venerdì 5 luglio 2013

THE BLACK CROWES, ALCATRAZ MILANO 3 LUGLIO 2013


 

Quelli del sud suonano meglio. Almeno nel rock. Se occorreva una riprova bisognava essere all'Alcatraz di Milano la sera del 3 luglio per l'ennesimo passaggio in città dei Black Crowes di Atlanta. Non c'era il tutto esaurito, si stava bene e spaziosi e per una volta l'acustica dell'Alcatraz si è dimostrata all'altezza di un evento di levatura internazionale, il giusto compendio per un concerto eccezionale, straordinario, esaltante, che ha messo una volta di più i Black Crowes sul piedistallo delle più grandi rock n'roll band della storia.

L'ultima volta che erano passati da noi era l'estate del 2011, a Vigevano, per un concerto torrido ed intenso ma troppo breve,  un'ora e poco più di show. Questa volta hanno suonato due ore esatte, dalle 20.30 alle 22.30  ma tutti i presenti avrebbero voluto che il concerto si prolungasse per un'altra mezz'ora o un'altra ora perché quello che si è sentito all'Alcatraz non è cosa che capita di sentire e vedere tutti i giorni, non è la normale amministrazione del rock, anche di quello più famoso che riempie gli stadi o l'ultimo fenomeno del momento e magari bisognerà aspettare altri due o tre anni per assistere ad un concerto così tosto, impetuoso e bello, dove si vive una speciale euforia interiore che non capita sempre, perché una droga la si può comprare ma questa euforia che nasce dentro naturale non è facile provarla, non sempre è a disposizione di sensi e cuore. E' capitato la sera del 3 luglio, il passato ed il presente che si fondono in una specie di santificazione laica del rock n'roll, dove canzoni che parlano di fratellanza, di pace, di salvazione, di umanità, cantate da un Chris Robinson che con le sue movenze dinoccolate e la sua voce spiritata delira come  un predicatore del soul e del sud, trovano accompagnamento in una band dal sound sporco, febbricitante, urgente ma anche estatico e a tratti visionario . C'è tutto quello che serve per andare in paradiso nella musica dei Black Crowes: le unghiate del British Blues, i riff degli Stones, la potenza dei Led Zeppelin, la sensualità del soul, il ritmo della musica di Memphis, il botta e risposta di due chitarristi favolosi, le jam degli Allman, l'acustica agreste del country-blues, le slide mettalliche del Delta, i voli pindarici dei Dead, i sognanti paesaggi pastorali dei  Traffic all'esordio, l'ugola arsa di alcol e negritudine  del primo Rod Stewart, la gagliarda mmediatezza dei Faces. Insomma, una enciclopedia del rock derivato dal blues, concentrata in due ore di show  ed in quindici canzoni, tante quelle presentate la sera del 3 luglio.

I Black Crowes sono tornati a Milano con la stessa formazione di Vigevano ma con un cambio importante, al posto di Luther Dickinson adesso è Jackie Green, rocker e songwriter californiano con qualche buon disco solista alle spalle, a far compagnia a Rich Robinson con le chitarre. La differenza è sostanziale, con Dickinson erano due chitarristi blues in azione, Dickinson dava una forte impronta roots al sound della band, con Jackie Green l'impasto è più equilibrato, il sound risente di un maggior tasso rocknrollistico, è tagliente, urgente, scavezzacollo, come se avessero messo un Keith Richards in formazione così da controbilanciare il tocco bluesy ed allmaniano della Gibson di Rich Robinson. Anche Green suona la Gibson ma la sua chitarra è sferzante, bruciante e cattiva e la si sente in tutta la sua efficacia quando regala un assolo da brividi, lungo e liberatorio in una incandescente versione di Wiser Time, la migliore mai sentita dal sottoscritto, l'inizio bucolico e "sospeso" con il piano di  Adam McDougall a fare da intro e poi via verso i saliscendi di una ballata ora morbida ora incalzante, che prende la via della jam, si incasina, si apre a tutta una serie di orizzonti, idilliaci prima e sulfurei poi e quando ritorna nelle amene colline della Georgia  mi fa venire in mente il "clima" di Brothers and Sisters degli Allman. E'stato uno degli highlights di un concerto potente come pochi ma di una potenza lucida, perentoria, illuminante, dove le cantilene esasperanti della messianica voce di Chris Robinson, ripetute come una ipnosi gospel, ad un certo punto si inerpicavano in tesi, ossessivi e nervosi scatti di ritmo,  che come un elicoide si attorcigliavano attorno al refrain di base creando una specie di trance che immancabilmente portava il pubblico eight miles high. Micidiali, estasi e furia, un sound che viene giù dal palco con una compattezza unica, una potenza di fuoco che vede  Chris nel ruolo di sciamano, attorniato da due chitarristi che se la giocano e se la sparano come facevano Keef e Taylor nel tour di Exile dei Rolling Stones ed un sezione ritmica che sposa funky e R&B come si è insegnato nelle università della Stax e dei Muscle Shoals, oltre ad un tastierista che riempie tutti gli spazi lasciati liberi dagli altri con un suono magmatico e fluente. Bastava la sequenza di una "tribale" Medicated Goo, magnifico ripescaggio dai Traffic di Last Traffic, della farneticante Soul Singing, della immensa Wiser Time  per andarsene a casa felici e contenti ma poi sono arrivate una sberla come Thorn In My Pride, altro highlights dello show, la micidiale Remedy ed il knock out finale di Hard To Handle fusa con Hush  di Joe South per rendere ancora più evidente che i Black Crowes sono quello che rimane dello spirito originario del rock n'roll offerto nella sua definizione migliore e più matura. Già all'inizio si è capito che i Corvi avrebbero fatto sul serio e difatti la partenza non lasciava dubbi, Jealous Again, Thick n' Thin ed una arruffata versione di Hotel Illness riallacciavo i legami con due dei loro album più amati, il primo omonimo e The Southern Harmony eccetera eccetera, poi i due episodi acustici di She Talks To Angels e Whoa Mule, acustici per modo di dire perché il tappeto elettrico sotto lo intrecciavano basso e  tastiere e sopra Chris prendeva l'acustica e venivae rapito dalla sua omelia soul, Green imbracciava il mandolino lasciando la chitarra acustica a Rich e Steve Gorman abbandonava un attimo i tamburi per le tabla, facevano pensare ad una parte tutta all'insegna del country-blues come è nel recente vinile Wiser For The Time o sull'esempio di Croweology. Niente di più errato, con Thorn In My Pride tornava la tempesta e i Corvi rivolavano alti sopra le nuvole, portando con se un pubblico sempre più osannante e lievitato, fino all'immancabile bis, una semiacustica No Expectations degli Stones da far risorgere Brian Jones ed una contorta ed un po' lisergica Movin'On Down The Line, altro estratto da Warpaint dopo Whoa Mule. Finale sontuoso per un concerto straordinario che lasciava un briciolo di amaro in bocca solo perché si sarebbe desiderato  un' altra ora in paradiso. Ma Chris Robinson non è Springsteen, purtroppo.

 

15 commenti:

andrea66 ha detto...

io adoro i black crowes. il 3 luglio abbiamo assisitito al concerto dell'ultima vera grande r'n'r'band del pianeta e l'ultima grande rappresentazione del concerto r'n'r'. hai detto tutto tu Zambo, i generi che mischiano sono una delizia, il loro plus valore è quello di riprendere anche la tradizione allman,cosa che in europa non siamo molto abituati a sentire. insomma, non voglio farla lunga, ma come i crowes in giro ce n'è proprio pochi. stasera pero' mi sparo anche i gov't mule , che non scherzano nemmeno loro..

andrea66 ha detto...

ah, dimenticavo! non vorrei essere accusato di blasfemia e subito crocifisso ...chris robinson non è bruce perchè bruce è unico, pochi hanno il suo carisma e la sua fisicità. ma i crowes suonano molto meglio della e st.band attuale, che, a mio parere, a parte bruce che è un fuoriclasse e max weinberg, non è più niente di speciale, a partire dai 2 chitarristi (scoppiati) e dal sopravvalutato clemmons, che soffia forte, fortissimo ma....però mi rendo conto che di certi personaggi tipo bruce , dylan, van morrison ecc bisogna sempre e solo parlare bene, e quindi non mi aspetto grandi attestati di popolarità

Andrea Peviani ha detto...

PROFESSOR ROY BITTAN!!!

Anonimo ha detto...

Date un'occhiata al link qui sotto.

http://www.musicletter.it/indienews/?x=entry%3Aentry130616-101708

Se volete votare.

https://www.facebook.com/IndieBlogAward

BLUESSURIA ha detto...

...bisognava esserci io li ho visti 12 anni fa l'ultima volta!

ciao Zambo

carlos rivas ha detto...

Giovedì a Roma Bruce ineccepibile come al solito....certo la band con 17 elementi sul palco mi e' parsa più una grande orchestra di paese e certe scenette da circo forse già preparate dovrebbe evitarle davvero...e chi era a Roma con me non puo' che confermarlo....i crowes restano forse gli unici insieme agli heartbreackers di petty ad essere oggi i più credibili dei del rock..stones compresi! Ciao zampo

carlos rivas ha detto...

Ah...dimenticavo...riguardo al concerto del boss....3 chitarre....ma chi le suona????

Blue Bottazzi ha detto...

Li rivedrei volentieri anche questa sera! Grandissima rock band.

bobrock ha detto...

per andrea ..... giochi col fuoco perche' a parlare male di bruce si rischia grosso...... i suoi fans sono una falange ortodossa.....
io oltre milano ho aggiunto anche pistoia un po' piu' breve ma ugualmente altra grande serata.
se solo questo gruppo fosse piu' seguito....come i govt mule d'altronde altro grande concerto ma c'erano 4 gatti.
evidentemente avevano speso tutti per seguire il boss 4 date.......
io per i muli mi sono anche allungato a parigi e come sempre ne vale la pena.
due sere per i corvi due per i muli due per neil young una per bruce.....ciao

paolob ha detto...

La mia valutazione dei concerti di giugno/luglio:
Black Crowes 9 eccellente, temevo J.Greene al posto di Luther ma si è dimostrato all'altezza. Con 30' in più sarebbe stato perfetto.
Gov't Mule 8/9 posto orrendo, acustica indecente, ma i muli non tradiscono mai. Indimenticabile versione di Hallelujah.
Bruce Padova 9 grande concerto con un pubblico attento ma non sovraeccitato come a Milano. Splendida esecuzione di BTR.
Bruce Milano 8 bello, divertente, ma troppo caciarone e poi BITU tutto intero non vale BTR ovviamente.
Neil Young Lucca 9 grande vecchio bisonte...concordo in pieno con la recensione di Zambo.

andrea66 ha detto...

per bob rock:
lo so, si scherza col fuoco. a vedere i muli c 'ero anche io, come pure neil young a lucca. il discorso non cambia mai,60.000 per il boss o per vasco e 4 gatti per i mule o southside johnny. ma e' possibile che un 5 % di questi 60.000 non siano disposti ad andare a sentire warren haynes, anzi, manco lo conoscono? mistero.. comunque sul boss -che comunque mi piace-vedo che qui sono in buona compagnia. ciao, a presto , visto che andiamo a vedere gli stessi concerti, dopo amsterdam 2011 sara' un piacere offrirti una birra da qualche parte

zambo ha detto...

purtroppo bisogna ammetterlo, il pubblico di bruce di oggi è un pò simile al pubblico di vasco ovvero molta ovazione e poca conoscenza musicale.questo spiega i concerti di milano, una festa si, tutti divertiti e contenti ma dov'è l'agro respiro del rock n'roll? A locarno o a lucca con Neil Young o a Pistoia e all'Alcatraz coi Black Crowes, non ho visto questa volta gov't mule ma a parte l'acustica anche lì l'agro respiro del rock n'roll pulsava, come in concerti per così dire minori come Dream Syndicate (grandiosi) al Bloom, o Moreland & Arbuckle ad Ameno Blues o Southside Johnny all'Oca o Jonathan Wilson al Carroponte o magairi in altri che non ho visto. Tempo fa mi è capitato di incontrare a Vinilmania uno che faceva una fzine su Springsteen, lo vidi davanti ad uno stand che rovistava dei dischi d Bob Seger e di Willy DeVille e di qualcun altro più famoso che non mi viene in mente......rimasi di stucco, pensai, mah come questo fa una fanzine su Springsteen e non conosce questi, non conosce le fondamenta.......così è molto (non tutto) pubblico di Springsteen, conosce il santo ma non il jersey devil

bobrock ha detto...

era ora che lo dicessi zambellini!!!!; io ho il dubbio che il pubblico di Bruce (oggi) sia PER BUONA PARTE quello che segue Vasco & ligabue: altrimenti non saprei farmi una ragione per chi ha 60.000 fans assicurati e tutti gli altri 4 gatti....
e ribadisco prima che qualcuno abbia da ridire sul mio intervento che nel 1981 ero a lione per bruce.
ps: ad ottobre voglio vedere in quanti saremo per graham parker.........che nel dubbio andro' a sentire anche a londra con i Rumors.
ps2: per andrea ...quando vuoi anche due birre

paolob ha detto...

Mah, credo che sia inevitabile quando di fanno 50/60000 spettatori che una parte vada all'evento, non al concerto, perchè ha letto dell'artista su vanity fair o su grazia o su panorama e non sul Busca. Fa parte del gioco, vale per Bruce come per i Rolling Stones o per gli U2. Purtroppo i "piccoli" (di fama) quando c'è crisi diventato sempre più piccoli e faticano a raggiungere il pubblico che meriterebbero. Ed è chiaro che tra i 60000 di Bruce e quelli di Vasco o Ligabue ce ne siano una parte o molti in comune...in fondo anche loro sono musicisti di rock, anche se non sono mai andato a sentirli!

bobrock ha detto...

faccio fatica a pensare che chi ascolti certa musica possa ascoltare ligabue........sara' che come dice Nanni Moretti non ho nulla contro le maggioranze ...ma mi trovo piu' a mio agio con le minoranze.