mercoledì 2 aprile 2014

RONNIE LANE



Nella prima metà degli anni settanta gli inglesi Faces furono la miglior rock n'roll band del mondo, assieme agli Stones. Stesso rock n'roll derivato dal soul e dal r&b, un cantante e frontman con la stessa arroganza e spregiudicatezza, Rod Stewart, una sezione ritmica di prestigio ovvero il binomio Ronnie Lane e Kenney Jones, un ottimo chitarrista-scavezzacollo, Ron Wood. L'unica differenza con il gruppo di Jagger/Richards, oltre agli additivi, le droghe per i primi, l'alcol per i secondi, era il tastierista. I Faces lo mettevano in bella evidenza, sul palco e nelle registrazioni, Ian McLagan con piano e organo era ed è un vero portento, uno dei grandi tastieristi del rock n'roll (se ne sono accorti anche i Black Crowes),  il povero Ian Stewart invece gli Stones lo nascondevano nelle retrovie, perché non adatto all'immagine selvaggia della band, lui che portava senza batter ciglio cardigan e polo anche quando in scena andava Sympathy For The Devil.  A Stewart gli si dovrebbe costruire un monumento, ma la storia è dei vincitori, non di chi sta nell'ombra e tira la carretta. Ma vabbè, pace all'anima sua. Comunque siamo in un giorno del giugno 1973 quando Ronnie Lane, bassista, autore, cantante, produttore, nato in un quartiere operaio dell'Est End londinese, decide nel mezzo del tour dei Faces di abbandonare la band, deluso dalle misere recensioni di Oh La La , album su cui credeva molto ed aveva avuto un ruolo centrale. Oscurato dall'ego di Rod Stewart, Ronnie Lane tolse il disturbo dopo un concerto al Sundown Theatre in Edmonton, Londra. Non era la prima volta che Lane soffriva la presenza di una personalità più forte della sua, carattere mite e riservato ma anche spirito nomade e vagabondo, non avvezzo alle zuffe tra star. Quando militava negli Small Faces, era il chitarrista Steve Marriott a rubare la scena sebbene non fossero pochi gli hits del gruppo co-scritti da Lane, per farsene un'idea basta ricordare Here Comes The Nice, Itchycoo Park, Tin Soldier, Green Circles, All or Nothing e pure coi Faces, Lane pose la firma su pezzi da novanta come Flying, Oh La La e la straordinaria romanticissima  Debris. Piuttosto che litigare, arrivare a compromessi o convivere con difficoltà in nome dei soldi, Ronnie Lane lasciò al loro destino Stewart/Wood/Jones/McLagan (si sarebbero sciolti di lì' a poco) e si ritirò sulle colline del Galles in mezzo al verde, in una fattoria a Fishpool, con la seconda moglie Kate, vivendo rilassato e tranquillo a contatto con la natura e la quiete. In questo periodo trovò conforto nelle religioni orientali ma non abbandonò mai la musica, iniziando a registrare nel suo studio mobile brani molto diversi da quelli del suo recente passato. Assemblò una nuova band a cui diede il nome di Slim Chance e pubblicò due singoli, How Come e The Poacher  oltre ad un album, Anymore  for Anymore.  Non più l'assatanato e alcolico rock-soul dei Faces ma un blend di rock inglese, folk e country americano, piuttosto originale ed eclettico per il periodo. Sfruttando l'interesse suscitato dal suo debutto solista, Lane allestì il Passing Show una sorta di itinerante spettacolo circense con tende e animali che presto mostrò  limiti di gestione e risposta di pubblico, lasciando indebitato l'ideatore. Per fortuna un contratto con la Island Records rimise subito Lane in carreggiata e coi rinnovati Slim Chance si mise a creare un sound personale diverso da tutto il resto, accentuando l'aspetto acustico e le atmosfere pastorali, ricorrendo a mandolini, violini, fisarmoniche, pianoforte, come in parte venivano suonati nello skiffle ma lasciandosi sedurre dai suoni americani del country, del folk-rock, del jazz pre-bellico e di ciò che The Band aveva inventato sulle montagne di Woodstock e i Kinks avevano infilato in Muswell Hillbliies. Un sound che anni più tardi  sarebbe stato definito da Sid Griffin dei Long Ryders, un nuovo tipo di British folk music. Con il titolo Oh La La -An Island  Harvest  oggi vengono ripubblicate quelle registrazioni facenti parte degli album Ronnie Lane's Slim Chance  e One For The Road  usciti tra il 1974 ed il 1976. Album che contengono, oltre alla riproposizione folkie di Oh La La, splendide tracce del booksong di Lane come Stone, la storia dell'evoluzione umana in tre minuti, il bluegrass di Anniversary, la delicata Burnin' Summer, l'evocativa One For The Road, vecchi classici del rock n'roll come You Never Can Tell  spurgati di ogni urgenza e suonati come un down-home blues, piccole svaccata jam come Back Street Boy dove sembra di sentire i Grateful Dead acustici, ed una sequenza di melodie dai titoli meno noti che esplicitano di raffinati arrangiamenti, liriche spiritose e  fantasiose, un mood retrò che ingloba anticaglie nobili come il dixieland, il vaudeville, il ragtime. Il sound colpisce per il suo calore e il suo voluto basso profilo, c'è un clima bucolico che prefigura dolci tramonti e pomeriggi di sole, un'atmosfera che si è soliti  associare a dischi americani di folk e country-rock ma che Ronnie Lane coniò con quel aplomb e quella malinconia inglese tale da renderlo originale e perfettamente unico. Con Lane (chitarra e basso) ci sono Steve Simpson (chitarra, mandolino, armonica, violino, tastiere), Ruan O'Lochlainn (sax, tastiere), Charlie Hart (violino, piano), Brian Belshaw (basso), Glen Le Floeur o Colin Davy o Jim Frank rispettivamente alla batteria, un doppio CD che offre rimasterizzati i due dischi originali più una serie di alternate mix, single version, jam version ed un mini show di otto tracce (tra cui diverse provenienti dal materiale dei Faces) estratto da uno show per la BBC dell'aprile del 1974. Una pagina dimenticata del rock inglese viene resa disponibile da questa bella ristampa che ha anche il merito di riportare attenzione su uno degli autori/musicisti più sensibili, errabondi ed anticonformisti della scena britannica, vissuto in seconda linea nonostante il talento e prematuramente scomparso nel 1997 dopo  ventanni di dignitosa convivenza con la sclerosi multipla.

MAURO ZAMBELLINI


1 commento:

Anonimo ha detto...

Ben vengano recensioni come questa,non perché le retrospettive e box antologici abbondano e fanno il gioco delle case discografiche, ma perché ritengo sia giusto riscoprire certe cose e perché il buon rock è un oceano immenso più di quel che si crede!! Grazie di esistere Zambo!!!
Armando Chiechi(Ba)