sabato 14 febbraio 2026

LOS LOBOS PALASPORT SAN BERNARDINO CHIARI 12/02/26


 

Passano gli anni ma i Los Lobos rimangono la miglior band uscita dalla spanglish America. Gli sforzi della ADMR sono stati premiati, dopo il Teatro Superga a Nichelino anche il Palasport di Chiari era gremito di aficionados e amanti della musica per il ritorno dei Lupi di East L.A che in quasi due ore hanno deliziato con la loro musica vera, sincera, autentica, unica. Orfani di Louie Perez ma degnamente sostituito alla batteria da Alfredo Ortiz, un’ autentica macchina da guerra delle percussioni che assieme al bassista Conrad Lozano, sneakers ai piedi, pantaloni corti, spesso seduto su una cassa, hanno impresso un ritmo forsennato al set confermando una volta di più la tesi che se non hai una grande sezione ritmica non potrai mai essere una grande rock n’roll band (vedi Allman, Little Feat, Dave Matthews Band e via dicendo). Gli altri fanno il resto e che resto, David Hidalgo e Cesar Rosas sono due chitarristi eccezionali, il primo con una PRS si concede ad assoli creativi, il secondo con la Gibson SG, la cosi detta diavoletto, è l’anima chicana della band con i suoi fulminei ma efficacissimi graffi blues e rock n’roll. Accanto ai due l’inconfondibile Steve Berlin, la variabile della band con i suoi sassofoni, in particolare il baritono, e le tastiere, spiazza con rumori di jazz atonale. Con una band simile può essere solo festa grande, il miglior modo perché i suoni del Barrio arrivino contagiosi e coinvolgenti nella fredda Pianura Padana in un giovedì di febbraio ed un pubblico partecipe (e nel finale pure danzante) premi lo sforzo degli organizzatori e la bravura dei musicisti. Concerto che si può sommariamente dividere in tre sezioni, i brani più legati alle loro classiche radici ispaniche come Evangeline, una Volver, Volver cantata da tutto il pubblico, un paio di cumbie, e una tiratissima Mas Y Mas allungata e jammata in un muro del suono da lasciare attoniti. Trattate jam anche The Neighborhood trasformata in un pezzo alla Dead e la fantastica ripresa di Dear Mr.Fantasy, dei Traffic prova di quanto i Lupi facciano parte di quella dinastia  amante delle cover personalizzandole secondo la propria natura e indole. La capacità di integrazione dei Los Lobos è fuori discussione, non solo nel filtrare decadi di storia del rock e del blues ma soprattutto esponendo con la musica una idea di libertà che è fusione di linguaggi, etnie e culture diverse in un paese contradditorio come sono gli Stati Uniti oggi. Poi rimangono pur sempre una band di rock n’roll, asciutto, virato latin o dal sapore fifties e allora via alla cover dei Blasters di Flat Top Joint, a Shakin Shakin Shakes, a Come On Let’s Go e al travolgente finale con tutti sotto il palco di La Bamba in medley con Good Lovin’. Di certo non potevano mancare Kiko and Lavender Moon con Hidalgo abbracciato al suo accordeon e la vibrante How Will The Wolf Survive , titolo dell’album che li fece conoscere al mondo intero. Los Lobos, qui e per sempre, con le loro stazze abbondanti, il loro calore, i loro sorrisi, il loro rock n’roll pachuco. Queste sono le serate che fanno stare bene.

MAURO ZAMBELLINI    FEBBRAIO 2026