sabato 13 agosto 2011

Mangiafuoco


Non voglio rubare il lavoro ad Armadillo Bar, università del vino e del savoir vivre ma questa volta parlo di un vino anzi di una piccola cittadina che si chiama Concordia Sagittaria, antico insediamento romano a pochi kilometri da Portogruaro. Qui ai margini della laguna a nord di Venezia ovvero nella Louisiana d’Italia pulsa una qualità della vita che per me che vengo dall’intasato nord-ovest è benessere allo stato puro. Innanzitutto le città, Portogruaro in primis ma anche Concordia sono proprio belle, pulite, ben tenute, amministrate bene e tranquille, un mix di storia passata e way of life moderna, retaggio nobile e spirito efficiente che si rispecchia nei suoi abitanti o almeno nella maggior parte di essi, affabili, socievoli, spesso colti ma non spocchiosi, curiosi, goduriosi e perfino laboriosi, cosa che va sottolineata perché certe volte goduria e labor suonano come un ossimoro. Siamo all’estremo est del Veneto ai confini del Friuli ma qui la Lega non è padrona ed il suo credo oscurantista non ha attecchito più di tanto perché qui, come si può vedere la mattina della domenica, la società è divisa in due: chi va in chiesa e chi va all’osteria. È questo il bipolarismo di Concordia, non sorprende quindi che fra quelli che frequentano l’osteria ci siano anche degli eretici che hanno coniugato l’ombra de vin  coi suoni del rock n’ roll, veterani inossidabili che ho incontrato nei lontani giorni del Mucchio Selvaggio ovvero metà anni ’80 e poi sono diventato amico tanto che l’amicizia oltre a durare nel tempio si è allargata a macchia d’olio ed ormai conosco più gente lì che nel luogo dove abito. In questa landa di concordia, di vino e di prelibatezze gastronomiche, in primis le eccelse ed inarrivabili sarde in saor,  ad una cinquantina di km da Udine ovvero dal luogo dove il bulletto dell’Indiana si è rifiutato di suonare perché non consono alle sue esigenze di star (ed erano in tanti ad aspettarlo ora delusi ed indignati)  c’è un locale (un pub?, una pizzeria? Un ristornate? Un bar?) dove grazie alla passione di uno che si chiama Walter Fiorin e ha l’unico difetto di essere juventino il rock ha trovato un posto di ristoro adeguato. Il locale si chiama Sacco&Vanzetti River Cafè e basterebbe il nome per capire di cosa si tratta se non ci fossero poi le tovagliette di carta zeppe di aneddoti cinematografici, letterari e musicali ma se ci andate a mangiare e bere capirete cose della vita che prima solo immaginavate e magari vi sentirete raccontare che tra quelle mura di pub un po’ irlandese e un po’ di osteria veneta oltre al soul food da laguna del cuoco Gigi, presidente della confraternita dell’aringa, hanno suonato tra gli altri i Cheap Wine, gli Wind in versione acustica, Graziano Romani, Luigi Majeron, Angelo “Leadbelly” Rossi e nel futuro approderanno i Red Wine Serenaders e magari anche Bruce che nella parete vicino al bancone è immortalato in una foto col paròn Walter.
A Concordia Sagittaria ogni prima settimana di agosto va in onda la festa di S.Stefano, una di quelle feste che si vedono solo al sud tanta gente c’è e tante luci ci sono ma per fortuna lì il tasso laico ed eno-gastronomico è di gran lunga superiore al delirio religioso delle processioni meridionali. C’è la fiera come si conviene ad una festa di origine contadina coi trattori in esposizione, tante stufe a legna in vendita, le pulitrici per casa e i tagliaerba, il miele e i prodotti naturali, le creme per dimagrire/snellire/ringiovanire/tonificare, proprio come in un medicine show del vecchio west e poi una lunga fila di posti ristoro dove si può mangiare di tutto, dal fritto misto alla trippa, dai bratwurstel della Turingia alla soppressa, dalle costine alla polenta, dalle seppioline al baccalà. Insomma una babele della gola che termina con la consueta sparata di fuochi d’artificio nell’ultima serata di festa, a cui fa seguito una sbronza di massa per quanto riguarda i giovani ed un piccolo privè  al lato della piazza dove un tale Loris Mussin presenta il suo vino biodinamico e medicinale per il corpo( a detta dello stesso quando l’influenza invernale assale basta bersene una bottiglia e coricarsi ed il mattino dopo sarà  un’altra storia, di assoluto benessere) chiamato Mangiafuoco. E’ un vino Merlot che Mussin definisce garage wine perché  fatto rigorosamente e spartanamente in casa, prodotto in quantità limitata con tutti i crismi della sostenibilità eco-ambientale, non  in vendita e bevuto ad agosto alla festa di S.Stefano dopo essere stato in barrique per un anno e aver assorbito i sapori  della cantina o meglio del garage. E’ un rosso superbo, rotondo, di profumi ancestrali, profondo e avvolgente, ricorda il Tignanello ma ha un carattere tipicamente nord-est, sa di bora e di quella terra che lambisce il mare ma si mischia con le acque dolci, gli acquitrini, le paludi salmastre, la campagna e la Brussa. E’ il primo grande rosso blues d’Italia, un vino che si accompagna a carni e pesci grassi come le sarde, l’anguilla, lo sgombro ed esige il sottofondo di un Bob Seger d’annata, preferibilmente Night Moves, di un John Lee Hooker,  del John Hiatt di Bring The Family, del Warren Haynes di Man In Motion, del DeVille di Miracle e di Shine di Joni Mitchell.
Gran posto l’Italia, nonostante tutto.

MAURO ZAMBELLINI

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Zambo e Valter troppo grandi! Accoppiata super!
Ci mancate, speriamo di rivedervi presto!

Un abbraccio dai Cheap Wine

IlSommelierAlDente ha detto...

Voglio una bottiglia di Mangiafuoco!!
Bravo Zambo, bel post.. solo una piccola nota stonata, il somigliare al tignanello per noi Armadilli (e non solo) amanti del vino naturale è un tantino fuorviante.. è lo stereotipo del vino ruffiano, convenzionale e commercial/oriented..
Speriamo comunque che un giorno l'armadillo bar non sia solo un luogo virtuale dove condividere e consumare le nostre comuni passioni, in ogni caso assomiglierebbe non poco a questo.
Ciao
L

valter ha detto...

grazie dello splendido spot, se + efficace di qualsiasi campagna promozionale del turismo locale:)
ma soprattutto da molti anni sei uno di noi.
cittadinanza onoraria assicurata.
pensaci quando vorrai ritirarti a scrivere in un casone della valle vecchia.
valter

zambo ha detto...

grazie a walter e ai cheap wine che però conosco e grazie al sommelier al dente......ti dò ragione anch'io penso che il tignanello faccia parte di quella lobby toscana che impone commercialmente i suoi prodotti a cui mancano però quello spirito artigianalmente roots di tanti altri vini minori che pochi conoscono e non sono promozionati. ho scritto tignanello perchè non sono un sommelier ma solo un discreto bevitore, capisco quando il vino è buono o cattivo, lo imbottiglio per il mio uso quotidiano ed orrore preferisco quelli delle botti d'acciaio che quelli barricati. Come nel rock preferisco i Del Fuegos ai Pink Floyd così nel vino preferisco il Barbera al Sassicaia. Perdonatemi

IlSommelierAlDente ha detto...

Zambo condivido assolutamente, sia sul versante vino che su quello rock.. Anch'io non amo i vini cosidetti del "falegname", l'abuso di barrique è stata una moda imposta dal mercato americano e dal critico Robert Parker negli anni '90, fortunatamente il fenomeno si è ridimensionato, W i vini che interpretano il territorio senza scorciatoie commerciali! Barbera autentica/tradizionale? Prova questa:http://www.trinchero.it/noce.htm
Lato rock? Come non darti ragione anch'io sono cresciuto a pane e Stones..
ps mi ha fatto piacere dopo tanti anni rivederti a Vigevano per i Corvi Neri..
A bientot L

Anonimo ha detto...

....this is my hometown

Rappresentare una cittadina così ben decantata da Zambellini, non pò che gonfiarmi il cuore di orgoglio, diversamente da chi lo fa, in maniera ipocrite sanguinare ! Grazie per le belle parole; spero contribuiscano a far apprezzare, anche ai miei concittadini, il "patrimonio" di cui disponiamo e che, spesso, non percepiamo. L'abbinamento per me e con Bob Seger, magari in versione Springsteen......

Anonimo ha detto...

Il Mangiafuoco è ormai un vino cult per noi concordiesi. Non è in vendita e per poterne godere devi avere la fortuna di trovarti al posto giusto nel momento giuto. E' vero che Loris lo produce in "casa", tuttavia, la sua ormai considerevole sapienza in ambito enogastronomico, gli consente di usare le migliori tecniche di vinificazione "garage".
Grazie Zambo, grazie Loris.
Il mio abbinamento musicale è con il Willy Deville di Victory Mixture.

Anonimo ha detto...

Ciao Zambo, se ti sei entusiasmato con il Mangiafuoco, non puoi non approfondire con la degustazione del "For Duke" e del "Merlot della topa nera" creati dal mentore di Loris, Gino Fuso Carmignani, vitivinicultore di Montecarlo (Lucca). Gino, come descritto nelle etichette dei suoi prodotti, vinifica con metodo "acustico", questo la dice lunga sulle sue passioni e sul feeling tra vino e musica. Per continuare l'abbinamento tra vino e musica, come scritto nel post precedente, se il "Mangiafuoco" ben si abbina al DeVille di Victory Mixture, il "For Duke" è figlio del Doctor John di n’Awlinz:Dis Dat or D’udda ed il "Merlot della Topa Nera" mi porta sempre a riascoltare il John Campbell di One Believer.