lunedì 31 dicembre 2012

MY BEST 2012 IN MUSIC


Non è stato a mio modo di vedere un anno particolarmente fertile e creativo almeno per quanto riguarda i territori musicali che abitualmente bazzico ed è il secondo anno che va così, una ragione ci sarà oltre al mio invecchiamento e alle mie emozioni sempre più difficili. Non mi si venga a dire che il rock è morto, l'ho già sentito tante volte ed è una cantilena cretina. In ambiti di musica indie riferiscono che la scena è sana, io ci credo a stento perché le ultime band in grado di assurgere a giusta celebrità uscite dal girone giovanile sono stati i Radiohead e Wilco ( quest'ultimi grandissimi anche quando non fanno un disco nuovo ma  concerti memorabili come quelli di Milano e Torino) e di anni ne sono passati parecchi. Il fatto è che i dinosauri resistono e non vogliono andare in pensione così il ricambio è arduo. Neil Young con Psychedelic Pills ha fatto un disco, anzi un mezzo disco, il secondo, commovente , Bob Dylan con Tempest ha trovato visioni grandiose, Van Morrison, chi l'ha sentito ne dice bene, Springsteen ha spezzato la mediocrità dei suoi ultimi dischi in studio con un intenso, amaro ma lucido Wrecking Ball, Tom Petty ha suonato il miglior  show dal vivo di rock n'roll dell'anno, Ian Hunter ha dato seguito al bellissimo Man Overboard con l' eccellente When I'm President, John Hiatt va avanti per la sua strada e con Mystic Pinball ha fatto tris,  l'ultimo di Graham Parker dicono che sia il suo migliore da ventanni a questa parte anche con quella deprimente copertina (vi sarete accorti che la crisi ha colpito anche i recensori e c'è stata una stretta non indifferente negli acquisti, poi diciamocela tutta, i concerti costano troppo così che essere rockisti oggi è divenuta una pratica di lusso quasi come giocare a golf), Mark Knopfler ha realizzato, Privateering, un disco splendido per atmosfera, tecnica strumentale, calore  rilassatezza. Per gente un po' più giovane come i Black Crowes è solo stata questione di lifting, il leader Chris Robinson ha pensato bene di tornare al vintage e assieme al chitarrista Neal Casal, al tastierista Adam McDougall, al bassista Mark Dutton ed al batterista George Sluppick ha messo in piedi  Chris Robinson Brotherhood con cui ha potuto finalmente soddisfare i propri sogni ovvero stabilirsi a San Francisco, comprarsi incenso, patchouli e camicie a fiori  e suonare fino alla nausea ballate di new cosmic Californian sound con in testa i Grateful Dead di Wake of The Flood. Due dischi in un solo anno sono forse troppi ma se il visionario e lisergico Big Ritual Moon con echi perfino di Pink Floyd ed il  più aspro e rocknrollistico The Magic Door fossero stati assemblati assieme, qualcuno, anche tra i più anziani, sarebbe corso a comprarsi un acido per volare nel passato.
Della stessa generazione i Counting Crows hanno tentato il colpo gobbo, ovvero come fare un disco loro e nuovo di zecca con delle cover di altri. Il trucco? Quello di aver pescato titoli poco noti o di band che nessuno sapeva l'esistenza, nomi come Tender Mercies, Kasey Anderson, Sordid Humor, Roman Rye  aggiungendo poi furbescamente qualche traccia nemmeno troppo famosa dei famosi Dylan, Gram Parsons, Fairport Convention, Big Star. Il risultato è un disco superbo, Adam Duritz canta con la sua voce espressiva e la band suona un rock ultraclassico ma ancora fresco e accattivante, il disco si intitola Underwater Sunshine.
Per tornare al cretaceo una particolare menzione va ai Rolling Stones che nel 50esimo compleanno della loro sfavillante e dorata carriera hanno sfornato due  magnifici dvd, il primo, Charlie Is My Darling tutto in bianco e nero, è la cronaca del loro tour in Irlanda del 1965 quando avevano ancora i brufoli e Satisfaction era appena uscito e Crossfire Hurricane è forse il rockumentario definitivo della loro avventura artistica, dalle origini blues fino al tour del 1982 raccontato da loro stessi e con l'assemblaggio di precedenti film. Oltre a ciò hanno inondato le radio con un singolo, Doom and Gloom, che suona come un rockaccio duro e dance come da ventanni non riuscivano a  fare. Chapeau. Per  gli appassionati  della mineralogia rotolante ricordo che  finalmente in Italia è stato stampato per la prima volta un classico della loro letteratura ovvero il testo di Stanley Booth del 1984, Le Vere Avventure dei Rolling Stones, testimonianza delirante del loro devastante tour del 1969, conclusosi con la tragedia di Altamont. L'ha pubblicato la Feltrinelli e costa 24 euro, consigliatissimo.
Ma allora se i vecchi e i loro fratelli minori hanno tenuto come mai un anno così avaro? Vorrei rispondervi che non lo so perché le certezze non fanno più parte della mia vita ma azzardo una ipotesi. Manca la seconda linea, che spesso si trasforma in attacco veloce e risolutivo. Come nel cinema ci sono ormai le mega produzioni da una parte e le minchiate dall'altra che spesso sono la stessa cosa e mancano o sono rarissimi quei B movie tipo Chi ucciderà Charlie Varrick ?, Il Braccio Violento della Legge, Cinque pezzi facili o in tempi più recenti Miracolo a Le Havre, The Town, The Next Three Days. Irina Palm, Le Tre Sepolture, Appaloosa  solo per fare i primi esempi che mi vengono in mente, che evidenziavano una crescente vitalità dal basso, film considerati minori che hanno però forgiato la nostra filosofia del sentire, così è per il rock. Esauritasi la spinta di americana rimane poco sul campo salvo alcune esplosioni isolate, ieri gli Arcade Fire, quest'anno i Mumford & Sons e in tono minore gli Avett Brothers, e dischi per cui vale la pena spendere 18 o 20 euro sono realmente pochi. Non si vive comodi come negli anni ottanta e novanta quando in compagnia di mostri sacri quali Springsteen, Petty, U2, Waterboys, Mellencamp, Tom Waits, John Hiatt c'era tutta una schiera di runners che venivano dai bassifondi ma valevano più di una reggia. Ma vi ricordate i Green On Red, Dream Syndicate, Blasters, Mink DeVille, Replacements, Del Fuegos, Subdudes, Del Lords, Jason and The Scorchers, Cramps, Thin White Rope, David Johansen, i primi che la mia mente sovraffollata ricorda, capaci di scaldare ed eccitare l'esistenza come pochi. Certo ancora oggi c'è in giro gente che suona con quella attitudine e quell'intento ma sono la pallida copia di quegli altri, non hanno la medesima tenacia, la fantasia unita alla freschezza, forse nel rock elettrico e non elettronico è già stato suonato tutto da chi è arrivato prima e così vivono lo spazio di un paio di dischi, il  primo interessante, il secondo dignitoso, il terzo un flop e così spariscono lasciando il vuoto, altro che una scena. Come quei vinelli buoni al primo bicchiere e già inutili al secondo. Allora non ci resta che scendere in cantina e prendersi un buon Cabernet Sauvignon d'annata che è come oggi andare a comprarsi l'ultimo Dylan o l'ultimo Young. Destinati ad invecchiare tra vecchi. Che tristezza.
Buon Anno e buon ascolto.

QUESTA LA LISTA DEI MIEI PREFERITI, TRA QUELLI CHE HO ASCOLTATO E SENZA NESSUN ORDINE GERARCHICO (Volutamente ho escluso ristampe e live)
Bob Dylan       Tempest
Mark Knopfler    Privateering
Chris Robinson Brotherhood     Big Ritual Moon/ The Magic Door
Counting Crows      Underwater Sunshine
Alabama Shakes       Boys & Girls
Ian Matthews Band    Away From The World
The Jeb Loy Nichols Special
Bruce Springsteen   Wrecking Ball
Patterson Hood        Heat Lightning  Rumbles In The Distance
Les Bains III &The Glory Fires         There Is A Bomb In Gilead

ITALIANI BRAVA GENTE
Francesco Piu       Ma-Moo Tones
Veronica Sbergia & Max De Bernardi  Old Stories for Modern Times
Arianna Antinori      Ariannaantinori
Cheap Wine    Based On  Lies
Miami and The Groovers   Good Things   

35 commenti:

Fabio Cerbone ha detto...

Avett Brothers
Deep Dark Woods
Lee Bains III
Tif Merritt
Anais Mitchell
White Buffalo
Father John Misty
Sean Rowe
Cory Chisel & The Wandering Sons
Titus Andronicus
Jim Jones Revue
John Murry
Grizzly Bear
Hiss Golden Messenger
Cloud Nothings
Adele & Glenn
Woven Hand
Matthew E White
The Mastersons
Carolina Chocolate Drops

....e via di questo passo

E mi sono limitato solamente a roots, indie rock, songwriter e dintorni!

E' pieno di bella musica giovane e di runners e outsiders come un tempo (forse troppi si, perchè moltiplicati dalla rete, che negli anni 80 non c'era), ma il concetto è lo stesso
Se Dream Syndicate, Blasters, Del Fuegos, Del Lords, Jason and The Scorchers e compagnia ce li ricordiamo è anche per l'affetto di averli vissuti in prima persona, anche sapendo benissismo che non hanno cambiato la storia del rock, ma le nostre vite probabilmente si.
Lo stesso vale per quelli di oggi: solo che noi siamo cresciuti, e forse l'entusiasmo della scoperta di quei tempi non può sempre restare al nostro fianco. Ma tutto mi sembra molto relativo alla propria esperienza ;-)

Buon anno Zambo!

Ti seguirò nella puntata di venerdì

zambo ha detto...

Buon Anno anche a te Fabio. Il tuo ottimismo mi sembra un po' eccessivo forse perchè, avendo un sito come Roots Highway, fossi parte in causa e volessi indorare una situazione che è solo, al massimo, argentata. Una sorta di conflitto d'interessi innocuo, prendila in maniera simpatica. Dei nomi che hai elencato molti non li ho sentiti ma Lee Bains III che anch'io ho messo in lista è solo un buon dischetto che scompare nei confronti dei vari Del Fuegos e Jason and The Scorchers, gli Avett Bros hanno sì personalità anche se a me non fanno impazzire, Tift Merritt ha fatto un disco con due brani ottimi (il primo e l'ultimo)ed il resto noia e pallida copia di Emmylou Harris. Un disco che ascolto appena sveglio perchè a quell'ora sopporto tutto ma davvero soporifero, con tutta la stima che nutro verso la Merritt. Jim Jones Revue sono quasi una parodia del selvaggio r n' r, hanno verve e attitudine ma ho uno scaffale pieno di dischi simili ed una volta passata la buffera non li ascolti più, Hiss Golden Messenger sono discreti e nulla più, Caroline Chocolate Drops riscuotono attenzione perchè sono neri che suonano musica tradizionale bianca, e così potrei continuare. Penso che ci sia molta gente che ha smesso o diminuito drasticamente di comprare dischi (a parte il dowloading e la crisi) perchè illusi dalle tante recensioni esageratamente in positivo quando invece occorrerebbe giudizi più critici e meno da fan. Non sempre la spiegazione è il fatto di essere cresciuti affettivamente con certi dischi per lodare più il passato che il presente. Ad esempio al tempo amai molto Rattlesnakes di Lloyd and The Commotions, fu la colonna sonora di una storia d'amore, i recensori, me compreso, si sperticarono in lodi, se lo senti oggi è un disco di una fragilità imbarazzante. E non è l'unico. Proprio per questo dico che bisognerebbe essere più oculati negli entusiasmi perchè se un disco costa 7 euro va bene tutto, anche la mediocrità, ma a 18 auro il discorso cambia.

Fabio Cerbone ha detto...

Beh, io almeno ci ho provato a convincerti. Scherzo :-)
Ovviamente è inutile dire che io questi dischi li ascolto e mi piacciono (Tift Merritt due brani? Disco di una bellezza struggente per me...e che suoni!) e non mi durano solo una stagione (qualcuno si è vero, qualcuno meno, ma che dire? Anche molti di quelli che ascoltavamo negli 80/90 sono durati una stagione e ci sono piaciuti quando ci sono piaciuti...andrebbe ammesso secondo me).
Dici che sono in conflitto di interessi? Si, forse è vero :-)
Per fortuna però ricevo centinaia di mail alla fine dell'anno, quando facciamo il sondaggione sul nostro sito, e un sacco di gente segnala questi stessi dischi...magari non li comprati, li ha solo scaricati come si usa oggi, non lo so. Ma di certo non sono tutte persone disilluse e li hanno apprezzati questi dischi...segno forse che il nostro "entusiasmo" nel recensirli è andato a buon fine ;-)

Sui facili giudizi da critico o da fan poi mi taccio...perchè francamente su certe riviste(non il tuo caso specifico, sia detto assolutamente con chiarezza!), che sembrano più che altro rimaste fanzine, si leggono recensioni da adepti da sottoscala, scritte anche in italiano poco scorrevole (per non dire scritto con i piedi), dove è un profluvio di stelle, pallini, crocette, 7, 8 e via di questo passo. Ognuno ha le sue colpe, l'importante è un rapporto di assoluta trasparenza con chi ti legge, che alla fine certe cose le capisce e le apprezza. E impara anche a farsi la tara personale anche sui giudizi

Anonimo ha detto...

Buon anno Zambo!
Grazie al cielo la tua topten ("al top" direbbe qualcuno) non mi ha preso in contropiede. Degli stranieri ne ho 3 su 11 e almeno altri 2 sono nella lista di attesa per gennaio o febbraio (non si hanno i soldi per comprare tutto e a questa età neanche il tempo per ascoltarli ..). Confesso che quando ho visto la lista di Bottazzi ero rimasto preoccupato (ne ho zero e 1 solo in lista diattesa). Sulla fine del rock sono della tua idea ... la lista che va da Green on red a Johansen mi fa venire i brividi. Qualcosa c'è in giro, poca e soprattutto persa in troppe uscite ... e poi forse ora si fanno 3 album mentre con le stesse canzoni (selezionadole) prima se ne faceva uno!
Ed infine live: a questo punto mi sono pentito di non essere andato a Lucca per Petty (che comunque non è mai stato uno dei miei favoriti... sempre preferito ad esempi Parker) ... ma devo dire che il concerto a San Siro (la sequenza finale??) e i due dei Wilco (forse più grandi a Torino e non solo per l'acustica che all'Acatraz) sono stati grandissimi.
Buon anno ancora Zambo e rockenrollnevardai!
Andrea Badlands

PS: Ma chi è questo questo Frank Ocean che molte riviste straniere mettono nella top ten? Dico chi è in senso musicale. Che ne pensi?
Saluti ancora e grazie per la risposta ... se puoi

zambo ha detto...

Grazie a te Badlands per la partecipazione e la condivisione. Frank Ocean non lo conosco e non me ne dolgo, in questi giorni ho sentito via You Tube tanti dischi che trovo nelle classifiche altrui, per farmi una idea se veramente il presente sia uguale al passato (nel rock intendo). Oggi ho ascoltato vari pezzi di White Buffalo, Deep Dark Woods, Cody Chisel e rimango convinto di quello che ho scritto nel post mentre mi ha stuzzicato Jake Bugg. Purtroppo non ho dimestichezza con il downloading, sono pigro e imbranato e quindi molta roba la salto anche perchè sono rimasto fedele all'ascolto continuato di un disco. Ci vuole tempo per assimilarlo e comprenderlo in fondo, non sono per la quantità ma per la qualità. Come dici tu la lista Johansen, Blasters, Green On Red etc etc fa paura, quelle dei nuovi runners di oggi fanno sorridere. I tempi sono cambiati, una volta i cowboy portavano gli stivali, oggi mettono le nike.

Anonimo ha detto...

Armando: Bè a dire il vero mi trovo proprio a metà strada tra quello che dice il Buon Zambellini e la replica di Fabio Cerbone!! I dischi costano e gli euro in tasca sono sempre meno e fare una selezione diventa difficile almeno di questi tempi.Personalmente avrei comprato più cd ma mi son dovuto limitare a tre o quattro titoli ed ho scelto Springsteen per affetto e devozione,i Miami Groovers e Graziano Romani per quanto riguarda gli Italiani e Chris Robinson Brotherhood perchè qualche titolo sentito sulla rete mi ha stimolato all'acquisto. Per il Blues ho scelto una coppia"Born to Loose" di cui ho potuto acquistare il loro Cd durante un loro concerto(Robert Karp & Sue Foley), Altri titoli li rimanderò al 2013 come ad esempio Dylan.La curiosità c'è sempre e ti aspetti sempre qualche colpo al cuore che qualche volta arriva ma nel complesso è il Cinema che ultimamente più mi stimola...poi non sò forse l'amarezza dei tempi che viviamo ci condiziona l'umore ed un pò forse ci spegne con gli anni che avanzano?

Anonimo ha detto...

Armando part.2; Comunque per esser più preciso direi che per quel che riguarda le "nuove" leve negli ultimi anni mi han colpito band come Calexico,Drive by Truckers,Lee Bains,Richmond Fontaine o songwriters tipo Ray La Montagne e il ritorno di Bocephus King. Ho sicuramente una predilezione per il movimento Americana ma la novità assoluta credo provenga da certa musica Etnica tipo Tinariwen e Afrocubism per fare dei nomi.Non mi convincono appieno ad esempio i Black Keys e Jim Jones lo trovo carino ma nulla più!?.I vecchi son sempre il richiamo più forte e trovare dei nuovi Zappa ed Hendrix non è impresa facile di tutti i giorni!? Intanto Auguro a tutti voi un buon Anno.....

Anonimo ha detto...

Carissimi,
qualche considerazione non tanto sul 2012, ma sui "runners" di oggi. Le suggestioni dei Dream Syndicate, dei Johansen (Live it up!!), dei Blasters, ecc ... ma anche - devo dirlo - dei meno conosciuti The X, Lee Fardon (lo scopristi tu Zambo?), ... - rimangono nel cuore e nei ricordi im modo indelibile, ma se guardo all'oggi ci sono dei nuovi runners (qualcuno anche già affermato) che comunque mi lasciano qualcosa dentro. Su tutti devo dire nel 2011 Jonathan Wilson (veramente un grandissimo disco). Poi direi Avett Brothers (il live del 2010 è straordinario), Mumford & Sons, Decemberist, Fleet Foxes, Ryan Bingham ... sono quelli che preferisco. Non parlo ovviamente di Wilco (grandisssimi) o della Lucinda Williams o altri già affermati da 10 o più anni. Insomma ... qualcosa che ti colpisce al cuore ancora c'è .... nonostante - è qui Zambo ha ragione - l'età (diciamo, dai, l'esperienza) rende più difficile trovare qualcosa che "ti prenda". In fondo è questa la ragione per cui ascoltiamo musica ...
Buon anno a tutti.
Andrea Badlands

Anonimo ha detto...

Armando : Giusto e ben detto...concordo con Badlands, hai centrato in pieno!!!

carlos rivas ha detto...

Ciao...non avrei mai pensato che avresti giudicato un ''mezzo disco'' il nuovo del lungo canadese!!! Davvero inconcepibile il tuo parere....x il resto ti segnalo un disco che ho ascoltato fino alla nausea..il gruppo si chiama Blackberry smoke!!!!!!! Ciao

carlos rivas ha detto...

..scusa rileggendo il tuo articolo forse ho capito cosa intendevi per '' mezzo disco''......sorry.....carlos

Anonimo ha detto...

Tra i new runners dimenticavo i Black keys, ai quali mi sono accostato con molta prevenzione ... mi sbagliavo ... colpiscono al cuore.
Colgo l'occasione per ricordare a tutti che esattamente 40 anni fa uscita l'album d'esordio del Boss ....
Besti wishes a tutti.
Andrea Badlands

zambo ha detto...

Jomathan Wilson è stato un granidssimo disco, tra i migliori del 2011 anche se l'ho acquistato all'inizio dell'anno seguente. Dei Mumford&Sons mi piace il dvd live, il secondo Cd mi sembra un pò la copia del primo, i Fleet Foxes di quest'anno mi hanno deluso tanto che ho rivenduto il Cd, Avett Bros devo confessare di non conoscerli..... comunque di runners in giro ce ne sono ma quest'anno è mancato un B record come Wilson o Israel Nash Gripka. Speriamo in un buon 2013. Buon anno a tutti quelli che seguono questo blog

Blue Bottazzi ha detto...

Anch'io avevo votato Jonathan Wilson come disco dell'anno, ma quando l'ho visto dal vivo è stato evidente che come musicista vale poco. Vale per tutta la musica di oggi: non è vecchiaia, anzi, non desidereremmo altro che trovare un nome in cui credere. Ma i musicisti di oggi sono anemici, non passano mai il lustro ed i loro dischi cadono troppo presto nel dimenticatoio e prendono la polvere. Il rock è finito ragazzi, anche se non ve ne fate una ragione... ;-)

PS: l'unico disco di quest'anno che sarebbe stato celebrato anche negli anni settanta è Three Chords Good di Graham Parker & The Rumour, ed è l'unico che non compare nelle vostre molli liste di vecchi noiosi come i soporiferi Mark Knopfler e Bob Dylan.

zambo ha detto...

vecchio noioso l'ultimo Dylan di Tempest è quanto meno originale, Blue.......Graham Parker non l'ho sentito, mi sono fermato alla copertina, veramente deprimente....mi sembrano i Dik Dik del pub-rock......cercherò di scaricarlo..

Andrea Peviani ha detto...

La differenza tra Zambellini e Bottazzi e' che Zambo non ha mai smesso di occuparsi di musica ed i suoi giudizi sono caratterizzati dalle sue passioni ma sono autorevoli e affidabili; Blue ha staccato la spina piu' di 20 anni fa, ha scoperto quest'anno uno come Mark Lanegan e quando si esprime su musica successiva al 1989 non e' credibile. Da qui la differenza nei toni: asciutto e senza calare mai niente dall'alto da parte di Zambo; sempre più categorico, con la presunzione di spiegare come si sta al mondo quello di Blue. Il blog di Zambo e' ai primi posti della mia lista dei preferiti; mi dispiace, ma quello di Blue l'ho eliminato perché mi sono stancato di questi toni (peggiorati con il riavvicinamento a Max Stefani) e dell'inebriante euforia di innamorarsi a 50 anni...

giannat63 ha detto...

Sottoscrivo in toto l'ultimo commento.
Per quanto riguarda il 2012, The Jeb Loy Nichols Special è stato per parecchio nel mio lettore, così come i due di Chris Robinson, quello dei Counting Crows e Tempest (non ne prendevo uno nuovo di Dylan da vent'anni).
Aggiungerei quello dei Godspeed You Black Emperor, che ho appena scoperto.
Tra i (preziosi) suggerimenti del capo, non sono riuscito ad apprezzare The Big Heat che, sentito adesso per la prima volta, ho trovato datatissimo.

Blue Bottazzi ha detto...

Non sono peggiorato lavorando con Max Stefani, ma leggendo Nick Kent e Lester Bangs. Ho capito che i compromessi sono per i piccoli, i conformisti, gli impiegati del dischetto. Naturalmente dal mio punto di vista mi sento migliorato, ma è ovvio che nessuno sa giudicarsi con obiettività. E poi, che noia se fossimo tutti uguali e piacessimo a tutti. Io sono un biker, non un ragazzo educato.

Andrea Peviani ha detto...

Ma ci mancherebbe, a ognuno la sua strada... A me per esempio annoia la retorica del "nessuncompromesso". E Nick Kent e Lester Bangs sono scrittori unici, figli del loro tempo. Oggi (anzi, ormai ieri...) il meglio è Simon Reynolds, un ragazzo anche troppo educato...

zambo ha detto...

d'accordo con te Andrea, Kent e Bangs sono figli di un'altra era ma scusa l'ignoranza, vorrei leggerlo anch'io, dove scrive Simon Reynolds o che libri ha fatto? ciao grazie

Andrea Peviani ha detto...

Il suo libro più recente, citatissimo negli ultimi anni, e' Retromania, dove analizza a fondo i motivi per cui la musica (e in generale la cultura) attuale e' prevalentemente rivolta al passato. Ma il suo libro più bello in assoluto e' Post-punk 1978-1984, che racconta i vari generi emersi dopo il punk trasmettendo il fermento mai più ripetitori con così grande concentrazione.
E' un critico tutto di testa (e' anche colui che ha creato la definizione di post-rock), ma gradevolissimo da leggere e con una preparazione culturale di alto livello.

BLUESSURIA ha detto...

...gran bella stracciata. Un duello con colpi diretti e sottili.
Condivido l'annata poco soddisfacente...oltre ai soliti - che secondo me brillano più di affetto che per qualità (Dylan, Bruce...etc)c'è stato molto poco.
Cari saluti da Antonio

zambo ha detto...

Retromania me l'ero appuntato per leggere, poi mi sono dimenticato di comprarlo....capita...non ricordavo il nome dell'autore, correrò ai ripari. Grazie dell'informazione. Chi non lo avesse letto consiglio Le Biciclette Bianche di Joe Boyd, produttore dei Pink Floyd al tempo del loro primo singolo, scopritore di Nick Drake e altro. Un grande libro sulla musica degli anni 60 senza retorica

zambo ha detto...

beh, Fabio, ho visto la classifica del 2012 da parte dei lettori di Roots Highway e mi sembra perfettamente in linea con la mia lista, almeno per quanto riguarda i primi dieci.......tutti questi nuovi runners mi sembrano più che altro da seconda linea......

Anonimo ha detto...

Che bella discussione ragazzi!
Non aggiungo altro, ma torno sui dischi 2012. 4 cose solo:
1) sul Graham Parker ho avuto il coraggio di superare lo shock da copertina e me lo sono regalato per la Befana, insieme all'ultimo Avett Brothers; non gli ho ancora fatti girare; saprò dire la mia;
2) Quasi imbarazzato suggerisco a Zambo: degli Avett B. ascolta il live volume 3 del 2010; un grande disco.
3) Di Dylan non sono mai stato un appassionato (pur riconoscendo che sia un grandissimo), ho 4-5 dischi e direi non più di 3 mi piacciono: quello con i Grateful dead, quello con Knofler e quello famoso, ma mi sfugge il titolo, di circa 20 anni fa ...
4) la lista di RH la aspettavo (sapevo della scadenza del 6 gennaio); sono proprio curioso di vederla, ancor di più dopo il commento di Zambo.

Buoni dischi a tutti.

Andrea Badlands

Anonimo ha detto...

Vista la top ten di RH mi sono convinto di aver fatto bene a prendere gli Avett!
Avevo anche preso il primo dei Robinson Brotherhood, ma non mi ha entusiasmato come J. Wilson.

Adesso mi mancano solo le top ten di Suono e Buscadero e il quadrò sarà completo: saprò come investre i risparmi (diciamo così) per i primi 5-6 dischi del 2012 ma acquistati nel 2013!

PS per Zambo: con grande dispiacere mi sono perso il tuo special su Radio Popolare di venerdì. C'è il file audio sul sito, vero?

Buoni dischi a tutti.

Andrea Badlands

Fabio Cerbone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fabio Cerbone ha detto...

Hai perfettamente ragione caro Zambo e infatti sono in parte "deluso" personalmente, perchè in qualche modo vuol dire che non sono stato in grado (io in quanto direttore della baracca, ma un po' tutta la redazione) di far passare le nostre scelte e i nostri consigli. O meglio lo abbiamo fatto, ma solo in parte (vedi comunque le posizioni di rincalzo)
Peccato, ma io resto della mia idea: una rivista deve proporre e rischiare, cercare nuove strade, pur restando fedele alla propria ispirazione. E' è anche per questo che ho lasciato senza rimpianti il Buscadero.
Ripeto: per me alla fine è quasi una sconfitta, ma andiamo avanti convinti per la nostra strada. In fondo se alla fine dell'anno sono arrivate centinaia di liste e comunque qualche nostra scoperta (con orgoglio posso dire che abbiano scovato per primi white buffalo, deep dark woods, lee bains, father john misty e tanti altri ancora) è stata apprezzata dal pubblico la cosa non può che farmi piacere.
Ci riproveremo in questo 2013, convinti anche che se dovessimo fermarci solo, con tutto il rispetto, all'ennesimo disco di Dylan o Springsteen, non avrebbe neppure più senso continuare a scrivere di musica ;-)

zambo ha detto...

L'aver riconosciuto la dicotomia tra le scelte dei lettori e quelle di chi scrive su Roots Highway (riconoscimi almeno la pubblicità che faccio al tuo sito, senza le frecce che tu neanche tanto velatamente lanci sul Buscadero, di cui peraltro conosco i limiti ma visto quello che gira.......)ma non capisco la tua ultima frase sull'ennesimo disco di Springsteen o Dylan. D'accordo l'essere pionieri, scoprire nomi e dischi nuovi e proporli al pubblico, questo è implicito nel nostro lavoro ma ciò non vuol dire non parlare o scrivere di chi è venuto prima e continua a meritarsi le attenzioni del caso. Perchè non dovrei parlare del nuovo Springsteen o Dylan ?, nel bene o nel male a seconda dei gusti, delle analisi e della storicizzazione di un percorso artistico, lo richiedono i lettori e lo richiede il mio ruolo di recensore. Anche se fossero gli unici due dischi usciti nell'anno, continuerei per piacere personale e impegno professionale a parlarne, senza paura della loro età. Non vorrei ma forse mi sbaglio che in modo sottile circoli una "criminalizzazione del vecchio" o per dirla alla Renzi una rottamazione dell'esperienza che personalmente mi lascia perplesso.......almeno nel rock pensavo che queste barriere non esistevano......Comunque mi rallegra il dibattito che questo Best of 2012 ha suscitato, vuol dire che abbiamo ancora entusiasmo (per di più disinteressato perchè la Sony, casa di Dylan e Bruce, nemmeno mi dà il Cd nonostante le recensioni, la pubblicità, la classifica) e questo è quello che conta

zambo ha detto...

nel commento di prima manca a chi è rivolto ovvero Fabio e poi, ti fa onore, subito dopo la chiusura della prima parentesi

scusate ma la fretta....

Fabio Cerbone ha detto...

No no, per carità, non volevo sostenere che non si dovesse parlare di Springsteen, Dylan e tutti gli altri mostri sacri. Forse mi sono spiegato male (il mezzo web a volte...)
Era solo per ribadire che non ci si deve fermare sempre e soltanto lì, che non devono restare per forza il centro assoluto della nostra discussione critica solo perchè portano quel nome, che esiste anche altro e tutto evidentemente va calibrato, con la giusta dose di passione e distacco critico ;-)

OK prometto, niente più frecciatine :-)

(che poi lo sai la stima - e il debito - che ho verso te e altri che scrivono sulla rivista)

Anonimo ha detto...

Carissimi Fabio e Zambo,
devo dire che i vostri post e lo scambio di vedute è illuminante e calza a pennello con il mio caso:
1) la cosa bella della classifica dei lettori di RH e della differenza da quella dei Redattori, come Zambo mette in evidenza, è proprio la differenza tra chi per professione (casomai la seconda) fa recensioni e i semplici ascoltatori. Bisogna dar retta anche a questi secondi anche perchè stiamo parlando - penso - nella stragrande maggioranza dei casi di gente che ascolta musica da 30 anni o più (che casomai leggeva il Mucchio negli anni '70 o altre riviste d'avanguardia).
2) Talvolta la ricerca spasmodica della novità può portare il recensore a focalizzarsi sempre e solo sul nuovo (alla Renzi, come dice Zambo). Questo non sempre è un bene. Il sottoscritto a furia di comprare dischi di autori sempre più "nuovi" e "originali" suggeriti (non dico da chi per non fare polemiche inutili) alla fine - complice lo ammetto anche il lavoro e i figli piccoli - si è allontanato dalla musica per 15 anni (ho scoperto i grandissimi Wilco 2 anni fa!!!!). Poi, devo dire grazie alla rete (Blue, Zambo e RH) ed al coraggio di passare al Buscadero (più vicino ai miei gusti e che fa recensioni talvolta discutibili in italiano ma che si capisce di cosa parla) mi sono riavvicinato alla musica che amo: ora compro la media di 20 CD all'anno e sto recupernado 15 o forse più anni persi .... una manna dal cielo.
E poi - come ho scritto in un altro post qui su Z'P - diciamolo: solo se chi scrive di musica riesce a trasferirti bene cosa c'è di emozione nei dischi ma anche e in modo preciso che musica si trova dentro, questi fa il perfetto servizio al suo lettore.
Grazie a tutti voi per quanto fate!

Andrea Badlands

Anonimo ha detto...

Premessa la mia ammirazione per Zambellini, mi sembra una riedizione,unpò più prolissa e gerontocratica, di quanto scrisse già l'anno scorso.
I dischi da lui menzionati, a parte Neil Young, mi sono sembrati deboli rispetto a molte uscite di artisti giovani od emergenti ma questo
dipende dai miei gusti. E' vero dire che il rock è morto è una
cretinata, ma lo è perchè da 20 anni i codici musicali si sono
frantumati in mille diramazioni imprevedibili e questo, per me, rende
questi anni eccitanti e pieni di sorprese musicalmente parlando.
L'impressione è che dietro tanta stanchezza ci celi anche un piacere
voyeuristico nell'osservare le immagini dei ricordi, musicali e non,della propria gioventù...una sensazione alla quale tutti,
inevitabilmente, andiamo incontro.
un ex lettore del Busca di molti anni fa.

zambo ha detto...

riguardo all'intervento dell'ultimo anonimo posso aggiungere che è lungi da me trattare il discorso musicale con l'occhio (e il cuore) nostalgico rivolto alla propria gioventù. Non sono mica pirla, lo so che la canzone con la quale baciai una ragazza la prima volta (era Paint It Black) non me la scordo più ma questo è un altro discorso. Quello che mi preme è vedere se la creatività nel rock resiste al tempo e offre sunti nuovi o come dici tu si è frantumata in mille rivoli, interessanti si (ma quali sono poi?) ma solo interessanti. Gli ultimi "ex giovani" che hanno sconvolto la scena rock sono stati i Radiohead e Wilco ma di anni ne sono passati e anche loro assomigliano più ai veterani che ai runners. Le diramazioni che dici te non mi sembra abbiano partorito chissa cosa ma sono pronto a ricredermi. Sui dischi deboli dei vecchi di quest'anno non sono per nulla d'accordo. Lo dimostrano le classifiche di lettori e di redattori di tutto il mondo.

domino joe ha detto...

... Zambo, "Il Braccio Violento Della Legge", definirlo B-movie non è male... ha preso "solo" 5 Oscar...