lunedì 15 dicembre 2014

Mink De Ville Live at Rockpalast

 
Nei grandi misteri del rock n'roll quello di Willy DeVille occupa un posto di rilievo. Come un talento di prima grandezza sia stato così ignorato, sottovalutato e osteggiato da vivo e completamente dimenticato da morto, se si eccettuano due canzoni  riprese da Boz Scaggs nel suo Memphis , una canzone, The Night Comes Down, a lui dedicata da Peter Wolf in Midnight Souvenirs  e piccoli ma affettuosi ricordi da parte di artisti minori, molti dei quali italiani. Non sto parlando di un artista che ha fatto un paio di dischi e poi si è rifugiato sui monti Appalachi o in qualche sperduta località della California a vivere la sua boheme di beautiful loser  ma di un cantante/autore/performer straordinario che può contare su almeno tredici dischi in studio e numerosi Live, uno che ha lavorato con alcuni tra i più prestigiosi produttori rock (Jack Nitzsche, Jim Dickinson, Mark Knopfler, John Shenale, Steve Douglas), uno che ha inciso con le più grandi case discografiche del mondo (Capitol, Atlantic, Polydor, Warner) e incrociato musicisti del valore di Mark Knopfler, Jim Dickinson, David Hidalgo dei Los Lobos, la sezione ritmica (Ron Tutt e Jerry Scheff) di ElvisPresley , l'arrangiatore e compositore francese Jean Claude Petit, oltre al leggendario Doc Pomus, a Dr.John, Zachary Richard, Freebo e Freddy Koella, per elencarne alcuni. Forse più che mistero bisognerebbe usare la parola vergogna, la dimostrazione che il circo del rock non è molto diverso dalla società reale e ne riflette le ingiustizie e le assurdità, oltre a non costituire quel rifugio spesso idealizzato da noi fans. Non riconoscere un talento solo perché le sue cattive abitudini ed il suo anticonformismo cozzavano con un'idea di morale dominante diversa è quantomeno ipocrisia e meschinità, oltre che intolleranza . Willy DeVille non sbandierava i suoi vizi come vessillo di una trasgressione da rotocalco, erano suoi fatti privati, spesso vissuti con sofferenza e contraddizioni, nulla avevano a che vedere con la sua musica, a parte un'estrema sensibilità nel raccontare di junkies e fragilità da tossici, e con le sue esibizioni, sempre superlative e all'altezza della situazione anche quando l'uomo sembrava crollare da un momento all'altro inghiottito dal suo pallore, dal suo sudore sospetto, dalle sue sigarette. Una nuova testimonianza delle sue  performance lo offre l' eccellente mini Box di due CD ed un DVD Live at Rockpalast 1978 & 1981  che documentano concerti nella prima fase della sua carriera, quando il suo set si chiamava Mink DeVille. La Germania che contrariamente alla sua fama di freddezza e rigidità, ha sempre nutrito per il gitano  grande amore e considerazione, è il teatro  di due infuocati concerti della serie Rockpalast, il primo nel 1978 in uno studio televisivo a Colonia, il secondo nel 1981 alla Grugahalle di Essen.  Due concerti diversi, con band diverse e  scalette leggermente differenti, registrati in due annate importanti nella carriera di William Borsey Jr., nel 1978 quando Mink DeVille  era agli albori della sua avventura, con solo due dischi alle spalle, e nel 1981 quando la fama del gruppo aveva varcato l'Atlantico ed il suo set si segnalava come una della cose più originali del nuovo rock americano
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Non ci sono molti documenti sonori che testimoniano quella fase di Mink DeVille, rari bootleg  ormai introvabili e adesso  questo fantastico primo CD e DVD di Live at Rockpalast . Il concerto risale al giugno del 1978, stesso mese di pubblicazione di Return To Magenta e avviene in uno studio televisivo a Colonia in un'atmosfera piuttosto intima davanti ad un centinaio di fortunati, molti dei quali con capelli lunghi e vestiti con abiti casual semi-hippie. Willy è avanti dieci anni e non ci vuole molto a capirlo. Giovane, filiforme, sbarbato ma col viso da canaglia,  ciuffone di capelli e l'immancabile mise di gilè, pants a sigaretta, cravatta nera e camicia rosa, entra in scena ed è un latrato blues da far impallidire lo stesso Howlin' Wolf, tagliente come è Gunslinger, secondo brano dopo Venus of Avenue D.  Con lui c'è la band con cui ha esordito in Cabretta, Louis X.Erlanger è il chitarrista, Manfred Allen il batterista, Bobby Leonards alle tastiere e Ruben Siquenza al basso, il sound è una lama di rasoio affondata nel soul e nel r&b. Il miglior rock n'roll di fine '70, se fosse venuto fuori in Inghilterra avrebbe goduto di un risalto molto maggiore, accostato a Graham Parker and The Rumour, Dr.Feelgood, Elvis Costello and The Attractions, ma gli americani non sempre sono sul pezzo. Lo show è eccitante da morire, nervous and shakey, con la scaletta che alterna momenti di pura adrenalina, i brani di Cabretta, a momenti più melodrammatici, le ballate di Magenta . Nell'introdurre Just Your Friends, Willy posiziona l'armonica, imbraccia la chitarra acustica e menziona Bob Dylan, in Guardian Angel  mischia new-wave e rock/soul, con Cadillac Walk insegna al texano Moon Martin come essere un cane randagio delle backstreets, in She's So Tough sguaina una Gibson SG e recita la sua romanza di perdizione prima di infilarsi in un gioco di repentine accelerazioni e grassi colpi di sax. E' il sound newyorchese al 100% di Mink DeVille 77, scordatevi il DeVille morbido di New Orleans, qui c'è un look sharp  che afferra rabbioso il blues ( pericolosa la versione Steady Drivin' Man) ed il rock n'roll delle origini,  impiastricciandolo di puertoricain  ( le immancabili Spanish Stroll e Soul Twist). In quest'ultima canta come fosse Joe Tex e subito si cala nei panni di James Brown, abbandona la chitarra, si mette l'asciugamano al collo, impugna il microfono e interpreta Just You 'N' Me come se Mr.Dynamite fosse lì davanti ad ascoltarlo. Memorabile. Chiude il concerto con un brano tenuto fuori dal nuovo disco, Shadows In The Night  ed è una jam di oltre dodici minuti dove Willy finisce in ginocchio dopo un'ora di show ad urlare oh yeah come fosse una preghiera rhythm and blues da ficcarsi nelle orecchie e nel cuore. Un Mink DeVille pressoché inedito, esaltante
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Il contratto di Mink DeVille con la Capitol andò in frantumi con Le Chat Bleu, splendido album mezzo parigino e mezzo newyorchese che lasciò di stucco i discografici americani, impossibilitati a capire un simile disco, così originale e così lontano dal mainstream di MTV che al tempo stava montando. Il disco successivo inaugurò il suo accasamento con la Atlantic di Ahmet Ertegun. Sembrò il passo decisivo verso il successo, DeVille incontrava la casa discografica dei suoi miti, i Drifters innanzitutto, ritrovava Jack Nitzsche come produttore e dietro la consolle sedeva l'ingegnere del suono Thom Panunzio il quale avendo lavorato con Bruce Springsteen poteva creare delle analogie con quel rock che saliva dal Jersey Shore, allora vincente. In poche parole era al posto giusto nel momento giusto e Coupe De Grace  era il disco della svolta. Ma le cose non andarono secondo previsione. La band funzionava alla grande, la sezione ritmica affidata a Joey Vasta e Tommy Price, la chitarra ritmica di Ricky Borgia, un sassofonista (Louis Cortelezzi) che evocava il sound di Clarence Clemons ed un tastierista, Kenny Margolis che quando abbandonava Memphis imbracciava una fisarmonica e portava Willy a passeggiare nella Louisiana cajun. Cosa volere di più, una vera rock n'roll band, meno spigolosa di quella di Cabretta  ma solida e sfaccettata ed un disco che coniugava torrido r&b, soul romantico alla Ben E.King, sferzante rock n'roll in chiave anni '50 e southern ballads quali Help Me To Make It dello sconosciuto Eddie Hinton  e You Better Move On di Arthur Alexander. E invece la storia è nota, la racconta compitamente il libro Love and Emotion ( Pacini Editore, 2013), Willy rimane uno stranger in town, le vendite sono fiacche e neppure un secondo disco per la Atlantic con dentro un pezzo talmente orecchiabile e vendibile, Demasiado Corazon, da sedurre anche la misera TV italiana, ribalta la situazione. In Europa diventa "culto", negli States rimane nel limbo, ballano tutti, tranne gli americani. Coup De Grace  esce nell'ottobre del 1981, stesso mese del concerto alla Grugahalle di Essen documentato dal secondo CD e DVD  nel Live at Rockpalast.  Dalla centinaia di presenti dello show del 1978 si è passati ad una sala ben più capiente con migliaia di fans, Willy è leggermente trasformato, sempre magro e affusolato, solite sigarette, stesso look da dandy dei quartieri spagnoli ma adesso c'è l'eyeliner a sottolineare i penetranti occhi scuri, gli orecchini, un dente d'oro ed un baio di baffetti da latin lover. La band è identica al disco e da poco in pista, lo show sontuoso sebbene il Mink DeVille del 1984 visto a Milano risulterà più potente e rodato. Un leggero affaticamento nella voce di Willy in qualche brano sottolineato dai fischi nei brani lenti (non è roba per sassoni) ma complessivamente un'esibizione qualitativamente superlativa. Il CD (e DVD) costituisce un altro inedito per il Mink DeVille dei primi anni ottanta visto che i bootleg rintracciabili riportavano concerti dell'anno seguente, il 1982. L'apertura ora è affidata allo strumentale dei Viscounts Harlem Nocturne, come costume per una vera revue, e il ritmo sinuoso e vizioso di Slow Drain sembra fatto apposto per un club di latin jazz.  Savoir Faire estratta da Le Chat Bleu  e Cadillac Walk  soffiano sul fuoco, quest'ultima è secca e tirata, un drive ossessivo punteggiata dal piano di Margolis e dal duello a distanza tra la slide di Willy e l'elettrica di Ricky Borgia, che pare un Brian Setzer un po' più tamarro. Grande versione.  Altre highlights sono Mixed Up, Shook Up Girl,  lenta e sensuale e Just Your Friends meno dylaniana e più spectoriana rispetto a quella di Colonia 78.

La band è in rodaggio ma già in gran spolvero, si leva un sound da E-Street Band, il soul puro di Can't Do Without It  in odore di Otis Redding si fonde con Love and Emotion, una delle tante riprese di Coup de Grace, Love Me Like You Did Before, dove Willy sfodera la Gibson, potrebbe essere la controfigura di Happy di Keith Richards. Fradicio di sudore, Willy non allenta nemmeno la cravatta, lui è un cantante dell'anima e quando intona Teardrops Must Fall  diventa il più romantico dei crooner mentre ritorna il rocker del barrio quando si infila in una torbida e incalzante Steady Drivin' Man e in Just Give Me One Good Reason il cui assolo di sax, in stile Jersey sound, è servito ai Rocking Chairs per aprire la loro Old Rocker Busted.

La band vestita interamente di scuro con l'eccezione delle camicie chiare pare uscita da un club anni '50 di Brooklyn, perfetti nel ruolo e nel look.  Una magistrale versione di This Must Be The Night  introduce il gran finale, con Spanish Stroll e i sette e passa minuti rollingstoniani di Lipstick Traces  dove Willy fa il passo d'oca, le chitarre duellano, Margolis suona alla Jerry Lee Lewis e la sezione ritmica fa il resto. Essen è alle stelle, ci pensa Willy a mandare a nanna i tedeschi, chiude cantando in francese il tradizionale zydeco Mazurka di Queen Ida. Settantasette minuti di show, 77 minuti di Mink DeVille mai visto prima d'ora.

MAURO   ZAMBELLINI    

 

 


 

 

11 commenti:

Bartolo Federico ha detto...

Canzoni che mi hanno preso sottobraccio, e condotto per il mondo. Di una bellezza selvaggia e irriducibile. Una forza d'urto che ti strappa la pelle, e ti riduce l'anima a brandelli. Grazie Zambo

Der Graf von Mailand ha detto...

DeVille Forever!!
Grazie Zambo.

Anonimo ha detto...

Cercherò di non farmelo mancare!!Di solito la serie dei live al Rockpalast a prescindere che si tratti di registrazioni ufficiali o Bootlegs sono sinonimo di qualità!!(ne posseggo qualcuno come Grateful Dead o Southside Johnny)Poi inoltre in questi freddi inverni,specie di questi tempi, c'è bisogno oltre che di buone vibrazioni, anche di quella sana malinconia tipica di certe serate e farsi andare un po'...trascinato da piacevoli ricordi!!! Armando Chiechi(Ba)

wrangler ha detto...

Willy,il numero 1 dei perdenti e proprio per questo il mio numero 1.
Comprai "Return to Magenta" e lo imparai a memoria e da allora tutti i suoi dischi finirono sul mio piatto e nel mio cuore.
Willy forever!
Ciao Zambo!13703

norman red ha detto...

Grazie Zambo,per me willy numero uno!

Anonimo ha detto...

Sono alcuni anni che non lo riascolto ... questa è la volta buona. Devo riconoscere che fu mio fratello a "individuarlo" nella manciata di recensioni del Mucchio (chissà, di Zambellini?). Altra sua scoperta furono gli U2 .... della prima ora.
Andrea Badlands

Anonimo ha detto...

Chi nella musica cerca emozioni non puo' non amare Willy.Trai i grandi di sempre.

Andrea66 ha detto...

Si', e' una vera vergogna che DeVille sia stato dimenticato così in fretta. Uno dei più grandi in assoluto, un irregolare, anarchico, sbruffone, talentuoso e incommensurabile artista. E con una cultura musicale enorme. Non mi dimenticherò mai il concerto a Chiari, un fantastico songbook della musica americana degli ultimi 50/60 anni. Grazie ancora Willy

Anonimo ha detto...

Grazie mille,"Zambo" - ho trovato lo,pero: ho bisogno molto tempo per leggere.....che peccato,che non posso "avere" il suo texti nella lingue Ingles o Tedesco!Saluti di *Carol*

Fabrizio Petrassi ha detto...

Mi ha fatto molto piacere (come penso lo abbia fatto a te) leggere gli attestati di stima che gli sono arrivati da Dylan pochi giorni fa
http://www.bobdylan.com/us/news/post-musicares-conversation-bill-flanagan

Anonimo ha detto...

Willy è stato un fuoriclasse, fuori ogni schema. Gli americani hano tirato fuori ottima musica per decenni, ma qui hanno toppato. Gli americani sono anche quelli che se hai piazzato una manciata di buone canzoni in radio negli anni 60... ti richiedono sempre quelle per 40-50 anni senza accorgersi di ciò che fai nel frattempo. ( vedi mitch ryder, esordi esplosivi, mediocre carriera, ma in Europa (Germania) è stato libero di provare ad evolversi, negli states sono rimasti a devil with the blue dress on e non si sono mossi di li.