A 33 anni dalla prematura scomparsa esce un album di John Campbell registrato in solitario in due diverse apparizioni presso il programma radiofonico olandese 2 Meter Sessions. Voce e tre diversi modelli di chitarra, una Gibson Southerbn Jumbo del 52, una National Steel resofonica del 1934 con manico a 12 tasti e una National del 1940 sono l'armamentario di un blues scarno, sofferto, ancestrale, capace di trasmettere verità emotiva, carisma, rapimento espressivo, il dono di uno dei bluesman meno chiacchierati e conosciuti dello scorso secolo, morto troppo giovane ma reso immortale dalla sua musica. Quello che segue è un profilo dell'artista pubblicato sul numero 499 della rivista Buscadero, adesso in edicola.
A MAN AND HIS BLUES
Quando nel 1991 uscì One Believer, Stevie Ray Vaughan era
già in Paradiso e il blues aveva perso un importante punto di riferimento dopo
che, negli anni ottanta, lui e Robert Cray avevano ridato ossigeno al genere.
Fu proprio il produttore di Cray, Dennis
Walker assieme al bassista e batterista Richard Cousins e Jimmy Pugh ad
aggiungere virtù a un disco che portava sotto i riflettori un bluesman di cui
si sapeva pochissimo: John Campbell.
Nato a Shreveport in Louisiana nel 1952, Campbell iniziò in giovanissima età a
maneggiare la steel guitar di sua nonna, imparando dai dischi di Lightnin’ Hopkins i rudimenti delle
dodici battute. A tredici anni si spostò a vivere in Texas dove formò il suo
primo gruppo, diede alle stampe Street Suite e si fece conoscere nei
club di Corpus Christi aprendo i concerti di Clarence Gatemouth Brown, Albert
Collins e Son Seals. Problemi di salute lo costrinsero a periodi di immobilità,
impossibilitato a suonare dal vivo, conseguenza di un incidente avvenuto a
sedici anni con un dragtser, episodio che gli segnerà per sempre la vita
lasciandogli un polmone collassato e suture in tutto il corpo. La chitarra e il
blues saranno per lui salvezza e vita, del tutto sfortunata dato che il 13
giugno 1993, improvvisamente, un infarto lo stroncò mentre dormiva nella sua
casa di Manhattan. Aveva appena fatto tappa in Italia con uno showcase a
Milano, ebbi la fortuna di intervistarlo (con Marco Denti) trovandomi di fronte
una persona gentilissima, colta, umile e sorridente che rispose a tutte le
domande con una pacatezza ed una serenità che contrastavano con quello sguardo mefistofelico
e quel ghigno sinistro che troneggiavano sulla copertina di One
Believer, uno dei dischi di blues che più ho amato per quella carica di
mistero che si portava appresso. In tale occasione l’artista mi rivelò i
chitarristi che lo avevano influenzato: oltre a Hopkins, John Lee Hooker, Son
House e Elmore James ma nutriva una particolare predilezione per la colonna
sonora The Hot Spot di Miles Davis dove compaiono Hooker, Taj Mahal con
l’acustica e Roy Rogers con la slide. In realtà il primo a dare una mano
concreta a John Campbell fu Ronnie Earl,
incontrato nel 1988 in un club di New York una notte in cui si rinchiusero nel
backstage a suonare fino all’alba, parlando di Lightnin’Hopkins e delle canzoni
che amavano. Si erano conosciuti in Louisiana ma fu in quella magica notte che
Earl decise di produrre A Man and His Blues, per poi invitare
negli Splice of Life Studios di Brighton, nel Massachussetts l’armonicista di
Muddy Waters Jerry Portnoy, il
batterista Per Hanson e il cantante Darrell Nulisch, supporto vocale in una
canzone, Judgement Day di Snooky
Prior. Il risultato fu una sorta di raffinato sampler delle influenze di
Campbell, il quale canta e suona un’acustica Gibson SJ del 1952 con un pickup
Dearmond ed un amplificatore Fender Princeton, sbizzarrendosi in solitario o
con gli altri in brani propri e nella rivisitazione di Lightnin’ Hopkins,
Elmore James e Furry Lewis, incrociando Delta e Texas blues con il vecchio
ragtime dello strumentale Deep River Rag.
Pur essendo la classica opera d’esordio A Man and His Blues è già un
attestato della bravura tecnica, della personalità interpretative e della sensibilità
di un artista che ha il blues nel sangue, capace di comunicarlo in tutte le sue
espressioni. Nell’intervista ammise di essere sempre stato attratto dagli
aspetti segreti delle esperienze spirituali e la musica era una di queste, coinvolgendo
l’intera vita. “ Da ragazzo ebbi un incidente grave che mi costrinse in casa
per oltre un anno, fu un periodo di solitudine in cui pensai spesso alla morte.
Un’esperienza che mi è rimasta dentro, e non appena iniziai ad imparare gli
accordi di John Lee Hooker e Lightnin’ Hopkins pensai che più
dell’intrattenimento mi interessava il blues come connessione ed espressione
dei sentimenti, potersi guardare dentro e comunicare all’esterno. Suonare
divenne qualcosa di taumaturgico, proprio come John Lee Hooker canta in The
Healer”.
La
mortalità, le possibilità della vita, la spiritualità sono cose che Campbell ha
sentito, assorbito e vissuto da vicino e sono la base di One Believer, nonostante la copertina con quel volto, quei
colori scuri abbiano indotto a pensare in un primo momento alla solita leggenda
del blues come musica del diavolo. “Il blues è Dio e il diavolo, il blues
esprime i sogni e gli incubi, per apprezzare il bene bisogna conoscere il male.
Non possiamo far finta che le cose negative non esistano e così è il blues,
anche se alla fine rappresenta la vittoria di chi sentendosi afflitto da
abbandoni, lutti, disperazione riesce comunque a esprimere il suo stato
d’animo, tirarlo fuori, comunicarlo. Una sorta di liberazione. Spezzare le
catene, questo è il blues, non solo musica di sofferenza ma una vittoria
dell’individuo che con fatica riesce a urlare il proprio malessere e perciò lo supera”.
Pur sapendo quanto Campbell avesse sofferto nella vita. Ed è una vera
liberazione il suo One Believer, libertà dai modelli standardizzati del blues, un
approccio affatto scolastico a una materia antica che John Campbell con le note
intense ed evocative strappate alla sua National trasporta in un mondo a sé creando
un’atmosfera densa, notturna, fatta di attesa e presagio, con titoli che citano
il diavolo (Devil in my Closet), San
Pietro (Angel of Sorrow), il voodoo (Voodoo Edge), Bela Lugosi, senza
scordarsi del blues come storia di strada, di polvere, di auto e moto, di amori
sfuggiti. Il suono è ossuto, l’immaginario è cupo, lo stile asciutto nel
risaltare linee secche e metalliche della National, la voce bassa e tenebrosa,
si ha l’impressione di scorgere l’ombra dell’ultimo Willy DeVille ma è
essenzialmente Texas blues in una scenografia da bayou des mysteres. Disco affascinante che stabilisce un’unicità
che va oltre il tempo in cui è stato realizzato. Che Howlin’ Wolf sia uno dei
prediletti del nostro lo si evince quando nel 1993 esce Howlin Mercy, titolo che associa due
termini distanti la cui unione riflette il contrasto vissuto interiormente
dall’artista. Ancora prodotto da Dennis Walker, suonato questa volta con una
“sua” band di cui fanno parte il chitarrista Zonder Kennedy, il bassista Jimmy Pettit e il batterista Davis McLarty, ovvero la potente
sezione ritmica di Joe Ely nei suoi guitar years, il disco sposta il
baricentro verso un sound più elettrico e amplificato e la dimostrazione arriva
dalla versione tutta slide di When The
Leeve Breaks di Memphis Minnie resa celebre dai Led Zeppelin e qui interpretata come se Robert Johnson nascesse
domani. Altre due cover suggellano un album dove la voce di Campbell sale
direttamente dagli inferi ed è un grido di dolore sopra una cascata di schermaglie
elettriche, caverne sonore, rimbombi tribali. La versione di Down in the Hole oscura quella di Tom Waits che al confronto sembra un
prete da oratorio, il traditional Saddle
Up in My Pony sembra dirigersi verso Paris,Texas di Ry Cooder prima che
Campbell la trascini nel suo dantesco dark-blues con una voce che incute paure
ancestrali per poi finirla in un boogie alla ZZ Top. Registrato al Power
Station di New York e mixato agli Ardent Studios di Memphis, Howlin
Mercy è solo di poco più mainstream del precedente, forse per ambire al
posto lasciato libero da Stevie Ray
Vaughan con cui condivide certe cavalcate chitarristiche furiose e torrenziali.
Comunque alternate ai tempi medi di un country-blues che si fa ballata, alla lentezza
appassionata e al potere salvifico di Love’s
Name, all’arioso southern rock di Wiserblood
e alla slide ululante di Wolf Among
The Lambs.
Sfortunato
e sconosciuto ai più, John Campbell non ha avuto modo di beneficiare della “beatificazione”
mediatica riservata ai grandi chitarristi blues, bianchi o neri che siano, al funerale
venne accompagnato da uno stuolo di bikers e l’orazione funebre fu tenuta da
Dr.John. Se ne era andato troppo presto ma bastano questi suoi tre dischi per
renderlo immortale.
MAURO
ZAMBELLINI


68 commenti:
Non esagero se dico di essermi emozionato nel leggere questo articolo per più d'un motivo...l'uno perché si parla di un grande artista davvero sfortunato, l' altro perché mi scorrono davanti agli occhi vecchi numeri del Mucchio Selvaggio con relativi articoli e recensioni del nostro Mauro, da sempre grande esperto e divulgatore delle nostre passioni, nonché attento "promotore" di quegli artisti vicini alla cosiddetta B Side of Life. Non ricordavo però citando Campbell in questo scritto, il suo amore per la soundtrack di The Hot Spot che ancora oggi ascolto puntualmente in vinile. Anni in cui poco prima dell'ingresso di Stevie Ray, il blues o meglio certo blues rock pareva un ricordo lontano e che ti faceva rimpiangere ancora più i vecchi dischi. Tempi duri perché non erano più di questa terra Michael Bloomfield, Mayall andava un po' ad intermittenza e Clapton sembrava più interessato all'outfit di Armani che alla Stratocaster e a parte George Thorogood o Gallagher vi era davvero poco per gioire. Poi ... from Austin Texas come recitava la voce del presentatore sul vinile ( Blues Explosion Montreaux Live Festival) giunse la luce ed ancor più si scaldò con l'arrivo di altri discepoli a seguire come il canadese Jeff Haley o il nostro Campbell giusto per citare quelli a me più cari. Sembrava che le cose si fossero in un certo senso stabilizzate e che lo spirito del blues avesse ritrovato il crocicchio tra la Highway 61 e la hwy 49. Campbell però ci dono' in più il senso del mistero e le dovute suggestioni. Due dischi che ho consumato e che ancora riascolto come fossero usciti ieri ...il potere del blues !!
Livio. Anch'io, tanti anni fa, devoto al Mucchio, comprai Howlin' Mercy, il disco mainstream di John C. Riascoltato grazie alla passione di Zambo, e anche di Armando, ci ho trovato Stevie Ray e Thorogood, un po' di TomW., e tanta slide ZZT.
Insomma, rock blues di vaglia, duro e tosto.
Un altro bad boy di questa wild bunch era Calvin Russell: ecco, anche su di lui mi piacerebbe leggere qualcosina. Ho diversi suoi dischi che ancor mi stuzzicano...
Vero Livio e a proposito di certi artisti come non ricordare ad esempio Chris Whitley . La lista sarebbe davvero lunga e diversi sono gli outsiders da ricordare o tenere in considerazione. Tra quelli per fortuna ancora vivi ricordo sempre con immenso piacere ad esempio l'esordio di A.J.Croce,figlio d'arte d'eccellenza e con una sua identità ben precisa.
Ritorno ancora a Campbell perché grazie all' articolo riportato da Mauro e di cui non vedo l' ora di leggerne sul Buscadero, sto beneficiando tramite Spotify del solito preascolto. Queste 2 Meter Session sono a dir poco fantastiche anche perché ritengo che se sai veramente muoverti in solitaria su di una chitarra acustica vuol dire che non sei un bluff. Certo non è detto che tutti i grandi axemen siano abili con l'una e l'altra ma riuscire a mantenere viva l'attenzione con una sola chitarra ed una voce, anche se in questo caso lo strumento usato è una di quelle con cassa acustica metallica non è cosa scontata e poi ritengo che il blues non lo puoi certo ingannare. Preascolto che sicuramente mi indurrà all'acquisto.Grazie John e grazie Mauro di questa anteprima...
Purtroppo sprea ci ricasca: sul n°498, a pg 40, si pubblicizzava la nuova tariffa di abbonamento (da 64.9 a 69.9€) promettendo però in cambio la famigerata versione digitale + un volumetto di non proprio fresca stampa con "tutte le frasi + divertenti del rock"(sai che roba!?!).
Bene, cioè male!, xchè sempre a pg 40, ma del n°499 la famigerata versione digitale è già scomparsa, mentre il prezzo resta a 69.9 e permane "l'imperdibile" volumetto.
Assodato che al Busca io non rinuncio, ma questi ci prendono x il c..., o... ci prendono x il c...????
Spero che non finisca come Il Mucchio Selvaggio.
Per me poco male, dato che lo acquisto 3-4 volte all'anno, alternandolo con Blow Up e raramente con Rumore, ma mi dispiace che chi ascolta la nostra musica inizi a essere equiparato a un target stereotipato da spremere o a persone di bocca molto buona, come succede con altri generi. E questo tipo di musica ha la caratteristica di essere di un livello di consapevolezza, anche culturale in genere, superiore
Livio. Speriamo in bene, Corrado.
Parlando di musica, che è ciò che qui conta, e di vita, che conta sempre, mi preme segnalare, sul sito Busca, la splendida recensione del concerto di Springsteen a Brooklyn di pochissimi gg fa, a firma Francesco Calazzo, che coglie perfettamente lo spirito dell'evento e pure gli eventuali dubbi e perplessità del fruitore consapevole, fortunatamente spazzati via dallo spessore morale e umano, in qs caso, sia di chi suona che di chi assiste.
No Kings
Ironico pensare a proposito di quello che dici Livio e citando la recensione a cui fai riferimento è quanto il nome Trump fosse presente 70anni fa ma la stirpe è dura a morire e triste pensare pure quanto il padre di Woody Guthrie fosse una macchia nera nel nome della sua famiglia. In realtà avventuriero senza scrupoli e razzista con probabili linciaggi alle spalle,non oso pensare cosa possa aver significato per suo figlio avere un padre del genere.. tanto che Woody non ne parla nemmeno nel suo " This Land Is Your Land" romanzo autobiografico fantastico e ripubblicato anni fa per la Marcos Y Marcos. Per quel che riguarda invece l'ultimo numero del Buscadero tutto da godere...
Forse avro' letto distrattamente il nome di questo bluesman durante qualche sbirciata on line o cartacea del Buscadero piu' che del Mucchio Selvaggio; siccome conosco Mauro da quando lo leggevo sul Mucchio Selvaggio, questa volta non mi sono sottratto alla proposta di conoscenza di questo artista: ancora una volta ho avuto conferma che quello che scrive Zambellini al 99 per cento (per non dire 100 ) e' oro colato.....ho ascoltato il pezzo che richiama Howlin Wolf e ho avuto l' ennesima conferma: un vocione potente che sembra venire direttamente dagli inferi, degno di Wolf. Ho tavuto l' ennesima conferma che leggere Zambellini che parla di un pezzo o di un artista e' un piacere di per se: te lo fa gustare senza ancora averlo sentito.
Grazie di cuore Antonio. Per quanto riguarda Sprea, a loro interessa il business, noi cerchiamo di tenere botta e fino ad ora non hanno detto una parola sulla linea editoriale e sono in tanti a dire che il giornale è migliorato. Sulle politiche di marketing non no possiamo fare nulla, ma se non ci fossero stati loro il giornale sarebbe già chiuso
Livio. Confermo, anche secondo me il Busca è migliorato e l'abbonamento è comunque conveniente. Consegna rapida e finora sicura, almeno x me.
Lode a sprea x non interferire sui contenuti, ma certe furbate, come promettere la versione digitale senza poi stare ai patti, come lamentato anche da altri frequentatori dello Zambo's Place, ecco, non stanno bene e non vanno fatte passare sotto silenzio.
Per quanto mi riguarda, poi, al Buscadero non rinuncerei manco se il prezzo raddoppiasse, e se frequento qs blog è perchè anch'io mi riconosco, coi dovuti distinguo dovuti al gusto personale, nella linea di Zambellini (dei veterani apprezzo particolarmente anche Callieri e Verdi).
A proposito: il live di Gregg A., recensito entusiasticamente dal Prof, è davvero superlativo. Pezzi già sentiti migliaia di volte da ABB, ma sempre diversi, e qui in particolare declinati in gustosissime keyboard supersoul version, con il bonus del vocione di Gregg, nel 1986 ancora potente, caldo, avvolgente.
A proposito dell' ultimo Buscadero davvero un numero ghiotto. Ho letto inoltre la recensione del nostro Mauro a proposito dell' ultimo album di Ryan Bingham trovandolo davvero coinvolgente dopo il solito preascolto su Spotify. Inoltre suggestionato dal lungo speciale dedicato a Guy Clark dove scrive Capizzi con una disamina dei dischi effettuata da Fabio Cerbone non ho potuto fare a meno di riprendere Old N.1 riassaporando e ogni dettaglio ed ogni nota approfittando dei testi tradotti e salvati tempo fa sul mio PC. Inutile rimarcare il dono della sintesi ed il gusto per il dettaglio di Clark ed una poesia che affondava il cucchiaino in una quotidianità fatta dai nostri sempre amati loosers vicini ai racconti di Larry McMurty passando da un Peckinpah e perché no dal Matthew McCoughney di Dallas Buyers Club. Inoltre e per quanto so che a Zambo non piacciono ho goduto anche dello speciale di Galli sugli Eagles, band che durante i miei tredici anni insieme a Browne mi aprì le porte del country rock facendo in modo che scoprissi anche Gram Parsons e FBB, Byrds ecc. e di conseguenza tutte le possibili declinazioni della West Coast music da L.A a Frisco...seppure ora e a distanza di anni gli Aquilotti che amo di più rimangono quelli che vanno dall' album omonimo ad " On The Border"...
Non me ne vogliano Zambo e il Drugo anche se per contro amo pure i Coen, i CCR e Tom Waits che trovava gli Eagles buoni per raccogliere la polvere depositata sul giradischi...
Livio. Mi unisco ad Armando e agli estimatori degli Eagles, e pazienza se il Big Lebowsky non acconsente. Autori di un peculiare country-pop (progressivamente sempre più pop, lo ammetto) caratterizzato da impareggiabili armonie vocali e perizia strumentale sopraffina (tutti i componenti vantavano precedenti super-esperienze), dal vivo almeno inizialmente non spaccavano, limitandosi ad eseguire i pezzi esattamente come da pubblicazione ufficiale. Il recente live, però, è una delizia: inappuntabile.
Vero: tanti loro successi sono cover (J.Browne; T.Waits, spesso acido con chi reinterpreta i suoi brani) e vero che tra cocaina, piscine e litigi furibondi non hanno certo lasciato una grande immagine del gruppo,
ma ragazzi, sapevano suonare e cantare come quasi nessuno.
E poi Already Gone è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto.
Livio PS: Happy Birthday a His Bobness, che allo scoccare degli 85, che fa? Annuncia il nuovo tour americano!
Vero Livio... già a vederli sul retro copertina di " One Of These Nights" la dice lunga sui vizi e stravizi presi nella Città degli Angeli e " Hotel California" conferma nelle liriche una lucida analisi sulla decadenza avvenuta a loro e parallelamente a quella generazione di ex freaks. Ricordo ancora quanta malinconia provai nell' ascoltare " The Long Run" e come ben accolsi l'arrivo di una nuova generazione sul Sunset Strip tanto che con l'arrivo dei vari X,Blasters,Gun Club,Los Lobos e la scena di Tucson trasferitasi nella California meridionale chiusi definitivamente una porta sulla vecchia West Coast. Ci sono ritornato solo negli ultimi venti anni o poco meno perché invecchiando senti quasi il bisogno di riprendere certe cose e capire cosa ha resistito nel tempo e cosa invece è andato a chiudersi nel ripostiglio della memoria e dei ricordi. Un gioco crudele forse ma che attraversa tutti i generi ed una moltitudine di dischi...
Non è di rock che si parla seppure è stato coinvolto in passato dai Rolling Stones ma ci ha lasciato un gigante del jazz come Sonny Rollins. Ho diversi suoi dischi seppure qualcuno non di facile ascolto ma pensare che ha suonato con Miles Davis e John Coltrane, Sonny Stitt e Dizzy Gillespie per non parlare di Coleman Hawkins fa riflettere sulla grandezza di una leggenda. Forse uno dei pochi giganti rimasti di quella generazione. So Long Sonny..
Livio. Trovo sconcertante che De Gregori, che musicalmente apprezzo, affermi che l'impegno anti biondo di Sp.steen e altri non serva a nulla e blablabla....
Proprio lui, di ultrasinistra (se non ricordo male), finge di non capire che ogni personaggio pubblico è, anche suo malgrado, un opinion maker? Che ogni voce si levi contro un dittatore è benvenuta? Che gli anti maga in usa sono boicottati e minacciati di morte, tanto da dover rafforzare la schiera dei body guard?
Anche l'impegno di Neil Y., Tom W. e tanti altri non serve a nulla?
Mi sa che sotto sotto c'è un suo senso di colpa, visto che, per pigrizia o codardia, non sa dire nulla nè contro il biondo, ma nemmeno contro l'attuale maggioranza nostrana...
Ho sempre detestato questo personaggio.
Ai miei occhi rappresenta il peggio dell'Italia, musicale, culturale e sociale.
Ha uno spessore artistico enormemente sopravalutato e ha semmai influenzato un'intellighenzia vuota, narcisista e con la puzza sotto il naso, contribuendo ad affossare la credibilità della Sinistra italiana (che infatti oggi è rappresentata da gente come Jovanotti).
Quest'ultima uscita rafforza ancora di più le mie convinzioni, ma la chiusura la lascio alle parole di un mio caro amico, cantante e dotato del dono innato della sintesi:
"Che pezzo, mio Dio, che penoso...E chi cazzo deve farle queste cose, se non chi ha LA VOCE? Per carità di Dio..."
R.I.P. lui e tutta quella generazione che, se non ha rovinato l'Italia, ha dato il tono al nostro clima culturale e alla sua involuzione attuale.
Perdonate la durezza
L’uscita di De Gregori ha suscitato un bel vespaio e fa il paio con quella di Erri De Luca.
Su De Gregori secondo me ma è una mia personale opinione è che ci sia un grande equivoco classificandolo come uomo di sinistra . Ha avuto uno zio ucciso a Porzus , gli hanno puntato una pistola al palalido nel 1976 . Io dubito che sia di sinistra .
Ha detto la sua ed essendo in democrazia ne prendo atto . Ma non sono d’accordo.
A maggior ragione un artista deve prendere posizione e se non la prende esprime comunque una posizione.
Mi da l’impressione di un uomo che vive nella sua dorata confort zone guardando tutti dall’alto in basso.
Se parlassi il dialetto romano gli dire ‘ a Fra…ma vaffanculo “
Mentre De Luca filo sionista vi dico che mia moglie che aveva tutti i suoi libri 📗…il giorno dopo li ha buttati nel cesso .
Sulla questione Palestinese credo siamo tutti d’accordo . Sarebbe bastato che nella prima risoluzione dell’Onu avessero diviso il territorio in parti uguali . Cosa che non avvenne . Inutile dire e dare la colpa agli Arabi che non sottoscrissero gli accordi che è la vulgata che si tramanda ad oggi.
Dubito fortemente che vedremo la fine di questa storia che non sarà comunque a lieto fine .
Tornando alla musica anche io sono un fan delle aquile…hanno scritto decine di brani memorabili. E dal vivo suonano alla perfezione , ne una nota di meno ne di più .
Che poi andarli a sentire devi dare in pegno un rene è un altra questione ma sull’argomento prezzi direi che tutti i big si sono allineati sulla stessa linea.
Per ora contrariamente a tutti voi il disco di john Campbell non mi da grandi emozioni, ho gli altri due ma elettrico lo trovavo molto più intenso e profondo.
Ripeterò gli ascolti …
Ps: consigli per gli ascolti
Weller BBC VOL 2
Pink Floyd Los Angeles 75 l’avevo in bootleg , questa edizione ha un suono migliore . Concerto da urlo .
Tom petty the bootleg series
Tutto quello che avreste voluto ascoltare del biondo ma non avete mai osare chiedere .
Sono scaricabili gratis in mp3
Oppure acquistabili in cdr ( costano 10 a cd )
Buon we
Mi associo ai vostri commenti su De Gregori e Erri De Luca e ringrazio Bob dei consigli. A tal proposito ritornando alle dichiarazioni Di De Gregori credo che semplicemente nutra una certa antipatia per Springsteen ma una cosa è dire che un' artista non ti piace e un'altra dire che non dovrebbe schierarsi. Certo a volte un brano può colpire meglio di certe dichiarazioni ma dire che Springsteen stia sbagliando mi sembra davvero sensa senso perché bisognerebbe tirare in causa anche Tom Waits, Patti Smith ,Tom Morello, Joan Baez e tanti altri. Nessuno tra loro ha bisogno di accattivarsi simpatie politiche per accrescere la fama ed un conto in banca che non è certamente il mio. La storia dell' arte in genere ci insegna pure quanto un' artista sia un' antenna della società in cui vive. Su De Luca ho sempre nutrito una certa curiosità ma chissà perché ogni volta che ero tentato da prenderne qualche libro poi qualcosa mi ha indotto a cercare altro..ma a parte questo annedoto personale considero gravissimo ciò che ha detto. In questi giorni invece ho rivisto per la seconda volta a distanza di un anno o forse più il docufilm dedicato ai Dead " Long Strange Trip" e tirato fuori dai cassetti album come " Live in Europe,'72", " Workingman's Dead" o quella meraviglia acustica di " Reckoning".
Buon weekend a tutti
Anche mia moglie lo avrebbe fatto. Però ha preso i libri in Biblioteca...
Strano che Erri De Luca piaccia soprattutto alle donne, almeno da quello che sento in giro
Livio. Confesso: non ho mai letto EDL, e di certo non comincerò adesso. Non mi convince il sensazionalismo autopromozionale di ogni sua uscita. Mi pare una declinazione dell'andreottiano "parlate anche male di me, purchè ne parliate".
Invece finalmente ho letto Meridiano di Sangue, C.McCarthy. Capolavoro oscuro e maledetto. Il Male nella sua forma più pura, senza senso nè ragione. Visionario, a tratti delirante, deve molto al Cuore di Tenebra di J.Conrad e secondo me anche al Marlon Brando di Apocalypse (FFCoppola): il giudice Holden(sberleffo a Salinger?) è la copia sputata del colosso seminudo, glabro e folle alla guida di un branco di assassini.
Una Natura rutilante, selvaggia, splendida e indifferente fa da cornice alle efferatezze umane.
I western di Larry McMurtry, altrettanto duri e realistici, lasciano però sempre spazio a un briciolo di romanticismo e umanità.
Qui siamo nel demoniaco senza dover scendere agli inferi.
Da leggere e meditare: perfino banali gli agganci alla realtà attuale.
Hai ragione Livio," Meridiano di Sangue" di McCarthy oltre a essere un bellissimo libro rimane un western sanguinario e senza speranza in cui la malvagità dell' uomo sembra sovrastare ogni cosa e che si contrappone alla sua stessa trilogia dove è la natura a dominare il tutto e di fondo vi è un lirismo misto ad una malinconia persistente. Li ho tutti i suoi libri tranne gli ultimi due che sinceramente non mi ispirarono già alla loro uscita. Giusto il tuo confronto con McMurty... io invece in questi giorni sto leggendo " Il Diner nel deserto" di James Anderson della NME casa editrice che insieme alla Jimenez in questi ultimi anni con il loro catalogo riescono a soddisfare meglio di tante altre la mia curiosità di lettore.
Colgo l' occasione per fare gli auguri a Clint Eastwood che oggi 31 maggio, fra l'altro il solito giorno del mio compleanno,raggiunge la veneranda età di 96 anni. Vorrei che questo signore, come sta peraltro facendo, potesse continuare a fare film in eterno ma mi rendo conto che purtroppo non è possibile come vorrei tanto che anche Tom Waits facesse un disco di nuove canzoni e anche in questo caso probabilmente è un'utopia però non ho perso la speranza perché mi manca dannatamente. Buona domenica.
Auguri Fabio 🎁
Eastwood personaggio mitologico . Attore regista pianista …,l’ho perdonato seppure repubblicano .
Mentre per waits caro Fabio oltre agli auguri , mai dire mai .
Io dico che un altro disco verrà fuori .
Livio. Si Armando, McCarthy nella Trilogia della Frontiera stempera il pessimismo cosmico in malinconia soffusa, ma La Strada e Non è un Paese... tornano poi a demolire ogni speranza.
Waits intanto ha pubblicato un potente anthem anti maga, seppure in comproprietà: continuiamo a sperare.
Eastwood è sia un odioso fan delle armi e della destra usa, che un meraviglioso regista, con una marea di titoli memorabili, fra l'altro (vedi Gran Torino, ma non solo) mostrando spiccata empatia x la questione migranti.
Certo ragazzi... Eastwood essendo repubblicano è sensibile a certe questioni come l'autodifesa e l' uso delle armi ma al tempo stesso non penso sia di stampo Trumpiano o perlomeno è quello che ha fatto trasparire anche da certi film che voi citate. Poi è chiaro che avendo noi un retaggio politico tipicamente italico ci scaldiamo subito e non riusciamo a vedere e a capire determinate sfumature ma pur essendo un suo fan cinematograficamente parlando e non politicamente al tempo stesso non penso abbracci la deriva destrorsa.
Livio. Che ve ne pare del video Stones ringiovaniti fatto con l' AI? Un po' inquietante, ma bellissimo, con Mick Taylor ma senza Bill(posso sbagliarmi). Per rispetto, immagino, anche Charlie e Brian non compaiono. Due bei pezzi, fra l'altro, eh? Tirati e chitarrosi.
La canzone è carina.
Ma sono veramente gli Stones o è l'intelligenza artificiale?
È vero che Jagger e Wood, dal vivo, tengono ancora botta, ma non mi pare che Richards riesca più a suonare con quella scioltezza.
Poi è vero, hanno una miriade di collaboratori e in sala d'incisione si possono fare miracoli, ma rimango perplesso, mi piacerebbe vederli e sentire suonare live per capire se sono davvero gli Stones con il loro suono oppure no
Secondo me a livello filosofico Blue & Lonesome sarebbe stata la chiusura perfetta ma con loro mai dire mai. Certo è che quell' album pur essendo composto da blues poi nemmeno tanto abusati è stato un gran disco sotto tutti i punti di vista. Oggi pensare che Richards non sia più in forma e Watts assente dal pianeta terra mi mette una certa malinconia..ma mi fido pure del loro istinto e sense of humor...
Livio. Domande legittime, Corrado, e penso d'ora in poi dovremo porcele spesso, anche x altri artisti ormai assenti dalla scena live. Tocca fidarsi, mi sa...
Il disco di Paul Mc cartney a mio avviso è un capolavoro senza se e senza ma.
Se pensiamo che tra un mesetto risponderanno i Rolling Stones con il nuovo lavoro tutto il resto mi appare come un fastidioso rumore di fondo.....
Lascio la parola ai fan dei baronetti .
Io nei confronti del quartetto di Liverpool ho sempre avuto delle difficoltà ad essere obbiettivo. Resta il fatto che Lennon Macca sono tra i più grandi autori di canzoni del secolo scorso.
Stesso sentimento espresso da Bob tranne qualche rara eccezione ma nei confronti di McCartney ho sempre nutrito una grande simpatia...
Mauro segnalava sulla sua pagina fb l' ultimo di Kevin Morby che non ho avuto ancora il piacere di ascoltare mentre ho avuto modo di farlo
con His Golden Messenger che mi è piaciuto molto . Navigando in rete su you Tube invece... ho trovato un bel documentario in inglese su Laurel Canyon e relativi protagonisti (i vari Love,Doors, CSN&Y, Joni Mitchell ecc...)abbastanza comprensibile e sempre in rete l'esecuzione a porte chiuse nel Count Basie Theatre del Nebraska contenuto nell' ultimo box relativo che non ho acquistato. Certamente tutto sappiamo e non è il caso di aggiungere altro ma trovo la regia di Thomas Zimmy davvero indovinata e il
cantato di Springsteen dolente e in linea con quello che fu il vero spirito del disco. Larry Campbell e Charlie Giordano sembra che non ci siano ma ad un attento ascolto le sfumature e gli esili arricchimenti ci sono. Sarà che mi ha colto di sorpresa , sarà che era tarda ora nel guardarlo ma quel bianco è nero esalta tutte le storie tirando fuori gli spiriti nascosti in quelle storie. Springsteen più che l'autore sembra un medium e lo strumento per tirarli fuori .
Livio. Per me i Beatles non si discutono: perfezione pop-rock ineguagliabile. La loro discografia, tutto sommato limitata nel numero, non può mancare nei miei scaffali. Della produzione solista dei baronetti salvo molto, non tutto, di Lennon, e qc di Harrison. Non conosco il nuovo Macca, ma i suoi lavori post B. mi hanno sempre un po' deluso. Ringo, vabbè, è Ringo..
Non sono titolato per esprimermi sui Beatles e molto di quello che hanno fatto l' ho riascoltato e ripreso dopo tanti anni, forse perché da ragazzini mio fratello più piccolo non faceva altro che ascoltare solo quelli per cui all' epoca reagii come può farlo solo uno di quell' età. Poi si sa il tempo aggiusta tutto e con la serenità che porta la maturità ho riascoltato con maggiore attenzione certe cose benché in realtà mi erano arrivate comunque, perché come dite voi alla coppia Lennon McCartney non si può proprio dir nulla. Ad ogni modo tra i loro lavori amo Rubber Soul e Revolver, il White Album e un gradino sotto Let It Be. John Lennon invece mi ha sempre irritato soprattutto con Yoko Ono, mi è sempre piaciuto Harrison e di McCartney ho sempre amato il suo Unplugged. Ringo Starr è il meno dotato vero...ma qualche anno fa è stato artefice di un bel disco country suonato con i migliori professionisti di Nashville. Non ho mai creduto alla rivalità tra Beatles e Stones come non credo al fatti che McCartney sia morto nel '66 come ancora oggi sostiene mio fratello amante dei facili complotti ed ancora Beatlesiano di ferro e facente parte di quella frangia che ha sposto quella tesi.
Chiedo scusa *facente parte di quella frangia che ha sposato quella tesi.
Livio. Yoko penso sia una delle donne + odiate del pianeta. Tuttora pontifica a destra e a manca, con presunzione inversamente proporzionale all'inesistente talento artistico e godendosi allegramente le royalties.
Come abbia fatto John a impantanarsi con lei resta un mistero, ma al cuor, si sa, non si comanda....
Memorabile la performance di Frank Zappa, che in un concerto le mette un sacco in testa e la fa sparire dal palco
Livio. Ahaha, questa non la sapevo. Grande Frank!!!
Quakche considerazione, De Gregori è tutto tranne di ultrasinistra. Pur non condividendo la sua opinione ne quella di Eri DeLuca sui social si è scatenata una gogna mediatica su di loro, tipo quella nei miei confronti a proposito di Western Stars (sto scherzando naturalmente), quindi va bene controbattere certe posizione ma massacrare l'uomo ce ne passa. Non è che non mi piacciono gli Eagles, li trovo solo sopravvalutati. Il disco di Paul McCartney è molto bello e nostalgico e spero sia così anche quello degli Stones, un po meno nostalgico visto che loro sono i cattivi della storia. Ho letto in ritardo il libro di Andrew Loog Oldham, Stoned ed è uno spasso. Dischi nuovi e relativamente giovani da ascoltare, l'ultimo Kevin Morby, Hiss Golden Messenger e Kurt Vile ma il disco che più mi è piaciuto nell'ultima settimana anche se compilation è la raccolta dei Cowboy Junkies degli anni duemila. Che personalità, che originalità. Buone nuove dal fronte Tom Petty, non è la stessa cosa perché come scriveva le canzoni Petty non c'è nessuno ma Mike Campbell con i Dirty Knobs ha fatto un altro disco che tiene in piedi il suono Heartbreakers e alla batteria è arrivato Steve Ferrone. Arrivasse in Italia sarebbe una bella serata rock n'roll. Mi ha deluso invece il nuovo album di Duane Betts, un po lagnoso anche se suonato bene. Attendo i Del Fuegos anche se so che sarà un concerto-nostalgia ma di questi tempi va bene lo stesso. Ad Agosto non perdetevi lo speciale Buscadero sui 500 dischi, personalmente non ho messo i miei preferiti, alcuni si, o i più importanti ma quelli legati ad alcuni eventi della mia vita che nella magrezza delle 1000 battute (per ogni disco) ho cercato di raccontare.Comunque a parte tutto Drugo aveva ragione. Siete fantastici. Una comunità così, educata, competente, critica, non è roba che si trova tutti i giorni. Oggi si va sentire Robert Cray che non è blues ma un grande cantante soul.
Grazie Mauro. Per i consigli sugli ascolti e su tutto il resto!
Mi unisco a Corrado ringraziando Mauro e sono sempre felice di condividere con tutti voi questo spazio ,fonte di vera passione e sano confronto...cose che al giorno d'oggi sembrano diventate rare. Buona domenica a tutti
Grazie a te Zambellini non solo per come scrivi ma per la passione che hai ancora dentro .
Un saluto ed un abbraccio a tutti quelli del blog e come direbbe Keith Richards “ alla faccia di chi ci vuole male “
Mi unisco ai ringraziamenti e complimenti per il punto della situazione fatto a metà anno solare.
Livio. Non potevo esimermi: grazie al Prof x l'ospitalità e la tolleranza su qualche(mio) parere discordante.
Un abbraccio a noi tutti: è un piacere e un onore parlare di Musica(maiuscola) con voi.
Buona Estate Rock
Mauro più su parla dell' ultima raccolta dei Cowboy Junkies che ho ascoltato su Spotify la scorsa settimana e nuovamente ieri pomeriggio. Devo dire che effettivamente è ben fatta e credo sia molto interessante per cui è molto probabile che ci faccia un pensierino, visto che negli ultimi venti anni ho perso diversi lavori dei nostri eccetto qualcuno come il fantastico " Open" che ritengo essere uno tra i più belli del nuovo secolo con quelle chitarre "younghiane" e febbricitanti a ricordare i Crazy Horse dell' età dell' oro o perlomeno è quello che sento in quell' album ma al di là dell' album in sé,ho nutrito sempre per Margo e Co.una certa passione contagiosa che va dalla sua voce sensuale e carezzevole all' uso dei suoni tanto tradizionali quanto "ricercati e sperimentali"...poi che qualcuno li trovi soporiferi è un problema che non ho mai sinceramente riscontrato.
Ieri per il mio compleanno, mia moglie e le mie figlie mi hanno fatto un regalo desiderato: il cofanetto di Nebraska in formato vinile, per il quale spero che abbiano trovato una buona offerta.
Regalo molto gradito, perché lo comprai il giorno che uscì, credo che avessi allora 15 anni... Il problema è che il vinile del 1983 aveva un difetto che faceva saltare proprio la canzone Nebraska senza possibilità di rimedio e allora non avevo la maturità per andare a farmelo cambiare. Così sono rimasto quarant'anni con quella versione, anche se anni dopo ne avevo masterizzato una copia, ma non era la stessa cosa.
L'ho ascoltato in silenzio, dimenticando le recensioni e i nostri commenti qui sul Blog. Risultato? A me è piaciuto più o meno tutto, anche se naturalmente mi confermo nella convinzione che Nebraska era perfetto così come concepito, anche senza Born in the U.S.A., che forse avrebbe avuto un altro sapore riproposta due anni dopo.
Invece stamattina presto mi sono fatto un regalo io: il Live in Asbury Park 2024, ingolosito dalla scaletta da sogno che propone.
E davvero sta suonando alla grande e sono eccezionali le versioni delle canzoni tratte da Greetings from Asbury Park! Una festa per le mie orecchie.
Volevo giusto condividere con voi questa simpatica due giorni Springsteeniana, che spezza un po' la monotematicità dei miei ascolti recenti, indirizzati alla preparazione di un solido repertorio punk rock anni 70-80 da suonare con la band.
Un saluto!
1982, ovviamente... Il T9.
E credo lo avessi comprato a Settembre, appena uscito
Arrivati quasi a metà anno credo che per quel riguarda le varie uscite mi sembra anche questa una buona annata. Per rimanere inoltre ad un sentire " Buscaderiano" per quel che mi riguarda ed in merito agli acquisti fatti mi hanno entusiasmato i vari Lucinda Williams, Van Morrison,i Black Crowes di "Pound of Feathers", moltissimo Bob Corritore supportato da amici e colleghi o l'ultimo di Tinsley Ellis per rimanere al blues più di nicchia. Una conferma Charley Crockett ma stargli dietro necessità un un registro sempre aggiornato e la sorpresa il Jay Buchanan di Weapons of Beauty in ambito Americana. Sul versante live l'ultimo Springsteen mentre Gregg Allman non l' ho preso possedendo diversi bootleg ben incisi riguardanti diverse date inerenti a quegli stessi anni.
Livio.Da springsteeniano di ferro ho un po' di pudore a citare il Boss, temendo sempre di esagerare. Deploro l'assenza del Live Asbury '24 su spotify x misteriose ragioni che a noi mortali mai verranno svelate. Come mi fa notare un amico, gioiosamente me lo comprerò anch'io e rivivrò le emozioni di Monza '23, + che di Sansiro '25.
Segnalo il live (ennesimo) di Bonamassa, stavolta dedicato a Rory, xchè.. è una bomba. Sempre su sptfy al momento sono disponibili solo metà dei pezzi (ma uscirà uff il 19) e, letta la recensione di Zambellini, devo dire che condivido ogni parola. Un tiro poderoso, ogni canzone è notoriamente una hit. Nonostante Gallagher(quello buono, mica quelli delle oasi) sia "irraggiungibile" e "il suo cuore tu non lo possa clonare" (cito Zambo) il buon Bona ce la mette tutta e con l'aiuto del treno ritmico e di un pianista indiavolato sforna un'opera piacevolissima, degno omaggio al grande figlio di Ballyshannon.
Dietro tutta l'operazione c'è la famiglia Gallagher, il che dice tanto su buonafede ed entusiasmo che la animano.
Anche avendone sentita solo metà, tra i miei top ten '26, insieme ovviamente al goin' home di Bruce.
Livio. ...e al live di Gregg anni '80...
Non amo particolarmente Bona massa ma diverse sue cose mi piacciono tra le quali includo sicuramente See Saw e Black Coffee con Beth Heart, i live a Vienna e i due alle Red Rocks in cui omaggia Howlin Wolf e Muddy Waters ed ancora i primissimi album ma tendenzialmente mi piace più in versione Blues che rock e molto belle anche certe sue produzioni. Per agganciarmi a Livio ho visto in rete la sua versione di Bullfrog Blues e sinceramente mi è sembrata ben fatta e coinvolgente.
NOOO!!! ATROCE SCOPERTA!
Il vinile rimasterizzato di "Nebraska" modifica la sequenza originale dei brani!!!
Ieri notte ascoltavo a occhi chiusi il disco, arriva Highway Patrolman e al termine della canzone mi preparo al climax che avrebbe dovuto portare State Trooper.
Ma State Trooper non arriva. Il Lato A finisce lì.
Sgomento vado verso il giradischi, controllo e, DAVVERO, State Trooper apre il Lato B...
Perché????
Ci sono rimasto malissimo: la scelta editoriale rompe la continuità emotiva di tutta l'opera e mi risulta inspiegabile, a meno che non abbia a che fare con problemi di qualità del suono, che deve tenere conto di una diversa spalmatura delle tracce su un vinile.
Anche la foto di copertina è scadente, perché non individui i particolari della strada e della neve sul cruscotto.
Non so che dire.
Per fortuna tutto il resto va alla grande, però...
Cercando in internet trovo conferma che l'originale aveva 6 canzoni su un lato e 4 su un altro
Ma trovo anche notizie su 5 canzoni per lato e la variante estera con 6 e 4.
La mia è l'edizione italiana 30 settembre 1983 6 e 4.
In ogni caso, per 40 anni avevo nella mia testa un percorso emozionale preciso, che ora non ritrovo nella nuova edizione.
Dovrò riabituarmi
Livio. Vero, troppo spesso i prodotti ufficiali di Sp.steen lasciano spazio a critiche e mugugni x approssimazione, sciatteria, incompletezza.
Solo un esempio: io restai malissimo, ai tempi, quando il dvd del concerto di Tempe, AZ, 5.11.80, parte del box dedicato a The River ("The Ties That Bind", 2015), risultò brutalmente amputato: dei 34 pezzi ben 10 vennero tagliati, e parlo di Darkness, Independence, Factory, Racing, Candy's, Ties (il titolo del box!!), Stolen, Wreck, Point, Backstreets. Mentre canzoni decisamente mediocri (jackson, sherry, crush, ramrod, i'm a rocker, out in t.s., cadillac) sono rimaste. I pezzi + oscuri e drammatici (bellissimi): tagliati. Mi dicono che nei concerti USA (in generale) i pezzi lenti scatenano la corsa al beer and food, con urla, risate e nessun rispetto x artista e pubblico. Ma dinamiche così perverse devono essere riprodotte anche sul box deluxe e pure costosetto??
Per non dire della tracklist del live 75-85, pesantemente sbilanciata sul BUSA tour e impoverita di pezzi mitici come Thunder, Jungle, Because...
E nn si può sempre addebitare tutto a Landau. Il Boss, così pignolo e meticoloso, avrà pure dato un'occhiata al tutto, no?
1982 ovviamente
Certo Livio ed in questo trovo seppure in forma minore una mancata accuratezza anche in certe cose pubblicate da Young sia nella sequenza abituale quanto in certe uscite per la serie NYA. Mi ricordo quel l' album improbabile registrato con un apparecchio degli anni 30 e al limite dell' inascoltabile ( Long walk home ...vado a memoria perché lo vendetti
..) o certe registrazioni live dalla qualità variabile seppure in confronto a Springsteen il bisonte almeno difficilmente ripete gli stessi titoli. Il live ad Asbury Park comunque ha dalla sua dei brani prima di allora mai pubblicati live o perlomeno poco abusati, seppure la voce non è quella di un tempo e si sente e la sensazione è quella di dare un effetto corale dove la protagonista sia la band e non degli interventi specifici dei singoli, che non vuole dire non ci siano...ma che venga evidenziato più il suono nell' insieme. Intanto ieri hanno suonato i The Del Fuegos a Chiari...attendiamo resoconto del nostro Mauro.
PS : io mi consolo leggendo l' ultimo numero del Buscadero non potendo godere nemmeno di una bracciata nel mare cristallino del Salento perché assalito da una periartrite... vabbè cose che capitano invecchiando...Buon fine settimana a tutti...
Livio. Solo x segnalare che ora il Bonamassa\Rory è ascoltabile nella sua interezza anche su spotify, ed è un bell'ascoltare.
Riguardo al live di Tom Petty &t.H. uscito per il RSD'26, ottimamente recensito a pg 77 del Busca500 da M.Verdi, ricordo che il concerto del 16.7.78 a Boston è reperibile in completezza(13pezzi) e in ottima qualità su un cd boot della gloriosa Great Dane Records del 1990 che all'epoca riuscii ad accaparrarmi. Fu recensito sul Busca391.
Curiosamente l'ultimo pezzo, una versione incendiaria di "I'm a King Bee" di Slim Harpo (anche nel repertorio degli Stones) è chiamato "You can buzz Baby"(???).
Livio. La recensione del Buscadero 391 riguarda ovviamente un'edizione successiva dello stesso concerto....
A proposito di Petty circola in rete il bellissimo documentario della realizzazione di Wildfowers che ho visto ieri sulla mia tv avendo la app disponibile tramite il servizio di Amazon Prime video. Un modo per risparmiarmi la visione dei Mondiali e godere di quelle due o tre cose che ancora ci rendono vivi ed umani. Non tutto chiaramente merita di essere menzionato ma ci sono cose davvero belle da recuperare soprattutto se sfuggite al momento della loro uscita.
Apprendo da poco della scomparsa di una grande della nostra musica. Si è spento ad 84 anni David Clayton Thomas voce dei mitici Blood Sweat & Tears ed attivo con loro dal secondo album dopo l'uscita di Al Kooper. Una band che mi ha sempre affascinato molto per l' uso dei fiati e abili in quel crossover che li vedeva a proprio agio nel maneggiare tanto la black music quanto la tradizione della Tin Pan Alley o la musica d'autore. Ricordo sempre con emozione certe riletture di brani dei Traffic,Stones,Carole King o quella God Bless The Child che fu un grande successo nelle mani di Billie Holiday e che loro seppero trasfigurare in un mix di jazz ,Blues e calypso . Ho sempre considerato poi la sua voce al pari di grandi performers ( Blue eyed Soul) come Gregg Allman ed Eddie Hinton, giusto per citare i primi che mi vengono in mente.
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