mercoledì 5 maggio 2010

Exile On Main Street Redux


Nonostante l’ incisione sporca, senza nessuna nitidezza ed accuratezza tecnica e le condizioni astruse in cui è stato registrato, Exile On Main Street è il disco più importante ed influente della storia del rock, un fungo atomico carico di emozioni e presagi sinistri. Niente è più strettamente vicino all’idea di rock n’roll di Exile e nulla rappresenta meglio ciò che il rock ha di eterno nella sua semplicità.
Exile On Main Street
è un disco incendiario, concepito ed in parte registrato nella villa di Nellcote a Villefranche sur Mer in Costa Azzurra dove i Rolling Stones si erano “esiliati” nella primavera del 1971 per sfuggire il fisco inglese. Realizzato in un periodo, l’alba degli anni settanta, che vedeva il rock perdere la sua anima e la sua energia propulsiva cadendo in autoparodia o peggio rincorrendo velleità da “arte colta”, inglobato nella rete dei grandi interessi economici, Exile è un opera a cavallo di un passaggio epocale, comunque destinata a fare storia e a seminare idee ed epigoni che travalicano il tempo in cui è stata realizzata. Il disco venne pubblicato nel maggio del 1972, un mese dopo il bombardamento di Haiphong ed un mese prima che Woodward e Bernstein del Washington Post denunciassero delle “anomalie” al Watergate.
Nel suo essere a volte antico e altre volte attuale e moderno, oscuro e quasi sperimentale e poi classico e nostalgico, spontaneo se non addirittura frutto di fortunate casualità, Exile On Main Street riesce ad essere innovativo nella sostanza e non nella forma coprendo con una esauriente precisione di dettagli una quantità infinita di stili e di variazioni sottili (e non così sottili) del rock - una forma che originariamente sembra limitata ad una musica elementare, guidata solo dalla chitarra. Abbraccia blues, R&B, soul, gospel, folk, country e rock n’roll e lo fa con uno spirito eretico, outsider, da esiliati senza Dio e patria se è vero che degli inglesi di classe media si trovano a vivere in quella parte di Francia ricca e chic suonando la musica americani dei neri e dei poveri hillbillies.

Exile On Main Street finalmente gode oggi di una ristampa degna della sua fama.
Tre edizioni: la standard con un CD completo della track-list originaria rimasterizzata, la Deluxe Edition con due CD, l’originario ed un secondo con dieci tracce inedite oltre ad un libretto di 12 pagine e la costosa Super Deluxe Edition ovvero i due CD, due Lp ed un DVD documentario di 30 minuti con il making di Exile e clip dei film Ladies and Gentlemen: The Rolling Stones e del tante volte bootlegato e sconcio Cocksucker Blues del regista/fotografo Robert Frank, un libro di 52 pagine rilegato in brossura con alcune cartoline da collezione.
Un operazione di lusso che ha avuto come prologo la messa in vendita il 17 aprile per il record store day del singolo Plundered My Soul /All Down The Line.

Tralascio di dire del disco originario (dovreste conoscerlo tutti) e passo agli inediti della ristampa, che sono il boccone prelibato della faccenda. Difficile dire se le dieci bonus tracks prodotte da Jimmy Miller (il produttore originario), i Glimmer Twins e Don Was (quello che ci ha messo le mani adesso) qui incluse siano tutte delle outtakes di Exile, primo perché a Nellcote erano tutti talmente “fatti” che è difficile mettere ordine ai ricordi quando i ricordi sono nebbia, secondo perché lo stesso Jagger (che fu sempre perplesso circa il contenuto e la registrazione del disco) ha eluso il problema dicendo che quello che dovrebbe essere considerato il periodo Exile in realtà comincia con la registrazione di Loving Cup agli Olympic Studios di Londra nel 1969, continua nella sua casa nel Berkshire, poi a Nellcote e finisce nel mixaggio e nel overdubbing del disco a Los Angeles nel marzo del 1972. Un periodo abbastanza lungo dove è piuttosto arduo rintracciare l’esatta ubicazione delle registrazioni anche ricorrendo ai bootleg dell’epoca.
Comunque sia, le dieci tracce aggiungono qualcosa di nuovo al disco sebbene Exile rimanga sostanzialmente quello che è, ovvero un capolavoro a cui non necessita un restyling.
Ci sono cose che già si conoscevano, ad esempio Good Time Women che altro non è che la prima versione boogie-woogie con testo diverso di Tumbling Dice, il primo singolo estratto da Exile. Inoltre due alternate takes, di Loving Cup e di Soul Survivor.
Good Time Women proviene dalle session di Sticky Fingers del 1970, ha chitarre loud ed un’armonica sibilante e possiede quel suono sporco tanto venerato che invaghì i Faces e condizionerà i Black Crowes. Loving Cup è invece rallentata rispetto a quella pubblicata e mostra delle rifiniture vagamente country & western, del tipo Torn and Frayed. Questa Loving Cup è anche più lunga, con il pianoforte che cresce assieme a voce e chitarre fino a simulare una jam.
Se si eccettua il lavoro al piano di Nicky Hopkins in stile Edward si capisce perché la versione originale di Soul Survivor sia stata preferita a questa. Jagger canta stanco e svogliato come in un post-sbronza e anche quando le chitarre fremono metalliche non si riprende dal torpore, lasciando andare da soli gli strumenti, che suonano grandiosi.

Dei titoli nuovi Pass The Wine alias Sophia Loren sprizza maliziosa e “latina”con un ritmo un po’ vicious ed un backing femminile di classe soul. Jagger canta col naso, l’armonica soffia dolce e Bobby Keys fa il sornione con il sax. Per un attimo si sente l’eco di Can’t You Hear Me Knocking, prima che qualcuno passi il vino e la festa continui. Non ho mai subito il fascino di Sophia Loren, questa volta mi devo ricredere.
Pianoforte da bordello, voce e piano, inizio lento. Poi entra la band, le chitarre suonano il country twang prima che un solido blues presenti il conto, con slide e armonica. Si chiama I’m Not Signifying il blues del CD, quello che sa di bettola di New Orleans, scuro e appiccicaticcio, come i banconi di Bourbon Street la mattina dopo.

Urla o meglio urlacci di Mick Jagger, è Dancing In The Light e sotto Keef riffa alla Stones con Watts che scampanella con i cimbali. Il pianoforte sembra essere rimasto a Salt of the Earth, l’atmosfera è caotica, un po’ orgiastica e non c’è la trascendenza del gospel. Dirty old sound più che nelle altre tracce, che suonano comunque Exile nonostante il polish usato nella rimasterizzazione. Come dicono gli anglosassoni Exile è ancora the first grunge record.

Più innocua è So Divine (Aladdin Song) nonostante la prima nota sia quella di Paint It Black. All’inizio Jagger talking mentre la chitarra crea un loop ossessivo che rimane per tutta la durata del brano. Lo charme ce lo mette il sassofono mentre Jagger canta volgare e sboccato. Poi si fa zuccheroso e amabile e dirige Following The River, una ballata con piano e chitarre acustiche ed un’ enfasi che mobilita cori femminili e arrangiamenti orchestrali. Una love story spezzacuori, Jagger vorrebbe far piangere ma nessuno ci crede. Sembra più una ballata da disco di Jagger che una traccia dimenticata di Exile.
Tutto diversa è Plundered My Soul che a ragione è stato scelta come singolo per promuovere la ristampa. Qui troviamo i migliori Stones di inizio settanta, aria sfilacciata, polvere di strada, il country ed il blues, il coro delle donne sopravvissute in Gimme Shelter, le accordature aperte di Richards, Honky Tonk Women e l’ombra di Gram Parsons, l’amico americano mai troppo sopportato da Jagger nell’esilio francese. È country-soul sporcato di western-rock n’roll, è american music suonato dai dei fuori di testa inglesi in una cantina usata dagli invasori nazisti sulla costa francese del Mediterraneo. Rock senza patria ma con tanta anima. Splendido.

Infine la decima traccia, sardonicamente intitolata Title 5. Incomprensibile strumentale dal suono garage con un loop che potrebbe uscire dai Suicide se li avessero costretti ad abbronzarsi al sole della Provenza. O la “roba” non era buona o qualcuno aveva deciso di inventare il post-punk prima ancora che nascesse il punk. Ma sono gli Stones ?

Questi sono gli inediti di Exile On Main Street, alcuni belli, altri meno.
Si poteva fare di più? Sì, forse, mah… in realtà non bisognava modificare un monumento, necessitava rinfrescare un mito e magari farlo conoscere a chi non c’era. In questo sembra che ci siano riusciti.
Esce il 17 maggio.

MAURO ZAMBELLINI

4 commenti:

Paolo Vites ha detto...

wow

Federico ha detto...

Ottima recensione!
Da una settimana ascolto senza sosta i due CD della Deluxxe Edition e sono davvero soddisfatto!
Unico appunto: a cantare nella versione alternativa di "Soul Survivor" è Richards, non Jagger! Eheh!

zambo ha detto...

Hai ragione Federico ma purtroppo ho fatto la recensione potendo ascoltare una sola volta il materiale inedito negli uffici della casa discografica per cui mi anche se concentrato mi è scappato.......e ti giuro non è facile recensire una cosa importante con un solo ascolto

Federico ha detto...

Ma figurati...Ti capisco perfettamente! Non intendevo criticarti...Io stesso ho bisogno di ascoltare un nuovo album almeno due o tre volte prima di apprezzarlo appieno e di poterne cogliere pregi e difetti!
In ogni caso, già che ci sono, posso chiederti un'informazione? Sapresti dirmi se la versione di "All Down The Line" presente come lato B nel 45 giri di "Plundered My Soul" è la version originale o una versione alternativa?
Ciao!