sabato 18 gennaio 2020

TICKET TO RIDE

 
Questa è l'intervista a Claudio Trotta cosi come pubblicata sul mensile BUSCADERO di gennaio 2020

 

Con Barley dal 1979 ha portato in Italia tutti i grandi nomi del rock organizzando più di 15.000 concerti o festival in tutto il mondo , da Springsteen a Iggy Pop, da Dylan a Willy DeVille, da Little Steven agli Ac/Dc, da Randy Newman ai Black Crowes tanto per citarne alcuni, qui il promoter Claudio Trotta ci parla dello spinoso problema del secondary ticketing e della logica speculativa che governa oggi molta musica dal vivo.

D: La Barley Arts da diversi anni ha a livello nazionale e internazionale  pubblicamente preso posizione  contro il secondary ticketing, come è la situazione?

R: va detto innanzitutto che è un problema anche culturale, in particolare manca l'educazione civica delle persone che ignorano le conseguenze di certe azioni. Per fare un paragone, è ciò che succede con il comportamento del bullismo e dei danni che provoca ad altre persone. Ma riguarda pure l'intera filiera della musica ive e la mancanza di una adeguata informazione . Non è un fenomeno da “furbetti” all'italiana e nemmeno l'evoluzione del bagarinaggio ma tutta un' altra cosa, ben più ampia. Il fatto che venga paragonato al bagarinaggio è fuorviante e nocivo per la comprensione del fenomeno. Alla base del secondary ticketing  ci sta un concetto di dominio culturale e finanziario, un affare fondamentalmente speculativo oltre che di sistematica manipolazione della verità e quindi di palese aggiotaggio, e spesso anche di truffa informatica. Cosa significa?  Significa che il secondary ticketing non solo è stato creato per aumentare in maniera esponenziale ed impropria il potenziale finanziario dell'economia dello spettacolo ma soprattutto per rendere schiavi gli acquirenti di biglietti,  lavorando in particolar modo sulle nuove generazioni, creando il bisogno assoluto della presenza, creando la sindrome da biglietto, creando l'insano ragionamento per cui, esagerando un poco ma neanche troppo nella mia spiegazione si puà dire che viene insinuato il pensiero che se non si va al concerto di quell'artista non si avrà un'altra opportunità di vederlo e la tua vita ne risulterà svilita. Se non si capisce questo fatto ci si riduce a considerare il secondary ticketing  come un esclusivo ampliamento del bagarinaggio, oppure un modo per guadagnare di più, complici in molti casi gli artisti, il caso dei Metallica che hanno ammesso di aver fornito tramite i propri management e promoter  di una quantità considerevole di propri biglietto ai siti di secondary ticketing , è emblematico e illuminante a questo proposito. Ci sono eccezioni, mi vengono in mente Springsteen e i Mumford & Sons quali artisti che si impegnano contro questo sistema ma molti artisti ed i loro management ne sono conniventi,  un sistema che muove miliardi di dollari. Il capo di Live Nation  Michael Rapino  in due occasioni tra il 2017 e il 2018 a Londra e a Toronto ha dichiarato tre cose sostanziali : la prima è che il giro d'affari del secondary ticketing si aggirava allora attorno agli otto miliardi di dollari, anche se attualmente è  sicuramente lievitato oltre tale cifra,  la seconda è che la ragione dell'esistenza del secondary ticketing stava nel prezzo troppo basso dei biglietti, la terza è che alla luce delle prime due considerazioni era necessario procedere all'aumento dei ricavi anche per promoter e artisti e non solo per i terzi che lo gestivano.  Si noti che già allora Live Nation controllava alcuni siti di secondary ticketing, oggi oscurati o venduti.

Allora un sito noto a tutti come Viagogo rientra in questo sistema?

Certamente, non si sa chi siano i proprietari di Viagogo perché vige il meccanismo purtroppo legale delle scatole cinesi ed è impossibile risalire alla reale proprietà, ma è notizia di questo giorni che Viagogo ha comprato per la cifra di 4 miliardi di dollari il suo competitor in USA,  StubHub.

Significa che oggi possiedono delle risorse e delle connection con la filiera della musica dal vivo impressionante, e non solo per la musica ma anche per il basket, il football americano, il teatro, significa anche e soprattutto che non sono particolarmente preoccupati dal comportamento di molti governi nel provare a osteggiare il fenomeno con leggi e divieti di varia natura.

Esistono quindi società che  non gestiscono solo i biglietti dei concerti ma anche quello che c'è attorno, food & drink, merchandising, parcheggi e quant'altro?

Live Nation ed è facile verificarlo essendo società quotata in borsa  è proprietaria  nel mondo  di promoter che fanno lo stesso mio lavoro praticamente in ogni paesi dove esiste un mercato della musica dal vivo, di festival, di agenzie inglesi e americane che rappresentano nomi importanti della musica , di management che gestiscono più di 500 artisti internazionali , di strutture per lo spettacolo di cui quando non posseggono la proprietà hanno comunque la gestione degli spettacoli con i business connessi di ristorazione, parcheggi e merchandising. Qualche anno fa Live Nation ha acquistato un database  di fans di molte band dal manager della Dave Matthews Band,  E inoltre dopo il merger di alcuni anni fa con la  più grande biglietteria on line del mondo, Ticketmaster ha praticamente il controllo di tutta la filiera del live.  L'antagonista principale in Europa  è la tedesca Eventim  la quale possiede una serie di soggetti simili a Live Nation , da sola o con AEG, proprietaria anch'essa di strutture e promoter internazionali  di tour. Per fare degli esempi concreti i Rolling Stones e Bon Jovi negli ultimi tour hanno lavorato  sia con AEG che con Live Nation , Paul McCartney è con AEG  La concessione per Hyde Park a Londra, i cui soldi pare vadano direttamente a Carlo d'Inghilterra, è stata data a Live Nation e successivamente a AEG. Entrambe sono in perenne collaborazione/competizione e si dividono la torta. La Eventim in Italia è proprietaria di Ticketone, Fep, D'Alessandro & Galli, Vertigo e Vivo. Le due società Eventim e Live Nation sono di fatto molto simili perché detengono l'intera filiera della musica e perchè hanno come core business principalmente vendere biglietti . Come ho già detto a qualcuno per fare una battuta  gli manca solo di comprare il pubblico e poi hanno tutto.

Come viene deciso il prezzo di un biglietto?

Viene deciso tra chi organizza il concerto e chi rappresenta l'artista, in base alla capienza del luogo e ad altre considerazioni di varia natura. Ciò genera una economia che investe i vari soggetti, dall'artista fino a chi si occupa di carico e scarico , dall'autorità pubblica a chi fa il servizio controlli, dalla SIAE alle strutture dove si lavora . Se un biglietto che costa 50 euro viene lievitato dal secondary ticketing a 100 euro, per fare un esempio, il surplus non va ad alimentare l'intera economia dell'evento ma va ad ingrassare le mani di pochi, qualche volta anche dell'artista connivente, e snatura invece la distribuzione regolare dei profitti e dei compensi. E l'aggravante è che chi intasca il plusvalore non lo fa a nessun titolo ma solo per il proprio tornaconto.

Come se ne può uscire ?

Oltre che combatterlo sarebbe necessario porsi altre domande, da parte di tutti: dei media,  dei giovani che vogliono approcciarsi alla musica. Bisognerebbe cominciare a non chiamare più il pubblico consumatore ed il pubblico a sua volta dovrebbe essere consapevole nelle proprie scelte. L'evoluzione del libero mercato ha fatto danni devastanti nella nostra cultura, danni che hanno creato confusione e profonde falsità. Si può definire concerto un esibizione in playback di uno che fa trap allo stesso modo con cui si nomina una esibizione di Dylan o della Orchestra Verdi che suona la Nona di Beethoven ? Non è sensato, ci vorrebbe una coscienza collettiva ed un recupero degli elementi principali di quella che viene intesa come musica popolare contemporanea ovvero la condivisione e l'accessibilità. Oggi la musica LIVE è diventata spesso un genere per ricchi, arricchiti e fanatici, ci sono concerti di alta qualità oppure concerti che vengono presentati come imprescindibili a cui possono accedere solo chi ha tanti soldi o chi è fanatico. Un conto è essere fan, un conto è essere fanatico, per tanti di loro il concerto del proprio beniamino diventa una ossessione, una presenza improrogabile. E il biglietto diventa un privilegio.

Non se ne esce, quindi?

Il meccanismo  diffuso attuale  è complesso ed il secondary ticketing ne rappresenta  solo un aspetto, insieme alle pre-sale a favore dei possessori di carta di credito, o di un c/c in una banca o di un fans club. Spesso queste vendite anticipate  non sono governate dalla regola che non si possono vendere più di un certo numero di biglietti 2/4/6 che siano.  E questo significa la potenziale possibilità di accapparemento di molti biglietti, ed inoltre queste pre-sale  sono delle barriere per le persone comuni, non c'è di fatto la piena accessibilità. Perché devo avere per forza acquistare una carta di credito di una determinata marca o essere iscritto ad un fans club per poter avere un biglietto? Spesso si ha la sensazione  che la selezione della quantità dei biglietti assegnati alle pre-sale non sia decisa con raziocinio ma esclusivamente con fini speculativi. Le pre-sale per i fans club le ha fatte anche la Barley Arts per tanti anni ma venivano gestite in maniera segreta: i fans che erano associati ai club venivano contattati privatamente e ricevevano un codice con cui accedere a dei vantaggi o a delle priorità. Adesso invece le prevendite sono annunciate pubblicamente e se non sei socio  e reputi irrinunciabile quel concerto sei costretto ad esserlo pur di potere accedere al biglietto. Speculazione pura, parte di un meccanismo molto più ampio, spesso governato da un tentacolare potere di alcune multinazionali di settore che sono presenti  dappertutto. Non stiamo parlando di gioielli o auto di lusso ma della musica, un bene che dovrebbe essere accessibile a tutti o quasi.  Stiamo parlando di cultura popolare la musica ha un ruolo fondamentale nel piacere, nei desideri e nel sapere delle persone, deve essere accessibile e condivisibile.  

Molte di queste multinazionali si difendono dicendo che muovono un indotto incredibile

La concentrazione di potere non porta economia ma ricchezza, potere e finanza concentrata nelle mani di pochi  Spesso è vero che generano indotto ma è anche vero che spesso in  questi grandi eventi non  c'è attenzione alla qualità della ristorazione, non c'è attenzione ai servizi, si tende a spremere il più possibile il pubblico.

 

Quindi cosa bisogna fare?

Al pubblico si richiede soprattutto di essere più curioso, più attento, conoscere le problematiche di uno spettacolo, i rischi, il rispetto per chi compone e fa musica e per chi organizza. In poche parole essere più coscienti verso il valore delle cose e far sentire la propria voce. Non si può semplicemente urlare o insultare quando non si trova il biglietto per il concerto del proprio beniamino e appena lo si ha in mano ritornare nel gregge, zitto e appagato. Non si deve pensare solo a se stessi, soggiogati dall'ossessione del bisogno assoluto del biglietto. Gli organizzatori devono poi essere compatti a richiedere che a livello internazionale i siti del secondary ticketing vengano oscurati. Non è facile oscurarli, alcuni di questi siti hanno sede in paradisi fiscali o in altri Paesi con legislazione allegra , ma una delle azioni che si può fare è come è successo in Italia  l'istituzione del biglietto nominale, unica vera possibilità per dare trasparenza e generare risparmi oltre che limitare i disagi del pubblico .

Come funziona?

La Barley Arts impone il sistema digitale agli operatori di vendita (Ticketone, Viva Ticket, TIcketmaster) perché  col biglietto nominale l'acquirente ha la possibilità di stamparsi a casa il biglietto a zero costi e con il  tour che stiamo effettuando con Mika abbiamo limitato la consegna a casa perché la reputiamo troppo onerosa per il pubblico. Abbiamo anche evitato il ritiro del biglietto in loco  perché  causa di inutili code e rallentamenti, una coda per il ritiro del biglietto ed una all'entrata. Doppio stress. Una coda sola quindi, col biglietto nominale in mano e naturalmente il documento di identità, che tutti dovrebbero portarsi appresso comunque  e poi tutti i controlli necessari anti terrorisimo.  Aggiungo che per il desiderio dei collezionisti, due delle biglietterie con cui lavoriamo  stampano un biglietto pregevole dal punto di vista estetico.  

Ma i siti del secondary ticketing non possono vendere anche loro biglietti nominali?

No assolutamente,  ho denunciato Viagogo alla procura della Repubblica di Milano circa un mese fa perché impunemente scrive sul proprio sito  magari troverete il nome di un altro acquirente ma non è un problema, il biglietto è valido comunque.

Vero, mi è capitato anche a me una volta nell'acquisto di un biglietto per un concerto all'estero ed inoltre mi pressavano dicendo che c'era una lista affollata e avevo poco tempo per portare a termine l'operazione....quando invece nel giro di una decina di secondi ero nelle condizioni di comprarlo....

Difatti, scrivono che non ci sono più biglietti  e c'è una fila di 500 richiedenti ed invece sono bugie e falsità degne del peggior aggiotaggio, li ho denunciati perché danno notizie false, distorcono la realtà. Con il biglietto smaterializzato con il codice frontiera ormai già in vista, il pubblico risparmierà tempo e denaro, all'entrata gli addetti con i palmari controllo accessi leggono il codice e verificano l'identità ed il gioco è fatto, come quando ci si imbarca al gate di un volo in aeroporto. Recentemente per un concerto col biglietto nominale non organizzato dalla Barley Arts (Sting, n.d.r) si sono formate code all'entrata con conseguente ritardo nell'inizio del concerto, beh, credo che il ritardo sia stato generato anche e soprattutto dall'orario di inizio previsto (le ore 20) in un giorno feriale.

 

Mettiamo il caso che uno si ammali o ha problemi e nell'andare al concerto, può passare ad altri il suo biglietto nominale?

Il biglietto nominale è rivendibile e rinominabile, una volta sola. Chi determina i tempi e le modalità di tale operazione è l'organizzazione. E qui non c'è sintonia tra i vari promoter, io lo consento negli ultimi due mesi prima del concerto ma lo vorrei estendere fino all'ultimo giorno per salvaguardare un imprevisto non calcolato.  Altri invece fanno una cosa che non condivido ovvero dal giorno dopo che hai comprato il biglietto lo puoi rinominare o rivendere,  non consentendo però  il cambiamento negli ultimi giorni, che invece a me pare sia  la cosa più logica. In sintesi si può rinominarlo e rivendere e ogni biglietteria deve avere a disposizione una piattaforma fan-to-fan tale da permettere a chiunque di rivendere il biglietto allo stesso prezzo che l' ha pagato,  con l'aggiunta di una piccola commissione in percentuale che va alla piattaforma che ha gestito la transazione. La rinominazione è invece gratuita.

Questa battaglia la stai portando avanti da solo?

Lo lascio giudicare a voi…  a me pare che a parte la solidarietà in rete e poco altro non ci siano molti altri che dedichino tempo, risorse, energie a questo tema. E' da più di 40 anni che faccio questo mestiere, non ho mai ceduto a nessun potere forte, per quanto mi riguarda è semplicemente la continuazione di quello che faccio da sempre. Lo faccio per me principalmente, non voglio medaglie ma ci vuole più consapevolezza da parte di tutti.

Si può affermare che Viagogo prende i biglietti direttamente dagli organizzatori?

Io non lo so posso  affermare,  ma come è possibile che se cliccate qualsiasi nome di artista, il primo sito di vendita che propone Google sia proprio Viagogo?  Capita pure che i biglietti che loro mettono in vendita, in pratica non li possiedono,  e che propongano  una vendita fasulla.  Ovvero loro mettono in vendita dei biglietti e poi se li procacciano. Viene venduta una disponibilità di biglietti che non esiste, poi si procurano i biglietti probabilmente direttamente da alcuni organizzatori come denunciato anche durante il programma televisivo Le Iene e c'è anche il  ragionevole dubbio che ci possa essere qualche biglietteria complice,  magari anche qualche punto vendita fisica che fornisce loro biglietti sottobanco. E’ anche possibile che Viagogo assoldi una serie di hacker che sfruttando delle false generalità rubate in rete acquistino dei biglietti da passare successivamente a loro. Solo qualche mese fa uscivano in internet dei siti perfetti che sembravano quelli ufficiali degli artisti, annunciavano il tour e raccoglievano informazioni a priori, nel senso che facevano una sorta di indagine di mercato per capire quale era l'interesse collettivo verso quel concerto, in modo poi da procurarsi dei biglietti da vendere. Nel peggiore dei casi acquisivano abusivamente delle generalità che usavano per  acquistare biglietti, cosa che immagino sia al vaglio della polizia postale. Ci sono stati dei casi di concerti da noi organizzati, per esempio Kiss a Verona e  AC/DC a Imola dove vendevano il diritto all'acquisto prima che si sapesse il prezzo dei biglietti o addirittura ancora prima che venissero annunciate date e location. E' un gioco d'azzardo le cui vittime sono i fans impulsivi e disattenti.
 

 

Ma le autorità cosa fanno?

In Italia il secondary ticketing è vietato grazie a leggi di recente applicazione . Le leggi per combatterlo ci sono, in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, negli USA e in Canada si sta combattendo per azzerarlo, ci sono management di artisti in giro per l'Europa che fanno qualcosa ma il problema è anche che la filiera della musica è in mano a delle multinazionali  contrarie al biglietto nominale ma favorevoli a quello dinamico.

Cos'è il biglietto dinamico (dynamic ticket) ?

Il biglietto in cui il prezzo varia.  Quello che succede quando compri i biglietti aerei delle compagnie low cost, il fatto è  che la dinamicità è sia verso l'alto che verso il basso.  Può capitare che il costo di un biglietto aumenti o diminuisca del 20% ma nel caso del secondary ticketing il prezzo oscilla  del 70-80% sempre e solo verso l’alto. Il dynamic ticket molti di noi lo hanno già applicato nei concerti nei club dove il biglietto in prevendita costa meno del giorno del concerto stesso. Oppure ci sono dei festival dove il prezzo dinamico ha senso, tipo compri il biglietto un anno prima e lo paghi meno dell'ultimo mese. E' quello che gli anglosassoni chiamano early bird. Da questo punto di vista è giustificato, ma un concetto di dynamic price lasciato al libero mercato è devastante perché non dà nessun tipo di garanzia  capace di non mettere in discussioni le retribuzioni delle tante persone che lavorano attorno al concerto, della security, del service audio e luci del palco, insomma tutti quelli che non siano gli artisti, che rappresentano l'economia di tutto lo spettacolo. Come fai a garantire il compenso di queste persone se c'è un dynamic price selvaggio?  Facile immaginare che i grandi eventi avranno un rialzo verso l'alto per cui saranno accessibili solo ai benestanti,  e facile immaginare che quelli minori o nuovi rischino di sparire perché un ribasso metterà in discussione la realizzazione di simili concerti con conseguente perdita della possibilità di sviluppo e di futuro per tante persone, ed un quasi certo depauperamento culturale con una omologazione sempre più verso il basso.  

Hai scritto un libro dal titolo curioso , No Pasta, No Show, che trattava anche di questi problemi...

Si, era una cosa che volevo fare da tempo. Anni fa scrissi una cinquantina di pagine oltre all' indice dei capitoli,  poi nel tempo gli stessi sono aumentati includendo anche  il problema del secondary ticketing.  Ho scritto il libro (No Pasta, No Show, Claudio Trotta,  Mondadori Electa 2017) per lasciare un segno di quello che ho fatto col mio lavoro e la mia passione, non c'è una parola di risentimento verso chicchessia  in tutto il libro, anche se negli anni ne ho subite e viste di tutti i colori. Non ho volutamente abbondato in aneddoti o gossip nonostante l'editor insistesse al riguardo ma li ho ridotti al minimo , nessuna storia piccante o offensiva.  Ho cercato di raccontare in maniera collettiva quaranta anni di musica e di lavoro,  nel libro ci sono le “voci” di mia madre, di uno spazzino con cui ho lavorato da ragazzo e che mi ha insegnato molto, dalle persone anonime al grande pubblico che mi hanno aiutato o hanno collaborato con me , e ricordi di   promoter locali  oggi scomparsi. C’è qualcosa di Bruce, di Frank Zappa, dei Queen, di Van Morrison e di diversi altri artisti. C'è la lettera che scrissi a Veltroni nel 1999 quando era vicepresidente del Consiglio durante il Governo Prodi, poi una discografia DI  riferimento perché inerente al contenuto del libro, delle charts tipo i dieci concerti-flop, quelli che mi sono piaciuti di più, i dieci motivi per andare ad un concerto e i dieci per non andarci . Il titolo nasce da David Bromberg : ero in tour nel 1979 con lui, Dick Fegy e George Kindler, andavamo a mangiare tutte le sere prima del concerto e mangiavamo come dei maiali ma nonostante ciò loro sul palco erano ineccepibili . Mangiavamo sempre pasta ma una sera in un ristorante ci dissero che non c'era la pasta e allora David mi guardò e disse  no pasta, no show. In realtà il libro doveva intitolarsi fucking yellow van in onore del nostro primo furgone giallo con cui andavamo in tour  ma logicamente la casa editrice lo  rifiutò. Nell'ultimo capitolo si parla proprio di secondary ticketing e della speculazione che circonda oggi la musica dal vivo.
 

Puoi parlarci di Slow Music www.slowmusic-net.eu

L’idea di fondare una ETS ( Ente di Terzo Settore senza scopo di lucro e con finalità civiche )nasce dal rispetto che ho per  Carlo Petrini, ideatore di Slow Food.

Anch’io volevo dare alla musica una identità territoriale , salvaguardare la multiculturalità di chi fa musica allargando il raggio d’azione non solo ai concerti ma a tutti quegli operatori e alle materie  che sono collegate con la Musica Popolare Contemporanea,  quali per esempio le location, i produttori di strumenti musicali, la musica nel territorio, le radio locali, la formazione ed il supporto a chi vive in situazioni di disagio sociale.

Insieme ad una decina di tra cui  Franco Mussida, Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, Massimo Poggini ,Stefano Bonagura,Ivano Amati,Stefano Rosa ed altri, ho pensato di creare uno strumento per favorire la diversità, la bellezza, l'indipendenza, la territorialità, la qualità, come fa di fatto Slow Food.

 

Mi piace citare fra i nostri progetti correnti  A.R.M.O.N.I.A. , acronimo di Ambiente, Risorse, Musica, Opportunità, Natura, Identità e Arte . Ha lo scopo di valorizzare il territorio con una serie di iniziative culturali e spettacolari e abbiamo già organizzato degli eventi in Lombardia (allo Stelvio, in Val Girola, Valtellina e a Canzo) con musica, teatro, reading, arte e letteratura assieme alla Regione Lombardia e a Ersaf e pensiamo il prossimo anno di allargare i nostri orizzonti in Emilia, Liguria, Toscana e Abruzzo. Altro progetto sono i Luoghi della Musica, progetto pensato da Massimo Poggini con tre assessorati del Comune di Milano – Cultura, Demanio e Sport – con cui organizzare un percorso per la città in cui, ispirandoci alla Plaque Blue parigine, posizioneremo delle targhe in alcune location storiche: abitazioni, sedi di case discografiche, sale di registrazioni, luoghi come l'ex Rolling Stone ecc. e sulla targa ci sarà un codice particolare che permetterà al visitatore di accedere a una serie di file contenenti biografie, scritti, fotografie, filmati e quant’altro possa essere importante per raccontare l’importanza del luogo.

La prima targa è stata apposta alla Arena Civica di Milano a memoria del concerto di Demetrio Stratos.  Con Slow Emotion promuoviamo invece dei corsi di formazione  professionali di recitazione per portatori di handicap curati da Corrado Gambi, in via di completamento alla Cascina Merlata di Milano. Ne sono molto orgoglioso visto che sono pure il presidente, altro tassello nel costruire alternative possibili ad imperanti modelli culturali omoogati.

 

In No Pasta, No Show, Claudio concludeva il suo volume con questo concetto chiave Credo nella Bellezza e nel contagioso benessere che scaturisce da essa. Ecco cosa voglio continuare a fare da grande. Voglio contagiare ed essere contagiato dalla Bellezza, voglio sostenerla e promuoverla.

Continuiamo a combattere.

 

Guido Giazzi e Mauro Zambellini






lunedì 30 dicembre 2019

Zambo's Place PLAYLIST 2019



 
Questa è semplicemente la mia playlist personale, una delle tante apparse in questo mese sui social. Nella lista che segue ci sono solo dischi comprati o avuti rimasterizzati per donazione, qualche regalo, molti dischi del 2019 non li ho ascoltati oppure li ho ascoltati  su Spotify che reputo comunque un modo per avere solo una idea generale del disco, senza quell'approfondimento che consente il supporto fisico. Mi duole non aver ascoltato Free di Iggy Pop e i Purple Mountains (su segnalazione dell'amico Lino Brunetti), spero di farlo al più presto. Buon Anno.

disco dell'anno

The Delines   The Imperial (El Cortez Records)

Ci sono voluti cinque anni per dare seguito al già ottimo Colfax causa un brutto incidente occorso alla cantante Amy Boone ma il gruppo che fa capo al cantante/chitarrista/romanziere Willy  Vlautin ha colpito nel segno. Ballate malinconiche espressione di un'America provinciale dove le storie si consumano nelle stanze di qualche desolato motel. Tristezza e candore, armonie languide che trafiggono il cuore con la loro semplicità, atmosfere rarefatte tra il folk, il rock ed il soul, più qualche spruzzata di country. The Delines riescono a trasformare la desolazione esistenziale in una gioia tranquilla e riflessiva. Grigio ma bellissimo.

classix nouveau

The Dream Syndicate     These Times (Anti)

Cambiare per rimanere se stessi. Pur non entrando in rotta di collisione con il riconosciuto stile dei Syndicate, These Times occhieggia ad un suono più futuristico e spaziale dove l'elettronica, comunque ben dosata e controllata, crea un immaginario proiettato oltre il crudo realismo rock urbano della loro storia.  Ci sono echi e suoni riverberati, distorti e atmosferici, ci sono le ballate elettriche che ti tolgono il fiato  e c'è un flusso inarrestabile di immagini e flash, versi e parole su tutto ciò di cui si parla e si pensa oggi, un'opera moderna su un mondo che sta rapidamente precipitando, cambiando in modo così celere e brusco. Un  sound meno chitarristico che in passato ma un sound che dice della volontà di Stevie Wynn e soci di essere nel presente, una poetica visionaria a contatto con lo stridore e la confusione di un mondo che ha davanti a se più nebbia che speranze. Magistrale.

 






 Steve  Gunn    The Unseen In Between  (Matador)

Chitarrista dalle doti straordinarie, anni di studio e sperimentazione, collaborazioni con Michael Chapman, Kurt Vile e Mike Copper, Steve Gunn è una splendida realtà del rock di oggi e come con il precedente Eyes On The Line realizza un album straordinario e affascinante dove ballate dall'andamento circolare e vagamente ipnotico trovano i sincronismi perfetti e le fantasie strumentali di un band che espande il folk-rock verso un suono cosmico e bucolico. Visioni da sogno, liriche profonde, mantrici raga e riverberi chitarristici, melodie vagabonde, country-blues lisergico ed una estrosità rara, The Unseen In Between è contemporaneamente fresco, cristallino e acido. Unico.

 

Gospel Book Revisited    Morning Songs Midnight Lullabies (GBR Records)
 

Presentati inizialmente come una blues band, i torinesi Gosple Book Revisited hanno saltato il fosso portandosi comunque appresso il proprio bagaglio originario. Con Morning Songs Midnight Lullabies hanno arricchito le dodici battute con una moltitudine di schizzi sonori, arrangiamenti e aperture strumentali, deviazioni di percorso tanto da togliere gli espliciti riferimenti alle sacre scritture in nome di un sound sfaccettato, composito, a volte caustico, a volte dolce e tranquillizzante. Nelle canzoni del mattino ci sono i graffi elettrici di Umberto Poli, l'urgenza espressiva, la schiuma di un down-home agro che strizza l'occhio ai North Mississippi Allstars, qualche distorsione di rock, nelle ninne nanne della mezzanotte c'è il candore della cantante Camilla Maina, le carezze di suoni acustici, qualche tocco etnico ed un pianoforte classico.  Due facce molto diverse ma legate da un desiderio innovativo che rende giustizia ad un blues made in Italy che non si accontenta dei classici.
 

 

Lankum    The Livelong Day (Rough Trade)

Come far suonare le gighe e i reel irlandesi da John Cale e i Velvet Underground. Arrivano da Dublino coi loro strumenti tradizionali ma i quattro sono più avventurosi di un esploratore dell'ottocento. Prendono il materiale tradizionale della loro terra, tra cui la popolarissima The Wild Rover, e nelle loro mani diventa un'ipnotica ed intensissima lamentazione corale di dieci minuti con un montante intrecciarsi di chitarra, viola ed harmonium che si trasforma in un bordone lancinante. I Lankum riescono a stare alla larga dai luoghi comuni allineando composizioni proprie, cover, tradizionali e ballate affogandole nella drone music con un atteggiamento eretico che unisce John Cale, i mantra ed il krautrock. Heavy-folk visionario, potente, dark, conturbante ed attraente.

 

 

Francesco  Piu       Crossing (Appaloosa)

Dissacrante e luminosa reinterpretazione di Robert Johnson, Francesco Piu porta il Delta blues in Sardegna e riveste il repertorio dell'uomo dei crossroads in modo del tutto anticonvenzionale  con musicisti e suoni della sua terra e con strumenti della più ampia tradizione mediterranea e africana. Il risultato è un disco magico e misterioso, pieno di fantasia, eppure moderno, dove il profondo amore per il blues dell'autore si salda con l'amore per la sua terra e per l'umanità nelle sue diversità. Echi ancestrali e trasfigurato country-blues, feedback elettrici e launeddas, sampler elettronici e fisarmoniche, il mondo agro-pastorale  a contatto di alchimie tribali, zufoli, bouzouki e Gibson, Crossing emana energia contagiosa, è coraggioso e audacemente innovativo. Un'altra testimonianza che non sempre siamo la periferia dell' Impero.

 

classic

 

Little Steven and the Disciples Of Soul   Summer of Sorcery (Universal)

Little Steven,  è lui oggi a tenere desto il ricordo di quell'Asbury Sound che tanto ha contribuito alle nostre gioie rock. Miami Steve Van Zandt oltre che musicista e produttore è un grande conoscitore di musica, in primis quella legata agli albori del rock come il garage, il soul psichedelico, il beat, la musica degli anni sessanta e tutte quei nuggets che hanno contribuito a porre le fondamenta di ciò che è venuto dopo. Se il precedente Soulfire  esplorava il lato più propriamente R&B con tanto di annessi e connessi in quello stile che lo stesso artista definiva soul horns meets rock n'roll guitars, per Summer of Sorcery  Little Steven va ancora più a ritroso spingendosi ai suoi anni di gioventù quando le canzoni facevano da colonna sonora dell'estate, quell' eccitante stagione in cui ventenne ti innamoravi per la prima volta della vita, quell' emozione unica che ti faceva sentire vivo. Al suono del rock n'roll che si mischia col garage, del R&B che incontra la musica latina in quella dimensione che era propria di certi sobborghi newyorchesi dove le contaminazioni e il melting razziale erano già diffusi negli anni sessanta. E poi le chitarre e le festose voci femminili, le percussioni portoricane e i fiati che grondano soul, gli arrangiamenti del Wall of Sound e i coretti del doo-wop. Un collage sonoro festoso e  contagioso, brillante e romantico, con una delle ballate elettriche (Summer of Sorcery) più emozionanti dell'anno, assolo di sax alla Clemons compreso.
 

 

JJ Cale     Stay Around (Because)

Assemblato postumo con materiale proveniente da diverse fonti ed età, Stay Around  suona rilassato e caldo come uno dei più riusciti album dell'Okie. Country-blues dolente e coccolante, accordi al minimo e ritmi sinuosamente ipnotici, ballate arse dal sole e sussurri notturni, c'è tutto il rinomato vangelo laid back in Stay Around  senza una nota stonata, un accenno di stanchezza ed una sensazione di vecchiume. Solo musica per sognatori schivi e pigri.  Più classico di JJ Cale non c'è nessuno, il suo tocco chitarristico è inconfondibile, la sua voce ombrosa è una carezza per l'anima, il suo blues è la dimostrazione che le cucine migliori sono quelle che vanno di sottrazione, less is better , e non di abbondanza. Uno stile, un maestro, ha vissuto con sua moglie e i suoi animali isolato e tranquillo nella sua casa ai confini del deserto senza mai mischiarsi al chiasso del circo mediatico, finanziandosi coi diritti d'autore di canzoni (Cocaine, Call Me The Breeze, After Midnight) che hanno fatto la storia del rock. Un gigante.

Jimmy "Duck" Holmes      Cypress Grove  (Easy Eye Sound)
 

Jimmy "Duck" Holmes è colui che ha trasmesso ai giorni nostri il Bentonia sound, un particolare sottogenere di Delta blues reso celebre da Skip James. Bentonia è una località sperduta in mezzo al Mississippi fatta di poche case e di un juke-joint, il Blue Front Cafè, che i fine settimana si anima di blues e di gente locale che  va a bere e ballare. Un vecchio pezzo d'America resistito al tempo e alla modernità, dove la musica è l'unico passatempo di vite spesso dimenticate. Holmes ha 72 e non ha mai smesso di suonare il suo ruvido e spartano Bentonia blues ma in Cypress Grove raggiunge vette eccelse grazie all' aiuto e all'attenta e misurata produzione di Dan Auerbach dei Black Keys, il quale si è innamorato della sua musica e del suo stile asciutto, arcaico, umano. Qualche pezzo solitario in acustico, molti elettrici con l'aiuto di basso, batteria ed una ulteriore chitarra (Auerbach), Jimmy "Duck" Holmes oltre ad avere un tocco caratteristico, possiede una bella voce in grado di dare nuova lucentezza a classici come Cypress Grove, Catfish Blues, Rock Me Baby, Little Red Rooster, Trian Train, Devil Got My Woman. Antiquariato povero ma di classe.

 

Gov't Mule     Bring On The Music (Provogue)

Di Live dei Muli ne sono usciti parecchi ma se si eccettua lo straordinario e monumentale quadruplo Live....from a little help from our friends, questo per chi scrive è il migliore. Registrato al Capitol Theatre di Port Chester, stato di New York, nel 25esimo anniversario della loro nascita, è un tour de force incredibile di quanto possano dare i Muli dal vivo in una delle venue da loro preferite. Rock, blues, soul, jazz, psichedelia, reggae, i quattro ovvero il chitarrista e cantante Warren Haynes, il batterista Matt Abts, il tastierista Danny Louis ed il bassista Jorgen Carlsson offrono il meglio di se  con una potenza ed un feeling che solo poche band possono vantare oggi dal vivo, anche nell'ambito jam in cui loro sguazzano. Meno duri e hard-rock che in altre occasioni, i Muli di Bring On The Music raggiungono livelli stellari sia nelle loro composizioni che nelle poche cover qui presenti. Sentitevi la medley Funny Little Tragedy/Message in A Bottle e ve ne renderete conto, riescono pure ad essere la miglior punk band del pianeta. Esistono due versioni di questo live, un doppio Cd con doppio Dvd e un doppio CD, peraltro molto diversi tra loro nelle scalette, io ho acquistato il formato più semplice ma basta e avanza.

The Who      Who  (Polydor)

Intendiamoci, questo non è ne un capolavoro ne un disco minimamente paragonabile ai loro classici, anche se Townshend lo considera il loro migliore dai tempi di Quadrophenia, ma è il dignitoso lavoro di una delle band di British rock più longeve esistenti, che nella routine di chi ormai ha i propri glory days persi nelle nebbie del passato sa ancora infilare alcuni grandi assist. Così Who  possiede canzoni che potete benissimo farne a meno perché tirate un po' troppo per i capelli, succede con Street Song ad esempio, ed altre invece capaci di trasmetter quel mix di solennità, potenza sonica ed epicità per cui sono diventati famosi gli Who.  All This Music Must Fade e Hero Ground Zero  evocano il passato glorioso e non sfigurano, Ball and Chain cita Guantanamo e le vergogne umane (le canzoni fanno riferimento allo stato esplosivo delle cose di oggi), in altri momenti sono i tempi medi della ballata, qualcuna come I'll Be Back pure arrangiata con l'orchestra, a completare un quadro per nulla misero e scontato. Ho preso il disco dopo aver letto recensioni sconfortanti ma dopo un paio di ascolti mi sono reso conto che la classe non è andata dispersa e c'erano ragioni per guardare con simpatia a questi due vecchietti del rock, Townshend e Daltrey (con loro ci sono il batterista Zak Starkey, il bassista Pino Palladino ed un po' di invitati) che quando ingranano la marcia giusta regalano ancora grande rock.        

 

soul bag
 

Sembra ridiventato di moda il soul tra le band di ultima o penultima generazione. Non sto parlando di nu-soul o robe del genere ma del vecchio caro soul di casa Memphis, Motown e Muscle Shoals. Diversi i dischi usciti nel segno della musica afroamericana del passato pur con le sfumature e le idee del presente, qualcuno di prossima pubblicazione come El Dorado di Marcus King che, abbandonate per un attimo le jam chitarristiche di rock-blues, si cimenta nel genere. Il più acclamato del 2019 è senza dubbio Michael Kiwanuka col suo Kiwanuka, artista che ha fatto il pienone a Milano raccogliendo ovazioni ovunque. Personalmente lo trovo piuttosto patinato per i miei gusti seppure decisamente interessante, ma è un parere assolutamente opinabile, piuttosto preferisco dischi con un tasso di rozzezza rock in più pur se collocati nelle melodie del genere soul.  Mi sono piaciuti, senza strapparmi i pochi capelli rimasti, gli australiani Teskey Brothers, un quartetto di base a Melbourne che dopo l'album d'esordio del 2017, Half  Mile Harvest, che pareva una registrazione uscita dai Muscle Shoals, hanno bissato col nuovo disco Run Home Slow ( Decca) .  Ascoltando il loro disco del 2019 si pensa subito al sound della Stax Records di Memphis, alle ugole arrochite dei soul singers (splendida la voce di Josh Teskey) degli anni sessanta, a quel connubio di suoni che attraversano il southern soul americano portandosi appresso una slide di blues, la certosina chitarra di Eddie Hinton e tanto laid back. E arrivano a lambire anche americana. Per navigare meglio nelle nuove acque si sono fatti aiutare dal produttore Paul Butler , lo stesso di Michael Kiwanuka.
 


Più sofisticati i Black Pumas  dell'omonimo primo album, un duo formato dal bianco Adrian Quesada addetto alle parti strumentali e dal cantante nero Eric Burton. Sfruttando l'aiuto di un nugolo di musicisti, si divertono a creare un soul avvolgente e ammiccante che ha radici nel passato ma è contemporaneamente moderno e possiede pure un quid commerciale che potrebbe entrare nelle stazioni radio, se non fossero cosiì tutte addomesticate. Di stanza ad Austin ma del tutto anomali come texani  ridanno fiato al soul di Donny Hathaway, di Sam Cooke e di Curtis Mayfield  con ballate che si slegano dai clichè del genere, caratterizzate da ambientazioni strumentali fantasiose. Romantici, ballerini, freschi, in Black Pumas (Ato Records) c'è una idea di musica black a 360 gradi in una girandola di brani dove si mescolano e si susseguono soul e rhythm and blues, un pizzico di folk ed un soffio di suadente psichedelia, l'aroma della musica di Amy Winehouse ed in filigrana una polverosa patina hip-hop che comunque non toglie ma valorizza ulteriormente il sapore vintage dell'operazione.  E' la dimostrazione che il campo è vario e fertile, si pensi ad esempio ai lavori  di Yola, ex homeless di Bristol e corista per Massive Attack e Chemical Brothers, "resuscitata" negli Stati Uniti grazie alla produzione di Dan Auerbach, e i francesi misconosciuti dei Malted Milk, un orchestra capace dal vivo di allestire uno spettacolo grandioso. Molto interessante, sempre parlando di soul qui con un tasso funky marcato, il loro Love, Tears & Guns (Blues Production). Mentre i GA-20 ( il nome deriva da un vecchio modello di ampli Gibosn),tre ragazzi di casa nella puritana Boston che nel disco di esordio hanno avuto invitati quali Luther Dickinson e Charlie Musselwhite, nel loro Lonely Soul (Karma Chief) mettono insieme la parte più blues dei Black Keys (ma in diverse tracce sembra di ascoltare i Fleetwood Mac del periodo inglese) con il suono sfilacciato e logoro del Sud. Andando comunque alla ricerca del suono vintage a basse frequenze, caldo e corposo, con quello stile grezzo che interseca le radici del blues con l'impudenza del rock e la carica sensuale del R&B.. Abili nel recuperare il passato dandone un'impronta personale ed uno strattone a tutto ciò che risulta stagionato, i GA-20 non sono la next big thing  ma un onesto combo che mantiene vivo il suono degli anni 50 e 60.
 

Scoppiettante, euforico, energetico (il suo show al Magnolia è stato uno dei miei concerti dell'anno) Nick Waterhouse , californiano figlio di una commessa e di vigile del fuoco, cresciuto ad Huntington Beach, chitarrista e cantante ma anche collezionista di vecchi 45 giri di R&B e alchimista di studio, ha sorpreso nuovamente con un disco che focalizza tutte le qualità e le passioni di un artigiano fai da te, contemporaneamente musicista, arrangiatore, produttore, songwriter e cantante, in grado di riversare il fascino del vintage sound degli anni cinquanta in melodie fresche e ritmi scavezzacollo atti a trasporre una musica senza tempo. Co-prodotto con Paul Butler ( sempre lo stesso di Kiwanuka e Black Pumas oltre che Devendra Benheart) e suonato con un po'di musicisti-amici Nick Waterhouse  (Innovative Leisure Record) elenca undici composizioni che abbracciano senza soluzione di continuità il soul, il rock n' roll della Bay Area, il rockabilly, swing e twangin'anni '50, il R&B, la surf music con una omogeneità stilistica che l'autore tiene insieme grazie ad un modo di suonare e cantare brioso, divertente, leggero, ricco di trovate e dettagli dove c'è spazio per sassofoni e cori femminili. Un disco dal fascino antico ma allegramente moderno. Piacerà a chi una volta apprezzava il gesto di Ben Vaughn, Rainer Das Combo, Violent Femmes ma non disdegna neppure Nathaniel Rateliff,  Allah-Las, Lee Fields e Ty Segal.

archives

Ho selezionato volutamente alcune ristampe a prezzo contenuto perché, salvo eccezioni, trovo indecoroso il costo di edizioni deluxe (la cui musica è già stata pagata a suo tempo) il cui prezzo esorbitante è (in)giustificato solo dalla presenza di out-takes, spesso insignificanti, dalla confezione  e dal booklet interno. Naturalmente ognuno può spendere i propri soldi come vuole, ci mancherebbe, ma edizioni che costano 100 e passa euro fanno solo la gioia del collezionista più incallito. Non nascondo che in passato per acquistare un box contenente tutti i vinili Decca rimasterizzati degli Stones abbia pagato più di 200 euro ma non so se oggi lo rifarei.
Rory Gallagher    Blues (Chess)

Tutto il blues dell'irlandese: acustico, elettrico e dal vivo. Sangue, sudore, polvere da sparo. Diverso materiale già edito, altro no, un triplo CD che è una chicca ed una goduria per cuore ed orecchie, per di più ad un prezzo stracciatissimo.
 
The Rolling Stones  Bridges To Buenos Aires (Eagle)

La fede musicale come quella calcistica non si tradisce ma se Bridges To Bremen  era la testimonianza di un concerto abbastanza di routine, questo show tratto dallo stesso  Bridges To Babylon Tour del 1997/98 è una bomba da qualsiasi parte lo si osservi, per la performance, per il pubblico, per la scaletta, per lo spettacolo. Buenos Aires è sempre stata una piazza calda per gli Stones, qui la temperatura è bollente. Doppio CD con DVD, 140 minuti di esilarante, animalesco,puro rock n'roll.
Gregg Allman   Laid Back (Mercury)

Subito dopo la scomparsa di Duane, gli Allman si misero al lavoro per riprendersi dallo shock incidendo l'album della svolta, Brothers and Sisters, ma negli stessi giorni il fratello Gregg decise di tentare la via solista con alcuni musicisti ed amici del giro di Macon. Laid Back è un disco molto diverso dal Gregg della band, e per molti versi assomiglia al suo canto del cigno Southern Blood. Malinconico, crepuscolare, ricco di ballate e di soul tra cui l'immortale Midnight Rider, a tratti commovente, con alcune cover compreso l'immancabile Jackson Browne. La riedizione vede l'originale del 1973  affiancato da un secondo CD pieno di inediti ed out-takes, questa volta significative. Prezzo abbordabilissmo.

 

quella sporca mezza dozzina

Tedeschi-Trucks Band       Milano 17/04/19

Little Steven & The Disciples of Soul   Parigi 23/06/19

The Dream Syndicate        Milano 19/06/19

Nick Waterhouse     Milano  5/11/19

Larkin Poe                 Milano  29/03/19

Ronnie Wood       Birmingham  25/11/19



MAURO ZAMBELLINI 30 dicembre 2019