giovedì 13 maggio 2010

Peter Wolf > Midnight Souvenirs


Ci sono dischi che non hanno quello status di importanza o di culto che piace tanto a critici e giornalisti ma finiscono col sedurre il più pubblico con più leggerezza e gradevolezza e rimangono nel lettore per molto più tempo. Prendete gli ultimi dischi di Peter Wolf, uno che non è di primo pelo perché ha già superato i sessantanni e per diverse decadi è stato il leader della band americana che più assomigliava ai Rolling Stones ovvero la J.Geils Band, bene, questo Wolf nel giro di otto anni ha realizzato due lavori che sono un toccasana per il cuore, lo spirito e l’anima, due dischi di cui non ne hanno parlato in molti ma sono più belli di tanti capolavori andati in copertina e presto archiviati nel museo delle opere “imprescindibili” senza che nessuno senta più il bisogno di riascoltarli.
I due dischi non hanno nulla di trascendentale, nessun colpo di genio o trucco innovativo, no, semplicemente delle bellissime canzoni, facili da ascoltare, semplici canzoni con cui cambiare l’umore di una giornata o pensare di essere ancora innamorati, canzoni di desiderio e di riflessione, non banali ma nemmeno troppo impegnative, così intrise di blues e rock n’roll, di country-soul e di tutte quelle leccornie sudiste che hanno fatto di Memphis e New Orleans due Mecche del vero sentire. Dischi di musica americana ma senza la rigida compostezza o serietà di chi vuole rioffrire le radici in salsa propria, piuttosto uno storyteller scanzonato ed un po’ scavezzacollo, un Mick Jagger di serie B più divertito e divertente, che gioca ancora a parlare di amori, di bugie , di amici , di profumi estivi, di tequila, di viaggi, insomma di midnight souvenirs.
Questo il titolo del nuovo disco di Peter Wolf, otto anni dopo il precedente e bellissimo Sleepless, un disco che esala gli umori del gospel e del funky (un’ottima ripresa di Everything I Go Gonna Be Funky di Allen Toussaint), del soul più malizioso e Motown (sentire Leaves Us All Behind e Overnight Laws), che concede breve ma intensi sprazzi di blues (Thick as Thieves) oltre ad una padronanza del rock n’roll che si misura dai riff in puro stile Stones e da un titolo come I Don’t Wanna Know che sembra una out-take di Tom Petty.

Da qualunque parti lo si giri Midnight Souvenirs profuma di calde notti del sud, dondola attorno a splendide ballate che rievocano gli Stones dei settanta, ha musicisti che suonano per l’insieme e non per sé stessi ed una produzione misurata (il fido Kenny White) e concede momenti di sentita intimità nei duetti con Shelby Lynn (Tragedy) e Neko Case (The Green Fields of Summer), per non dire del tenero camminare insieme a quel gigante della country music che è Merle Haggard (la conclusiva It’s Too Late For Me).
Ma è l’elegiaca e notturna The Night Comes Down a strapparci il commosso ricordo di un amico andato, perché fino ad oggi il piuttosto trascurato Peter Wolf è l’unico artista ad aver dedicato una canzone a quel gigante di Willy De Ville, uno che tra i suoi colleghi era una specie di Mourinho del rock. Basterebbe ciò ad infilare Midnight Souvenirs nei dischi migliori dell’album ma non sono un imbonitore perché non basta una canzone a fare grande un disco e qui invece di bellezze ce ne sono quattordici, quattordici piccole meraviglie che vi faranno gustare, ascoltare, consumare un CD a lungo, come una volta si faceva con il vinile.
Non è una sveltina Midnight Souvenirs.

Mauro Zambellini

6 commenti:

Harmonica ha detto...

a me è piaciuto molto, ne ho parlato anche nel mio blog.
Ciao

blues ha detto...

Bellissimo. Non me lo so spiegare ma mi ha richiamato alla memoria 'Curtains' di John Frusciante: forse per l'imprevedibile prevalere del suono acustico, o per il destino - già scritto - di rimanere una perla nascosta, o perchè partorito da un 'ex', un fuoriuscito. Uno di quei lavori che si fa fatica a regalare per paura di vederli, dopo qualche giorno, ancora ignorati su qualche polveroso scaffale. Eppure sono questi gli album che tengono in vita il Rock and Roll. Born to Loose.

blues ha detto...

P.S.: l''acustico' a cui mi riferisco è quello della chitarra -che talvolta apre un pezzo e altre no, ma lascia sempre l'impressione sia stato lo strumento su cui il nostro ha composto i pezzi - e non del suono prevalente dell'album.

Maurizio Pratelli ha detto...

un grande Wolf. disco bellissimo

Mauro ha detto...

Grande disco
Grande Zambo

Anonimo ha detto...

Oggi a casa ammalato ho spulciato nelle top ten degli ultimi 5 anni in mezza dozzina di blog. Questo disco di Wolf mi era proprio sfuggito. Da cercare, da comprare.
Buon 2015, Zambo.
Andrea Badlands