Passano gli anni ma i Los Lobos rimangono la
miglior band uscita dalla spanglish America. Gli sforzi della ADMR sono stati
premiati, dopo il Teatro Superga a Nichelino anche il Palasport di Chiari era
gremito di aficionados e amanti della musica per il ritorno dei Lupi di East
L.A che in quasi due ore hanno deliziato con la loro musica vera, sincera,
autentica, unica. Orfani di Louie Perez ma degnamente sostituito alla batteria
da Alfredo Ortiz, un’ autentica macchina da guerra delle percussioni che
assieme al bassista Conrad Lozano, sneakers ai piedi, pantaloni corti, spesso
seduto su una cassa, hanno impresso un ritmo forsennato al set confermando una
volta di più la tesi che se non hai una grande sezione ritmica non potrai mai
essere una grande rock n’roll band (vedi Allman, Little Feat, Dave Matthews Band e
via dicendo). Gli altri fanno il resto e che resto, David Hidalgo e Cesar Rosas
sono due chitarristi eccezionali, il primo con una PRS si concede ad assoli
creativi, il secondo con la Gibson SG, la cosi detta diavoletto, è l’anima
chicana della band con i suoi fulminei ma efficacissimi graffi blues e rock
n’roll. Accanto ai due l’inconfondibile Steve Berlin, la variabile della band
con i suoi sassofoni, in particolare il baritono, e le tastiere, spiazza con
rumori di jazz atonale. Con una band simile può essere solo festa grande, il
miglior modo perché i suoni del Barrio arrivino contagiosi e coinvolgenti nella
fredda Pianura Padana in un giovedì di febbraio ed un pubblico partecipe (e nel
finale pure danzante) premi lo sforzo degli organizzatori e la bravura dei
musicisti. Concerto che si può sommariamente dividere in tre sezioni, i brani
più legati alle loro classiche radici ispaniche come Evangeline, una Volver,
Volver cantata da tutto il pubblico, un paio di cumbie, e una tiratissima Mas Y Mas allungata e jammata in un muro
del suono da lasciare attoniti. Trattate jam anche The Neighborhood trasformata in un pezzo alla Dead e la fantastica ripresa di Dear Mr.Fantasy, dei Traffic prova di quanto i Lupi facciano parte di quella dinastia amante delle cover personalizzandole secondo
la propria natura e indole. La capacità di integrazione dei Los Lobos è fuori
discussione, non solo nel filtrare decadi di storia del rock e del blues ma
soprattutto esponendo con la musica una idea di libertà che è fusione di
linguaggi, etnie e culture diverse in un paese contradditorio come sono gli
Stati Uniti oggi. Poi rimangono pur sempre una band di rock n’roll, asciutto,
virato latin o dal sapore fifties e allora via alla cover dei Blasters di Flat Top Joint, a Shakin
Shakin Shakes, a Come On Let’s Go e
al travolgente finale con tutti sotto il palco di La Bamba in medley con Good
Lovin’. Di certo non potevano mancare Kiko
and Lavender Moon con Hidalgo abbracciato al suo accordeon e la vibrante How Will The Wolf Survive , titolo
dell’album che li fece conoscere al mondo intero. Los Lobos, qui e per sempre,
con le loro stazze abbondanti, il loro calore, i loro sorrisi, il loro rock
n’roll pachuco. Queste sono le serate che fanno stare bene.
MAURO
ZAMBELLINI FEBBRAIO 2026

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