salvezza che la Williams offre con le sue ballate sull’orlo dell’abisso cantate con quella voce che ti morde il cuore e non ti lascia respirare è risolto in brani dai suoni perfettamente centellinati che hanno un potere comunicativo enorme.&lt;br /&gt;Il tour guidato nelle scure nubi dell’esistenza comincia con il soffocato blues di To Be Loved ma non c’è angoscia perché la speranza serpeggia più che in passato e quando un pianoforte autunnale e la lap steel    musicano lo struggente lamento folkie di Copenhagen sulla morte del manager della Williams, più che un nodo alla gola viene fuori una dolcezza intima quasi consolatoria. E’ il primo requiem di un rock degli abbandoni che raggiunge vette tibetane in Seeing Black una rasoiata elettrica semplicemente memorabile che vede Elvis Costello menare fendenti con la chitarra mentre un Hammond da antologia incede sacrale sulla rabbia e l’impotenza scatenate dal suicidio dell’amico Vic Chestnutt. Un monumentale  rock n’roll dall’effetto devastante, degno compagno   della canzone-titolo, una ballad che nasce lenta e sonnolenta con la voce esangue della Williams  e poi gradatamente si impenna nei volumi per esplodere in un’ apoteosi, con la chitarra (lo splendido  Val McCallum), il pianoforte e la sezione ritmica che orchestrano uno dei momenti più esaltanti dell’intero catalogo dell’autrice.&lt;br /&gt;Se questo è lo zenith del disco ci sono però stelle altrettanto luminose, come Convince Me, altra ballata che predica acustico e razzola elettrico con la svolazzante chitarra di McCallum, come Ugly Truth  che  rimanda al pessimismo di Essence e come  la  tenue e sbigottita Solider’s Song dove si racconta la tragica storia di un soldato in guerra oltreoceano e la moglie e il figlio lontani. E ancora Kiss Like Your Kiss che gorgheggia fragile una bellezza cristallina da primi colori dell’alba, Sweet Love  semplice e pura come il titolo e The Awakening   sussurro notturno costruito sulle tastiere straziato nel finale dalle acidità chitarristiche di Val Mc Callum, degno sostituto dell’indimenticabile Doug Pettibone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ballate e rock n’roll, riflessione e ruvidume chitarristico, Blessed è un’altra imprescindibile tappa di una evoluzione che non conosce passi falsi. Splendida Williams.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini        Febbraio 201&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7745763079089061347?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7745763079089061347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7745763079089061347&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7745763079089061347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7745763079089061347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/lucinda-williams-blessed-lost-highway.html' title='Lucinda Williams &gt; Blessed (Lost Highway)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-x5CT4UvyYtI/TWe2-dmlb7I/AAAAAAAAAPo/97Nigiq5hdQ/s72-c/blessed.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7101846393296199403</id><published>2011-02-22T18:57:00.018+01:00</published><updated>2011-07-07T11:36:53.705+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scalette'/><title type='text'>American Landscape (le scalette)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/american-landscapes-su-radio-popolare.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;American Landscapes&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ogni mercoledì dalle 22.35 alle 23.30 su Radio Popolare&lt;br /&gt;Mauro Zambellini al microfono&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;mercoledì 16 febbraio&lt;/span&gt;, prima tappa di un viaggio che inizia con Delaney and Bonnie e finisce con Layla:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DELANEY AND BONNIE Get Oursel Together Dal Cd The Best Of Delaney &amp;amp; Bonnie (Rhino 1990)&lt;br /&gt;DELANEY AND BONNIE When The Battle Is Over Dal Cd Bonnie Bramlett-Piece Of My Heart ( Raven 2008)&lt;br /&gt;DELANEY AND BONNIE Piece Of My Heart Dal Cd The Best Of Delaney &amp;amp;Bonnie (Rhino 1990)&lt;br /&gt;BLIND FAITH Can’t Find My Way Home Dal 2Cd Blind Faith (Deluxe Edition Polydor 2002)&lt;br /&gt;DELANEY AND BONNIE AND FRIENDS Poor Elijah-Tribute To Johnson Dal Cd On Tour With Eric Clapton (Atco 1970)&lt;br /&gt;THE BLACK CROWES Poor Elijah-Tribute To Johnson Dal 2Cd Warpaint Live (Silver Arrow 2009)&lt;br /&gt;THE ROLLING STONES Gimme Shelter Dal Cd Let It Bleed ( Abkco 2002)&lt;br /&gt;BOZ SCAGGS Loan Me A Dime Dal Cd Boz Scaggs ( Atlantic 1969)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;aggiornamenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 23 febbraio:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DELANEY AND BONNIE Comin’ Home from CD The Best Of&lt;br /&gt;THUNDERCLAP NEWMAN Something In The Air from double CD Easy Rider Soundtrack Deluxe Edition (2004)&lt;br /&gt;JIM DICKINSON Early In The Morning from CD Dinosaurs Run In Circles (2008)&lt;br /&gt;JIM DICKINSON Wild Bill Jones from CD Dixie Fried (1971)&lt;br /&gt;LUTHER DICKINSON &amp;amp; The Sons of Mudboy Where The Soul of A Man Never Dies from CD Onward and Upward (2009)&lt;br /&gt;EDDIE HINTON The Well Of Love from CD Cry and Moan (1991)&lt;br /&gt;EDDIE HINTON I Got That Feeling from LP Very Extremely Dangerous (1977)&lt;br /&gt;DELANEY and BONNIE Never Ending Song Of Love from CD The Best Of&lt;br /&gt;DELANEY and BONNIE Going Down The Road Feeling Bad from LP Motel Shot (1971)&lt;br /&gt;RICHMOND FONTAINE Incident a Conklin’ Creek from CD The Fitzgerald (2005)&lt;br /&gt;JOE COCKER Intro/Honky Tonk Women from double CD Mad Dogs and Englishmen Deluxe Edition (2005)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 2 marzo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;JOE COCKER Feelin’ Alright from MAD DOGS &amp;amp; ENGLISHMEN&lt;br /&gt;JOE COCKER The Weight from MAD DOGS &amp;amp; ENGLISHMEN&lt;br /&gt;(Deluxe Edition 2005)&lt;br /&gt;ERIC CLAPTON Blues in “A” from ERIC CLAPTON (Deluxe Edition 2006)&lt;br /&gt;ERIC CLAPTON Let It Rain from ERIC CLAPTON (Deluxe Edition 2006)&lt;br /&gt;ERIC CLAPTON After Midnightfrom ERIC CLAPTON (Deluxe Edition 2006)&lt;br /&gt;JJ CALE &amp;amp; ERIC CLAPTON Heads In Georgia from THE ROAD TO ESCONDIDO (2006)&lt;br /&gt;ERIC CLAPTON River Runs Deep from CLAPTON (2010)&lt;br /&gt;GEORGE HARRISON All Things Must Pass from ALL THINGS MUST PASS (2001)&lt;br /&gt;GEORGE HARRISON Let It Down from ALL THINGS MUST PASS (2001)&lt;br /&gt;DELANEY and BONNIE Move Em’ Out from THE BEST OF (1990)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 9 marzo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DELANEY &amp;amp; BONNIE Will The Circle Be Unbroken from LP Motel Shot (1971)&lt;br /&gt;DEREK AND THE DOMINOS Layla from box THE LAYLA SESSIONS (1990)&lt;br /&gt;ERIC CLAPTON Layla Unplugged from CD COMPLETE CLAPTON (2007)&lt;br /&gt;DEREK AND THE DOMINOS AnyDay from box THE LAYLA SESSIONS (1990)&lt;br /&gt;DEREK AND THE DOMINOS Mean Old World from box THE LAYLA SESSIONS (1990)&lt;br /&gt;BOBBY WHITLOCK Free and Easy from LP ONE OF A KIND (1975)&lt;br /&gt;BESSIE SMITH Nobody Knows When you’re Down and Out from CD MARTIN SCORSESE PRESENTS THE BLUES: BESSIE SMITH (2003)&lt;br /&gt;DEREK AND THE DOMINOS Little Wing from box THE LAYLA SESSIONS (1990)&lt;br /&gt;DEREK AND THE DOMINOS Crossroads from 2CD LIVE AT FILLMORE (1994)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;scaletta della puntata di mercoledì 16 marzo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All For The Love of Rock n’ roll TUFF DARTS from 2LP Live At Cbgb’s (1976)&lt;br /&gt;Friction TELEVISION from CD Cbgb’s and the birth of US punk (2002)&lt;br /&gt;The Wanderer DION from CD Bronx and Blue (2005)&lt;br /&gt;Can’t Keep Of Crying THE BLUES PROJECT from LP Projections (1967)&lt;br /&gt;Summer In The City THE LOVIN’ SPOONFUL from CD Hums of L.S (1966)&lt;br /&gt;Run Run Run VELVET UNDERGROUND from CD The Best of V.U (1989)&lt;br /&gt;Personality Crisis NEW YORK DOLLS from LP New York Dolls (1973)&lt;br /&gt;Makin’ Rain NEW YORK DOLLS from CD ‘Cause I Sez So (2009)&lt;br /&gt;Born To Lose JOHNNY THUNDERS AND THE HEARTBREAKERS from CD Cbgb’s and the birth of US punk (2002)&lt;br /&gt;Astronomy BLUE OYSTER CULT from CD Secret Treaties (1974)&lt;br /&gt;California Sun THE DICTATORS from CD Go Girl Crazy (1975)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 23 marzo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So You Want To Be A Rock n’ roll Star Patti Smith Group from CD WAVE (1979)&lt;br /&gt;Land Patti Smith Group from LP I NEVER TALKED TO BOB DYLAN-LIVE IN STOCKHOLM 3/10/76 (1977)&lt;br /&gt;Blitzkrieg Bop Ramones from CD WE’RE OUTTA THERE (1997)&lt;br /&gt;Time Richard Hell &amp;amp; The Voidoids from LP DESTNITY STREET (1982)&lt;br /&gt;Blank Generation Richard Hell &amp;amp;The Voidoids from CD CBGB’S and the birth of Punk US (2002)&lt;br /&gt;Marquee Moon Television from CD MARQUEE MOON (1977)&lt;br /&gt;Rocket Usa Suicide from LP SUICIDE (1980)&lt;br /&gt;Walk On The wild Side Lou Reed From CD AMERICAN POET/LIVE (2000)&lt;br /&gt;I Had too Much To Dream Last Night Wayne County &amp;amp; The Electric Chairs from CD CBGB’S and the birth of US Punk (2002)&lt;br /&gt;Shane, She Wrote This Television from CD TELEVISION (1992)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 30 marzo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Artists Only TALKING HEADS from Lp More Songs About Buildings and Food (1978)&lt;br /&gt;Rip Her The Shreds BLONDIE from CD CBGB’S and the birth of Punk US (2002)&lt;br /&gt;Tear It Up THE CRAMPS from Cd Songs The Lord Taught Us (1989)&lt;br /&gt;People Who Died JIM CARROLL BAND from CD A World Without Gravity (1993)&lt;br /&gt;City Drops Into The Night JIM CARROLL BAND from LP Catholic Boy (1980)&lt;br /&gt;Wicked Gravity JIM CARROLL BAND from CD A World Without Gravity (1993)&lt;br /&gt;Wild In The Streets GARLAND JEFFREYS from CD I’m Alive (2008)&lt;br /&gt;New York Skyline GARLAND JEFFERYS from CD Matador and more (1992)&lt;br /&gt;Cool Metro DAVID JOHANSEN GROUP from CD The David Johansen Group Live (1993)&lt;br /&gt;Frenchette DAVID JOHANSEN GROUP from CD The David Johansen Story (1987)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 6 aprile&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cadillac Moon MINK DE VILLE from CD Love&amp;amp;Emotion-The Atlantic Years (1996)&lt;br /&gt;Just Your Friends MINK DE VILLE from Lp Return To Magenta (1978)&lt;br /&gt;Last of the Rock Stars ELLIOTT MURPHY from Lp Aquashow (1973)&lt;br /&gt;Diamonds by the Yard ELLIOTT MURPHY from CD Vintage Series-The Night Lights Band Live (1975)&lt;br /&gt;Grand Central Station, March 18/1977 STEVE FORBERT from Lp Alive On Arrival (1978)&lt;br /&gt;What Kinda Guy? STEVE FORBERT from CD Here’s Your Pizza (1997)&lt;br /&gt;Old Men Sleeping In The Bowery WILLIE NILE from 2CD Willie Nile-The Arista Columbia Recordings 1980-1991&lt;br /&gt;Broken Radio JESSE MALIN from CD Glitter In The Gutter (2007)&lt;br /&gt;Walk On The Wild Side JESSE MALIN from CD On Your Sleeve (2008)&lt;br /&gt;Thomas Dunson’ Revenge CAROLYNE MAS from Lp Mas Hysteria (1980)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 13 aprile&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Halloween Parade   LOU REED from LP  New York (1990)&lt;br /&gt;Theresa’s Sound World  SONIC YOUTH from CD Dirty (1992)&lt;br /&gt;BluesX Man   JON SPENCER BLUES EXPLOSION from CD Orange (1994)&lt;br /&gt;How Can Poor Man Stand Such A Times and Live  DEL LORDS from CD Get Tough: The Best  (1999)&lt;br /&gt;They Don’t Play No Country on the East Side of NY   THE HANDOGS from CD East Of Yesterday (1997)&lt;br /&gt;The Modern Age       THE STROKES  from CD Is This It (2001)&lt;br /&gt;Pray For Rain     ISRAEL NASH GRIPKA from CD New York Town (2009)&lt;br /&gt;Beauty and Sadness    THE SMITHREENS  from Lp  Beauty and Sadness (1983)&lt;br /&gt;Useless Boy   KENNY WHITE   from CD Comfort In the Static (2010)&lt;br /&gt;Hollow Love   JAMES MADDOCK  from CD  Live at the Rockwood Music Hall (2010)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 20 aprile:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;New York State of Mind BILLY JOEL from Lp Turnstiles (1976)&lt;br /&gt;New York City (you’re a Woman) AL KOOPER from CD Rare and Well Done (2001)&lt;br /&gt;New York, New York RYAN ADAMS from CD Gold (2001)&lt;br /&gt;New York City Serenade BRUCE SPRINGSTEEN from CD Prodigal Son (1994)&lt;br /&gt;Venus of Avenue D MINK DE VILLE from CD Cabretta (1977)&lt;br /&gt;Brooklyn JESSE MALIN from Cd The Fine Art of Self Destruction (2002)&lt;br /&gt;Positively 4th Street BOB DYLAN from Cd The Best Vol.2 (2000)&lt;br /&gt;The Streets of New York WILLIE NILE from CD Live from the streets of NY (2008)&lt;br /&gt;NYC Man LOU REED from CD NYC Man (2003)&lt;br /&gt;Rock n’ roll LOU REED from CD NYC Man (2003)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 28 aprile:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lawyers Guns and Money WARREN ZEVON from CD Stand In The Fire (2007)&lt;br /&gt;Things To Do In Denver When You’re Dead WARREN ZEVON from 2CD I’ll Sleep when I’m Dead (1996)&lt;br /&gt;Roland The Headless The Tompson Gunner WARREN ZEVON from 2CD I’ll Sleep when I’m Dead (1996)&lt;br /&gt;Excitable Boy WARREN ZEVON from Lp Excitable Boy (1978)&lt;br /&gt;The Envoy WARREN ZEVON from Lp The Envoy (1982)&lt;br /&gt;Jeannie Needs a Shooter WARREN ZEVON from 2CD I’ll Sleep when I’m Dead (1996)&lt;br /&gt;The Wind BILLY BOB THORNTON from CD Enjoy Every Sandwich-The Songs of W.Z (2007)&lt;br /&gt;50 in a 25 Zone THE DREAM SYNDICATE from CD Out of The Grey (1997)&lt;br /&gt;Cindy, It Always You STEVE WYNN from CD Tick..Tick…Tick (2005)&lt;br /&gt;Here lies Carl Mays THE BASEBALL PROJECT from CD High and Rise (2011)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 3 maggio:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Clarkesville GREEN ON RED from Lp The Killer Inside Me (1987)&lt;br /&gt;The Drifter GREEN ON RED from Lp Gas, Food and Lodging (1985)&lt;br /&gt;No Man’s Land GREEN ON RED from Lp The killer Inside Me (1987)&lt;br /&gt;Two Lovers (waitin’ to die) GREEN ON RED from CD Scapegoats (1991)&lt;br /&gt;The Big Heat STAN RIDGWAY from CD The Big Heat (1986)&lt;br /&gt;Down The Coast Hwy STAN RIDGWAY from CD Black Diamond (1995)&lt;br /&gt;Lost Weekend WALL OF VOODOO from Lp Call of The West (1982)&lt;br /&gt;Wlkin’ Home Alone STAN RIDGWAY from CD The Big Heat (1986)&lt;br /&gt;Two-Lane Highway JOHN ZORN from Lp Spillane (1987)&lt;br /&gt;Murder JOHNNY DOWD from CD Wrong Side of Memphis (1998)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 11 maggio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Badlands - Bruce Springsteen from LP Darkness on the Edge of town (1978)&lt;br /&gt;Nebraska- Bruce Springsteen from 2CD The Essential B.S (2003)&lt;br /&gt;Highway Patrolman- Johnny Cash from CD Murder (2000)&lt;br /&gt;Stolen Car - Bruce Springsteen from 2LP The River (1980)&lt;br /&gt;Atlantic City - Bruce Springsteen from CD Live In Dublin (2007)&lt;br /&gt;Johnny 99 - Johnny Cash from CD Johnny 99 (1998)&lt;br /&gt;Stagger Lee - Mississippi John Hurt from CD 1928 Sessions (1990)&lt;br /&gt;Stagger Lee - Nick Cave from CD Murder Ballads (1996)&lt;br /&gt;Criminals - T-Bone Burnett from CD Twenty-Twenty The Essential (2006)&lt;br /&gt;Hurricane - Bob Dylan from CD The Best Vol.2 (2000)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 18 maggio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blue City - Ry Cooder from LP Blue City (1986)&lt;br /&gt;Hardly Wait - Juliette Lewis from CD Strange Days soundtrack (1995)&lt;br /&gt;They Ain’t Makin Jews like Jesus Anymore - Kinky Friedman from CD They Ain’t Makin……(2005)&lt;br /&gt;High Sheriff in Calhoun Parrish - Tony Joe White from Box Swamp Music (2007)&lt;br /&gt;They caught the Devil and Put Down in Jail in Eudora, Arkansas - Tony Joe White from CD Tony Joe White Live (1993)&lt;br /&gt;Marie Laveau - Dr.John from CD N’Awlinz Dis dat or D’Udda (2004)&lt;br /&gt;Louisiana Rain - 7 Walkers from CD 7 Walkers (2010)&lt;br /&gt;End Credits - J.L Hooker with Miles Davis from CD The Hot Spot (1990)&lt;br /&gt;Spy Boy - John Hiatt from LP Cruising soundtrack (1980)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 25 maggio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hard To Handle - The Black Crowes from CD Shake Your Money Maker (1990)&lt;br /&gt;Hotel Illness - The Black Crowes from CD The Southern Harmony and Musical Companion (1992)&lt;br /&gt;Wiser Time - The Black Crowes from CD Amorica (1994)&lt;br /&gt;What is And What Should Never Be - Jimmy Page &amp;amp; Black Crowes from 2 CD Live At The Greek (2000)&lt;br /&gt;Been A Long Time - The Black Crowes from CD Before The Frost (2009)&lt;br /&gt;Mule - Gov’t Mule from CD Gov’t Mule (1995)&lt;br /&gt;Spanish Moon - Gov’t Mule from 4 CD With a little Help from Our Friends (1999)&lt;br /&gt;Beautifully Broken - Gov’t Mule from CD The Deep End vol. 1 (2001)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 31 maggio:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Acuff-Rose - Uncle Tupelo from CD ANODYNE (1993)&lt;br /&gt;No depression - Uncle Tupelo from CD NO DEPRESSION (1990)&lt;br /&gt;Graveyard Shift - Uncle Tupelo from CD 89/93: AN ANTHOLOGY (2002)&lt;br /&gt;Two Angels - The Jayhawks from CD BLUE EARTH (1989)&lt;br /&gt;Waiting For For The Sun - The Jayhwaks from CD HOLLYWOOD TOWN HALL (1992)&lt;br /&gt;Drank Like a River - Whiskeytown from CD FAITHLESS STREET (1995)&lt;br /&gt;Excuse Me While I Break My Own Heart Tonight - Whiskeytown from CD FAITHLESS STREET new edition (1998)&lt;br /&gt;16 Days - Whiskeytown from CD STRANGERS ALMANAC DELUXE EDITION (2008)&lt;br /&gt;I Must Be High - Wilco from CD A.M (1995)&lt;br /&gt;Misunderstood - Wilco from CD BEING THERE (1996)&lt;br /&gt;Tear Stained Eye - Son Volt from CD TRACE (1995)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 8 giugno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Squirm - Dave Matthews Band from CD Big Whiskey and Groo Grux King (2009)&lt;br /&gt;Gina - Blues Traveler from CD Travelogue (2002)&lt;br /&gt;Pickin’ Up The Pieces - Widespread Panic from 2CD Light Fuse Get Away (2008)&lt;br /&gt;Sparkle - Phish from CD 2CD+2DVD Alpine Valley 2010 (2010)&lt;br /&gt;Loving Cup - Phish from At The Roxy (2008)&lt;br /&gt;Not Coming Down - Moe from CD Sticks and Stones (2008)&lt;br /&gt;Didn’t go wrong - Yonder Mountain String Band from CD Mountain Tracks 5 (2008)&lt;br /&gt;Birdland - String Cheese Incident from 3CD On The Road New Orleans 4/27/02 (2002)&lt;br /&gt;Shake En’ Down - North Mississippi Allstars from CD Hill Country Revue.Bonnaroo Festival (2004)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 15 giugno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rain and Snow Blue Mountain from CD Roots&lt;br /&gt;Blue Canoe Blue Mountain from CD Dog Days (1995)&lt;br /&gt;Dead, Drunk and Naked Drive By Truckers from CD Southern Rock Opera (2002)&lt;br /&gt;Puttin’ People on the Moon Drive By Truckers from CD The Dirty South (2004)&lt;br /&gt;John Walker’s Blues Steve Earle from CD Jerusalem (2002)&lt;br /&gt;Queen of Heaven Joe Ely from CD Twistin’ In The Wind ( 1998)&lt;br /&gt;Sain Mary of the Woods James Mc Murtry from CD Saint Mary of The Woods (2002)&lt;br /&gt;Johnny Hart John Mellencamp from CD Trouble No More (2003)&lt;br /&gt;Calamity Song The Decemberists from CD The King Is Dead (2011)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scaletta della puntata di mercoledì 23 giugno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jungleland Bruce Springsteen &amp;amp; E Street Band from 2CD Live At Main Point 1975 (2011)&lt;br /&gt;This Is Why We Fight The Decemberists from CD The King Is Dead (2011)&lt;br /&gt;Blessed Lucinda Williams from CD Blessed (2011)&lt;br /&gt;Blind Man Gregg Allman from CD Low Country Blues (2011)&lt;br /&gt;River’s Gonna Rise Warren Haynes from CD Man In Motion (2011)&lt;br /&gt;Highway 42 Grayson Capps from CD The Lost Cause Minstrels (2011)&lt;br /&gt;Got It Alone Jason Isbell &amp;amp; 400 Unit from CD Here We Rest (2011)&lt;br /&gt;Pretty People Ponderosa from CD Moonlight Revival (2011)&lt;br /&gt;Slippin Bag Patrick Sweeny from CD The Old Southern Drag (2011)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARRISENTIRCI L’ANNO PROSSIMO&lt;br /&gt;Hi&lt;br /&gt;Zambo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;(&lt;a href="http://radioradioone.blogspot.com/2011/02/american-landscapes-1.html"&gt;radio radio&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7101846393296199403?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7101846393296199403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7101846393296199403&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7101846393296199403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7101846393296199403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/american-landscape-1.html' title='American Landscape (le scalette)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7800348759556806587</id><published>2011-02-14T09:15:00.005+01:00</published><updated>2011-03-12T11:36:38.703+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radio'/><title type='text'>American Landscapes su Radio Popolare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-BGSOFVop160/TVjlLl3peZI/AAAAAAAAAPg/6xeedGF8ic8/s1600/Homer.jpeg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 265px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-BGSOFVop160/TVjlLl3peZI/AAAAAAAAAPg/6xeedGF8ic8/s320/Homer.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573456526177827218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A partire dal 16 febbraio ogni mercoledì dalle 22.35 alle 23.30 fino a giugno dalle frequenze di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Radio Popolare&lt;/span&gt; condurrò &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;American Landscapes&lt;/span&gt; -scenari di musica americana. Trattasi di trasmissioni riguardanti il rock americano e dintorni raggruppate per argomento con tre o più puntate sullo stesso scenario e con scansione temporale passato/presente. Brevi note parlate, qualche storia raccontata e tanta musica sia in CD che in vinile con possibili divagazioni letterarie ad opera dello special guest Marco Denti.&lt;br /&gt;Si comincia con Crossroads strade che si incrociano ovvero dall’incontro di Delaney and Bonnie fino arrivare a Layla passando per Clapton, Blind Faith, J.J Cale, George Harrison, Black Crowes, Leon Russell, Joe Cocker, Duane Allman etc etc.&lt;br /&gt;La scaletta coi titoli delle canzoni e dei dischi di ogni trasmissione verrà messa in rete sul blog &lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/"&gt;zambo’s place&lt;/a&gt; (zambosplace.blogspot.com) che sarà anche il luogo dei vostri pareri, delle vostre critiche e dei vostri consigli.&lt;br /&gt;Spero di fare un buon lavoro. Buon Ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/american-landscape-1.html"&gt;qui trovate le scalette&lt;/a&gt;...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7800348759556806587?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7800348759556806587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7800348759556806587&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7800348759556806587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7800348759556806587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/american-landscapes-su-radio-popolare.html' title='American Landscapes su Radio Popolare'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-BGSOFVop160/TVjlLl3peZI/AAAAAAAAAPg/6xeedGF8ic8/s72-c/Homer.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6900835406537605199</id><published>2011-02-10T14:15:00.002+01:00</published><updated>2011-02-10T14:16:53.965+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Coen'/><title type='text'>Il Grinta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-T_djWH5_Ms8/TVPlQVjOpJI/AAAAAAAAAPY/9Mt47bbfqDk/s1600/il%2BGrinta.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-T_djWH5_Ms8/TVPlQVjOpJI/AAAAAAAAAPY/9Mt47bbfqDk/s320/il%2BGrinta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572049232813008018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa sera ho visto in anteprima il rifacimento del celebre western del 1969 di Henry Hathaway &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Grinta&lt;/span&gt; allora interpretato da John Wayne  nella parte del vecchio sceriffo con monocolo Rooster Cogburn assoldato da una giovane  proprietaria per catturare l’assassino del padre. La nuova versione è opera dei fratelli Joel and Ethan Coen, lo sceriffo è interpretato da un grande Jeff Bridges sempre più a suo agio in queste parti di sgangherato outsider dopo i ruoli nel Grande Lebowski e Crazy Heart mentre il Texas ranger che aiuta  Rooster nell’impresa è un Matt Demon rivitalizzato dalla cura Eastwood di Hereafter. Verboso, godibile, grottesco ed un po’ folle, il film è un ottimo esempio di new-western, iperrealista quando si ammazza senza preavviso, lucidamente visionario nel finale quando in una notte stellata da flash onirico-psichedelico Rooster Cogburn uccide il cavallo ferito in mezzo al nulla della prateria  e vecchio, stanco e alcolizzato si prende in spalla la giovane Mattie Ross in preda ad un delirio da morso di serpente e  raggiunge la capanna di un medicine man in grado di salvarla. Crepuscolare nella figura di Rooster, uno sceriffo che non ha nulla di eroico se non quello di accettare a malincuore una impresa impossibile nella quale può fare le uniche due cose di cui è veramente bravo: scatenare il suo grilletto facile e bere whiskey in splendida solitudine senza che nessun uomo di legge superiore possa obiettare dei suoi modi rudi e della sua esistenza randagia, il film dei fratelli Coen è un Sam Peckimpah del nuovo millennio dove non c’è compiacimento della violenza anche se viene distribuita generosamente e dove non esiste  differenza tra buoni e cattivi al di là delle necessità del momento e delle opportunità che la storia offre. Ironico, divertente, moderno anche se si rifà ai paesaggi e alle fotografie di un western quasi classico, tagliato per mettere a fuoco la psicologia dei tre protagonisti e le loro interferenze caratteriali (da antologia i litigi tra il vecchio sceriffo agnostico, residuato di “non è più un west per vecchi” così addomesticato da avvocati garantisti ed il Texas Ranger, rampante ed un po’ fighetto  uomo di legge del nuovo che avanza) &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;True Grit&lt;/span&gt; è cinema di prima qualità impolverato di genio e sregolatezza,  che andrebbe gustato in lingua originale per apprezzare il vero boom boom degli american guns  e le voci arse, bruciate e roche dei personaggi, vero spettacolo nello spettacolo, a partire da quella sorprendente di Jeff Bridges una sorta di primordiale Tom Waits sciacquato nel whiskey da poco prezzo dei distillatori clandestini.  Un film da vedere assolutamente se si ama il cinema, gli western ed il ritmo delle ballate rock. La colonna sonora è di Charter Burwell (Nonesuch) ed il  romanzo da cui è tratto è Un Vero Uomo per Mattie Ross di Charles Portis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini      Febbraio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6900835406537605199?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6900835406537605199/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6900835406537605199&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6900835406537605199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6900835406537605199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/il-grinta.html' title='Il Grinta'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-T_djWH5_Ms8/TVPlQVjOpJI/AAAAAAAAAPY/9Mt47bbfqDk/s72-c/il%2BGrinta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-2286832969728298012</id><published>2011-02-01T15:15:00.002+01:00</published><updated>2011-02-01T15:19:47.083+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Allman Brothers Band'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gregg Allman'/><title type='text'>Gregg Allman &gt; Low Country Blues (Rounder)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TUgWea_HfZI/AAAAAAAAAPM/PMjNkiE7G7M/s1600/Low%2BCountry%2BBlues.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TUgWea_HfZI/AAAAAAAAAPM/PMjNkiE7G7M/s320/Low%2BCountry%2BBlues.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5568725651139558802" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non ci ho creduto fino a che non l’ho ascoltato ma il nuovo disco di Gregg Allman è veramente bello. Nutrivo il dubbio che fosse il solito esercizio di genere di una star sul viale del tramonto ed invece &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Low Country Blues&lt;/span&gt; trasuda passione ed è ispirato come non succedeva a Gregg Allman dal remoto Laid Back ovvero dal 1973. Parlo naturalmente del Gregg Allman solista perché nel frattempo con la band il musicista di Nashville ha continuato a fare meraviglie. &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Laid Back&lt;/span&gt; era un disco permeato di soul e di stupende ballate sudiste, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Low Country Blues&lt;/span&gt; come suggerisce il titolo è invece un disco di blues, profondo, sentito, suonato senza spettacolarità e magniloquenza ma intenso oltre ogni previsione.&lt;br /&gt;Registrato prima che Gregg Allman si sottoponesse ad un trapianto di fegato a causa di un tumore, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Low Country Blues&lt;/span&gt; gode di una produzione superba (T-Bone Burnett, secondo Gregg l’unico in grado di ridargli entusiasmo dopo la morte del fidato produttore Tom Dowd) che risalta più con le sottrazioni che con le aggiunte una interpretazione del blues basata sul cuore, su una conoscenza a largo raggio e sulla maestria con cui si riesce a far apparire ancora artigianale una musica che invece nasce in un complesso studio di registrazione.&lt;br /&gt;Niente assoli plateali, nessuna ricercatezza formale, nessun esercizio vocale d’effetto, la voce di Gregg continua ad essere calda e pastosa, negroide anche se non più brillante come un tempo, i suoi interventi strumentali, con la chitarra acustica e con l’Hammond B3, pur misurati al millimetro suonano come una delizia per chi richiede un blues profondo, maturo, caldo, avvolgente, un blues che ha solidità di una quercia e la fluidità di un bourbon. Sia che risponda al beat di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Floating Bridge&lt;/span&gt; di Sleepy John Estes, sia che riprenda con nuove vesti il classico di Skip James &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Devil Got My Woman&lt;/span&gt;, sia che porti in scena la potente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Can’ Be Satisfied&lt;/span&gt; dell’amato Muddy Waters, sia che instauri una sorta di dialogo con il suo passato  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Midnight Rider)&lt;/span&gt; attraverso i versi e i suoni della nuova &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Just Another Rider&lt;/span&gt; oppure fluttui dal decor gospel di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;My Love Is Your Love&lt;/span&gt; al sound della West side di Chicago, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Checking on My Baby&lt;/span&gt; di Otis Rush, Low Country Blues regala gioia, bellezza, benessere.&lt;br /&gt;Gregg Allman è superbo, nessuna cosa in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Low Country Blues&lt;/span&gt; puzza di standard e routine, il modo in cui viene trasformata Rolling Stone, quasi irriconoscibile oppure quanto fascino jazz ci sia in Tears, Tears, Tears di Amos Milburn sono dimostrazioni di un artista ancora innamorato della propria arte nonostante gli anni, i lutti, le esperienze non sempre felici, la salute.&lt;br /&gt;T-Bone Burnett ha creato attorno a Gregg Allman il team di musicisti migliore che si potesse sperare, gente interessata al risultato collettivo e non all’esibizione individuale, gente che ha condiviso umori, feeling, intenti, spirito d’assieme. Dr.John con il piano è divino anche se bisogna andare a cercarlo tra le pieghe, Doyle Bramhall II un chitarrista che meriterebbe un articolo a parte visto anche il suo contributo al recente Clapton, la sezione fiati, presente in alcune tracce, la beatificazione dell’urban blues, Dennis Crouch con il contrabbasso il vero artefice del sound tra antico e moderno di questo meraviglioso low country blues.&lt;br /&gt;Un applauso anche alle suggestive foto di copertina, quelle piante secolari, quei colori crepuscolari e quelle strade inumidite dalla pioggia che valgono più di una recensione nell’esemplificare il mood di questo bellissimo disco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini         Gennaio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-2286832969728298012?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/2286832969728298012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=2286832969728298012&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2286832969728298012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/2286832969728298012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/02/gregg-allman-low-country-blues-rounder.html' title='Gregg Allman &gt; Low Country Blues (Rounder)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TUgWea_HfZI/AAAAAAAAAPM/PMjNkiE7G7M/s72-c/Low%2BCountry%2BBlues.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7229931292658011597</id><published>2011-01-25T17:55:00.003+01:00</published><updated>2011-01-25T18:04:22.356+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Social Distortion'/><title type='text'>Social Distortion &gt; Hard Times and Nursery Rhymes</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TT8CiFbCssI/AAAAAAAAAPE/zlezoButfWY/s1600/social.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 319px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TT8CiFbCssI/AAAAAAAAAPE/zlezoButfWY/s320/social.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566170449047630530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vive di ottima salute il rock n’ roll ribelle e oltraggioso dei Social Distortion, uno dei gruppi più lucidamente antisociali del rock americano. Nati nel 1979 nei sobborghi di Los Angeles i Social Distortion divennero uno degli act più fracassoni ed infamanti della scena punk di Orange County alleandosi ai Germs, ai Black Flag, ai Dickies, ai Circle Jerks in quello che fu l’hardcore californiano di fine anni settanta. Il loro debutto discografico risale al 1983 (prima c’erano stati un po’ di singoli e qualche apparizione in compilation) con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mommy’s Lille Monster&lt;/span&gt;  e tutto faceva sperava ad un riottoso futuro se non che il leader, cantante e chitarrista Mike Ness si imbucò in un tunnel di droga pesante che lo costrinse prima a sciogliere il gruppo e poi ad infilarsi in una faticosa riabilitazione dall’eroina. Coronata da un ritorno in scena nel 1988 con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prison Bound&lt;/span&gt;, secondo album dei S.D  e primo approccio verso quelle roots che nell’omonimo album seguente porterà il gruppo a farsi carico di una originale versione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ring Of Fire&lt;/span&gt; di Johnny Cash.&lt;br /&gt;Gradualmente i Social Distortion si spostano dall’hardcore ad un punk venato di country, di  blues e di rockabilly,  tanto è che Mike Ness qualche tempo dopo darà alle stampe uno splendido lavoro solista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cheating At Solitaire&lt;/span&gt; con una monumentale versione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Don’t Think Twice&lt;/span&gt; di Dylan.&lt;br /&gt;I Social Distortion si creano un sound teso, nervoso, rocknrollistico, una sorta di urbani Jason and The Scorchers con massicce  infiltrazioni di Stones prima maniera, confermata dalle riprese di Backstreet Girl  e Under My Thumb.&lt;br /&gt;Dal 1990 a oggi saranno quattro gli album pubblicati dai S.D, alcuni con titoli, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;White Light, White Heat, White Trash&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sex, Love and Rock n’Roll&lt;/span&gt;,  che non fanno mistero della loro vocazione alla trasgressione. Ma oltre a ciò e questa è la novità, nelle liriche di Mike Ness spunterà una adesione  verso banditi, sbandati e gente tagliata fuori dal sogno americano con riferimenti espliciti verso il gangsterismo rurale della grande depressione e lo scenario proletario della southern California.&lt;br /&gt;Una dimostrazione di questo approccio arriva da &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Hard Times and Nursery Rhymes&lt;/span&gt; dove  Ness si libera del  ribellismo solo estetico per approdare ad un duro punk-a-billy dalle sfumature sociali  dove le chitarre veementi e urlate (Ness e Jonny Wickershaw) ed una sezione ritmica killer (il basso di Brent Harding e la batteria di David Hidalgo Jr.) servono come viatico per un rock n’roll vivo, barricadiero e senza compromessi.&lt;br /&gt;Introdotto da uno strumentale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Road Zombie)&lt;/span&gt; in chiave tarantiniana e garage, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hard Times and Nursery Rhymes&lt;/span&gt; brucia energia ed elettricità come una Harley a pieno regime, è potente, viscerale, diretto, insolente come una canzone degli Stones, arrabbiato come un folk di protesta, disperato come un country di Hank Williams, veloce come un cow-punk degli Scorchers.&lt;br /&gt;Dal repertorio di Hank Williams viene estratta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alone and Forsaken&lt;/span&gt; ed è l’unica cover del disco perché il resto è tutta farina del sacco di Ness, dal turbinio di gangsters di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Machine Gun Blues&lt;/span&gt; ai ricordi sui bei tempi andati di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Still Alive&lt;/span&gt;,  dai miraggi del deserto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bakersfield&lt;/span&gt;  ai sogni di biker di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Far Side Of Nowhere&lt;/span&gt; fino al gospel all’anfetamina di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Can’t Take It With You&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Sullo sfondo della loro maledetta southern California &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(California hustel and flow)&lt;/span&gt; i Social Distortion suonano come dei Clash del nuovo millennio, sono sporchi, selvaggi, pericolosi e tatuati di blues, assolutamente necessari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI     GENNAIO 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7229931292658011597?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7229931292658011597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7229931292658011597&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7229931292658011597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7229931292658011597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/01/social-distortion-hard-times-and.html' title='Social Distortion &gt; Hard Times and Nursery Rhymes'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TT8CiFbCssI/AAAAAAAAAPE/zlezoButfWY/s72-c/social.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5204904197554896471</id><published>2011-01-13T10:43:00.003+01:00</published><updated>2011-01-13T10:50:39.348+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Steve Wynn'/><title type='text'>Steve Wynn and Miracle 3 &gt; Northern Aggression</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TS7K6N05WhI/AAAAAAAAAO8/lV5Bq-6qV1w/s1600/Wynn.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 293px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TS7K6N05WhI/AAAAAAAAAO8/lV5Bq-6qV1w/s320/Wynn.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5561605691341888018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il tempo ha dimostrato la validità di Steve Wynn come autore e performer, un nome sicuro per quanti bazzicano il rock americano classico e indie, uno che ha saputo attraversare almeno tre decadi di musica senza perdere di smalto, lucidità, freschezza e creatività. Lo scorso anno è stato ripubblicato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Medicine Show&lt;/span&gt; dei Dream Syndicate, la prima band di Wynn,  un album che rimane  uno dei capolavori di quel rock underground che negli anni ottanta riuscì a sfuggire a superproduzioni, tastiere industriali e batterie trattate ad anabolizzanti. Anche dopo l’esperienza con i Dream Syndicate, Steve Wynn  ha realizzato ottimi dischi, sia come solista sia con i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Miracle 3&lt;/span&gt;, la sua ultima band dove milita sua moglie Linda Pitmon alla batteria e dove il basso è affidato a  Jason Victor. L’ultimo disco con i Miracle 3 si intitola &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Northern Aggression&lt;/span&gt; ed è  un piacevole ritorno alle vette della sua produzione post-Syndicate, ad album come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Here Comes A Miracle&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Static Transmission&lt;/span&gt;, quest’ultimo con gli stessi Miracle 3.&lt;br /&gt;Il titolo dell’album si riferisce alla mai sopita rivalità tra sudisti e nordisti negli Stati Uniti, come afferma lo stesso Wynn: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"quando arrivammo a Richmond in Virginia per registrare questo disco telefonai al mio amico Stephen McCarty e nel mezzo della conversione lui mi disse di lasciare la nostra aggressività nordista fuori dalla porta. Aveva parafrasato la frase con cui la gente sotto la Mason-Dixon line definiva la guerra civile, la guerra dell’aggressione nordista. Ci risi sopra ma la frase la trovai simpatica, ironica e appropriata tanto che  diventò  la frase preferita di tutta la session e quindi il titolo del disco”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Asciutto e aggressivo ma anche melodico e psichedelico &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Northern Aggression&lt;/span&gt; riprende gli antichi amori di Wynn, in primis i Velvet Underground  e vi aggiunge una dose di americana attraverso alcune ballate venate di un solitario umore sudista ( tra tutte la splendida &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Death Of Donny B&lt;/span&gt;, una delle ballate più toccanti dello scorso 2010)  consegnando una riuscita collezione di canzoni ed uno spirito rock  a denominazione di origine controllata..&lt;br /&gt;Inizia alla grande ed in maniera decisa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Northern Aggression&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Resolution&lt;/span&gt; è una delle tracce più riuscite, si ricollega un po’ ad  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amphetamine&lt;/span&gt;,un titolo che è un must dei suoi live shows,  è plumbea nei colori  e gelida nelle atmosfere, Suicide e Velvet Undreground che suonano in un film d’animazione  dark mentre più classicamente rock è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;We Don’t Talk About It&lt;/span&gt; che smorza il delirio avanguardistico del primo brano con una filtrata dose di psichedelia. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;No One Ever Drowns&lt;/span&gt;  richiama le foschie indie del suono dei Miracle 3, tanto da far  venire in mente i Cure di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Forest&lt;/span&gt;, un ambientazione molto nordica che contrasta col generale decor del disco. Eravamo in Virginia, nel sud, aggiunge Wynn &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“ in quelle session lasciammo alla porta i nostri modi nervosi, il  parlare in fretta, quel sentirsi perennemente su di giri da yankees per scivolare in un lento, rilassato e misterioso modo di fare sudista”&lt;/span&gt;. E difatti poco a poco il southern mood fa capolino, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Consider The Source&lt;/span&gt; è una ballata lenta e ammaliante dall’aria ipnotica , &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Death of Donny B.&lt;/span&gt; è un sussulto delicato nel silenzio della notte , &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Other Side&lt;/span&gt; apre ad una sorta di lunatico country-rock e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cloud Splitter&lt;/span&gt; evoca i disadorni ambienti dei Richmond Fontaine, una band che ha eletto la desolazione a poesia.&lt;br /&gt;Nel finale torna in cattedra lo psycho-rock,  in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;On The Mend&lt;/span&gt; le chitarre tornano a fremere acide e visionarie e in  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ribbons and Chains&lt;/span&gt;  i Miracle 3 si divertono a collidere con vera rock n’roll band. Consigliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve Wynn and Friends saranno in tour in Italia l’11 febbraio a Lugagnano di Sona (Vr), il 12 al Bloom di Mezzago, il 13 al Big Mama di Roma e il 14 a Marostica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO   ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5204904197554896471?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5204904197554896471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5204904197554896471&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5204904197554896471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5204904197554896471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/01/steve-wynn-and-miracle-3-northern.html' title='Steve Wynn and Miracle 3 &gt; Northern Aggression'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TS7K6N05WhI/AAAAAAAAAO8/lV5Bq-6qV1w/s72-c/Wynn.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6254490438223210724</id><published>2011-01-07T10:28:00.003+01:00</published><updated>2011-01-07T10:33:49.909+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mandolin Brothers'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Mandolin' Brothers &gt; Moon Road</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TSbdU3j4FBI/AAAAAAAAAO0/Tyek44WUSPY/s1600/Mandolin.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 286px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TSbdU3j4FBI/AAAAAAAAAO0/Tyek44WUSPY/s320/Mandolin.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559374140617004050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rimane sempre una colonia l’Italia per quanto riguarda il rock n’ roll anche se è una di quelle colonie che godono di uno statuto speciale con tanto di parziale indipendenza e completa autonomia. Negli anni sono cresciute  centinaia di band che pur riferendosi in maniera inequivocabile al rock americano, copiando stili, imitando atteggiamenti e usando la stessa lingua, hanno sviluppato una propria autonomia ricreando lo stesso feeling con un inconfondibile spirito italico mettendoci innocenza, vivacità ed entusiasmo. Doti che hanno in parte sopperito ad una tecnica non sempre eccelsa e ad una comprensibile mancanza di malizia nel plasmare una lingua non  naturale per noi latini.  Al di là delle difficoltà ne è nata una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;italian wave&lt;/span&gt; che si è fatta apprezzare anche all’estero, soprattutto nella “madre patria” America. Gli esempi non mancano e abbondano, basta leggersi i nomi che riempiono il tributo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;For You&lt;/span&gt; alle canzoni del Boss per avere un’ idea del fenomeno, alcuni di questi nomi sono arrivati nei club e nelle radio americane e non è poco se si pensa che qui da noi le radio (al 99% una vera schifezza)  non offrono un briciolo di promozione e i locali che fanno musica  sono come il temolo.&lt;br /&gt;E’ un piacere quindi trovare una band dell’Oltrepò Pavese, un tempo zona famosa solo per i vini con le bollicine e oggi teatro di una scena assolutamente frizzante nel campo del rock e del blues, invitata in quel tempio sacro del rock n’roll che è Memphis e ospite dell’International Blues Challenge. Significa che la passione, la dedizione, i sacrifici e la tenacia sono stati alfine premiati ed un sogno americano si è finalmente avverato.&lt;br /&gt;Gli autori di questo miracolo si chiamano &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Mandolin’ Brothers&lt;/span&gt; anche se ad onor del vero di mandolino ce n’è uno solo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Marco Rovino)&lt;/span&gt; ed il sound è quello che vi aspettereste da un combo che naviga tra blues e country, con forti aperture verso il vecchio e classico rock n’ roll, quella cosa che tutti chiamano americana ed una serie di nomi che sono una specie di passepartout per la terra promessa ovvero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dylan&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Little Feat&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Steve Earle&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Van Morrison&lt;/span&gt;.  E’ roots-rock di radici  americane e non pavesi ma questo è il limite di appartenere ancora ad una colonia, sebbene a statuto speciale. Non sono di primo pelo i Mandolin’ Brothers perchè circolano da parecchio e hanno alle spalle una discreta discografia nella quale spiccano il maturo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Still Got Dreams&lt;/span&gt; del 2008, disco che li ha catapultati all’onore delle cronache specializzate e il pimpante 30 Lives! con cui hanno festeggiato i 30 anni della loro militanza.&lt;br /&gt;A Memphis hanno suonato al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;BB.King’s Blues Club&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beale Street&lt;/span&gt; e ad Austin hanno registrato questo nuovo mini CD intitolato &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Moon Road&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Sei brani registrati con la supervisione del produttore Merel Bregante e con la partecipazione di invitati quali il violinista Cody Brown, il bassista Lynn Daniel, il chitarrista Kenny Grimes, lo stesso Bregante e la brava Cindy Cashdollar, lap-steel guitar e dobro con Dylan, Dave Alvin e Ryan Adams.&lt;br /&gt;Al CD hanno allegato un DVD che racconta il loro viaggio nel Mississippi , sulle highway 61 e 49, luoghi sacri della musica di cui loro sono figli. Il tutto viene raccolto in uno splendido digipack arricchito da un lavoro fotografico e grafico a dir poco superbo, testimonianza di un amore verso questo mondo di blues e rock n’roll  vissuto fino nel più piccolo dei dettagli. Se la parte visuale è capace da sola di catapultarvi in quelle terre ed in quell’atmosfera, la musica non è da meno. Registrata in maniera tecnicamente ineccepibile con una resa sonora da prodotto altamente professionale, la musica di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Moon Road&lt;/span&gt;  è eloquente sintesi degli umori e delle passioni dei Mandolin’ Bros.anche se rispetto ai lavori precedenti qui c’è una prevalenza di suoni acustici e country.   Si passa dalla frizzante vivacità di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hold Me&lt;/span&gt;,  pezzo che con il suo intreccio chitarristico (Paolo Canevari, Marco Rovino, Cindy Cashdollar) non sfigurerebbe nel repertorio dei Flying Burrito Brothers alla più intimistica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;49 Years&lt;/span&gt; dove il cantante Jimmy Ragazzon ed il violinista Cody Brown ricreano un pastorale paesaggio appalachiano, dalle suggestioni borderline di Moon Road impreziosita dalla fisarmonica di Riccardo Maccabruni all’arruffato  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Old Rock &amp;amp; Roll&lt;/span&gt; da juke joint, per poi concludere con gli intrecci mandolino/chitarra acustica e slide di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dr.Dreams&lt;/span&gt;,  riuscito matrimonio tra folk e country-blues e con l’intenso e sincero antimilitarismo di Another Kind frutto della lucida scrittura di Jimmy Ragazzon, autore  cresciuto a pane e Dylan.&lt;br /&gt;Sei canzoni ed un DVD con il titolo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Moon Road&lt;/span&gt;, nuvole, strade, polvere ed un sacco di passione da parte di una delle formazioni più vispe della italian way to the american music.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini      Gennaio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6254490438223210724?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6254490438223210724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6254490438223210724&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6254490438223210724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6254490438223210724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2011/01/mandolin-brothers-moon-road.html' title='Mandolin&apos; Brothers &gt; Moon Road'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TSbdU3j4FBI/AAAAAAAAAO0/Tyek44WUSPY/s72-c/Mandolin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7888255253498173440</id><published>2010-12-25T08:30:00.001+01:00</published><updated>2010-12-25T08:30:00.640+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classifiche'/><title type='text'>2010 in Rock</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI2QPTRkLI/AAAAAAAAAOo/DgbxTgTr4TQ/s1600/Mojo.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI2QPTRkLI/AAAAAAAAAOo/DgbxTgTr4TQ/s320/Mojo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553560943114424498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Top Ten&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Mojo &gt; Tom Petty &amp;amp; the Heartbreakers&lt;br /&gt;2) Croweology &gt; The Black Crowes&lt;br /&gt;3) Midnight Souvenirs &gt; Peter Wolf&lt;br /&gt;4) The Open Road &gt; John Hiatt&lt;br /&gt;5) God Willin’ &amp;amp; the Creek don’t Rise &gt; Ray LaMontagne&lt;br /&gt;6) Street Songs of Love &gt; Alejandro Escovedo&lt;br /&gt;7) Leave Your Sleep &gt; Natalie Merchant&lt;br /&gt;8) 7 Walkers &gt; 7 Walkers&lt;br /&gt;9) Band of Joy &gt; Robert Plant&lt;br /&gt;10) Tin Can Trust &gt; Los Lobos&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ristampa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;The Promise: The Darkness on the Edge of Town &gt; Bruce Springsteen&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dvd &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;London Calling Live in Hyde Park &gt; Bruce Springsteen &amp;amp; The E Street Band&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Italian Shoes&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Cheap Wine &gt; Stay Alive!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri suoni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Evasio Muraro &gt; O tutto o l’amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Drunk n’ beat&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Pills and Ummo &gt; Southside Johnny &amp;amp; The Asbury Jukes&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Live Album&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gov’t Mule &gt; Mulennium&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Concerti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;John Hiatt and The Combo : Milano 25/10/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Delusioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;John Mellencamp &gt; No Better Than This&lt;br /&gt;Deer Tick &gt; The Black Dirt Session&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rock Books&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Life &gt; Keith Richards&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7888255253498173440?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7888255253498173440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7888255253498173440&amp;isPopup=true' title='26 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7888255253498173440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7888255253498173440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/12/2010-in-rock.html' title='2010 in Rock'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI2QPTRkLI/AAAAAAAAAOo/DgbxTgTr4TQ/s72-c/Mojo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>26</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5755001295546029226</id><published>2010-12-22T18:23:00.003+01:00</published><updated>2010-12-22T18:26:56.456+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grateful Dead'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New Orleans'/><title type='text'>7 Walkers</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI00lUK4YI/AAAAAAAAAOg/8R7q7A_Gu5o/s1600/7%2BWalkers.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 194px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI00lUK4YI/AAAAAAAAAOg/8R7q7A_Gu5o/s320/7%2BWalkers.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553559368475795842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non finisce di sorprendere New Orleans nonostante in questi ultimi anni non sia stata risparmiata dalla sfiga. La musica continua a pulsare dentro il cuore della città ed è per questo che la Big Easy ha sette vite. Sette come i &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;7 Walkers&lt;/span&gt; che in realtà sono in quattro e si sono formati nel 2009 quando il chitarrista, autore e cantante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Malcom “Papa Mali” Welbourne&lt;/span&gt; ha radunato attorno a sé il batterista dei Grateful Dead &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bill Kreutzmann&lt;/span&gt;, il bassista dei Meters &lt;span style="font-style: italic;"&gt;George Porter Jr&lt;/span&gt; ed il multistrumentista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Matt Hubbard&lt;/span&gt;. Ne è nata una strana creatura, di quelle che hanno alimentato le leggende e le dicerie scure della città. Una specie di jam-band che mischia un background inconfondibilmente New Orleans con schegge di minimalismo sperimentale degne dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Latin Playboys&lt;/span&gt;, ballate ipnotiche e bluesy da assolati pomeriggi nel Delta, ne è esempio la splendida &lt;span style="font-style: italic;"&gt;King Cotton Blues&lt;/span&gt; con la partecipazione di Willie Nelson con dondolanti nenie che paiono figlie del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gris Gris&lt;/span&gt; di Dr.John.  Insomma un altro rito voodoo con cui festeggiare degnamente il santo Natale visto che il disco è uscito in questi giorni . Un mondo sfuggente e oscuro esce da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;7 Walkers &lt;/span&gt; fatto di intrugli magici e di piogge scroscianti nel bayou, di strambi personaggi che rispondono ai nomi di Chingo, Mr.Okra e lady Sue di Bogalusa e di tipastri che piacerebbero tanto al compianto DeVille, lui che in queistiluoghi ci ha vissuto come un lupo mannaro. L’universo dei&lt;span style="font-style: italic;"&gt; 7 Walkers&lt;/span&gt; è fosco, intrigante e la musica sgorga sinuosa, quasi improvvisata secondo una danza  che evoca antichi spiriti,  figure misteriose, segreti primordiali.&lt;br /&gt;Un disco non collocabile in nessuna categoria di genere se non figlio di quell’immenso crogiolo di suoni e umori che è New Orleans, un lavoro affascinante che vede la voce roca e vetrosa (e un po’ Ted Hawkins) di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Papa Mali&lt;/span&gt;  innestare sghembe cantilene da Tom Waits dell’officina (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chingo&lt;/span&gt;) o rovistare negli armadi del classicismo americana per ricavare deviate versioni di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hey Bo Diddley&lt;/span&gt;  ribattezzata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hey Bo Diddle&lt;/span&gt; o ancora sincopare con il reggae che gli è rimasto nell’ugola e nel sangue dopo l’esperienza con i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Killer Bees&lt;/span&gt; brani che si contorcono attorno ad un briciolo di ritmo e si piazzano nella testa senza più uscirne.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Papa Mali&lt;/span&gt; è la voce e la chitarra di questo rito ma funzionali al suo gris gris sono il basso funky di George Porter, la batteria poliritmica di Bill Kreutzmann e i diversi strumenti usati da Matt Hubbard, le tastiere, l’armonica e il trombone. Un ruolo importante lo gioca anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Robert Hunter&lt;/span&gt; con le liriche, l’uomo che ha firmato tante canzoni dei Grateful Dead e ha lavorato recentemente con Bob Dylan. Ma è l’atmosfera del disco a stregare più delle presenze e delle tecniche, una musica che si insinua sotto pelle e vi rapisce in un mondo distante da quello in cui è la luce a dare vita. Blues dell’oscurità,  con tutto il fascino che ne segue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5755001295546029226?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5755001295546029226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5755001295546029226&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5755001295546029226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5755001295546029226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/12/7-walkers.html' title='7 Walkers'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TRI00lUK4YI/AAAAAAAAAOg/8R7q7A_Gu5o/s72-c/7%2BWalkers.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7222668039291053249</id><published>2010-12-17T15:54:00.002+01:00</published><updated>2010-12-17T15:58:19.387+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='blues'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Mauro Ferrarese &gt; Wounds, Wine &amp; Words</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TQt6hbhBR6I/AAAAAAAAAOY/rvRRXG8GcSk/s1600/Ferrarese.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 285px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TQt6hbhBR6I/AAAAAAAAAOY/rvRRXG8GcSk/s320/Ferrarese.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551665680404793250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Wounds, Wine &amp;amp; Words&lt;/span&gt; letteralmente ferite, vino e parole, è un disco di blues acustico di sofferenza, euforia e parole. Ne è autore Mauro Ferrarese un tipo che sembra uscito da un festival di musica acustica della California post-psichedelica, capelli lunghi ingrigiti, pizzetto, look da montanaro, sguardo arguto e faccia simpatica. Abita nel Sud Tirolo ma ha fatto la gavetta a New Orleans dove ha imparato l’arte di arrangiarsi facendo il busker ed ha imparato la legge del blues. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La strada è il miglior palcoscenico per un uomo di blues”&lt;/span&gt; dice Ferrarese a chi gli chiede in quali festival ha suonato e così aiutandosi con la chitarra e con il dobro  Ferrarese canta un blues spartano e felicemente parco che trae origine dal Delta (&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Son House&lt;/span&gt; è il suo maestro) e poi sconfina nel vicino Texas. Un blues scheletrico e primitivo ma non scolastico con una esecuzione pulsante e viva nonostante la strumentazione ridotta all’osso ed un allargamento verso il ragtime, il gospel, il di folk di Woody Guthrie e il  country di Hank Williams.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Wounds, Wine &amp;amp; Words&lt;/span&gt; è un affresco di musica americana della strada che spazia dal fantasioso stompin blues di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Frontdoor Blues&lt;/span&gt;, brano legato allo stile di Son House al più oscuro SoulTrain dove Ferrarese mette in luce il suo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;slidin&lt;/span&gt;’ ed una voce chiara, pulita, autorevole. Ipnotico come può esserlo un blues del deep south, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;SoulTrain&lt;/span&gt; è l’esempio delle molteplici facce mostrate da Ferrarese. Come scrive lo stesso sulla copertina del disco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“il grande Son House raccontava nei suoi blues di una donna e di un uomo….io non ho molte parole se non in queste dodici tracce. 1 Thing  nasce come elaborazione di un vecchio canto di lavoro che chiamavano Rosie, Earthquake e We’re All Alive sono nate nell’aprile del 2009 dopo una visita agli amici di L’Aquila. Le altre sono storie più o meno recenti che hanno attraversato la mia strada e dove ho incontrato anche voi”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Parla la musica in &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Wounds, Wine &amp;amp; Words&lt;/span&gt; e i testi si fanno carico di un’ironia hanno che trasmette positive sensazione anche quando sono di scena l’abbandono, la sofferenza, la malinconia. Ma Mauro Ferrarese con la sua voce convincente, la sua pregevole tecnica col dobro ed il suo spirito sa essere un nostrano Leon Redbone che diverte con una musica dei vecchi tempi più di quanto non riescano tante moderne rock n’roll band.&lt;br /&gt;Blues, folk, country di montagna ed una salutare ventata di old-time music, la stessa che Ferrarese sviluppa quando si esibisce con i &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Red Wine Serenaders&lt;/span&gt; (vederli assolutamente dal vivo), un concentrato di swing e buon umore con Ferrarese coadiuvato dall’ottimo chitarrista Max De Bernardi e dalle frizzanti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Veronica Sbergia&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alessandra Cecala&lt;/span&gt; due musiciste e cantanti che con washboard  ukulele e contrabbasso riempiono la scena  più di un’orchestra. Se li trovate in giro dalle vostre parti non perdete il loro set.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7222668039291053249?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7222668039291053249/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7222668039291053249&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7222668039291053249'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7222668039291053249'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/12/mauro-ferrarese-wounds-wine-words.html' title='Mauro Ferrarese &gt; Wounds, Wine &amp; Words'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TQt6hbhBR6I/AAAAAAAAAOY/rvRRXG8GcSk/s72-c/Ferrarese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8058980260425450281</id><published>2010-12-02T15:33:00.005+01:00</published><updated>2010-12-02T18:08:51.568+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bruce Springsteen'/><title type='text'>Bruce Springsteen &gt; The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TPev5BdSm1I/AAAAAAAAAOQ/m7mzJz5Zq_U/s1600/the%2Bpromise.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 291px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TPev5BdSm1I/AAAAAAAAAOQ/m7mzJz5Zq_U/s320/the%2Bpromise.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546094860308749138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;The Promise: Darknes on The Edge of Town Story&lt;/span&gt; racconta con 3CD e 3 DVD la registrazione al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Record Plant&lt;/span&gt; di New York di quell’album ed il successivo tour del 1978, considerato dagli appassionati il più esplosivo della lunga carriera live di Bruce Springsteen.&lt;br /&gt;Il primo DVD intitolato&lt;span style="font-style: italic;"&gt; The Making of Darkness of Edge of Town&lt;/span&gt; ricostruisce la genesi del disco,  quello che successe al Record Plant , le difficoltà nel trovare il suono giusto (fu fondamentale l’arrivo del tecnico del suono Chuck Plotkin), le tensioni e la stanchezza, il cameratismo tra i musicisti e i tecnici Jimmy Iovine e Thom Panunzio,  le motivazioni e la rabbia che Springsteen si portava addosso dopo che la causa legale col suo ex manager Mike Appel gli avevano impedito di lavorare in studio per più di un anno. Il film è una sorta di viaggio nella creazione artistica di quel disco, il regista Thom Zimny ha ricostruito con le immagini e le riprese dell’epoca intercalandole con interviste di oggi dove i protagonisti, a cominciare da Springsteen, parlano di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness&lt;/span&gt; e di quel periodo tanto importante per lo sviluppo del rock n’roll.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Quel disco fu una svolta, una riflessione, una nuova maturità. Fu una sorte di grande resa di conti con il mondo degli adulti, con una vita di limiti e compromessi ma anche una esistenza con capacità di ripresa ed impegno verso la vita. Mi chiedevo come potevo rimanere  leale verso le cose con cui ero cresciuto, la mia famiglia, i miei luoghi, i miei amici, il lavoro, la comunità, Born To Run mi aveva portato dappertutto, mi aveva portato il successo e la notorietà ed era stata una grande tentazione ma io non volevo tradire la mia vita interiore. Darkness fu il disco in cui volevo cercare di capire come farlo”. (B.S)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Springsteen aveva cominciato a scrivere le canzoni dell’ album in una casa a Holmdel nel New Jersey, avrebbero dovuto costituire l’ossatura del suo quarto album se la causa con Appel non gli avesse impedito di registrare, in realtà le outtakes messe a disposizione da questa ristampa dimostrano come &lt;span style="font-style: italic;"&gt; Darkness&lt;/span&gt;  sia contiguo in un senso a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt; e nell’altro a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The River&lt;/span&gt; e molte canzoni  potevano appartenere al disco che doveva esserci tra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness&lt;/span&gt; non nasce come reazione ai problemi legali sofferti da Bruce  piuttosto è una reazione al successo che gli aveva procurato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt; e alla paura di sentirsi inghiottire in un mondo distante dalle sue origini. Il nuovo album matura difatti in un microcosmo provinciale e suburbano, nella vita della gente delle piccole cittadine del New Jersey e proprio la comprensione verso la gente comune generalmente tagliata fuori dalla vita americana ( e non solo) è l’immagine dominante del disco, quella working- class nelle cui case non c’erano libri, non c’era musica, non c’era nient’altro ed il rock n’roll si infiltrò per cambiare scenario, visioni, aspettative. Springsteen ha una visione ed è in cerca di una visione, scrive della gente che cerca di rompere queste catene, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness on the Edge Of Town&lt;/span&gt; è uno dei dischi più complessi e lucidamente rivelatori  mai realizzati, una grandiosa opera di folk urbano suonato rock che aiuta a sopravvivere e non mollare mai.&lt;br /&gt;Per rendere esplicito il carattere realistico dell’opera andava ridimensionata l’esuberante speranza espressa in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt;, necessitava un suono più scarno, più essenziale, più rado ed è proprio qui che Bruce, Jon Landau,  Jimmy Iovine e Thom Panunzio lavorarono fino all’ossessione per creare un suono aspro dai colori netti, un bianco e nero cinematografico dove le chitarre e la batteria fossero preminenti rispetto alle melodie del sassofono e alla maestosità orchestrale del precedente album.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Volevamo ridimensionare la portata,  il sound di Born To Run era una  specie di tecnica wall of sound, ora c’era invece questo vasto campo cinematografico. C’era questa atmosfera sinistra e speranzosa, il termine che usavamo per descrivere il sound del disco era film sonoro, volevamo un sound solitario, disincantato per mischiare terminologia audio e video, volevamo dare alle canzoni più durezza e meno dolcezza, un grande senso di implacabilità. Volevamo un disco nero come il caffè. Per Born To Run l’ispirazione era stata il Brill Buliding e Phil Spector, per Darkness l’idea era più interiore e rurale”. (Jon Landau)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è un’opera d’arte che unisce il realismo urbano americano con le suggestioni noir dei film in bianco e nero.  Un sound livido e urbano diventa la poesia della gente comune, esseri dimenticati nelle tante smalltown della provincia americana e nelle periferie  metropolitane. Il cambio è netto rispetto al passato, radicale, non appena si ha in mano la copertina di Darkness. E’ questione di tonalità, mai foto (Frank Stefanko) sono risultate così rivelatrici rispetto ad un contenuto, c’è quella faccia da operaio che si immagina identica a quella dei personaggi delle canzoni, c’è immedesimazione tra artista e protagonisti della storia, come se Springsteen dicesse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“sì, questa è la mia storia ed è anche quella dei personaggi delle mie canzoni”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già dalle battute iniziali  di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Badlands&lt;/span&gt; si capisce che questa è musica arrabbiata e ribelle ma anche adulta. La chitarra urla, l’organo ulula, le voci ruggiscono, il basso pulsa , la batteria è uno schianto, il suono è fresco e implacabile, nell’oscurità ai margini della città puoi trovare la forza per resistere. Patti Scialfa, solitamente parca di commenti, sintetizza  con lucido candore nel DVD &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“adoro l’immagine del lupo solitario e scaltro che vedo quando ascolto questo disco”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Fu però l’intervento decisivo di Chuck Plotkin, un tecnico del suono di Los Angeles, a togliere le castagne dal fuoco e a porre fine a quelle massacranti settimane di registrazioni. Fu il salvatore del disco, colui che seppe ridurre l’ enfasi delle canzoni con un mixaggio più stringato e moderno alzando i livelli di chitarra e batteria e trasformando &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness&lt;/span&gt; in un ideale di rock n’roll da strada, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“un sound elettrico evoluto da Highway 61 e condensato a livelli esplosivi destinato a diventare standard per un ‘intera generazione a seguire”. (Marco Denti)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Darkness on the Edge of Town&lt;/span&gt; venne pubblicato il 6 giugno 1978 in un anno in cui si contano almeno una quindicina di dischi imperdibili. Originariamente avrebbe dovuto intitolarsi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Promise&lt;/span&gt; in onore di una delle più belle ballate scritte e poi accantonate, oggi &lt;span style="font-style: italic;"&gt; The Promise&lt;/span&gt;  è il titolo dell’ intera ristampa, tre CD e  tre DVD raccolti dentro il mitico  block notes su cui Bruce scriveva appunti, titoli, testi di canzoni, minutaggio dei brani e scalette che offrono il materiale originale e le outtakes, gli estratti del tour del ’78 ed il concerto a porte chiuse tenuto ad &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Asbury Park&lt;/span&gt; nel 2009 con l’intero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness&lt;/span&gt;. Un’opera sontuosa e completa all’altezza di un grande avvenimento discografico e culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sono ventuno le outtakes incluse nei due CD delle Lost Sessions di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Darkness on the Edgle of Town&lt;/span&gt;. C ‘è una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Racing In The Street&lt;/span&gt;  monca del colossale crescendo piano/organo nel finale ma con un violino in più e una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Factory&lt;/span&gt; sotto mentite spoglie ovvero&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Come On (Let’s Go Tonight)&lt;/span&gt;, una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Talk To Me&lt;/span&gt;  finita in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Heart of Stone&lt;/span&gt;  di Southside and The Asbury Jukes e altre “sconosciute” già bootlegate. Niente di tutto ciò avrebbe però arricchito il disco originario anche se eliminare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rendezvous, Because the Night&lt;/span&gt; e soprattutto&lt;span style="font-style: italic;"&gt; The Promise&lt;/span&gt; non deve essere stato facile ma tutto quanto poteva allentare la tensione dell’album e diluire i toni cupi e amari da blue-collar record doveva essere lasciato fuori.  “Scarti” come&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Gotta Get That Feeling&lt;/span&gt;, brano che risuona dello stile di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born To Run&lt;/span&gt; con tanto di assolo di sax, cori newyorchesi doo-wop e scampoli di monumentale wall of sound spectoriano, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Oustide Looking In&lt;/span&gt;  già orientata invece verso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The River&lt;/span&gt; con Bruce che urla alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jackson Cage&lt;/span&gt; sugli schiamazzi R&amp;amp;B di Clemons e la mollacciona &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Someday (We’ll Be Together)&lt;/span&gt; non rientrano nella sceneggiatura di Darkness.&lt;br /&gt;Meno facile magari rinunciare a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;One Way Street&lt;/span&gt;, lento ed  intimista brano da songwriter, con un misurato lavoro di Roy Bittan al pianoforte ed una entrata di Clemons dai toni romantici e  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wrong Side Of The Street&lt;/span&gt;,  la parte sbagliata della strada con quel carico di rock n’roll da guappi che farà da base a  mezzo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The River&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ovvio fare a meno invece di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Brokenhearted&lt;/span&gt;,  love-song spezzacuori e zuccherosa cantata con il pathos dell’Elvis di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Can’t Help Falling In Love&lt;/span&gt;  mentre in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Candy’s Boy&lt;/span&gt; si affaccia la crepuscolare malinconia delle periferie con Federici che suona il glockenspiel e la nebbia che ingrigisce l’orizzonte.&lt;br /&gt;E’ difficile credere che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Save My Love&lt;/span&gt; sia un prodotto di quel periodo ma dall’archivio del 1976-1978 presentato nel DVD c’è una delle prime stesure della canzone così come veniva suonata a Holmdel. Nel CD la versione è un’altra, ha una brillante e squillante veste sonora e induce a credere che sia stata reincisa dallo Springsteen di oggi, cosa che spiega la sua diffusione via rete e via radio. &lt;span style="font-style: italic;"&gt; Ain’t Good Enough For You&lt;/span&gt; va molto addietro, a quelle sarabande soul-rock  che richiamano lo stile da festa del quartiere di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Wild The Innocent and the E Street Shuffle &lt;/span&gt;mentre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spanish Eyes&lt;/span&gt; grazie al titolo sembrerebbe una soul-ballad del De Ville con la rosa in mano e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;It’s a Shame&lt;/span&gt;  è materia da Asbury Jukes con massiccio dispiego di trombe e sassofoni. Del tutto anonima è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Little Things (My Baby Does)&lt;/span&gt; il cui falsetto sta a  Darkness come la simpatia sta a Gasparri, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Breakaway&lt;/span&gt; è del genere ballatona col pianoforte e struggimento interiore e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;City Of Night&lt;/span&gt;  un talking sinuoso che chiude le Lost Sessions prima della ghost song &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Way&lt;/span&gt;, prodromo di quello che diventerà &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Drive All Night&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono altre outtakes nel secondo DVD riportante sia il concerto che la E-Street Band originaria con l’eccezione di Charlie Giordano al posto di Danny Federici e l’esclusione di Nils Lofgren ha tenuto il 13 dicembre 2009 al Paramount Theatre di Asbury Park per “commemorare” &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Darkness&lt;/span&gt;. Queste outtakes sono estratte dagli archivi del biennio 76/78 e regalano un ispirato e riccioluto Bruce a dorso nudo ad Holmdel con una band parecchio scarmigliata impegnata in una versione ancora primitiva di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Save My Love&lt;/span&gt;, in una scheletrica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Candy’s Boy&lt;/span&gt; con Little Steven alle prese con maracas e campanacci. Da Red Bank arriva invece&lt;span style="font-style: italic;"&gt;   Something In The Night&lt;/span&gt;  solo piano e voce e dagli studi di New York City un bianco e nero suggestivo con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Don’t Look Back&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ain’t Good Enough For You,  Candy’s Room&lt;/span&gt; solo per pianoforte e una sofferta &lt;span style="font-style: italic;"&gt; The Promise&lt;/span&gt;, qui rauca e meno rifinita.&lt;br /&gt;Da antologia gli ultimi cinque brani di questi &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Thrill Vaul 1976-1978&lt;/span&gt;. Siamo a Phoenix nel 1978 nel tour di Darkness, sono passati solo due anni da Holmdel ma sembrano dieci. Magro, spiritato, capelli corti, giacca, jeans e stivali scuri, abbigliato come un bad boy della new wave, Springsteen è un punk che comunica un rock n’roll di devastante energia che stordisce il pubblico di Phoenix con una sequenza mozzafiato di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Badlands, The Promised Land, Prove It All Night, Born To Run e Rosalita&lt;/span&gt;. E’ solo una parte di concerto ma basta per far capire cosa stia succedendo quell’anno nel rock e chi sia il santo arrivato in città. Lo show è incandescente, una colata di adrenalina, le fans assaltano il palco travolgendo  letteralmente Bruce e avvinghiandolo in un bacio appassionato. E’ solo un assaggio dello show riportato dal  terzo DVD ovvero &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bruce Springsteen and The E Street Band a Houston, Texas ill 12 dicembre 1978&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Era la seconda volta che la E-Street Band passava da Houston quell’anno ma il 12 dicembre rimane una data che i texani si ricorderanno a lungo perché uno del nord così scatenato non l’avevano mai visto. C’è il quasi debutto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Indipendence Day&lt;/span&gt; e di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;You Can’t Sit Down&lt;/span&gt; ma al di la della scaletta basata su Darkness ma con tanti titoli del passato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(It’s Hard To Be A Saint In The City, Spirit In The Night, Rosalita, Fever)&lt;/span&gt; e qualcuno del futuro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(The Ties That Bind, Point Blank)&lt;/span&gt; questo show è un’ esplosione atomica, Bruce è un punk tarantolato che ha deciso di rifondare il rock n’roll  e la E Street Band una macchina da guerra che non fa prigionieri. Le riprese video sono tipiche dell’epoca, poche luci, poche camere, tutto molto semplice ma l’atmosfera è eccitatissima e lo show una dimostrazione di vitalità, irruenza, entusiasmo, urgente comunicativa fuori dall’ordinario. Non c’è ancora la perfezione che subentrerà dopo il tour di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The River&lt;/span&gt;  ma questo è un bene perché i concerti di questo tour e Houston non si discosta sono una questione di vita o di morte.  Chi è sempre stato freddo o indifferente a Springsteen dovrebbe vedere questo show, uno dei tanti di quel tour del 1978 diventato leggenda, un tour iniziato il 23 maggio allo Shea Theatre di Buffalo e terminato il primo gennaio del ’79 a Cleveland, un tour che ha reso epico il gesto di Bruce Springsteen con la E-Street Band. Tre ore e mezzo di show più altre tre ore  mezzo di soundcheck, un tour de force portato all’estremo della resistenza fisica e psicologica che al tempo venne immortalato da alcuni bootleg leggendari come  &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Live In The Promised Land&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Piece de Resistence&lt;/span&gt;,  documenti preziosi che alimentarono la mitologia dello Springsteen live e portarono centinaia di italiani a Zurigo in quel fatidico 11 aprile del 1981.&lt;br /&gt;Dopo trentadue anni ci viene consegnata la cronaca di quel tour, un modo per ritornare indietro (con una certa nostalgia) a quell’epoca, a quella giovinezza (nostra e di Bruce) dove sembrava che il rock n’roll dovesse cambiare il mondo e la vita. Forse non è stato così ma Bruce la sua promessa l’ha mantenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI          NOVEMBRE 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8058980260425450281?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8058980260425450281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8058980260425450281&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8058980260425450281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8058980260425450281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/12/bruce-springsteen-promise-darkness-on.html' title='Bruce Springsteen &gt; The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TPev5BdSm1I/AAAAAAAAAOQ/m7mzJz5Zq_U/s72-c/the%2Bpromise.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-6612954537719208952</id><published>2010-11-24T17:19:00.003+01:00</published><updated>2011-01-07T10:34:26.702+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cheap Wine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Cheap Wine &gt; Stay Alive!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TO08U7WimRI/AAAAAAAAAOI/dFhhSXcoZ_4/s1600/Stay%2BALive.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TO08U7WimRI/AAAAAAAAAOI/dFhhSXcoZ_4/s320/Stay%2BALive.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543153046590232850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Centinaia di concerti, migliaia di chilometri, decine di corde rotte, di bacchette spezzate, fiumi di birra, abbracci stritolanti, risate incontrollate, personaggi pazzeschi, follia in libertà nel cuore della notte, esplosioni di adrenalina, energia a tonnellate, diluvi di sudore….. che cosa si nasconde dentro un concerto rock?”&lt;br /&gt;I Cheap Wine tentano di spiegarcelo con questo doppio CD intitolato semplicemente ed eloquentemente &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Stay Alive!&lt;/span&gt; due ore di rock senza tregua con le chitarre a palla e i ritmi pazzeschi che ricrea la magia di un loro show con tanto di set acustico, ballate al neon e rock n’roll al serramanico. Registrato in tre location differenti nell’aprile del 2010 al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fuzz&lt;/span&gt; di Pesaro, allo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spazio Musica&lt;/span&gt; di Pavia e al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Teatro Zeppilli&lt;/span&gt; di Pieve di Cento &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Stay Alive!&lt;/span&gt; è la dimostrazione che anche in Italia pulsa un cuore rock, basta cercarlo fuori dai circuiti ufficiali e nelle strade secondarie.&lt;br /&gt;Nonostante il gruppo pesarese non possa contare su un budget da major e su amici che contano, con i mezzi tecnici adeguati alle possibilità e una produzione in proprio i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cheap Wine&lt;/span&gt; ce l’hanno fatta e ci consegnano un live che rimarrà nella storia del rock in Italia. Un live ben fatto, registrato come si deve, che trasmette a pieno la carica di un loro show ed esplicita con la ricchezza degli arrangiamenti i lavori ancora in corso nel gruppo che qui, con l’aggiunta del pianista e tastierista Alessio Raffaelli,  raggiunge uno status di rock n’roll band internazionale. &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Stay Alive!&lt;/span&gt; non è solo il classico live che un gruppo mette in cantiere per coronare una carriera, e i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cheap Wine&lt;/span&gt; se lo meritano visto la lunga e difficoltosa strada percorsa ma più specificatamente è la misura di quanto questa band è maturata, migliorandosi e aprendosi verso temi e suoni che hanno allargato il loro range espressivo ed il loro set.&lt;br /&gt;Due CD, più di un’ora ciascuno. Si comincia con una parte elettroacustica come nei recenti show del gruppo. &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Spirits&lt;/span&gt; ha lasciato il segno e ha portato nuova linfa al loro scenario musicale, le ballate sono avvolgenti e gli intrecci di chitarre acustiche una delizia. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Just Like Animals, The Sea Is Down, Circus Of Fools, A Pig On A Lead&lt;/span&gt;, le riletture di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Murderer Song&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Among The Stones&lt;/span&gt;, una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nothing Left To Say&lt;/span&gt; che con piano e armonica si apre alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jungleland&lt;/span&gt; e la rincorsa delle chitarre di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Among The Stones&lt;/span&gt; creano uno stato di palpabile attesa con atmosfere sospese tra folk, blues, ballads e melodie avvincenti. Poi arrivano le chitarre elettriche e la storia cambia. Michele Diamantini sale in cattedra e i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cheap Wine&lt;/span&gt; sciorinano un rock crudo, folgorante, psichedelico a tratti, underground. Marco Diamantini tiene ferma la barra delle ballate ma è duro timonare una barca che è ormai una ciurma inebriata di rock n’roll. Sono sventolate elettriche in un vento di burrasca, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Evil Ghost&lt;/span&gt; e poi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shakin’The Cage&lt;/span&gt;, un semi-punk lanciato a mille, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Youngstown&lt;/span&gt; di Springsteen che parte riflessiva e lenta per poi trasformarsi in un urlo di ribellione con un crescendo ad hoc, ottima cover per un gruppo che non ha mai nascosto una sincera sensibilità sociale.&lt;br /&gt;Devastante il secondo CD, qui i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cheap Wine&lt;/span&gt; non fanno prigionieri, sono duri, rabbiosi e metropolitani,figli dei giorni del vino e delle rose. Il pianoforte di Raffaelli è il valore aggiunto, un po’ lirico e un po’ honky tonk, le chitarre distorcono, basso e batteria martellano cattive, una dopo l’altro arrivano i classici del loro live set, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dance Over Troubles, Time For Action&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Freak Show&lt;/span&gt; presi dall’omonimo album a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Snakes, Move Along&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;City Lights&lt;/span&gt; (il consueto ed esaltante piece de resistence chitarristico) presi da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Moving&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leave Me A Drain&lt;/span&gt;  fino all’irrinunciabile finale corale di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rockin’ In The Free World&lt;/span&gt;.  Un grande Live.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI        NOVEMBRE 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-6612954537719208952?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/6612954537719208952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=6612954537719208952&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6612954537719208952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/6612954537719208952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/11/cheap-wine-stay-alive.html' title='Cheap Wine &gt; Stay Alive!'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TO08U7WimRI/AAAAAAAAAOI/dFhhSXcoZ_4/s72-c/Stay%2BALive.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8055372027458560339</id><published>2010-11-17T08:30:00.000+01:00</published><updated>2010-11-17T08:30:00.739+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Mississippi blues #3</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgHAVdp8I/AAAAAAAAAOA/-nsUNJsWhOc/s1600/bessie+smith+room+2.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgHAVdp8I/AAAAAAAAAOA/-nsUNJsWhOc/s320/bessie+smith+room+2.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535381459224602562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgG8VFZKI/AAAAAAAAAN4/DWgLJYOe3RE/s1600/queen+sings.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 263px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgG8VFZKI/AAAAAAAAAN4/DWgLJYOe3RE/s320/queen+sings.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535381458149270690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGp4ngKI/AAAAAAAAANw/iiR89or712U/s1600/super+chickan+2.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGp4ngKI/AAAAAAAAANw/iiR89or712U/s320/super+chickan+2.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535381453198033058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGQw78yI/AAAAAAAAANo/FTDKdUeoUZY/s1600/inside+ground+zero.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGQw78yI/AAAAAAAAANo/FTDKdUeoUZY/s320/inside+ground+zero.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535381446454932258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGLVKFRI/AAAAAAAAANg/mgGKqlPCbic/s1600/smokin+joe+kubeck+and+bnois+king.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgGLVKFRI/AAAAAAAAANg/mgGKqlPCbic/s320/smokin+joe+kubeck+and+bnois+king.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535381444996240658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8055372027458560339?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8055372027458560339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8055372027458560339&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8055372027458560339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8055372027458560339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/11/mississippi-blues-3.html' title='Mississippi blues #3'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGgHAVdp8I/AAAAAAAAAOA/-nsUNJsWhOc/s72-c/bessie+smith+room+2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4335233103230672788</id><published>2010-11-10T08:30:00.000+01:00</published><updated>2010-11-10T08:30:01.557+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Mississippi blues #2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfRAQonxI/AAAAAAAAANY/yJ5Q38sIjUQ/s1600/the+man+and+the+johnson.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 265px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfRAQonxI/AAAAAAAAANY/yJ5Q38sIjUQ/s320/the+man+and+the+johnson.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535380531491413778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;(&lt;a href="http://zambosplace.blogspot.com/2010/11/mississippi-blues.html"&gt;continua&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bastano pochi blocchi per scendere all’inferno e i quartieri residenziali si trasformano in quartieri fatiscenti dove miseria e degrado balzano subito all’occhio. Sono gli all black blocks dove si vive con poco ed il rap ha sostituito il blues. Quando passi con la macchina provi un certo disagio, ti senti osservato, quasi minacciato con gli sguardi. Forse è solo una sensazione o la coda di paglia di noi bianchi ma è meglio stare in campana quando si sconfina. E’ una città nera Memphis, interessante anche se non bella e oggi un po’ depressa ma se si esce dalla città sulla highway # 69 che va a sud vi imbatterete nella gigantesca scritta (e magione) di Graceland. Che è da vedere comunque perché Elvis è Elvis. Ultimo simbolo di un Tennessee che diventa Mississippi, di un rock n’roll che diventa blues. Se seguite la 61 e siete nel periodo giusto ovvero nei primi giorni di ottobre troverete caldo meraviglioso ed un festival, il King Biscuit Blues Festival che è una festa per occhi, orecchie, cervello e palato. Meno per le arterie.  Ad Helena, una cittadina dell’Arkansas appena al di là del grande fiume, ogni anno va in scena uno dei festival americani di blues più celebri e rinomati. Ci viene gente da tutto il mondo e per tre giorni questa cittadina oggi messa in ginocchio dalla crisi ma un tempo cruciale snodo commerciale della produzione cotoniera si riempie di un pubblico variopinto di ogni colore, età e ceto sociale alla ricerca del blues, del divertimento e del soul-food. Pittoresco è dire poco ma l’Arkansas Heritage&amp;amp;Blues Festival, così si chiama oggi, sa offrire uno grande scenario musicale proprio in mezzo al nulla di una regione povera e dimenticata. Quest’anno le teste di serie si chiamavano B.B King, Dr.John e Taj Mahal ma altrettanti chicche sono stati i set di Paul Thorn, una rivelazione per me che non conoscevo questo rocker, il rovente  chitarrista Smokin’Joe Kubeck con il cantante Bnois King, quei simpatici tamarri southern rockers dei Kentucky Headhunters, il potente e sanguigno Michael Burks e la signorile Marcia Ball pianista di classe alle prese con un band da leccarsi i baffi.&lt;br /&gt;Ma il Mississippi non è solo Delta, ci sono cittadine deliziose e amene come Natchez al confine con la Louisiana, una piccola New Orleans con l’architettura del French Quarter che trasuda tutto il fascino e l’ eleganza del Sud. Fu città portuale ed un centro per il commercio del cotone ma attorno al suo porto sul fiume si sviluppò una città secondaria, la Natchez under-the-hill , uno dei luoghi più torbidi, pericolosi e turbolenti di tutto il Mississippi che attirò giocatori d’azzardo, ladri, prostitute e maneschi di ogni genere. Mi è venuto in mente Willy De Ville passeggiando per le sue strade e difatti il nostro soulman preferito dopo aver lasciato New Orleans prese casa o meglio fattoria con cavalli non troppo distante da qui, nella zona boschiva e collinare che si estende ad est.&lt;br /&gt;Anche nella parte settentrionale del Mississippi ci sono colline, boschi e blues.&lt;br /&gt;Oxford, ridente cittadina sede della famosa Ole Miss, una delle storiche università pubbliche degli Stati Uniti dove nel 1962 dopo diciotto mesi tra dispute legali e politiche le autorità federali concessero il diritto a iscriversi a James Meredith, primo studente di colore, è popolata di studenti e pub dove la buona musica corre a fiumi. Al Larry’s Proud ci hanno suonato tutti, da Warren Zevon a Elvis Costello, dai più stagionati bluesmen ai Drive By Truckers e nel campus universitario il Blues Archiv ospita centinaia di registrazioni.  A Oxford ci visse William Faulkner il che spiega la presenza di belle e comode librerie dove ci si può accomodare sulle poltrone e leggere quello che si vuole senza l’obbligo dell’acquisto. Ma Oxford è anche la sede della Fat Possum Records l’etichetta che ha tenuto a battesimo quel blues denominato Hill Country Blues che si è sviluppato in questa regione collinare, tra Oxford e Holly Springs. Un blues spartano, agro ed elettrico, molto ritmato e basato su pochi accordi, un blues ipnotico che ha avuto come antecedenti Mississippi Fred Mc Dowell e conseguenti J.R Burnside e Junior Kimbaugh ma che ha finito con l’influenzare anche i North Mississippi AllStars, Jon Spencer Blues Explosion, gli White Stripes  e i Black Keys ovvero parte del miglior rock americano di oggi. E qui il cerchio si chiude ed il viaggio finisce.&lt;br /&gt;Alla prossima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini           Ottobre 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQxvcUrI/AAAAAAAAANQ/cjnZ6ofKgmA/s1600/stax.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQxvcUrI/AAAAAAAAANQ/cjnZ6ofKgmA/s320/stax.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535380527594099378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQo9aV2I/AAAAAAAAANI/D33WT_7GjqI/s1600/sun+studios+1.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQo9aV2I/AAAAAAAAANI/D33WT_7GjqI/s320/sun+studios+1.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535380525236770658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQByeuGI/AAAAAAAAANA/_Dzj0Z07ElQ/s1600/aikei+record+shop.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfQByeuGI/AAAAAAAAANA/_Dzj0Z07ElQ/s320/aikei+record+shop.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535380514721937506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfP-owBlI/AAAAAAAAAM4/f2c3dmz0PlU/s1600/the+girls.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 233px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfP-owBlI/AAAAAAAAAM4/f2c3dmz0PlU/s320/the+girls.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535380513875822162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(2 - continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4335233103230672788?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4335233103230672788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4335233103230672788&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4335233103230672788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4335233103230672788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/11/mississippi-blues-2.html' title='Mississippi blues #2'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGfRAQonxI/AAAAAAAAANY/yJ5Q38sIjUQ/s72-c/the+man+and+the+johnson.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7755383126801562287</id><published>2010-11-03T18:33:00.001+01:00</published><updated>2010-11-03T18:38:27.676+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Mississippi blues</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd5fjKHOI/AAAAAAAAAMw/q8laBX0Uzlg/s1600/bradfield.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd5fjKHOI/AAAAAAAAAMw/q8laBX0Uzlg/s320/bradfield.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535379028062117090" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Me l’ero promesso, quando compio 60 anni me ne vado a vedere il blues,  là dove è nato. Nel mio percorso musicale ho sempre distinto tra pop e  rock e da sempre ho preferito quest’ultimo, per questo mi piacciono di  più i Rolling Stones dei Beatles. Il rock è musica popolare nel senso  che proviene dai linguaggi base del blues, del country e del R&amp;amp;B, il  pop è fruizione popolare non necessariamente legato agli idiomi della  musica popolare. Lady Gaga è pop, Madonna è pop, anche i Beatles sono  pop pur su un piano diverso, colto, articolato, raffinato ed  intelligente. I Rolling Stones non sono pop, sono rock perché derivano  dal blues e dal R&amp;amp;B mentre i Beatles hanno avuto un rapporto solo  marginale col rock n’roll degli anni ’50 e col folk europeo. Così, con  l’ amico Roberto Neri, organizzatore dell’Ameno Blues Festival sono  andato alla sorgente, alle mie radici o meglio alle radici della musica  che amo. Sono andato al blues, sono andato nel Delta del Mississippi che  non è un delta come quello del Po(p) ovvero tanti rivoli di acqua che  scaturiscono dal corso principale del fiume, quello succede più in giù  in Louisiana verso New Orleans dove ci sono i bayou e le paludi, nel  Mississippi invece è una regione costituita da una pianura alluvionale  dove la terra è resa fertile dalle acque e dove è un continuo  susseguirsi di campi di cotone e coltivazioni. Un paesaggio piatto ed un  enorme spazio (solo 2,5 milioni di abitanti in un’area sei volte il  Massacchusetts) attraversato da strade dritte come la scia di un  aeroplano delimitate ai lati dai numeri delle Interstate, da un numero  inverosimile di procioni morti e da storti pali della luce e punteggiato  da desolate e spiritate cittadine che in pratica si riducono ad un  crossroad con intorno qualche casa e quando va bene un drugstore. Ogni  tanto, in qualche villaggio dalla storia blues si incontra un  sopravvissuto juke joint con le insegne scrostate e gli assi cadenti,  più in là in mezzo alla campagna a fianco di qualche bianca chiesetta  metodista o battista c’è la tomba di qualche bluesman e di Robert  Johnson qui ce ne è più di uno. Non tutti i juke joint sembrano  catapecchie come il Blue Front Cafè a Bentonia e non tutti i negozi di  dischi sono come l’Aikei Pro’s Records Shop ad Holly Springs in realtà  un rigattiere che assembla in maniera  caotica tutto l’hardware usato  rintracciabile nella regione delle North Hills , qualcuno è ancora  arzillo e programma musica costantemente come ad esempio il Ground Zero  di Clarksdale, una cittadina che nel suo nulla è un luogo dell’anima e  dello spirito. La città non è grande ma ha una storia che da sola  riempirebbe un libro di blues. Possiede un bellissimo ed eloquente Delta  Blues Museum, una stazione ferroviaria rimessa in quadro ed una  libreria-record store, il Cat Head che è il sogno di quanti arrivano  fino a lì e vogliono comprarsi dischi dei musicisti locali e libri  fotografici. Ma è l’atmosfera di Clarksdale a stregare, un atmosfera  sonnolente, assolutamente silenziosa nel caldo del pomeriggio, con  strade vuote, qualche auto americana degli anni ‘50/60 che si ferma al  semaforo e lascia intravedere il conducente che sta trasportando un  amplificatore vintage (mi è capitato anche questo), un cinema chiuso che  fa tanto Ultimo Spettacolo con l’insegna che avvisa di un film sui  Piranha, tanti negozi chiusi, parecchi definitivamente altri perchè  forse è sabato pomeriggio, uno store di strumenti musicali con una  Fender rossa appesa ed edifici che una volta erano magazzini o uffici e  adesso hanno l’aspetto di un’archeologico modernariato urbano.  Clarksdale, come l’ho vista io, sembra una città cadente e sospesa nel  tempo, un reperto degli anni cinquanta se qualcuno avesse spento i  colori ed il bianco e nero avesse avvolto il tutto. Di cose da vedere ce  ne sono comunque parecchie e non starò qui ad elencarle ma citare il  Riverside Hotel è doveroso perché dopo lo sconcerto iniziale davanti ad  una facciata talmente fatiscente da credere ad un rudere inagibile c’è  la sorpresa di trovarsi l’allampanato e simpatico Mr.Rat che vi accoglie  nelle sue romantiche stanze e vi racconta tutto quanto è passato in  quell’hotel dalla morte di Bestie Smith fino all’attivo interessamento  di un tale (dice lui) Bill Wyman che ha messo lui e la storia dell’hotel  nel libro Blues Odyssey, Journey To Music’s Heart and Soul pubblicato  in Inghilterra.&lt;br /&gt;A Clarksdale la vita arriva quando cala il sole e soprattutto nel fine  settimana perché sono in molti, ragazzi universitari e gente di ogni  tipo e colore a riempire il Ground Zero e sudare e divertirsi al suono  del il blues perché lì è ancora storia, passione, amicizia, pulsazione,  sesso e alcol.&lt;br /&gt;Il Ground Zero è di proprietà dell’attore Morgan Freeman che gli ha dato  una bella spinta propulsiva. E’ un edificio ampio dentro corredato da  una veranda in legno dove sono sistemati una vecchia stufa arrugginita e  quattro o cinque vecchi divani che vengono presi d’assalto da chi vuole  fumare (ma nel Delta si può fumare dappertutto) o solo chiacchierare o  per smaltire la sbronza quando le birre sono troppe. Dentro il soffitto è  alto, c’è la cucina, il banco per le t-shirt, i tavoli ed il lungo  bancone per bere, il tutto attorniato da un pullulare di manifesti,  scritte, fotografie e da un palco che diventa ribollente appena Super  Chickan e le sue tre Fightin’ Cocks salgono ed iniziano a rollare un  aspro ed eccitante Delta blues elettrico che va avanti per più di tre  ore coinvolgendo ragazze, donne e uomini in una sfrenata danza del  sabato sera. Ci si riempie con hamburger e soul food, si beve birra e  tequila ma quello che fa la differenza è l’attitudine delle persone che  in barba alla crisi ballano, ridono, scherzano, cantano, fraternizzano  in modo spontaneo come da noi è orami impossibile vedere. Persone di  tutti i colori, di tutte le età e di tutti i ceti sociali (c’era anche  Morgan Freeman il 9 ottobre) in virtù di trasversalismo che fa la  differenza e non erige barriere.&lt;br /&gt;La crisi negli Stati Uniti è molto più evidente che da noi (senza  ammortizzatori sociali e con la carta di credito sempre in mano i danni  sono enormi) e non dico solo nella zona del Delta dove la povertà è  sempre esistita ed i neri hanno sputato sangue da sempre. Anche a  Memphis tappa iniziale del mio viaggio al contrario ovvero dal rock  n’roll al blues e non viceversa come la storia insegna, la crisi la vedi  perfino nel centro città, a downtown, a pochi metri da Beale Street,  una volta malfamato quartiere nero e oggi via turistica ( ma c’erano  solo americani) dove si va a bere e a sentire il blues ed il rock n’roll  suonato da piccole e gagliarde formazioni locali che riempiono locali  come il Blues Hall, il B.B King Blues Club, il Blues City Cafè e altri  juke joint disseminati lungo i suoi marciapiedi. Basta svoltare l’angolo  e le luci al neon scompaiono, il downtown diventa semideserto anche di  giorno, poche le persone che passeggiano, tanti i negozi sbarrati o in  vendita, un’aria desolata investe il centro anche se non ci sono  sensazioni di pericolo, piuttosto sembra che la popolazione sia  drasticamente diminuita ed anche il traffico automobilistico scarso. Si  vedono persone solo nelle tavole calde per impiegati ed in qualche  ristorante annesso agli alberghi o nei Val-Mart a formato ridotto che  vendono di tutto, dai calzini ai farmaci. Tra downtown e midtown, dove  ci sono i quartieri residenziali dei bianchi, la situazione è ancora più  triste, non-luoghi affiancati a palazzi e grattacieli  in acciaio e  vetro dallo stile hi-tech sono occupati da squallide sterrate che  servono a parcheggio o aree dimesse che in un futuro più florido  potrebbero ospitare altri palazzi. In questa terra di confine nessuno  passeggia tranne alcuni homeless che camminano guardando fissi a terra  senza la forza di chiedere qualcosa nemmeno quando le auto si fermano al  semaforo. Il traffico urbano è irrisorio se confrontato a quello delle  nostre città, si gira in macchina potendo guardare attorno con agio e  cambiando stazione radio, una vera goduria dell’andare in macchina  perché oltre le community radio in A.M che trasmettono in certi orari  della giornata del fantastico blues ci sono le FM divise per decadi  (dalla musica degli quaranta fino agli anni novanta) oltre a Elvis 24  ore su 24 e alla E-Street Radio con all Bruce live e in studio.&lt;br /&gt;Oasi di vita sono i tanti musei dedicati alla musica, splendido quello  della Stax in un quartiere che è meglio arrivarci in macchina e di  giorno, il Sun Studios che è sulla Union una delle arterie che tagliano  la città da est a ovest, il Rock and Soul Museum vicino alla fabbrica e  allo store della Gibson che sono nei pressi di Beale St. ed il  commovente e curato Museo dei Diritti Civili in Mulberry St. ritagliato  dentro il Lorraine Motel dove il 4 aprile del 1968 nella room 306 fu  assassinato Martin Luther King. Il Lorraine è ubicato vicino ad una  delle zone più trendy (ma prendete questo aggettivo per quello che può  valere a Memphis, nulla a che vedere con le zone alla moda milanesi e  italiote) ovvero il South Main Arts District popolato da cafè, qualche  libreria, negozietti di abbigliamento e ristoranti tra cui l’ Arcade,  una folkloristica tavola calda autenticamente vintage sopravvissuta agli  anni 50 dove fu girato il film Mystery Train di Jim Jarmusch.&lt;br /&gt;I quartieri residenziali a Memphis sono a midtown, belle case  unifamiliari della borghesia bianca con annesso verdi e rigogliosi  giardini senza steccati e station wagon parcheggiata e ampi parchi ( tra  cui l’Overton cantato dai Lucero) nelle vicinanze di centri di cura e  università. Poplar Avenue è un’altra delle lunghe vie che tagliano in  senso orizzontale Memphis, al numero 1931 c’è l’Hi-Tone, un rock-club  frequentato da studenti che bevono birra in quantità industriale e  appassionati di ogni età (a contrario dell’ Italia nei posti dove si  ascolta musica c’è spesso un pubblico trasversale che non ti fa sentire  come l’ultimo dei mohicani)dove mi è capitato vedere uno scoppiettante  show di J.J Grey and Mofro introdotto da un gruppo texano di rock-soul  psichedelico chiamato Jonathan Tyler and The Northern Lights molto  sorpresi di trovare degli italiani in quel posto. All’esterno ho capito  la gerarchia delle band: i texani che facevano da supporter avevano un  piccolo van, J.J Grey un vero autobus con tanto di Tv e toilette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd5PdRFvI/AAAAAAAAAMo/Nd7DTnV01eg/s1600/blue+front+caf%C3%A8+in+bentonia.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd5PdRFvI/AAAAAAAAAMo/Nd7DTnV01eg/s320/blue+front+caf%C3%A8+in+bentonia.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535379023742441202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd4z70keI/AAAAAAAAAMg/HMYq6Iu9wok/s1600/dockery+farms+3.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd4z70keI/AAAAAAAAAMg/HMYq6Iu9wok/s320/dockery+farms+3.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535379016354402786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd4lAfrOI/AAAAAAAAAMY/lTaVOYDaeXA/s1600/civil+rights+musuem.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 262px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd4lAfrOI/AAAAAAAAAMY/lTaVOYDaeXA/s320/civil+rights+musuem.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535379012347473122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(1 - continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-7755383126801562287?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/7755383126801562287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=7755383126801562287&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7755383126801562287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/7755383126801562287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/11/mississippi-blues.html' title='Mississippi blues'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TNGd5fjKHOI/AAAAAAAAAMw/q8laBX0Uzlg/s72-c/bradfield.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5393302306205790302</id><published>2010-10-27T12:53:00.002+02:00</published><updated>2010-10-27T13:00:05.743+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Hiatt'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concerti'/><title type='text'>John Hiatt Auditorium di Milano 25 ottobre 2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TMgGLSv6TFI/AAAAAAAAAMQ/pbXID1Xm8_s/s1600/Hiatt.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 211px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TMgGLSv6TFI/AAAAAAAAAMQ/pbXID1Xm8_s/s320/Hiatt.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532678933305773138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Magistrale, straordinario, sono i due aggettivi che mi vengono in mente dopo aver assistito al concerto di &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;John Hiatt and the Combo&lt;/span&gt; all’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Auditorium&lt;/span&gt;, una venue finalmente all’altezza delle esigenze acustiche degli appassionati e dei paganti, un teatro completamente rivestito di pannelli di legno dove le onde acustiche trovano la loro collocazione migliore sovrapponendosi, interferendo e riflettendo nel più armonico dei modi. Ci voleva un ambiente simile per premiare un set eccellente come quello di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;John Hiatt&lt;/span&gt; che col bassista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Patrick O’Hearn&lt;/span&gt;, il bravissimo chitarrista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Doung Lancio&lt;/span&gt; e l’amico di cordata, il batterista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kenneth Blevins&lt;/span&gt; ha dato vita ad un concerto intenso e romanticamente old time valorizzando con un sound asciutto e chitarristico il suo ricco songbook. Titoli ormai diventati dei classici estratti dai suoi album del passato (in particolare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bring The Family, Slow Turning&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Walk On&lt;/span&gt;) e brani recenti, quelli dell’acclamato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Open Road&lt;/span&gt; hanno beneficiato di arrangiamenti che li hanno rivitalizzanti secondo una veste ora semiacustica con tanto di chitarra del leader e mandolino da parte di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lancio&lt;/span&gt; (ad esempio una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Crossing Muddy Waters&lt;/span&gt; pregna di umori country-blues ed una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tennessee Plates&lt;/span&gt; tirata country-rock) oppure sono stati macerati in un denso schiumare di blues come nella scura &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Like A Freight Train&lt;/span&gt; e nella delirante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Memphis in the Meantime&lt;/span&gt;, uno degli assoluti highlights dello show. Un suono bluesato ha caratterizzato l’esibizione di Hiatt reso ancor più evidente dalla sua voce negroide ma anche uno sferragliare di chitarre rock quando si è assistito ad autentiche improvvisazioni strumentali come il lungo alla U2 di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Real Fine Love&lt;/span&gt; o il finale jammatissimo di una colossale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Riding With The King&lt;/span&gt; dove sembrava di avere di fronte (look permettendo) gli Stones dell’era Sticky Fingers.&lt;br /&gt;Hiatt e si suoi soci hanno saputo stravolgere le canzoni in senso positivo offrendo loro quella dimensione live che è poi quella che si chiede quando si va ad un concerto e non ci si accomoda in poltrona ad ascoltare il disco in studio. Fenomenale l’intreccio delle chitarre, l’ acustica e la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Telecaster&lt;/span&gt; di Hiatt e le numerose usate da Doug Lancio, un vero mago delle sei corde che si è sbizzarrito ora con le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gibson&lt;/span&gt;, ora con le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fender&lt;/span&gt;, ora con anonime e colorate cheap guitars, ora con una meravigliosa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gretsch&lt;/span&gt; di color arancio dal suono fifties, ogni volta aggiungendo sapori e delizie a canzoni che già di per sé sono dei capolavori. Perché la bravura di Hiatt al di là della sua voce forte, profonda, espressiva che si alza e abbassa di tonalità in un gioco di chiaro scuri sorprendenti che consente di passare dalle confidenza da crooner all’urlo del R&amp;amp;B e poi alle profondità del blues e della sua capacità di stare in scena come performer è proprio la ricchezza del suo scrivere, una serie impressionanti di storie, immagini e personaggi che da sole potrebbero raccontare l’avventura dell’animo umano. Canzoni diverse l’una dall’altra, ognuna riconoscibile, memorizzabile, tutte ricche di anima e sentimento. Sia che siano ballate del cuore come l’uggiosa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Feels Like Rain&lt;/span&gt;, come la forte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cry Love&lt;/span&gt;, come la bucolica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Walk On&lt;/span&gt; e come una riveduta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Have A Little Faith&lt;/span&gt; con la chitarra, sia che siano quelle scoppiettanti cavalcate di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Drive South, Perfectly Good Guitar, The Open Road, Slow Turning&lt;/span&gt; che offrono il lato più selvaggio e stradaiolo di Hiatt.&lt;br /&gt;Tanti gli applausi ricevuti dall’artista e dal suo combo e tanti i ringraziamenti dell’artista verso un pubblico niente affatto numeroso, unico neo di una serata indimenticabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini  Ottobre 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5393302306205790302?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5393302306205790302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5393302306205790302&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5393302306205790302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5393302306205790302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/10/john-hiatt-auditorium-di-milano-25.html' title='John Hiatt Auditorium di Milano 25 ottobre 2010'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TMgGLSv6TFI/AAAAAAAAAMQ/pbXID1Xm8_s/s72-c/Hiatt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-5925515597969974459</id><published>2010-10-11T08:00:00.001+02:00</published><updated>2010-10-11T08:00:07.671+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Fogerty'/><title type='text'>John Fogerty &gt; Centerfield</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKyGN65fInI/AAAAAAAAAMI/RSq6QwVg0KM/s1600/Centerfield.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKyGN65fInI/AAAAAAAAAMI/RSq6QwVg0KM/s320/Centerfield.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524938416583549554" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se dovessimo valutare come è stata assemblata la riedizione del &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;25th Anniversary&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Centerfield&lt;/span&gt;  lasceremmo subito perdere perché con un disco simile era gioco forza aggiungere materiale ben più succulento delle due uniche bonus tracks, un brano di influenza cajun  di Sidney Simien &lt;span style="font-style: italic;"&gt;My Toot Toot&lt;/span&gt;, più volte esibito in concerto nei recenti tour ed uno di derivazione gospel, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Confess&lt;/span&gt; amato dal Fogerty giovane e proveniente dai misconosciuti Four Rivers. Per fortuna c’è l’album originario che è ancora un buon disco nonostante siano passati 25 anni dalla sua pubblicazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Centerfield&lt;/span&gt;  è il secondo disco solista di John Fogerty dopo l’omonimo del 1975 e dopo l’escursione bluegrass del 1973 coi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blue Ridge Rangers&lt;/span&gt;. Un disco che ebbe una gestazione lunga e travagliata perché Fogerty ancora alle prese col boss della Fantasy Saul Zaentz con cui l’ex &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Creedence&lt;/span&gt; ebbe un lungo contenzioso riguardo il possesso, i diritti e l’ utilizzazione del proprio materiale. A Zaentz è dedicata una sarcastica e graffiante canzone, peraltro piuttosto scadente per via di una ritmica electro-dance che centra come cavolo a merenda, dal titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vanz Kant Danz&lt;/span&gt; titolo mutato dall’originale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zanz Kant Danz&lt;/span&gt; per questioni di querele. E’ l’unico episodio debole di un disco che presenta almeno tre grandi titoli del songbook di Fogerty ovvero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Old Man Down The Road&lt;/span&gt;  una sorta di rinnovata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Run Through The Jungle&lt;/span&gt; e poi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rock and Roll Girls&lt;/span&gt; con tanto di sassofono alla  Clemons e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Centerfield&lt;/span&gt;  rutilante pop-rock che inizia come fosse La Bamba. E’ la canzone che titola l’album e sottintende alla passione di Fogerty verso il baseball, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;centerfield&lt;/span&gt; è difatti colui che nel baseball gioca in difesa al centro dell’area denominata campo esterno tra l’esterno sinistro e l’esterno destro. Ma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;centerfield&lt;/span&gt; è il centro del campo della carriera di Fogerty, simbolicamente indica il lavoro che sta a metà della sua avventura artistica e discografica, tra l’era Creedence degli anni ’70 ed il ritorno alle scene discografiche degli anni novanta con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blue Moon Swamp&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;I legami coi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Creedence&lt;/span&gt; in &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Centerfield&lt;/span&gt; sono marcati da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Big Train (From Memphis)&lt;/span&gt; che potrebbe appartenere a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Willie and The Poorboys&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Saw It On T.V&lt;/span&gt; è una ballata nostalgica che ha qualche vaga relazione con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Have You Seen The Rain&lt;/span&gt; e  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mr.Greed&lt;/span&gt;  un focoso R&amp;amp;B urlato a squarciagola, oltre a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Searchlight&lt;/span&gt; uno swamp-rock di origine born on the bayou.&lt;br /&gt;Fogerty nel disco fa tutto da solo, scrive le canzoni, le canta, suona tutti gli strumenti e produce. Il nuovo contratto con la Warner Bros. gli aveva dato nuova energia e motivazioni, aveva finalmente il pieno controllo sulla propria musica e nonostante l’iniziale diffidenza verso la nascente Mtv acconsentì anche alla realizzazione di un video promozionale. I risultati furono immediati: sebbene fosse lontano da dieci anni dal mercato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Centerfield&lt;/span&gt; andò immediatamente in cima alle classifiche di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Billboard&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Purtroppo la ristampa si limita a proporre il materiale originario con sole due bonus tracks , la simpatica  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;My Toot Toot&lt;/span&gt; registrata in Louisiana con il fisarmonicista Rockin’ Sydney e altri luminari della musica cajun e la pregnante&lt;span style="font-style: italic;"&gt; I Confess&lt;/span&gt;, uno sconvolgente  brano gospel registrato con l’ausilio del sassofonista Steve Douglas e le voci di Bobby King, Terry Evans, Willie Green.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MAURO ZAMBELLINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-5925515597969974459?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/5925515597969974459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=5925515597969974459&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5925515597969974459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/5925515597969974459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/10/john-fogerty-centerfield.html' title='John Fogerty &gt; Centerfield'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKyGN65fInI/AAAAAAAAAMI/RSq6QwVg0KM/s72-c/Centerfield.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-8864197605378176352</id><published>2010-10-04T11:53:00.005+02:00</published><updated>2010-10-04T12:04:04.527+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Southside Johnny'/><title type='text'>Southside Johnny and The Asbury Jukes &gt; Pills and Ammo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKmmg05rrMI/AAAAAAAAAMA/deMbwwur1Ww/s1600/Pills+and+Ammo.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 232px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKmmg05rrMI/AAAAAAAAAMA/deMbwwur1Ww/s320/Pills+and+Ammo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524129500833230018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Southside Johnny and The Asbury Jukes &gt; Pills and Ammo                 &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Floating World Records&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Better Days&lt;/span&gt; del 1991 che Southside Johnny non faceva un disco così forte, determinato, diretto. Un disco che lo riporta agli antichi splendori quando con i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jukes&lt;/span&gt; rappresentava  il lato sguaiato, focoso e R&amp;amp;B della musica del Jersey Shore. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Better Days&lt;/span&gt; prodotto da Little Steven  con la partecipazione attiva di Springsteen e di alcuni E-Streeters lo si ricorda ancora oggi come un disco di rock tosto e ricco di belle canzoni e l’affondo nel blues dell’ora tardi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Messin’ With The Blues&lt;/span&gt; del 2000 prodotto da Garry Tallent aveva il pregio di mostrare una faccia più intima e notturna del soulman del New Jersey. &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Pills and Ammo&lt;/span&gt;  sintetizza con maestria e modernità quei due album, da un lato il rock-soul esuberante ed arrembante di Lyon urlato con l’ugola arsa dall’whiskey e amplificato da una sezione fiati che unisce Stax sound e Muscle Shoals horns, dall’altro lato le venature blues e le chitarre di Bobby Bandiera e Andy York ( il chitarrista di Mellencamp) abili nell’infilarsi negli spazi vuoti lasciati dalla sarabanda fiatistica degli Asbury Jukes. Il risultato è una miscela incandescente di rock, soul e blues al servizio di canzoni perfettamente riuscite nel loro intento ovvero far divertire, bere, ballare, sudare, intenerire come in una revue di qualche big band degli anni quaranta e cinquanta.&lt;br /&gt;Mirabile la produzione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lyon&lt;/span&gt; e del pianista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jeff Kazee&lt;/span&gt; che con oculata misura ed eleganza riescono a fare di  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pills and Ammo&lt;/span&gt; un disco ridondante di suoni e stringato di arrangiamenti, niente bolse coreografie quindi ma la prova che si può realizzare un disco con undici musicisti più coristi e coriste, tra cui la prorompente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lisa Fischer&lt;/span&gt; (Stones e Tina Turner) senza soffocare le canzoni. Le quali sono tutte di ottima fattura, frutto del sodalizio tra Lyon e Kazee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Harder Than It Looks&lt;/span&gt; apre la festa ed è subito chiaro che frizioni non ne esistono e l’insieme tra l’imponente suono delle trombe e dei sax, la voce di Southside, una sezione ritmica che si sente e le chitarre, è impressionante e travolgente.&lt;br /&gt;Soul-rock di prima classe come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cross  That Line&lt;/span&gt; dove le chitarre e le coriste urlano la volgarità degli Stones ed il piano è un orgia memphisiana.&lt;br /&gt;Meno orchestra e più combo in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Woke Up This Morning&lt;/span&gt; un blues cha sa di Chess Records con Southside che soffia nell’armonica il vento di Chicago e Andy York che gli risponde slidando  il Delta blues. Quello che Southside aveva imparato in Messin’ With The Blues qui è messo in mostra in tutta la sua caustica bellezza. Se &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lead Me On&lt;/span&gt;  mette a nudo l’arrendevolezza dell’uomo che chiede alla propria amata un'altra chance ed è una canzone d’amore dai toni dolci, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Heartbreak City&lt;/span&gt; è puro, sporco, elettrico R&amp;amp;B con un riff di chitarra assassino alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Primal Scream&lt;/span&gt; e voci in preda alla follia della città. Dollari, donne, strade e peccati.  Punk-R&amp;amp;B rabbioso e duro prima della  calda e malinconica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Strange Strange Feeling&lt;/span&gt;. Qui gi strumenti sono puliti, mixati con grande amore e cura, la voce è confidenziale mentre è istrionica nella ironica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Umbrella In My Drink&lt;/span&gt; dove c’è un duetto con Gary U.S Bonds e il mood  è quello di uno sbilenco, allegro e bislacco New Orleans sound shakerato dixieland.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;One More Night To Rock&lt;/span&gt; è un rockaccio diretto e tirato a mille, con i fiati indemoniati e l’armonica che si sposa con la voce di Lisa Fisher in un torrido R&amp;amp;B che piacerebbe sia a Jagger che a Richards.&lt;br /&gt;Chiudono le danze &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Place Where I Can’t Be Found&lt;/span&gt; una ballata stile Van Morrison, il pirotecnico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Keep On Moving&lt;/span&gt;  un salto negli anni ’50 tra Jerry Lee Lewis e Chuck Berry e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Thank You&lt;/span&gt;  ideale e delicata conclusione del disco.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Pills and Ammo&lt;/span&gt; è un disco tatuato dentro il DNA di Southside Johnny e i suoi Asbury Jukes ma non per questo è rivolto nostalgicamente al passato pur rispettando la completa genealogia del  rock n’roll e del R&amp;amp;B, piuttosto dimostra come Southside Johnny sappia ancora inaspettatamente sorprendere in quel confine tra soul e rock che ormai conta pochi adepti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini      Ottobre 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-8864197605378176352?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/8864197605378176352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=8864197605378176352&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8864197605378176352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/8864197605378176352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/10/southside-johnny-and-asbury-jukes-pills.html' title='Southside Johnny and The Asbury Jukes &gt; Pills and Ammo'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKmmg05rrMI/AAAAAAAAAMA/deMbwwur1Ww/s72-c/Pills+and+Ammo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-397860335757039704</id><published>2010-09-28T14:02:00.004+02:00</published><updated>2010-09-30T18:36:00.724+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Old Rockers Never Die</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKHbAFLr8hI/AAAAAAAAALw/r86jnwIe-9o/s1600/The+Deep+End.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKHbAFLr8hI/AAAAAAAAALw/r86jnwIe-9o/s320/The+Deep+End.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521935412570616338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Come succede nella cinematografia anche nel rock è venuta a mancare quella che in un lontano passato definii come la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Serie B&lt;/span&gt; ma col coltello tra i denti. Escono tanti film grandi e grossi, in genere di produzione hollywoodiana, alcuni belli altre sonore bufale o semplici blockbuster per gonzi e giovinetti ma quei filmetti di serie B, molti noir, altri road-movie, qualche commedia ed un paio di western fuori tempo massimo, mancano all’appello se si eccettua qualche film di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;James Gray&lt;/span&gt; (Little Odessa, Two Lovers, I Padroni della notte) oppure il recente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;State of Play&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kevin McDonald&lt;/span&gt; o qualche altro mohicano fuggito all’eccidio. Perché di eccidio si tratta, i produttori non investono più sui film di mezzo, quelli che con un budget ridotto possono dare risultati sorprendenti (l’archetipo è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Easy Rider&lt;/span&gt;) probabilmente perché non esiste più un pubblico disponibile  e recettivo  per un tale prodotto o meglio opera artistica. Quei film che si vedono senza mangiare popcorn e bere Coca Cola, che in genere si da soli al cinema a vederli perché nemmeno la fidanzata sa dell’esistenza e che non possono permettersi il tormentone televisivo con cui vengono lanciati, niente spot o strillo in siti internet. Roba da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cinephiles&lt;/span&gt; ma anche questo tipo di fauna è cambiata perché al vecchio, caro filmetto americano indipendente o semi-indipendente questi preferiscono l’ultima palla di qualche staterello africano o il dramma neo-realistico di una storia asiatica che in Italia è stata raccontata 50 anni fa. Li facessero uscire i B-movie in DVD un modo per salvarsi ci sarebbe ma questo sembra succedere solo in parte negli Usa perché da noi gli scaffali dei vari noleggiatori sono spietatamente invasi sempre e solo dagli stessi titoli e dagli stessi attori e anche se si ha l’intrepido coraggio di stare svegli fino alle 3 e 45 anche la Tv non aiuta.&lt;br /&gt;Per il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;rock&lt;/span&gt; è più o meno la stessa cosa, pur non in modo così radicale. Passati gli anni o anche i decenni in cui si viveva con una sana, splendida ed esaltante serie B adesso si è nel baratro ed il salvagente sembra lanciarlo qualche sopravvissuto degli anni 60 che in barba alla propria età ancora fa musica. E meno male che ci sono loro.&lt;br /&gt;Per più di un decennio, a parte qualche nome da novanta come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Springsteen, Dylan, Mellencamp, Petty&lt;/span&gt;, si è vissuto soprattutto coi gregari che non erano gli avanzi del sistema ma bensì quelli che in termini di creatività, feeling, autenticità offrivano linguaggi, modi, attitudine e stimoli al rock che da loro prendeva la benzina per poter continuare la propria corsa. Negli anni ottanta ci furono i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dream Syndicate&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blasters&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Green On Red&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beat Farmers&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Joe Ely, Steve Earle&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Los Lobos&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Del Fuegos&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Del Lords&lt;/span&gt;, tanto per citarne qualcuno e negli anni novanta i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gin Blossoms&lt;/span&gt;, gli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Uncle Tupelo&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wilco&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Son Volt&lt;/span&gt; , &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Slobberbone&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Todd Snider&lt;/span&gt;, i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jayhawks&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Whiskeytown, Alejandro Escovedo, Joe Henry, James McMurtry, Blue Mountain, Black Crowes&lt;/span&gt; ancora per citarne qualcuno e  tuuti questi riempivano i nostri ascolti senza che si sentisse il bisogno di ricorrere alla seria A o almeno facevano da base continua, permanente, assidua, insistente a quello che era il verso sentire del rock, il suo cuore, il suo sangue, salvo poi ubriacarsi con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Springsteen&lt;/span&gt; quando veniva in tour o appassionarsi a qualche album degli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;U2&lt;/span&gt; o sperare che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dylan&lt;/span&gt; fosse di luna buona.&lt;br /&gt;Adesso non è più così, consumata l’ondata che è andata a rimorchio dell’alternative country  e del roots-rock da cui per fortuna sono usciti gli unici che tengono ancora a galla l’eroica Serie B col coltello tra i denti ovvero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Drive By Truckers, Lucero, Ryan Adams, Calexico, Ray LaMontagne, Cracker&lt;/span&gt; più qualche jam.band come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dave Matthews&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gov’t Mule&lt;/span&gt; (oltre naturalmente agli inossidabili &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Black Crowes&lt;/span&gt; che hanno saputo rinnovarsi senza perdere l’anima), di outsider in grado di dare linfa al nuovo/vecchio rock n’roll o almeno di segnalare una possibile strada secondaria in cui vivere qualche sogno di rock n’roll non se ne vede neanche l’ombra e così per riflusso e riflesso si è tornati a ridare fiducia a vecchi rockers che per fortuna non sono morti e continuano l’onesto loro lavoro. Probabilmente fossimo ancora negli novanta gli ultimi dischi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Robert Plant&lt;/span&gt;, in particolare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Band Of Joy&lt;/span&gt;  e il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Clapton&lt;/span&gt; omonimo di questi giorni  nemmeno li avrei comperati tanto avevo di altro per sollazzarmi. Avrei avuto di meglio da sentire e altri titoli su cui investire il mio tempo e i miei soldi, dischi e artisti con grinta da vendere, fame di arrivare, energia da spendere, idee da mostrare, passione da condividere.&lt;br /&gt;Serie B insomma ma col coltello tra i denti.&lt;br /&gt;Ed invece nella penuria di squadre agguerrite, giovani e pimpanti come quelle offerte da una battagliera serie minore mi tocca tornare genufletto al tempio del rock e godere, in realtà piuttosto freddamente e con un orgasmo ridicolo, di gente che preferivo quando urlavano l’hard-rock o facevano il blues dei crossroads o cantavano di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zuma&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Plant, Clapton&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Young&lt;/span&gt; sono solo un esempio, perché sono gli ultimi in ordine di apparizione e i loro dischi poi non sono affatto male, anzi, forse un po’ troppo eleganti, formali  e pensionistici per i miei gusti (per il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Neil Young&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Noise&lt;/span&gt; il discorso è diverso e lui dovrebbe prendere esempio da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dylan&lt;/span&gt;, fare meno dischi e gestire meglio l’ispirazione) ma i tempi sono cambiati e visto l’aria che tira in tutti campi specie in quello politico, è forse meglio avere qualche vecchio saggio che sa cosa fare che qualche rampante che si crede il futuro del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rock n’roll&lt;/span&gt; o il salvatore della patria.&lt;br /&gt;Certo è una vita che al massimo si sorride ma non si ride più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-397860335757039704?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/397860335757039704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=397860335757039704&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/397860335757039704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/397860335757039704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/09/old-rockers-never-die.html' title='Old Rockers Never Die'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TKHbAFLr8hI/AAAAAAAAALw/r86jnwIe-9o/s72-c/The+Deep+End.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-542732916538281062</id><published>2010-09-23T11:25:00.003+02:00</published><updated>2010-09-23T11:30:30.921+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ronnie Wood'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Faces'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rolling Stones'/><title type='text'>Ron Wood &gt; I Feel Like Playing</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJseHZzSG9I/AAAAAAAAALo/ktxfDlOdxtI/s1600/Ron+Wood.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJseHZzSG9I/AAAAAAAAALo/ktxfDlOdxtI/s320/Ron+Wood.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5520038880806575058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il ragazzaccio è tornato a fare dischi, il suo settimo come solista, il primo dal 2001&lt;br /&gt;e ha invitato alla sua festa Slash, Flea dei Red Hot Chili Peppers, Billy Gibbons degli ZZ Top, Ian Mc Lagan e i maestri del country e del soul Kris Kristofferson e Bobby Womack. Non ha mai fatto dischi memorabili Ron Wood e nemmeno questo lo è ma c’è una onestà nella sua musica che contrasta col suo essere rockstar, con la sua vita dissipata e glamour, con la sua sovraesposizione mediatica. E’ quell’amore verso il rock n’roll originario, verso le radici blues e la passione soul che anima le sue canzoni e la sua musica e si  traduce in un allegra rappresentazione del rock come l’ hanno inventata i Faces e portata al successo gli Stones. Un disco di Wood non è poi  così diverso da uno degli Stones, solo che manca la band  ed è come togliere il pecorino dalla carbonara. Manca il quid che rende unico ed originalo il piatto anche se, come accade qui, il menù non è certo scadente, anzi si lascia gustare con estremo piacere, non è una cosa da grandi chef parigini ma se la trattoria è questa ci torno anche domani.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;I Feel Like Playing&lt;/span&gt; è divertente e onesto, un disco da corsaro del rock con tutto quello che comporta in termini di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;it’s only rock n’roll but we like it&lt;/span&gt;.  Basta accontentarsi di divertirsi, ballare, sorridere e qualche volte pensare, come accade nella bellissima ballata iniziale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Why You Wanna Go and Do A Thing Like That For&lt;/span&gt; una ballata  romantica e crepuscolare, cantata alla Dylan e suonata come facevano gli Stones in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tattoo You&lt;/span&gt;, una ballata che scivola addosso sulla pelle e scalda come il sole del sud. Ci sono altre ballate nel disco ma questa è veramente super, roba che nemmeno gli Stones fanno più.  Ma oltre il cuore è il Ron Wood gaglioffo e smargiasso a tenere banco, quello di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Thing About You&lt;/span&gt;  un rockaccio un po’ glam scelto come singolo  o quello aromatizzato reggae di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sweetness My Weakness&lt;/span&gt;,  imitazione delle giamaicate di Keith Richards oppure di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lucky Man&lt;/span&gt; altro pezzo da novanta e ancora quello blues di una sincopata e funky &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spoonful&lt;/span&gt; e del più tradizionale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Gotta See&lt;/span&gt; che altro non è che una trasposizione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Got The Blues&lt;/span&gt; dei Rolling Stones.  Torrido il finale con la sarabanda elettrica di 100%, punteggiata dalle venature blues dell’armonica e con i suoni acidi della rovente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fancy Pants&lt;/span&gt;  misto di Pearl Jam e BoDiddley prima del romantico film da strada di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tell Me Something&lt;/span&gt;  che chiude il disco con un bel assolo di chitarra.&lt;br /&gt;Dodici le tracce di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Feel Like Playing&lt;/span&gt;  ognuna con un Ron Wood diverso e divertito e con un paio di ballate che ricordano da vicino il Peter Wolf di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Midnight Souvenirs&lt;/span&gt;.  L’artwork di copertina è dello stesso Wood.&lt;br /&gt;Uno di quei dischi fatti per infilare in macchina e guidare contenti magari pensando a quel nasone, a quell’improbabile taglio di capelli e a quella simpatica faccia da schiaffi che è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ronnie&lt;/span&gt;, uno dei pirati del rock n’roll ancora in circolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini       Settembre  2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-542732916538281062?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/542732916538281062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=542732916538281062&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/542732916538281062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/542732916538281062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/09/ron-wood-i-feel-like-playing.html' title='Ron Wood &gt; I Feel Like Playing'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJseHZzSG9I/AAAAAAAAALo/ktxfDlOdxtI/s72-c/Ron+Wood.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4960595168651048960</id><published>2010-09-22T12:15:00.002+02:00</published><updated>2010-09-22T12:18:43.411+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classifiche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vecchi tempi'/><title type='text'>vintage: i più selvaggi del 1979</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJnX-vTBV_I/AAAAAAAAALg/uLMPQPwlYwo/s1600/1979.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 312px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJnX-vTBV_I/AAAAAAAAALg/uLMPQPwlYwo/s320/1979.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519680291167361010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da &lt;a href="http://ilvecchiomucchio.blogspot.com/"&gt;Il Mucchio Selvaggio degli ani settanta&lt;/a&gt;: &lt;a href="http://ilvecchiomucchio.blogspot.com/2010/09/i-piu-selvaggi-del-1979.html"&gt;i più selvaggi del 1979&lt;/a&gt;, di Mauro Zambellini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bop Till You Drop - Ry Cooder&lt;br /&gt;Lubbock - Terry Allen&lt;br /&gt;Lost In Austin - Marc Benno&lt;br /&gt;Dancing In Dragon's Jaws - Bruce Cockburn&lt;br /&gt;Farewell To Winterland - Grateful Dead&lt;br /&gt;Live In The Promised Land - Bruce Springsteen&lt;br /&gt;Live In Philadelphia - Dire Straits&lt;br /&gt;Tom Verlaine&lt;br /&gt;Down On The Farm - Little Feat&lt;br /&gt;Mingus - Joni Mitchell&lt;br /&gt;Fretless - Chris Darrow&lt;br /&gt;How Cruel - Joan Armatrading&lt;br /&gt;I'm The Man - Joe Jackson&lt;br /&gt;Specials&lt;br /&gt;Reggatta de Blanc - Police&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4960595168651048960?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4960595168651048960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4960595168651048960&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4960595168651048960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4960595168651048960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/09/vintage-i-piu-selvaggi-del-1979.html' title='vintage: i più selvaggi del 1979'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TJnX-vTBV_I/AAAAAAAAALg/uLMPQPwlYwo/s72-c/1979.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-4632967982769951322</id><published>2010-08-30T15:59:00.003+02:00</published><updated>2010-08-30T16:04:53.187+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classifiche'/><title type='text'>25 Southern Songs (vol. 1)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/THu6fGBb_8I/AAAAAAAAALY/pCyclgIomwI/s1600/Marshall.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 310px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/THu6fGBb_8I/AAAAAAAAALY/pCyclgIomwI/s320/Marshall.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5511203612373286850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Down South Jukin’ : Lynyrd Skynyrd&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Call Me The Breeze : Lynyrd Skynyrd&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Simple Man : Lynyrd Skynyrd&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;That Smell : Lynyrd Skynyrd&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Midnight Rider : Gregg Allman&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Devil Went Down to Georgia : Charlie Daniels Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spooky : Atlanta Rhythm Section&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blue Sky : Allman Bros Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Southbound : Allman Bros Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jessica : Allman Bros Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bougainvillea : Dickey Betts and Great Southern&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Can You See : Marshall Tucker Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;This Ol’Cowboy : Marshall Tucker Band&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dixie Chicken : Little Feat / featuring Mandolin Brothers&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hot Nights In Georgia : Jason and The Scorchers&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hotel Illness : Black Crowes&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wiser Time : Black Crowes&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;All Over But The Cryin’ : Georgia Satellites&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Drive South : John Hiatt&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Angry Southern : Gentlemen Terrell&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Day John Henry Died : Drive By Truckers&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Easy Money : Todd Snider&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shake Em On Down : North Mississippi Allstar&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sweet Virginia : Rolling Stones &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-4632967982769951322?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/4632967982769951322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=4632967982769951322&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4632967982769951322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/4632967982769951322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/08/25-southern-songs-vol-1.html' title='25 Southern Songs (vol. 1)'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/THu6fGBb_8I/AAAAAAAAALY/pCyclgIomwI/s72-c/Marshall.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-694302584223318952</id><published>2010-08-17T12:46:00.003+02:00</published><updated>2010-08-17T12:51:23.302+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Crowes'/><title type='text'>The Black Crowes &gt; Croweology</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TGppn8I7waI/AAAAAAAAAKw/phD-4zc8IbY/s1600/croweology.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TGppn8I7waI/AAAAAAAAAKw/phD-4zc8IbY/s320/croweology.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506329629293265314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I Black Crowes festeggiano il ventesimo anniversario del loro debutto, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shake Your MoneyMaker&lt;/span&gt; risale al 1990, con &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Croweology&lt;/span&gt; un doppio album nel quale il gruppo sudista rivede il proprio songbook in chiave acustica. Brani storici come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jealous Again, Remedy, Hotel Illness, Ballad In Urgency, Wiser Time, She Talks To Angels, Morning Song,  Thorn In My Pride, Non-Fiction&lt;/span&gt;  provenienti dagli album migliori della loro discografia ( &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Money Maker, The Southern Armony and Musical Comapnion, Amorica&lt;/span&gt;) ma ci sono anche tracce di  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Three Snakes And One Charm&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Under A Mountain , Good Friday, Girl From A Pawnshop&lt;/span&gt; ) e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lions&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Soul Singin&lt;/span&gt;)sono rivisti in una veste acustica che mette  in rilievo l’anima roots ed il loro profondo legame con la tradizione della musica del sud.&lt;br /&gt;Anima roots che sembra essere predominante nelle ultime prove del gruppo della Georgia visto quello che i Crowes hanno fatto con lo splendido &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Before The Frost… Until The Freeze&lt;/span&gt; e nel DVD &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cabin Fever Winter Winter 2008&lt;/span&gt; dove nello studio di Levon Helm in mezzo alle innevate montagne di Woodstock la band si è immersa in una atmosfera che a tanti ha ricordato quella della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Band&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Music From a Big Pink&lt;/span&gt; e dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traffic&lt;/span&gt; della campagne del Berkshire. Ancora una volta il rock mischiato alle radici della musica americana, al blues, al country, al bluegrass, al folk con un approccio di basso profilo molto diverso da quello che aveva accompagnato i Black Crowes agli esordi, quando addirittura venivano messi in cartellone nelle adunate e nei festival metal.&lt;br /&gt;Il tempo è stato dalla loro parte, i Black Crowes si sono rivelati una potente rock n’roll band e poi, dopo un periodo di silenzio, hanno avuto il coraggio di cambiare e con l’innesto del chitarrista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Luther Dickinson&lt;/span&gt; al posto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marc Ford&lt;/span&gt; hanno maturato un sound dalle forti implicazioni roots, un sound con tante sfumature, legato alle radici della musica americana senza per questo venir meno a quella verve rock che si sente nel modo in cui compongono le canzoni e le interpretano.&lt;br /&gt;Per certi versi assomigliano ai migliori Stones di fine anni 60/inizio anni 70, a loro dire i punti di riferimenti di questa evoluzione sono stati &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beggar’s Banquet&lt;/span&gt;  ed il terzo album dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Led Zeppelin&lt;/span&gt;, quello delle connessioni con il folk, ma il batterista Steve Gorman cita anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Every Picture Tells a Story&lt;/span&gt; di Rod Stewart e personalmente ci trovo molto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Band&lt;/span&gt; e di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Delaney and Bonnie and Friends&lt;/span&gt; oltre agli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Allman Brothers&lt;/span&gt; più pastorali, quelli per intenderci degli episodi acustici di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eat A Peach&lt;/span&gt;, come sembra testimoniare il meraviglioso arrangiamento della magnifica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wiser Time&lt;/span&gt; un brano di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amorica&lt;/span&gt; che mi ha sempre trasmesso un senso di pace, di rilassatezza, di bucolica contemplazione, di sognante  road movie anni ’70.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Croweolgy&lt;/span&gt; è un bellissimo disco, un doppio album (come d’altra parte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Before The Frost… Until The Freeze&lt;/span&gt;) nello stile dell’epoca d’oro del rock  frutto di una registrazione sbrigativa effettuata in soli cinque giorni ai Sunset Studios di Los Angelus  suonando in diretta come fossero dal vivo. L’idea di tale progetto era venuta ai Black Crowes dopo un doppio show acustico tenuto nel 2008 alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;New York Town Hall&lt;/span&gt;. La riuscita degli show, il coinvolgimento del pubblico e la sfida con sé stessi aveva indotto il gruppo a concretizzare quell’idea così che oggi abbiamo a disposizione una performance eccelsa che dimostra la bravura dei singoli musicisti e la loro versatilità nel ridare nuova vita a vecchi brani, nel riarrangiarli e nell’offrire con strumenti acustici (splendide le chitarre e favoloso il pianoforte) un appeal davvero coinvolgente, sebbene privo della febbricitante urgenza elettrica di Robinson e soci. Un operazione che conferma la grandezza di questa band, secondo chi scrive il miglior gruppo rock in senso classico uscito dagli anni novanta, ritornato alla ribalta negli ultimi anni dopo un periodo di stallo e oggi in grado di far rivivere il grande rock degli anni settanta tra liberatorie esplosioni di cruda elettricità, sprazzi di psichedelia e intense ballate calde come un camino d’inverno. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Croweology&lt;/span&gt; è il disco che ci vuole per affrontare l’autunno, quest’anno purtroppo in netto anticipo .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mauro Zambellini    Agosto 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7009680779013260313-694302584223318952?l=zambosplace.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zambosplace.blogspot.com/feeds/694302584223318952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7009680779013260313&amp;postID=694302584223318952&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/694302584223318952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7009680779013260313/posts/default/694302584223318952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zambosplace.blogspot.com/2010/08/black-crowes-croweology.html' title='The Black Crowes &gt; Croweology'/><author><name>Zambo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07923128527248093987</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/SMU_MCLtD0I/AAAAAAAAAAM/AM94OUXYx3I/S220/zambo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TGppn8I7waI/AAAAAAAAAKw/phD-4zc8IbY/s72-c/croweology.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7009680779013260313.post-7526587305176882815</id><published>2010-08-06T07:00:00.002+02:00</published><updated>2010-08-06T07:00:06.145+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Willy DeVille'/><title type='text'>Piece of My Heart: Willy DeVille 1950-2009</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TFqzzdEZfII/AAAAAAAAAKo/CbDrOrfOzfE/s1600/Willy+DeVille+I+Call+Your+Name.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 291px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tAQK0D1C4KY/TFqzzdEZfII/AAAAAAAAAKo/CbDrOrfOzfE/s320/Willy+DeVille+I+Call+Your+Name.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501907591344258178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il 6 agosto di un anno fa se ne andava definitivamente il più grande soulman esistito dopo la morte di Otis Redding. Una perdita colossale  per quanti, come me, avevano amato la sua musica, il suo charme sinistro e gaglioffo ed il suo essere originale, scomodo, coraggioso, pericoloso, controcorrente, vero. Un anno senza Willy De Ville è come un anno senza campionato di calcio, manca qualcosa, anche a quelli che il calcio non lo seguono. Ci sono rimasti i suoi dischi e le sue registrazioni a consolarci, pur rattristati dal sapere che l’avventura è finita per sempre, documenti immortali di un artista che è stato tanto amato quanto ignorato. Nessuno nei dodici mesi trascorsi, tra i suoi colleghi e nel mondo musicale, ha speso parole per lui e per la sua musica, magari solo ricordandolo o dedicandogli qualche tributo (ne meriterebbe più di uno) come si fa attualmente per l’ultimo dei bovari degli Appalachi travolto da un trattore o per qualche misconosciuto “maudit” del rock alternativo morto per overdose. Si sono scritti fiumi di inchiostro su Michael Jackson ma su Willy niente, zero. Una vergogna, la dimostrazione di cosa sia diventato il mondo in cui viviamo. Uno schifo. Una eccezione c’è ed è una grande eccezione, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Peter Wolf&lt;/span&gt; ex cantante della J.Geils Band, un signore, un nobile, un personaggio di altri tempi e di altri cuori, oltre che grande cantante e indomabile rocker, ha scritto una splendida e romantica ballata, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Night Comes Down (for Willy DeVille)&lt;/span&gt; sulla falsariga di quelle gemme che Willy cantava in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Return To Magenta&lt;/span&gt; o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Chat Bleu&lt;/span&gt; ovvero luci capaci di rischiarare un umida e buia notte newyorchese. Fa parte del menù di Midnight Souvenirs un disco che è un delitto non avere, uno dei  migliori CD di questo 2010, un disco che è una stretta al cuore e rende giustizia sia alla bravura di Wolf che all’arte di Willy.&lt;br /&gt;Questo che segue è un lungo articolo che scrissi dopo la morte del gitano, già pubblicato sul numero di ottobre 2009 del Buscadero. Mi è sembrato opportuno rimetterlo in circolazione ad un anno da quel funesto giorno, magari a qualcuno farà piacere.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Quando lo vidi da vicino la prima volta nel 1981, intervistato nella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;room 329&lt;/span&gt; del Chelsea Hotel di New York oltre alla soggezione provai vera paura. Ci aveva aperto la porta della stanza Toots, una tipa a piedi scalzi con un trucco pesantissimo ed un turbante di capelli tipo Ronettes, labbra rossissime e denti d’oro su tutta l’arcata. Uno  shock. Lui era seduto su una poltrona, magro, vestito di nero, con un ciuffo alto e sporgente, gli orecchini e qualche dente da 22 carati. Anche nell’intimità di una camera aveva un magnetismo ed un carisma straordinario, le sue movenze lente e raffinate intimidivano, la sua voce bassa, profonda, rotta solo da qualche rancida risata, mi ipnotizzava, il suo savoir faire aveva qualcosa di principesco. Si vedeva che era “fatto” ma era lo stesso magnifico e signorile, era una star nel vero senso del termine, aveva i modi di una diva del cinema, un personaggio da romanzo ottocentesco. Sembrava un moschettiere cresciuto in una improbabile corte di Salvador Dalì, non era ancora un gitano. Era pericoloso, lo si vedeva al volo. Ad un certo punto, dopo che Toots lo aveva irrorato di profumi, spruzzati da una boccetta presa da un comò, Willy si era alzato, aveva impugnato un bastone intarsiato col manico d’avorio, ne aveva sfilato una parte e ne aveva mostrato la sottile spada e con una mossa repentina aveva mimato “il tocco”. Questo è il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Coup de Grace&lt;/span&gt;, aveva detto, con quella sua risata sarcastica, acida, inquietante, è l’esecuzione con cui la mafia mette a tacere i suoi delatori, voi che siete italiani dovreste saperlo bene.&lt;br /&gt;Era il 27 agosto del 1981, una giornata di afa bestiale a New York, pioveva ma era la pioggia estiva dei condizionatori d’aria impazziti, la condensa di una città morsa dal caldo. Due mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, quando l’estate (e New York) erano ormai un ricordo lontano, nei negozi di tutto il mondo usciva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Coup De Grace&lt;/span&gt; uno degli album più rock di Willy DeVille allora ancora sotto il nome &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mink DeVille&lt;/span&gt;, un album fortemente influenzato dal sound del Jersey Shore di Bruce Springsteen e Southside Johnny.&lt;br /&gt;   Nel corso degli anni ho visto, incontrato e parlato numerose volte con William Paul Borsey Jr. alias Willy De Ville ma quell’incontro mi è rimasto stampato nella memoria, come se fosse avvenuto ieri. Quando il 7 agosto di quest’ anno ho saputo della sua morte ho sentito una stretta al cuore, un senso di vuoto mi ha lasciato attonito. E’stato il primo artista che ho intervistato, era un artista che, non qualche difficoltà, gli si poteva arrivare vicino, non viveva circondato da una barriera di addetti ai lavori che ne impediva il contatto. A volte era sfuggente, infastidito, assorto nei suoi problemi ma, al di là dei suoi look pittoreschi e teatrali e dei suoi modi da diva, quando era di umore giusto parlava a briglia sciolta di qualsiasi cosa, dalla musica all’arte, dall’ architettura ai cavalli, dai vestiti alle città. L’ho seguito sempre e comunque, attraverso i suoi concerti, i suoi dischi, le sue interviste e conferenze stampe. E’stata una parte importante del mio cammino nel rock n’roll. Willy De Ville è stato un personaggio senza eguali oltre che un grande cantante, un grande performer ed un grande autore e attore. Per molti di noi, sebbene non fossimo musicisti, è stato una sorta di maestro, nessuno come lui ci ha insegnato a catturare le emozioni con la musica e a dare bellezza ad una sporca storia di strada o ad una tormentata vicenda d’amore. Lui ci ha portato nell’inferno della Lower East Side facendoci capire di quanta umanità fosse possibile il ghetto e ci ha catapultato nel cuore di New Orleans, immergendoci nei suoi misteri e nei suoi ritmi. Ci ha insegnato che per essere un cantante soul ci vuole l’anima e non il colore della pelle e che una voce, seppur aspra, ed una canzone in certi momenti possono essere la migliore consolazione contro la solitudine, la mancanza di denaro e il dolore. Ci ha insegnato che il rock n’roll è come la vita, puoi avere talento ma non è detto che avrai successo.&lt;br /&gt;   Di talento Willy ne aveva da vendere. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Coup de Grace&lt;/span&gt; segnò il rientro a New York di DeVille ed un nuovo contratto discografico con la Atlantic voluto da Ahmet Ertegun, uno degli uomini più importanti di tutta la storia del r&amp;amp;b in America. Dopo due dischi nudi e crudi come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cabretta&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Return To Magenta&lt;/span&gt; (1977/78) che avevano rimesso in gioco una serie di suggestioni come Brill Building sound, uptown soul, Phil Spector, Jack Nitzsche, spanish harlem, Drifters e Dion, Willy DeVille era entrato in contatto con uno dei più grandi autori di musica americana, Doc Pomus che ne era rimasto folgorato ed aveva visto in lui l’incarnazione del perfetto soul singer, un cane randagio con i modi del bullo che con uno slang mezzo portoricano riportava in auge i Drifters.&lt;br /&gt;Confuso tra le orde di punk ed il rock al vetriolo del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cbgb&lt;/span&gt;, un club dove Mink DeVille per un paio di anni fu attrazione fissa assieme a Ramones, Patti Smith, Television e Talking Heads, Willy cambiò improvvisamente scenario e se andò a Parigi convinto di poter registrare nella ville lumiere il suo grande album, quello che lo avrebbe consacrato nell’olimpo del rock. Pensò in grande ma non tenne conto dell’ignoranza dei businessmen dell’industria discografica. Si affidò per gli arrangiamenti orchestrali a Jean Claude Petit, l’uomo che era stato dietro Edith Piaf, usò il sassofonista di Phil Spector  Steve Douglas e la sezione ritmica di Elvis Presley ovvero il batterista Ron Tutt ed il bassista Jerry Scheff, oltre ai suoi buddies, il chitarrista Louis X. Erlanger, responsabile della infarinatura blues del Mink DeVille group ed il tastierista e fisarmonicista Kenny Margolis, un musicista che affiancherà Willy fino alla fine della sua carriera. Il risultato fu un disco che i francesi definirono superbe,  intenso, passionale, ricco di swing e di sfaccettature cajun, con aperture liriche verso la chanson francese, in particolare Edith Piaf. Un album superlativo, uno dei suoi più belli, denso di un romanticismo che esala il fascino della Parigi delle caves, dei bistrot e anche dei blouson noirs, visto i riferimenti a Gene Vincent. Un omaggio a quella cultura europea che Willy, nato da madre indiana (pequot) ma con discendenze basche ed irlandesi, ha sempre avuto nel suo dna. La Capitol americana non seppe che farsene di un disco così, da Parigi si aspettavano che arrivasse un disco di new-wave alla moda, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(“ma come? Questo non è punk, non è musica americana, mi dissero “i
