venerdì 26 giugno 2026

MIKE CAMPBELL & The Dirty Knobs MISSION OF MERCY


 

Tutto si può dire tranne che Mike Campbell coi suoi Dirty Knobs non stia valorizzando il suono che fu degli Heartbreakers con dischi che bilanciano il suo amore per il blues e il rock degli anni settanta e la capacità di creare teneri ritratti di personaggi, canzoni d’amore e ballate. Un rock vecchia scuola, ribadito nel nuovo Mission of Mercy, una raccolta di brani e riflessioni con cui l’autore esplora e amplia il suo stile in compagnia di una band ormai collaudata da dischi e concerti dove a fianco del polistrumentista e cantante Chris Holt che contribuisce con chitarre, tastiere e armonie, del bassista Lance Morrison si è aggiunto il batterista Steve Ferrone, già con gli Heartbreakers. Non fa mistero che questi potevano contare sul fondamentale ruolo di Tom Petty nello scrivere canzoni indimenticabili (e Campbell non raggiunge certo tali livelli come autore) ma un destino crudele ha voluto che l’avventura si concludesse anzitempo e quindi non rimane che accettare ciò che è rimasto sul campo.Da lassù il caro Tom non può che sorridere vedendo il suo chitarrista, e adesso anche il suo batterista, preservare la sua storia musicale. Per Campbell non è stato tutto facile, dopo la scomparsa dell’amico ha dovuto rimboccarsi le maniche e cominciare dal basso a costruirsi un pubblico, una sorta di viaggio terapeutico che lo ha portato, con moglie e cani al seguito, e in compagnia dei Dirty Knobs a risalire la china, attraversando gli States prima come l’ultimo nome in cartello nei concerti di altri e poi diventando l’headliner nei teatri dove aveva sempre sognato di suonare. In questo modo ha intercettato i vecchi fans degli Heartbreakers, ancora affranti per la scomparsa del leader, e nuovi adepti conquistati e attratti dal robusto boogie dei Dirty Knobs. Mission of Mercy raccoglie sia il seminato dei primi tre album con i Knobs ma ne allenta il boogie in nome di nuove aperture, messe in evidenza negli arrangiamenti di archi e in particolare nella title track quando, in dolce armonia con Holt, ricrea l’umorale atmosfera californiana di Pet Sounds dei Beach Boys, e nella lunga conclusiva Vagrant imbastendo su un sinuoso riff jazz un flusso di coscienza col fine di raccontare di un hipster della Beat Generation che fluttua in una surreale San Francisco tra tram, stelle cadenti, junkies, perditempo e scimmie pulciose, chiedendosi alla fine chi potrà tirarlo fuori di lì. Un talkin’ che può ricordare certi recenti monologhi di Dylan, lo stesso autore l'ha definito come l’incontro tra Take Five di Dave Brubeck e Mission Impossible (“ho detto ai ragazzi, facciamo qualcosa di jazz e io ci parlerò sopra”), libertà artistica e eccentricità che funzionano dando valore aggiunto a un album comunque dalla forte identità rock n’roll, che come i lavori precedenti definisce lo stile dell’autore e della band. L’acquisita maturità del suo songwriting (nel frattempo è uscito  Heartbreaker, il suo libro di memorie), “scrivo i testi, spesso pensati di notte, e poi passo alla musica, l’opposto di quello che ho sempre fatto”, si fonde perfettamente con il gesto della band, Let Me Back In My Dream col suo assolo “alla Campbell” e l’ariosità melodica contrapposta al drumming senza scampo  e  I Remember con la sua chitarra, il pianoforte e quel ritornello rubato alle strade dell’Ovest rimandano allo sfavillante sound degli Heartbreakers periodo Long After Dark, More Than Gold dal canto suo si abbandona ad un melodico languore country e Bongo Mania rimbalza tra bonghi e Kate Pierson (la voce dei B-52’s)in uno di quegli scoppiettanti numeri rock n’roll che mettono in piedi un’intera platea. Se l’apertura di No Regrets ricorda il mood elettroacustico di Wildflowers, muscolare è invece Wrecking Ball, il lato hard-rock dei Dirty Knobs, qui vicini ai Led Zeppelin mentre la percussiva My Mama Told Me va verso il blues in compagnia della slide. Done To Me diverte grazie al tono scanzonato e quel piano honky-tonk e la cupa e fragorosa Armageddon, il pezzo più pesante dell’album, incombe col suo tono catastrofico (pioggia acida che cade/ stiamo inseguendo l’alba/ombre scure sul terreno/ sai che ci stiamo dirigendo verso l’Armageddon)sui disastri del mondo. Mission of Mercy è agrodolce come i personaggi delle canzoni alla continua ricerca di connessioni spirituali e redenzione terrena, spesso in balia di destini poco controllabili dagli individui stessi ma decisi ad andare avanti, ed è anche un disco che continua una tradizione di potente, armonico e illuminato rock n’roll.

MAURO ZAMBELLINI     GIUGNO 2026

3 commenti:

Luigi ha detto...

Il disco mi pare molto buono ma ,a livello di scrittura, un gradino sotto il precedente .
Poco male perché l'ingresso di Ferrone ci restituisce metà di quella favolosa band che furono gli Heartbreakers. A tale proposito mi auguro che qualche promoter italiano tenti ,se le richieste economiche non sono esose,di portarlo in Italia.
Come ultimo desiderio non mi dispiacerebbe vedere qualche editore prendersi la briga di tradurre in italiano la sua autobiografia da mettere sullo scaffale a far compagnia al libro di Denti e Zambellini su Tom Petty.
Chiedo troppo ?

Zambo ha detto...

So di un promoter che lo vuole portare il prossimo anno da noi. Per il libro spero che qualcuno ci pensi

Armando Chiechi ha detto...

La tua recensione alletta molto. Spero di poter effettuare un preascolto su Spotify qualora fosse disponibile. Ad ogni modo mi incuriosisce...