mercoledì 30 settembre 2026

WARREN HAYNES Dreams and Songs


Esiste una vera e propria discografia che documenta l’incontro tra gruppi rock e orchestre sinfoniche, dai Deep Purple ai Metallica, dai Procol Harum agli Skorpions, dagli Aerosmith a Yngwie Malmsteen per citarne solo alcuni. In particolare i gruppi metal non hanno mai disdegnato tali sperimentazioni a cui non si è sottratto nemmeno il vulcanico Warren Haynes che nel 2019 nella sua città natale, al Thomas Wolfe Auditorium di Asheville, Carolina del Nord, ha suonato con l’orchestra sinfonica locale un mix di sue canzoni e cover accompagnato dal tastierista John Medeski, dal bassista Oteil Burbridge, dal batterista Jeff Sipe, dal sassofonista Greg Osby e dal coro di Jasmine Muhammad e Edwin McCain. Pur non essendo un accanito estimatore di tali connubi, sono rimasto incantato dal lavoro fatto da Haynes e compagni con i 64 musicisti della Asheville Symphonic Orchestra, per come un materiale di sostanziale derivazione rock-blues con agganci psichedelici sia passato al setaccio di archi, violini e arrangiamenti orchestrali uscendone brillantemente ridisegnato, acquistando solennità, lirismo, pienezza e sfaccettature che più che alla musica classica fanno pensare al jazz. Detto che il materiale di base è costituito da canzoni di prima grandezza come Dreams e Whipping Post degli Allmans, Just Another Rider di Gregg Allman, Terrapin Station, Black Peter e Shakedown Street dei Grateful Dead, Thorazine Shuffle e Banks of Deep End dei Gov’t Mule, Makes Non Difference di The Band, One degli U2, Spots of Time e Broken Promised Land dello stesso Haynes solista (e diversi di questi brani sono già stati portati in concerto da Haynes) il risultato è lungi da retorica, pomposità e magniloquenza, inaspettatamente fresco e dinamico. Basta la versione dell’ultimo titolo citato, originariamente su Tales of Ordinary Madness, con l’incantevole controcanto di Jasmine Muhammad ed il sontuoso arrangiamento sinfonico che ne amplifica intensità e pathos per rendersi conto di come anche questa volta, su un terreno scivoloso come la contaminazione “classica”, Haynes abbia fatto centro dimostrando versatilità e classe musicale da vendere. La sua riconoscibile voce e i suoi assoli di chitarra non sono soffocati dagli archi ma si amalgamano perfettamente, conducono la melodia, smorzano una possibile fastidiosa grandeur pur inserite nell’ampia coreografia. Nel caso di Thorazine Shuffle, brano che esemplifica la durezza granitica dei Gov’t Mule, l’arrangiamento orchestrale ne ammorbidisce i contorni regalando fruibilità e Banks of the Deep End è la dimostrazione che i Muli potrebbero suonare alla Scala. Nella ballata Makes No Difference (era su Northern Lights Southern Cross di The Band) lo sfondo di violini ne accentua l’evocativa bellezza, sublime era e magica rimane, cosi come in Dreams viene sprigionato tutto l’immaginario psichedelico arricchendolo di dettagli e variazioni. La lunga Terrapin Station costituisce il margine prog di Dreams & Songs col suo andamento ondivago, Raven Black Night è un’ardita fusione di jazz-rock e sinfonica con Medeski in primo piano, la allmaniana Instrumental Illness si dibatte tra entrate, assoli e individualismi di stampo free jazz nel mondo di John Coltrane, il bellissimo rifacimento di archi di Just Another Rider  unito all’assolo di sassofono in puro stile jazz non intaccano la sua indole blues, anzi. La lenta Black Peter assume coloriture da brass band ed il groove di Shakedown Street diventa ancora più danzabile con il lavoro dell’orchestra. Per Whipping Post non ci sono parole, è come se risorgesse in una vita diversa. Che Haynes creda molto a questo progetto lo dimostra il fatto che il prossimo anno lo presenterà in concerto per due serate con la Nashville Symphony Orchestra.

 

MAURO ZAMBELLINI     

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